sabato 21 gennaio 2023

Alla Scooby-Doo

Giorno 21 del nuovo anno.

Capodanno trascorso con la febbre alta, coricata già alle 22 sul divano di mia sorella con il plaid e la testa tra le nuvole. E siccome i buoni propositi non si mollano mai, perché qui non si molla proprio niente, a distanza di settimane continuo ad avere gli strascichi di tosse e soprattutto raffreddore.

Ma non siamo qui per recriminare nulla. E nemmeno a leggere la mia cartella clinica.

Siamo qui perché non si molla proprio niente e quindi nemmeno il mio blog (anche se i commenti ed i post fermi a Novembre insinuano ben altro). Non lo so perché è diventato così difficile per me aggiornare (e non parlo solo dell'aspetto logistico, nonostante anche questo conti tantissimo) ma non riesco nemmeno ad immaginare di lasciare a brillare in solitaria e per sempre le mie amate stelline.

E se da una parte Paola S. sembra tacere più del dovuto, dall'altra, con il nuovo anno (ed in realtà già negli ultimi giorni di quello appena salutato) ha ritrovato la familiarità ed il bisogno di un aggiornamento intimo e giornaliero tra le righe di un'agendina assolutamente chiusa al resto del mondo intero, dopo averla abbandonata, ahilei, (quella proprio sì) per i 365 giorni precedenti.

Ed il bisogno, il piacere di quelle parole colorate che cullo dentro una copertina ad anelli, tra stickers e stelline (si, anche lì) stavolta non hanno il solo, nobilissimo fine di lasciare impresso un ricordo dopo l'altro, fosse anche solo di una giornata noiosa e triste (ed è questo il rimorso più grande per il 2022, che per la prima volta non potrò rivivere in questo modo che è il mio preferito in assoluto): stavolta ho risentito tutta la necessità di farlo per liberarmi, per sfogarmi, quasi per rileggere me stessa, oltre ai miei ricordi. 
Un modo per entrare in contatto con tutti quei pensieri che ultimamente mi tormentano e che, pur vedendoli chiaramente come nubi in tempesta, sembrano un po' più gestibili una volta vomitati dalla mia penna. 

Una terapia che ho capito di bramare esattamente nel momento in cui le pagine si sono colorate di frasi poco scelte ma sentite, forse per la prima volta senza pudore, senza bisogno di nascondere anche lì rabbia, tristezza ed introspezione.
Ché la verità è che tra quelle pagine son riuscita ad ammettere che, dopo un periodo grandioso, sono tornata a sentirmi, senza motivo, ancora fuori posto e fuori tempo.
E questo è paradossale e forse anche un po' ingrato da parte mia che, nei momenti di silenzio, mi rendo conto di avere veramente tutto dalla vita.

Forse è un po' lo scotto da pagare per essere così maniaca del controllo o forse la paura che sia tutto un po' troppo bello.
Nel frattempo mi riempio di post-it che mi ricordino che alla fine andrà tutto bene e se non andrà tutto bene...non sarà la fine.

Un buon fine settimana, a chi non è come neve...

sabato 26 novembre 2022

L'odore di quell'anno

Nell'ultimo mese ho fatto, insieme ad una delle mie sorelle, una di quelle cose che nessuno proprio accosterebbe al mio nome.

Ebbene si, mi son iscritta ad un corso in palestra.

L'idea è nata dalla mia sorellina che ne aveva bisogno per alleviare alcuni problemi di salute e, siccome noi si viaggia sempre in coppia (ma anche in band, visto il numero delle mie consanguinee), ho deciso di far questa pazzia e farle una meritata compagnia.

Certo, devo dire che l'investimento monetario in tute, scarpe da ginnastica e compagnia bella poteva farmi desistere, dal momento che la sottoscritta si rifiuta di avere abbigliamenti sportivi nel proprio guardaroba da almeno 15 anni -cioè da quando son finalmente terminate le lezioni di educazione fisica delle medie- ma non ho ceduto ed ho preso sul serio questo impegno.

E, con tutta onestà, nonostante si avvertano tutti gli anni che ho trascorso seduta ad una scrivania a studiare -prima- ed a lavorare -dopo-, il corso in questione mi piace parecchio.
In primo luogo, perché, ovviamente, mi regala la possibilità di fare quel minimo di movimento per ricordarmi del fatto che non ho nemmeno 30 anni e non i 200 che la mia asocialità ogni tanto dimostra.
In secondo luogo, perché, è questa è stata una cosa nuovissima, quell'oretta di esercizi lenti, composti -non è vero, l'istruttrice non si spiega come io faccia ad essere sempre sdraiata storta- e guidati mi concede un isolamento quasi completo da tutti i miei pensieri.

Me ne sono accorta alla prima lezione di prova -e forse è stata proprio quella sensazione a convincermi ad acquistare l'abbonamento più di ogni altro lato positivo della questione-: quando sono entrata da quella porta piena di rabbia e disappunto per la giornata che avevo trascorso e poi ne son uscita rendendomi conto che durante la respirazione, i piegamenti, le contrazioni dei muscoli non avevo pensato mai, nemmeno una volta, senza nemmeno chiederlo, a nulla di quello che mi stava dando tanto malcontento.

E pensare che, ogni volta che nei vari blog leggevo di sensazioni simili legate all'attività fisica, pur rendendomi conto dell'autenticità della bellezza provata dagli autori, mi dicevo "nah, io non sarò proprio mai una di loro, conoscendomi".

Guarda un po' te, invece, quanto poco mi conosco ancora!

Quindi, ricapitolando, anche se è ancora presto per fare un resoconto completo, tra lo scorso anno e quello che sta per finire, sono morta e rinata almeno un migliaio di volte per lasciare e riprendere altrettante versioni di me che mi stanno portando su strade che non avevo mai pensati di voler percorrere e verso quelle che, in cuor mio, ho sempre desiderato raggiungere.

Non male per quella che s'era tatuata sopra al cuore "sono uno scorpione".

Un buon fine settimana, a chi non è come neve...

lunedì 14 novembre 2022

...Celebrare attese

Quando non dormi tutta la notte e speri di recuperare in dieci minuti nella pausa pranzo.
E chiudi gli occhi e non lo sai se sei sveglio o stai dormendo ed i pensieri si mischiano coi sogni e poi provi a recuperarli entrambi e non ci sono più.
E quello è uno dei miei momenti preferiti.

Ed ho compiuto gli stessi anni che aveva mia mamma quando mi ha messa al mondo ed io del mondo, di me e di te non ho invece capito ancora proprio niente.
E continuo a scrivere a mezz'aria con l'indice le parole a cui penso e se sbaglio provo anche a cancellarle.
Ed ho quella lettera nel portafoglio forse da sempre e da quel decennio in cui è stata scritta l'ho letta solo due volte, la prima e l'ultima, perché tutto l'amore che c'è dentro mi fa ancora male.
E ad occhi chiusi so cantare e so ballare, ma se li riapro so scrivere davvero.
E poi ho battezzato la mia prima cazzata a lavoro, e son sicura che quella non me la scordo più.
E voglio ancora la musica a tutto volume se faccio la doccia, se mi spoglio, ed anche se li conosco a memoria mi fermo sempre a riprendere tutti i testi.

Che tutta sta tristezza addosso mi piega una lama alla volta e vorrei tornare indietro ancor prima dell'inizio ma proprio non si può ed allora avanti tutta, finché ce n'è.
E la mia paura preferita non esiste più da un po' ed ogni tanto mi chiedo se c'è mai stata veramente perché non me la ricordo proprio più.
Che ci si scorda sempre delle cose che sembravano indimenticabili e si torna sempre dove ci han spezzati.

E 'sta tristezza addosso proprio non mi si lava via, e se ci provo mi sembra d'esser nuda, e pensare che il mio vestito preferito sei sempre stato tu.
E forse un sorriso amico mi leccherà via le ferite, e l'odore di take away tra i capelli non sarà poi così male domani.

Che i compleanni forse sono tutti un po' tristi però questo un po' di più.
E che comunque non ci ho mai pensato, ma ogni post dovrebbe essere la continuazione della storia precedente e le mie invece iniziano e finiscono tutte qui.

...Che più lo vivo e meno imparo...

Buonanotte, a chi non è come neve...

mercoledì 19 ottobre 2022

Anche quando l'orchestra scompare

Questa cosa dell’avere due risultati diversi utilizzando la stessa, identica ricetta dei miei biscotti preferiti, non l’ho mai capita.
Ho capito, però, come rendere perfetta la mia.

Non quella dei biscotti, non mi fraintendete, che quelli non li so proprio fare.

In pratica il trucco è trovare qualcuno che ti faccia sentire a proprio agio con i suoi difetti.
Se pensate che sia una cosa banale e scontata, allora ho una bella notizia per voi: siete veramente tanto fortunati.
Per me la questione, e ci ho messo veramente tanto ad elaborarla, è stata, per un periodo di tempo altrettanto lungo, una spada di Damocle invisibile, sospesa su un filo invisibile, esattamente all’altezza della gola -visibile-.

L’Universo ha pensato bene di curarmi attraverso una terapia d’urto, piazzandomi, insomma, nel mezzo del cammin, esattamente qualcuno che fosse diametralmente opposto a me.
Stoicamente intestardito a sbarrarmi la strada, il mio Randagio ha deciso che da lì, no, proprio non sarei scappata –non senza di lui, almeno- in barba alle mie fisime mentali ed ai miei dogmi.
Ha cominciato con cautela, questo devo ammetterlo, un po’ come la goccia cinese che ti arriva addosso ed inizialmente non la percepisci nemmeno, con il suo ritmo lento ma costante, inesorabile.
Ha cominciato cercando di sondare il terreno –che non prometteva niente di buono, ché ero nella fase in cui le mie ricerche Google suonavano tutte un po’ “come fare un figlio da sola”-, ha capito che non c’era molto da fare e quindi ha fatto l’unica cosa fattibile: tutto.
Ci piace raccontare questo pezzo di storia in modo romantico “si, beh, sai com’è, m’ha presa per sfinimento”.
La verità è che, sta gocciolina, si era proprio impuntata –anche questo resta un mistero che sto ancora cercando di risolvere: perché proprio io?- ed ha fatto l’impossibile per scavicchiarmi il cranio.
E non è che il suo compito si sia esaurito lì, così. Anzi, il punto di arrivo era solo l’inizio.

Innamorarmi di lui è stato proprio, letteralmente, così:
“Non possiamo stare insieme, buonanotte”
“Buongiorno, ti ricordi la buonanotte di ieri? Beh, si, sai… alla fine mi sa che ti amo”.
Così inaspettato che per un po' siamo stati in due a non crederci.
Ma dicevo, come alla fine è prevedibile, l'inizio è stato solo l'inizio.

La vera stregoneria, appunto, è stata farmi innamorare di tutte le cose completamente opposte a me, che mai avrei pensato di poter anche solo tollerare, e che ho sempre considerato dei difetti nell'altro.
Ancora son segretamente -ma per essere un segreto lo san un po' tutti- convinta che in casa sua troverò una bambolina con le mie sembianze e qualche filtro d'amore.
Perché il modo in cui ha scosso tutte le mie convinzioni, disintegrato tutte le mie paure, sotterrato ogni mio potenziale pregiudizio, non può essere di questo mondo.

Così, lo ammetto, ogni tanto mi sfrego gli occhi per avere l'assoluta certezza che quel che vedo è reale.
Che quel burbero con gli occhi azzurri e la barba folta e nera -e bianca, però quella parte dice essere colpa mia che lo stresso, ma fintanto che non avrò prova scientifica del fatto mi professerò innocente- ha in realtà un cuore enorme, più grande delle montagne che ha scalato per arrivare al mio.
Che un decennio fa proprio noi due eravamo seduti agli stessi banchi ed io gli passavo i compiti e lo stressavo perché giocasse alle domande al contrario di Avanti un altro con me ed ora, sempre proprio noi, programmiamo il futuro insieme. 
Che sta sempre a lamentarsi di quanto non gli piacciano le robe sdolcinate e poi quando dormiamo insieme me lo trovo sempre appiccicato come un francobollo, non importa quanto la mia testa gli atrofizzi il braccio o di quante volte mi svegli durante la notte.
Che siamo partiti da un "ti ricordi di me?" e siam finiti al cominciare a programmare concretamente una casa ed una cerimonia insieme.
Che io ero quella del "quel che è mio, è mio; quel che tuo è tuo" ed ora invece mischiamo pelle, nei, saliva e conti correnti.

Ci penso adesso, dopo un fine settimana durissimo, che sarebbe dovuto essere altro ma che si è concluso con un pensiero che ormai mi accompagna praticamente sempre.
Quello giusto

Buona notte, a chi non è come neve...

martedì 23 agosto 2022

Da tutti i torti e le ragioni

L'unica cosa positiva di queste ferie è il mio tampone antigenico.

Tutti questi sforzi da quando la pandemia è iniziata per poi beccarmi il virus esattamente nella prima estate che avrei potuto passare davvero e pienamente senza alcun pensiero.
Cerco di affondare la tristezza mista ad un po' di rabbia tra tutti i libri che, se non altro, sto avendo il tempo di leggere, e per un po' funziona, il tempo di un sospiro con gli occhi sul calendario.

Mi chiedevo da quant'è che non scrivevo qui. Intendo scrivere davvero.
Mi è venuto in mente il viaggio a Malta di qualche mese fa, avrei voluto farne un post appositamente e poi, come sempre, il tempo mi è sfuggito tra le dite ed è rimasto incagliato tra tutte le cose che mi son capitate.

Invece è stato un viaggio bellissimo.
Bellissimo ancora prima che iniziasse, per il semplice fatto di essere nato come un'idea e di essersi trasformato in una prenotazione in pochissimo: giusto il tempo di scegliere la data migliore per incastrare compleanni, scadenze a lavoro e varie ed eventuali.
Non avevamo nemmeno la meta, in realtà. Sapevamo solo di voler andare. E c'è niente di più bello dell'avere qualcuno accanto che non è interessato al dove, ma solo ad avere te al proprio fianco? E c'è niente di più soddisfacente di veder immediatamente trasformata in un biglietto una promessa appena fatta, senza lasciarla lì ad appassire come un fiore tra le pagine ingiallite di un libro mai più riaperto?

Così, accomodata la logistica del quando, il dove è venuto quasi per caso. Una meta vicina, che ci permettesse di non sprecare tempo in spostamenti interminabili e che, possibilmente, avverasse uno dei miei obiettivi dell'anno: andare all'estero per la prima volta.

"Amore, ma perché abbiamo escluso Malta?"
"Hai fatto tutto tu :D"
Un click dopo era già tutto pronto.

È stato divertente tutto.
Il viaggio dentro il viaggio, per raggiungere l'aeroporto, con le briciole del mio panino sparse per tutta l'adorata macchina del mio randagio, che ne è gelosissimo ma che nulla può contro le mie merendine disordinate;
La partita al calcio balilla, gioco che, modestamente, è il mio cavallo di battaglia ed a cui ho vinto grazie alle mie rollate micidiali;
La mia fifa sull'aereo, per la mia prima volta, e le prese in giro del mio randagio che se la rideva sotto ai baffi ma che mai mi ha separato dalla sua stretta rassicurante.
E poi le foto bellissime scattate tra i sedili, quelle del ritorno con le luci delle città di notte, le patatine mangiate tutte insieme prima dell'imbarco per non averle in borsa, il terrore all'ultimo step in aeroporto per i green pass non validi (ed invece poi, ovviamente, lo erano).
Ed ancora, la gentilezza di un ragazzo che ci ha aiutato a trovare il taxi, il trauma di stare in macchina con la guida dal lato opposto, le chiacchiere coi tassisti, quelli con la proprietaria dell'albergo, le passeggiate tra le stradine tranquille, le cene al Papa's, la gara guardata al Mc e la rabbia per l'uscita di Max. La cioccolata calda da Starbucks, le foto all'acquario, la fuga sotto la pioggia ed il vento, la visita alla Cattedrale di San Giovanni e le risate fino alle lacrime che quel ricordo ci regala, il vento a Mdina, le buste piene di schifezze comprate al supermercato, il bagno caldo -troppo per il randagio- nella vasca al centro della stanza, le docce abbracciati, le sveglie presto, la colazione infinta, la litigata dell'ultima sera, l'amore di ogni notte, Google Maps, il bagno con la porta a vetri, il cinema tutto per noi.

È stato amore e complicità ed ho amato questo viaggio per questo motivo, ma sarei scorretta se non parlassi anche della bellezza della città in sè.
Dell'intimità delle vie di Siġġiewi che un po' mi han ricordato quelle familiari e della semplicità con la quale ci siamo potuti spostare ovunque partendo dal nostro bellissimo hotel;
Della storia che si respira ad ogni angolo di La Valletta, dove tutto è un buon pretesto per tornare indietro agli anni bellici dentro le mura della città; delle chiesette e cattedrali ricche di affreschi, quadri ed opere;
Di Mdina e Rabat, due labirinti intinti nel giallo caldo del sole, che si legano l'una all'altra e non sai dove finisce la prima ed inizia la seconda;
Di tutto il versante Nord dell'isoletta, brulicante di vita, intrattenimento, turisti.
Ed ovviamente l'acquario, che mi ha rubato il cuore -perché il mio cuore è nell'acqua e forse è per quello che mi sono innamorata di chi il mare ce lo ha negli occhi-, e di cui custodisco le foto più belle -che mi fanno male gli zigomi a forza di sorridere, riguardandole-.

E vorrei essere lì, adesso, di nuovo, ma la verità è che "lì" potrebbe essere ovunque, anche qui, perché l'unica cosa che mi spinge, che mi muove, con una forza che non so misurare, è lui.
Ogni giorno più del precedente, senza nessuna spiegazione sul perché proprio me, proprio lui, ma con dietro tutte le ragioni corrette.
Un balsamo dolcissimo che mette a tacere tutti i tormenti delle mie piaghe.

Allora buona quarantena a me e buona estate a voi.

A chi non è come neve...

sabato 6 agosto 2022

Soltanto correre

Voglio ricordarmene.
Solo di questo.
Delle farfalle nello stomaco.
Dell'ansia dell'attesa.
Delle giornate a pensare "ce la faccio, cavolo se ce la faccio" e di quelle in cui "non posso, non riesco, sarà un disastro!".
Dello sconforto due giorni prima.
Della tensione sciogliersi e scomparire quello subito prima.
Dell'entusiasmo al mio nome all'appello.
Dell'impazienza sentendo l'avvicinarsi del mio turno.

E poi è tutto corso via.
Mesi di libri sparsi, fotocopie, penne colorate, schemi, riassunti, passeggiate in camera a ripassare, tutto sciolto in un paio di domande ben assestate e risposte altrettanto messe al posto giusto.
Ché avevo deciso di non dirlo a nessuno fintanto che non fossero usciti i risultati con un esito positivo, ma appena finita l'interrogazione ero così leggera, così sicura di quello che avevo appena fatto che mi si è letto in faccia e non ho resistito, l'ho subito sciorinato alla mia famiglia.

E mi hanno risposto di aspettare per scaramanzia comunque l'esito ufficiale ma io non avevo dubbi sul fatto che sarei stata abilitata.
E quando ho visto il voto accanto al mio cognome, però, la sorpresa è arrivata comunque.

Mi sono abilitata.
Dopo mesi passati in camera a studiare subito dopo il lavoro; dopo uscite rinunciate per non rubare tempo alle nozioni, agli articoli del codice civile, alle poste di bilancio; dopo qualche tira e molla con la forza di volontà, finalmente posso dirlo.
Mi sono abilitata.
Che lavoro fai?
Quello che scrivevo sul diario di scuola alle medie continuando la frase "da grande farò...".
Che lavoro fai?
Quello che, dopo la laurea, "no, tutto ma non quello".
Sempre lo stesso.

Mamma, papà, sorelline, ce l'ho fatta: sono ufficialmente una commercialista!

E certo, la mia vita non è cambiata dopo l'esame ma è un piccolo passo verso il mio futuro, verso un sentiero che mi sembrava così incerto fino a qualche anno fa, ed invece adesso è tutto meravigliosamente chiaro.

Non ho festeggiato. Non ho fatto una cena sontuosa con tutta la mia famiglia, né con i miei amici, né con chi mi ha accompagnata in questi mesi.
Mi sono "accontentata" di me stessa, del peso che ho lasciato indietro.
Mi sono resa orgogliosa e mi sono sentita veramente soddisfatta di esserci arrivata senza compromessi, senza sotterfugi, solo davvero tanto sacrificio e devozione.
L'ho fatto per me e per me ho festeggiato, in silenzio.

E poi si, lo devo dire, sempre in silenzio e sempre da sola, un po' me la sono proprio tirata per aver preso il voto più alto di tutti.

Me lo voglio proprio ricordare quel momento.
Di quella montagna che sembrava insormontabile e che invece ho conquistato con quello che, col senno di poi, ho sentito essere un semplice passetto.

Me lo voglio ricordare per tutti i passetti ancora enormi che avrò di fronte.

E quindi ora che progetti hai?
Beh, adesso si studia per l'esame da Revisore...e poi, perché no, un bel master?!

Buona passeggiata, a chi non è come neve...

domenica 29 maggio 2022

Forse un milione di scale

Ho passato il fine settimana quasi ininterrottamente al pc.
E proprio mentre lavoravo per ore davanti lo schermo, mi è tornata la voglia di battere sui tasti per scrivere, però, qui.

Questi mesi in cui sono sparita sono stati un'altalena, letteralmente. Forse l'ho scritto spesso ultimamente, ma dall'ultimo post che ho pubblicato ad ora, sono successe cose bellissime ed altre orribili.
Per la prima volta ho sperimentato il terrore di perdere una persona che amo. Perderla sul serio. Ed anche se ho già sofferto per la mancanza di qualcuno a me caro, stavolta è stato diverso.
Stavolta ho immaginato la mia vita completamente stravolta, il mio nucleo familiare sbriciolarsi, quasi.
Ho passato giorni con un peso sul cuore mai provato prima, nemmeno mai avrei potuto immaginare si potesse soffrire così in silenzio.
Ho pianto di nascosto a lavoro, dentro un parcheggio da sola e poi poggiata alle spalle della mia roccia, che mi ha fatto compagnia e mi ha sopportato amorevolmente finché la situazione, lentamente, non è tornata sotto controllo.
Oggi siamo tornati alla vecchia, familiare e confortevole routine, anche se abbiamo un occhio di riguardo in più sullo stato di salute dei miei genitori (perché fa sempre paura svegliarsi e rendersi conto che non sono i supereroi che vedevamo da bambini) e siamo più consapevoli che la vita può davvero, non perché siamo dentro un film, stravolgerti senza avvisarti.

Ma non c'è stata solamente la paura, in questi mesi.
Ci sono stati anche giorni bellissimi.
Anche tante prime volte che mi hanno regalato ricordi impareggiabili.

La prima volta su un aereo (si, lo so, sono sempre in ritardo).
La prima volta in una città estera.
La prima volta a cavarmela con il mio amato in inglese in un contesto del tutto nuovo.
Mi sono divertita tantissimo, con gli occhi azzurri del mio randagio costantemente al mio fianco.
Abbiamo riso di cuore, mentre ci perdevamo per stradine senza uscita,
Abbiamo riso prendendoci in giro, dentro una co-cattedrale ricca di affreschi e di tele bellissime -solo una parola: Caravaggio-, per le caratteristiche che ormai conosciamo a memoria l'uno dell'altra.
Abbiamo sorriso stupiti dentro un acquario stupendo, contro una fotocamera che ci ha immortalati circondati di acqua, squali e pesci colorati, sempre appiccicati.
Abbiamo inveito contro le intemperie sul mare.
Abbiamo assaggiato cibi nuovi (si, lo ammetto, io un po' meno) e tenuto una busta di sicurezza con le nostre schifezze preferite.
È stato perfetto, tutto perfetto davvero. Anche la stupida lite l'ultima sera, che poi è finita con una cena a quello che era diventato il nostro ristorante di riferimento e con una notte ad dormire stretti, stretti per non perderci più.

E dopo la vacanza, pur tornando ai nostri lavori che ci costringono per la maggior parte del tempo a stare in due città diverse, seppur vicine, abbiamo comunque fatto di tutto per ritagliarci delle serate perfette.
Così, ogni giorno che passa, lo amo un po' di più.
Così, ogni difficoltà che incontriamo, mi rende più sicura di volerla affrontare con lui.

Adesso sono rientrata in un periodo serratissimo, in cui sto studiando in ogni momento libero e però contemporaneamente cerco di gestire dei compiti extra-lavorativi che mi stanno mettendo a dura prova.
Ci son momenti in cui lo sconforto prende il sopravvento, lascio perdere tutto e mi pento dei si che ho detto. Poi però mi dico che se mollo una volta, mollerò sempre, quindi stringo un po' i denti e un pezzo alla volta costruisco le mie giornate.
Nei prossimi giorni dovrei rivedere un po' di luce (anche se son consapevole che prima di arrivarci dovrò forse affrontare la parte più in salita) ed intanto guardo la data cerchiata di rosso sul calendario: l'Esame di Stato è ad una manciata di capitoli ed io, ahimè, li devo studiare proprio tutti.

Spero voi stiate tutti bene, prometto di prendermi del tempo anche per i vostri blog.
Mi mancate, sempre.

Buona notte, a chi non è come neve...