sabato 29 aprile 2017

Più lei poi ti...

Quando ero più piccola non me lo ricordo proprio come pensavo che sarebbe stato essere innamorati.
Mi ricordo che pensavo sarebbe stato emozionante avere qualcuno a cui poter scrivere "amore".
Mi ricordo che, come tutte le adolescenti, guardavo i film dal finale banalissimo in cui tutti si innamoravano della persona giusta e da un punto indefinito partiva la colonna sonora perfetta e mi chiedevo se sarebbe stato così davvero.

Ora che forse sono ancora piccola ma qualche anno in più ce l'ho, ho capito che l'amore ha a che fare con tante cose diverse, che forse non mi aspettavo neppure.

Ha a che fare con l'attesa.
L'attesa di Lei o di Lui, che comporta preferire la sua assenza alla presenza di chiunque altro.
Ma anche attendere le sue esigenze; il momento giusto perché sia sicuro/a di ogni passo. Ed io, se posso dirlo, sono una campionessa nel fare attendere.
Attendermi finire le calde docce interminabili, attendere che mi svegli, attendere che finisca un esame.
Attenderlo arrivare col treno, attenderlo finire un post -più interminabile delle mie docce-, attendere la fine delle sue chiamate con il cugino -che però è adorabile anche lui-.

Ha a che fare con la rabbia, la delusione a volte l'odio.
Perché io personalmente penso che solo quando proviamo questi sentimenti siamo sicuri anche di star amando profondamente, e viceversa.
Perché si rimane delusi solo quando importa veramente di qualcuno; ci si arrabbia solo quando è fondamentale qualcosa; perché si odia solo chi visceralmente ami e ti ha fatto sentire amato.
Tutti gli altri sono solo punti di indifferenza.

Ha a che fare con il desiderio.
E non solo quello fisico di prendersi e di darsi.
Col desiderio di dormirgli accanto quando non c'è, anche se quando è nel tuo stesso letto non si riesce a dormire perché si sta scomodi.
Il desiderio di lasciargli un biglietto solo perché ti va di dirgli che lo pensi. Il desiderio di fargli assaggiare una cosa nuova e buonissima che hai provato prima tu; il desiderio di fargli vedere il tuo film preferito; il desiderio di accompagnarla ad un concerto da cui sai uscirai col mal di testa; il desiderio di appendere sul muro della tua stanza la bandiera della sua squadra preferita, che a te non te ne può importare di meno del calcio, ma sai che è qualcosa di suo e quindi importa eccome.
Il desiderio di comprare una cosa carina vista ad un negozio di passaggio, quello di dirgli che lo ami appena ti svegli. Ma anche prima di dormire, di mangiare, di iniziare a studiare...

Ha a che fare con la gelosia.
Perché sarà che io sono nata tra il sole ed il mare, ma per me si ama solo quando l'altra persona deve essere solo tua. Quando ti infastidisce la sconosciuta che si ferma un secondo di troppo a guardarlo; quando ti sta antipatica random la sua amica, quando vorresti cancellare dalla faccia della terra chiunque altra possa averlo anche solo sfiorato nell'arco della vita.
Ma ha anche a che fare con la consapevolezza che, qualunque cosa succeda, non ti farà mai male e preferirà sempre la via della sincerità.

Ha a che fare con la sicurezza.
Di essere bella anche con i capelli arruffati e gli occhi arrossati dal sonno appena sveglia.
Di lasciare che ti guardi tanto quando indossi il pigiama gigante correlato di orsacchiotti disegnati sopra, tanto quando stai facendo la doccia e sei completamente tu.
Di poter fare cose imbarazzanti come cantare, che proprio non è il mio forte, o ballare balli alternativi senza la paura di "penserà che sono scema" ma con la certezza che starà pensando "è proprio tutta scema".

Ha a che fare con la condivisione ed il coraggio.
E quindi sentire che puoi dividere in due qualsiasi segreto e qualsiasi paura. Sapere che le cose che stanno andando male possono un pochino migliorare se ti prende la mano. Sentire che il tuo dolore è anche il suo ed il suo è anche il tuo.
Il coraggio di dirsi che c'è qualcosa che non va e rimediare con dedizione, invece che scappare o lasciar perdere.

E poi, in generale, ha a che fare con tante, tantissime altre cose che sarebbe impossibile elencarle tutte.
Come con le mani intrecciate mentre si guarda un film, con i baci che durano minuti interi, con i miei capelli su tutte le sue magliette, con il suo profumo sul mio cuscino, con casa sua che mi manca quando parto per tornare alla mia, con lo spezzare in due l'ultimo biscotto*, con le liti furibonde in cui gli chiedo di andarsene ma non glielo permetterei mai, con l'indossare la sua maglietta per stare in casa, col dormire con il completo da calcio della Roma che indossava quando era più piccolo, con l'avergli lasciato i miei ricordi preziosi senza timore, con le chiacchiere fino a notte fonda, con la sua dedica sul muro, con le foto che mi manda e mi chiede, con le docce in cui o soffre lui perché voglio l'acqua al limite dell'ustionante o soffro io perché la usa meno che tiepida.

Con l'essersi permessi di entrare in contatto con la parte più intima l'uno dell'altra. Con l'essersi aspettati, con l'essersi riconosciuti anche da lontano.

E succede una sola volta veramente, quella in cui ti rendi conto che tutte le precedenti erano solo altri punti di indifferenza, alla fine.

Ed una volta che la provi augureresti a tutti di trovare una cosa almeno simile.
Quindi io, si, auguro a chi non lo ha ancora scovato che questo possa avvenire presto ed a chi ha già questa fortuna di poterlo custodire per tanto, tantissimo tempo.

Una buona giornata, a chi non è come neve...

sabato 22 aprile 2017

A non dire, a ricordare

Ieri e stamattina mi sentivo particolarmente compiaciuta perché i miei capelli avevano deciso di stare perfettamente in ordine, veramente erano stupendi nonostante mi fossi pettinata in fretta e fuori e li avessi asciugati a modo mio: lasciandoli praticamente ancora fradici.
Poi guardandomi allo specchio ho capito perché questo dono insolito. 
Per compensare le due belle occhiaie tipiche di chi sta dormendo male e poco. E me lo merito pure, perché anche quando vedo passare l'ora giusta per chiudere gli occhi insisto a non volerci provare.

E' che la mia mente viaggia tantissimo, ultimamente. Ho voglia di leggere e di scrivere, di capire le cose che io ed i miei colleghi troviamo difficoltà a comprendere in vista degli esami. E pare che tutto questo debba essere fatto proprio dalle 00.00 alle 2 di notte.
Allora, rigirandomi nel letto, ho scritto mentalmente decine di post. Il loro inizio, dove volessi andare però a parare, perché è una cosa che ho scoperto mi rilassa e mi placa. Ma poi al mattino mi sembra che quelle parole non siano imperdibili.

Avrei tantissime cose da dire.
Vorrei scrivere di queste vacanze. 
Di come sia stato bello passarle tutti insieme.
Della stanchezza correndo dietro ai bimbi ma alla mancanza che si sente proprio il minuto dopo che sono tornati a casa.
Del compleanno di mia sorella festeggiato di nuovo il sabato, con le sue amiche e tutta la mia famiglia stavolta al completo, compreso Lui.
Delle risate di cuore in tutti i momenti.
Delle merende piene di pizze, patatine, tramezzini, uova di cioccolato.
Della Pasqua passata mangiando tutti insieme, attorno ad un lungo tavolo che presto non avrà più spazio per contenerci tutti.
Della Pasquetta che invece ho passato con molti momenti solitari, triste ed arrabbiata anche perché il mio cellulare è morto di punto in bianco facendomi perdere quasi tutto quello che avevo dentro.
Dell'onore di aver battuto il mio nipotino a FIFA, che all'inizio nessuno dei due voleva farmi giocare perché "si, zia, non sai giocarci". Invece dopo il mio rigore e la mia vittoria "adesso giochi con me, zia?".
Delle risate insieme a mia sorella minore, indossando una cravatta di papà dalla dubbia fantasia -gialla, ma lui non saprà mai di questo utilizzo- ed un cappello di paglia per imitare l'ormai famosissimo ballerino Tedesco della Tim in un duetto con un suo collega.
Delle riprese con l'altra mia sorella per un documentario/esercizio di Lui che ci ha ingaggiate come protagoniste.
Degli otto cuccioli bellissimi che ha avuto un po' di tempo fa la mia cagnolina e che ormai zampettano felici ad occhi aperti.
Delle risate sul pullman scrivendo ad una delle mie amiche più care, che è lontana, sento poco, ma quando ci scriviamo sappiamo che non siamo mai lontane veramente. Di quanti ricordi -imbarazzanti perlopiù- abbiamo condiviso in quel periodo difficile che è l'adolescenza.
Dei giorni trascorsi completamente da sola nella città in cui studio, perché le mie coinquiline non sono tornate proprio ed io mi sono arrangiata come ai vecchi tempi.
Di quello intenso, invece, passato in Sua compagnia e delle risate che mi sono fatta quando, aspettando dalla parte opposta del binario che il suo treno partisse, il signore accanto a me si è girato per guardarmi ripetutamente, come se poi la cosa potesse compiacermi seriamente.
Del maledetto freddo che è tornato ed io, genio, mi sono scordata il giubbotto a casa prima di partire ricordandomene solo in stazione.

Ed avrei ancora tantissime cose da scrivere, da raccontare, che non basterebbero pagine intere per cogliere tutti i particolari, tutti quelli che per me sono importantissimi e mi fanno bene, ma magari per voi sarebbero solo noiosi.
Però sono stanca, vorrei dormire anche se in realtà vorrei usare questo tempo per fare altro però non posso perché sono stanca e vorrei dormire.

E solitamente quando sono a questi livelli di stanchezza -che l'ormai passato esame di Diritto Privato della triennale può solo accompagnare- succede che comincio a dire cose stupide, a ridere da sola, a cantare e poi crollo in un sonno profondissimo.
Insomma, non mi sono mai ubriacata perché non mi piace l'alcol, però sono quasi certa di poter dire che io, quando ho sonno, in realtà sono ubriaca 😃

Una buona serata, a chi non è come neve...

lunedì 10 aprile 2017

Solo sulle cose belle

Sono una dormigliona ma il bello è che dormo spesso relativamente poco. Quando mi sveglio tardi al mattino, è perché probabilmente la notte precedente mi sono addormentata ad orari indecenti.
E quando mi sveglio presto, molto probabilmente, la notte precedente sarò stata in piedi di nuovo fino ad orari indicibili, con l'ansia di dover assecondare la sveglia.

Questi ultimi due giorni ero stanca da morire, che alle 21 già sentivo le palpebre chiedere il permesso di appiccicarsi l'una all'altra per le successive undici ore minimo. E tra me e me pensavo "dai, stanotte si dorme presto, posso farcela, me la sento!". Ed invece alle due stavo con gli occhi spalancati nel buio a chiedermi non so neppure cosa.

Conversazione di rara bellezza
A mezzanotte del 9, però, almeno avevo un buon motivo per non concedermi alle braccia di Morfeo.
Da che ne ho memoria, ogni anno, cascasse il mondo, io e mia sorella più piccola aspettiamo sveglie per essere le prime a farci gli auguri il giorno dei rispettivi compleanni. 
Ci scriviamo, come accade poi tutte le volte, cose stupide, anche se ci troviamo a sole due porte di distanza. Abbiamo una sorta di modo di parlare in codice, che in realtà condividiamo anche con le altre tre, che capiamo solo noi e che spessissimo fa ridere esclusivamente noi cinque. 
D'altronde non possiamo sembrare fatte con lo stampino solo per la somiglianza fisica.
Il mio affetto racchiuso in due parole
(ed una virgola)


Quindi, forte anche della rabbia che mi stava divorando dentro per altri motivi -e che quindi in ogni caso non mi avrebbe permesso di riposare nel breve-, ho cominciato a digitare il lungo messaggio cercando di trattenere le risate per non svegliare l'altra mia sorella nel letto accanto.
Tra una risata e l'altra, mi è venuto in mente quando eravamo piccole e ci scambiavano per gemelle anche se io sono chiarissima e lei più scura, lei riccia che più riccia non si può ed i miei capelli, crescendo, hanno cominciato a tendere al massimo al mosso. Che eravamo entrambe timide anche se lei si sbloccava prima e diventava subito amica di tutti, però quando un adulto parlava con lei e si vergognava, si stropicciava l'occhio con la mano in un modo che non riesco neanche a descrivere.
Che quando eravamo a scuola le svolgevo i compiti perché lei si scocciava, però era la più temeraria di noi due e scorrazzava indisturbata col quad nel piazzale di casa nostra, finché mio padre non la beccò in una mossa spericolata e ce lo sequestrò infuriato.

Che non siamo mai state abituate a stare in giro fino a tardi, né ci era concesso di uscire tutte le sere, però una volta senza renderci conto abbiamo fatto notte e, essendo rimaste chiuse fuori casa, per non svegliare i nostri genitori siamo dovute irrompere dalla finestra -non chiedete a riguardo, eheh-.
Che litigavamo spesso perché siamo quasi coetanee alla fine, però non c'è mai stata una volta in cui non ci siamo coperte a vicenda se eravamo nei guai, o in cui se eravamo col broncio una non portava un dolcetto all'altra.
Che una abbraccia il fidanzato dell'altra, o gli scrive, o lo tratta come fosse un fratello, ed un contatto del genere col mio ragazzo -ormai voi che mi seguite lo sapete bene- non è concesso a nessun altro essere di sesso femminile al mondo.
Che quando avrò dei figli lei e tutte le mie sorelle saranno di certo le persone più importanti e presenti nelle loro vite perché nella mia lo sono state da sempre.

Allora, a memoria di tutto questo, quando ormai la mezzanotte è passata da ore, il messaggio è stato recapitato allo scoccare perfetto dei quattro zeri, ed i miei occhi sono letteralmente distrutti, mi rendo conto del perché l'appuntamento annuale non è mai saltato e non salterà certamente in futuro.

Una buona giornata, a chi non è come neve...

venerdì 7 aprile 2017

Quando guardando Amsterdam non ti importava

A 13 anni, lo devo ammettere, ero un pochino sfigata.
Frequentavo le scuole medie ed ho avuto la fortuna di conoscere quella che poi è diventata una delle mie migliori amiche. Eravamo parecchio simili: del tutto disinteressate al pensiero della gente, alle scarpe all'ultima moda o alla eleganza dei vestiti.
Non me ne importava nulla di cambiare per piacere ai ragazzini, anche se al primo anno mi ero presa una cottarella per uno dei miei compagni, né di come mi stessero i capelli o di avere le unghie alla perfezione. Anzi.

A quell'età sinceramente ero davvero poco raffinata.
Io, la mia sorellina e le mie amiche ci intrattenevamo in attività in cui fatico vederci le tredicenni di oggi. Casa mia è sempre stata circondata dal verde e noi quattro, sprezzanti del pericolo, raggiungevamo posti indecenti per delle bambine: ignoravamo cani randagi e ringhiosi, scalavamo montagnole tornando a casa piene di quella fastidiosissima erba che si attaccava ai vestiti e ci coloravamo di terra e polvere manco ci fossimo rotolate sopra per ore.

Ogni volta che ci pensiamo, scoppiamo a ridere sentendoci fortunate per l'infanzia che abbiamo trascorso ma allo stesso tempo ci rendiamo conto di come proporre una cosa del genere alle ragazzine di ora sembri addirittura paradossale.

Crescendo, con sincera modestia, sono sbocciata senza neanche rendermene conto, diventando la ragazza carina e più graziosa che sono. Mi è rimasta la noncuranza per il pensiero della gente e soprattutto per gli abiti all'ultima moda; non mi si vedrà mai con un risvoltino alla caviglia o con la borsa pagata quanto la retta universitaria...mi basta avere i miei preziosi jeans e le magliette che mi cadano addosso come dico io, per il resto le passerelle possono fallire.

Ed in questo, dieci anni dopo, sono ancora diversa dalle mie coetanee. Perché guardandomi intorno vedo quasi ovunque tipe affannate ad accaparrarsi l'ultimo rossetto o la matita per gli occhi migliore, e poi ci sono io che l'ultima volta che mi sono vista truccata veramente è stata per la mia laurea due anni fa.
Che non c'è nulla di male a volersi sentire belle a modo proprio ma mi rattrista quando vedo che molte hanno solo quello da mostrare.
Forse perché non sono cresciute facendo le scalatrici come me, eheh?

Ma come disse qualcuno di più saggio, il mondo è bello perché è vario e se non fosse così magari non avrei nulla di interessante da raccontare 😊


Buona serata, a chi non è come neve...

giovedì 30 marzo 2017

Ci vuole coraggio

Ogni volta che ho la fortuna di fare quel pezzo di strada, il mio pensiero è sempre lo stesso. E la sensazione è sempre la stessa. Tu che credi di essere nel posto più bello del mondo perché puoi guardare il London Eye, il Colosseo, la torre di Pisa o quella Eiffel, menti. Perché non hai idea di quello sui cui si posano i miei occhi per quei pochi minuti che ti aprono il cuore finché non ne sei distante chilometri.

Che vorrei sempre scattare una fotografia ma mi freno perché penso che sia troppo riduttivo fermare tutto in una posa statica. Perché un semplice scatto toglierebbe qualcosa ad un momento che è mio e me lo godo in quanto tale, non perché debba farlo o perché qualcuno me lo chieda.

Sono stati giorni pieni, questi. Di corsi non numerosi ma comunque ricchi di cose da imparare e capire. Ma sono stati anche giorni di passeggiate finalmente sotto un clima diverso, quasi estivo nelle magliette a maniche corte addosso ai passanti incrociati per strada. Sono stati giorni in cui ho riso molto con i miei colleghi e con le mie coinquiline, con le mie sorelle ed i miei nipotini.

Ho dovuto macinare tantissimi chilometri e sopportare innumerevoli ore di viaggio per assecondare eventi importanti: matrimoni, battesimi, compleanni.

E poi oggi pomeriggio dal sedile del pullman (che era particolarmente comodo, lo devo ammettere) sono passata direttamente ad una doccia lampo per presentarmi ad una visita di controllo.

Era da tantissimo tempo che non andavo in ospedale, direi fortunatamente. E quando ci sono stata il più delle volte è stato per la cosa più bella del mondo: la nascita di un bambino. Ma oggi mi ci sono presentata con mio padre per una piccola visita, appunto. Non era e non è stato nulla di che; perché io non sono proprio la tipa che corre mai dai medici di alcun tipo e per nessuna ragione.
Era una di quelle cose che ogni tanto è bene fare anche se sai che non c'è nulla, però se decidi di farla, devi ammettere a te stessa che un pochino stai sentendo che un campanellino, seppur flebile, ti suona.

Ed infatti io, dentro di me, lo sapevo che non c'era assolutamente nulla ed anche che se ci fosse stata, avrei fatto in modo di vincere io. Però per qualche momento la paura l'ho sentita.
Quella mi ha colpito, più che il sentore di una eventuale malattia.

Percorrendo quei pochi metri che ti portano dalla strada all'entrata della struttura, il mio cuore è impazzito. Non per me, non per la visita che stavo per fare -perché vi ripeto che non era nulla di che e non ho assolutamente nulla- ma al pensiero di chi, quel pezzo di terra, lo percorre sapendo in cuor suo, invece, di star per ricevere la notizia che gli cambierà la vita.
Mi ha quasi asfissiata quel momento, quel pensiero di poter toccare solo per un minuto la sensazione che qualcun altro potrebbe sentirsi addosso, come un fantasma, proprio ora o domani o ieri.

Mi sono detta che, se il medico fosse stato abbastanza vicino al mio petto, avrebbe potuto sentire il mio battito e probabilmente avrebbe creduto di trovarsi di fronte ad una babbea.
Per fortuna quella vicinanza non c'è stata, perché gli è bastata una occhiata poco invadente per tranquillizzarmi sul fatto che andava tutto bene.

Ho normalizzato lo stato del mio batticuore, però lo ammetto: in quei pochi metri fatti a piedi ho toccato come poche altre volte la paura. E mi ha spaventata tantissimo. Perché non era la mia.


Buona serata, a chi non è come neve...

lunedì 13 marzo 2017

...E treni in ritardo

E' difficile non scrivere.
Non è che non ho avuto nulla da dire, in queste settimane. E' che a volte non voglio rileggermi o far leggere.
Mi sono portata sempre dietro la mia agendina e qualche volta ho anche fatto per alzarmi ed andarci a scrivere, anche solo uno sfogo, ma poi ho lasciato perdere.

Solo in una di queste giornate non ce l'ho fatta più ed ho preso la penna in mano. Ho usato solo pochissime righe, andando a capo spesso e senza completare tutta la lunghezza. Poche frasi che avevo bisogno di liberare per liberare me. Penso di non averci messo neanche la data e questo per una come me è inaccettabile, perché ho sempre avuto l'ossessione dei momenti, delle date, delle ore, dei minuti.

Come se tra venti anni potesse far differenza sapere che ho scritto alle 14.15 piuttosto che alle 14.29

Sono iniziati i corsi. Praticamente gli ultimi in tutti i sensi, dal momento che è ora di concludere definitivamente la carriera universitaria.
Ha piovuto, come sempre. Tantissimo vento e freddo, ma questo non ha mai inciso sul mio umore, neanche quando ne ha fatte le spese il mio povero ombrello. E neanche quando sono arrivata con le scarpe fradice nell'aula pienissima.

Ho e dovrò fare spesso ritorno a casa mia questo mese, perché ho tanti eventi. E questo da una parte mi spiace perché significherà percorrere ore ed ore di autobus ed affrontare gli altri passeggeri per il posto e la sistemazione delle valigie.
Ma non mi è importato perché ho avuto tanto tempo da passare con la mia nipotina che, a conti fatti, è stata fino ad ora una delle poche ragioni per sorridere.

Nonostante ogni tanto sembri che non gradisca la mia compagnia (quando sto via molto tempo è come se dovessi tornare a conquistarmi la sua fiducia), alla fine cerca sempre la mia presenza. Se mi dice che non vuole giocare con me ed io le rispondo che allora vado via, lei mi dice che va bene però poi mi chiede di restare e ride.
E' tenerissima e dispensa abbracci, baci e sorrisi. Si inventa gesti buffissimi ed anche quando è seria stenti a trattenere le risate.

Ho superato il mio momento precedente di crisi esistenziale ed oggi mi sento più serena con me stessa e con quello che ci sarà da fare. Mi sento finalmente di nuovo nel modo giusto anche se a volte non è facile accettarsi per come si è, o farsi accettare dagli altri. Però con un po' di lavoro, a volte parecchia forza e molta introspezione, si può raggiungere almeno il primo obiettivo, che poi è anche quello fondamentale.

E' difficile non scrivere, lo è ancora molto di più quando in realtà ci sono troppe o troppe poche cose da dire.
Io l'ho fatto un po' qui, un po' lì, un po' tra le righe ed un po' esplicitamente.
La cosa più importante però era, per me, continuare ad esserci qui.
Ed infatti, come sempre, ci sono!

...E' tanto che non sto solo veramente in questa stanza
Infatti sono indietro con le analisi di coscienza
Ho maturato debiti con la mia introspezione
Ho perso il vizio di chiedere sempre "per favore"...
Tiziano Ferro

Buon inizio settimana, a chi non è come neve...

sabato 18 febbraio 2017

Mi guardo indietro e bruciano le porte

Non ho idea del perché lo abbia chiamato Bobby.
Insomma, che nome è "Bobby" per un cane di peluche?
Eppure Bobby fu.

Il mio pupazzo è un cane, il che è quasi scontato dal momento che nella mia vita, da quanto ricordo, sono sempre stata circondata da cani veri.

Lui è IL peluche. Quello che tutti i bambini hanno; quello che si porta sotto le coperte, che si stringe quando fuori ci sono i tuoni ed ancora sei troppo piccola per smettere di averne paura; quello che si trascina ovunque, che perde il bianco a forza di seguirti dove tu vada e che ha bisogno di più lavatrici che tu di docce.
Bobby è IL mio peluche.

Non ricordo assolutamente chi me lo abbia regalato perché, in realtà, non so neanche bene definire cronologicamente quando è comparso nella mia infanzia. Guardandomi indietro lo colloco in qualsiasi mio istante.
S'è già detto che è un cane. Un bulldog. E mi fa ridere perché, se devo dirla tutta, non ha l'espressione dolce che solitamente hanno coniglietti, orsacchiotti e cuccioli vari. Ha un'espressione proprio seria, che non ispira propriamente tenerezza; eppure io, tra la miriade  (per cercare di quantificarli, pensate che 1-io e mia sorella piccola abbiamo potuto giocare anche con quelli che sono passati prima per le mani delle mie altre tre sorelle grandi e 2-siamo state delle bambine proprio tanto coccolate e forse viziate), di pupazzi che la mia casa ha ospitato, l'ho scelto come mio amico fedele per crescerci insieme.

Ha il dorso bianco e tutto il resto di un marrone chiaro che non ha nulla di speciale, però ogni volta che l'ho guardato bene ho pensato che fosse un colore bellissimo, che fosse unico, come in una persona può esserlo il colore degli occhi.
Ci ho dormito insieme per anni, mi ricordo come fosse ieri come stava bene sotto il mio piccolo braccio; quante volte ci ho pianto sopra per quel capriccio o quella litigata con la sorellina.
Gli avevo dato anche una voce buffa perché, come tutte le fantasie di bambini che si rispettano, lui era vivo, per me. Mi ascoltava e, se fosse stato il caso, mi rispondeva pure.

E se vi sembra inquietante ricordatevi sempre che parlo di quel momento dell'età in cui ancora probabilmente si fa ancora fatica ad allacciarsi bene le scarpe ed in cui il caschetto scelto da mamma ti fa sentire una mega modella.

E' affascinante pensare a come le cose cambino; a come sei piccola ed hai il tuo amichetto, gli prometti la tua amicizia per sempre, ma poi cresci e un pochino lo lasci da parte.
Io però non ho fatto davvero e proprio così.
Bobby esiste ancora, non è buttato in qualche angolo dello scantinato.
Non è vicino a me, se devo proprio essere precisa al millimetro, è a chilometri da me, in un'altra regione. Ma non pensate che lo abbia abbandonato o che abbia voluto liberarmene o lasciarlo altrove per avere più spazio per altro.
Ho fatto una scelta ed ho deciso che dovesse stare in un posto che credo sarà il punto in cui il cerchio si chiuderà.

Il punto in cui, con un po' di fortuna, ci sarà tra qualche tempo qualcun altro che farà scolorire quel bianco, che troverà rassicurante anche un'espressione quasi da duro.

Intanto io vi ringrazio se avrete letto tutto questo post e se, come sempre, vorrete lasciarmi scritto magari anche traccia del vostro amico fedele d'infanzia, inanimato, ma in grado di rappresentare qualcosa di bello.



Buon sabato, a chi non è come neve...

mercoledì 8 febbraio 2017

A chi sa sentirsi a volte un niente

A volte mi chiedo quanto costi riconoscersi allo specchio.
Lasciarsi scrutare dai propri occhi, seguire il proprio labiale che altro non è che quello che si sta dicendo, nel momento esatto in cui lo si dice.
Mi sono sempre risposta che, in qualsiasi caso, sarebbe stato più dispendioso che specchiarsi in quelli altrui.
Ed oggi, invece, con un lento sospiro ho capito che è tutto il contrario.

Ho sempre avuto un buon rapporto con la notte; ho scritto più volte che era il tratto delle 24 ore che riuscivo a gestire meglio, in cui la mente era più che attiva ed in cui mi venivano in mente i post migliori o le soluzioni perfette.
Ultimamente, invece, è di nuovo tutto al contrario, come allo specchio.

Appena chiudo gli occhi mi sento pervadere da una tristezza assurda, da una voglia di piangere senza motivo e la cosa ancora peggiore è che neanche ci riesco.
Penso che vorrei essere a casa mia, proprio in un momento in cui invece avevo cominciato a sentirmi bene anche in mezzo a dei confini che avevo costruito da sola, prendendo le mie personalissime misure.
E più ci penso più mi sento male all'idea che un giorno potrebbe mancarmi chissà quanto di più.

Vorrei dare la colpa a qualcuno, dire che forse è per il susseguirsi degli esami ma è una bugia bella e buona perché, almeno quelli, seppur assolutamente asfissianti, li sto gestendo con rigorosa precisione e lucidità; vorrei dire che mi mancano i motivi per ridere ma sarebbe una bugia ancora peggiore della precedente, perché le giornate, in un modo o nell'altro, mi danno modo di sentirmi serena anche in mezzo alle sfortunate coincidenze. E vorrei dire che è colpa di questa o quella persona, ma non sarebbe giusto, né desiderabile, perché sarebbe come delegare a qualcun altro il compito di gestire per me le mie emozioni.

La verità forse è semplicemente che sono in uno di quei periodi in cui mi rendo conto che ben presto sarà il momento di scegliere, di dirigersi verso una certa strada piuttosto che su un'altra, e paradossalmente invece che preoccuparmi di come arrivarci ho paura di sbagliare.

Avrei voluto scrivere qualcosa di bello, in questi giorni, mi sono messa a pensare ore ed ore a qualcosa di positivo da pubblicare ma oggi non riuscivo più a trattenere il coraggio di ammettere che, ancora una volta, ho tanta paura.
Ed ho bisogno di lasciare che le mie paure si trasformino finalmente nelle mie cure...

Buona giornata, a chi non è come neve...

sabato 28 gennaio 2017

Che fine hai fatto anche tu?

Nel 2001 ero una bambina di otto anni.
Ero timidissima, di una timidezza imbarazzante. Di quelle per cui si arrossisce a qualsiasi parola, a qualsiasi sguardo.
Ero fortemente introversa, assolutamente fuori posto in mezzo agli sconosciuti, tanto che non ho mai voluto frequentare neppure l'asilo.
Strettamente legata alle mie cose, alle mie persone ed alle mie mura, dipendente dalla famigliarità, ero però follemente gelosa della mia indipendenza emotiva ed intellettuale.

Propensa ad imparare e memorizzare in fretta, ero sempre molto ben vista dalle insegnanti che probabilmente avevano capito che usavo un po' meglio degli altri miei compagni la mia capacità di pensiero.
Una bambina diligente, per quanto possa esserlo poi una di quella età, che mai si ribellava alle regole ma che con tutte le proprie forze odiava e si scontrava con le imposizioni, gli imperativi, gli obblighi.

Ero, ancora per poco, lontana dallo scoprire che non tutto quello che luccicava era oro. Vivevo di tutte quelle convinzioni che solo l'ingenuità di quella età può regalarti, pensavo che io crescendo non le avrei perse come tutti gli altri.

Ora, 16 dopo, non sono più così timida. Me ne sto al mio posto finché qualcuno non decide, malauguratamente, di darmi fastidio. Non arrossisco più così tanto, eccetto rare occasioni che posso tollerare, tutto sommato.
Ancora introversa nelle mie cose, sempre restia a dire completamente quello che provo e perché, conservo gelosamente il mio paradosso: ho bisogno di sentire rumori che conosco, di vedere panorami che sono sempre stati davanti ai miei occhi -anche se sono diventata più brava a staccarmene per seguire le mie orme-, ma difendo con le unghie e con i denti la mia mente, senza lasciare a nessuno la possibilità di dirmi cosa pensare, come pensarlo, quando farlo.

Sono sempre fedele alle regole ma ho acuito ancor di più la propensione a gestire gli altri piuttosto che a farmi gestire. Mi sono guadagnata il mio posto nella mia vita, anche a costo di passare spesso per quella senza cuore o per quella egoista e disinteressata dei sentimenti altrui. Quella che le  Myers-Briggs avrebbero definito "tipo thinking".
In realtà chi pensa che io sia davvero così di marmo, non ha semplicemente capito nulla di me. O magari non si è guadagnato la possibilità di guardarmi più da vicino. Ed in ogni caso non sono problemi miei.

Quelle convinzioni così ingenue non ci sono più, sono diventata leggermente più maliziosa e più consapevole del fatto che non esistono solo cose belle e non ci sono solo persone buone.

Se la me di adesso potesse tornare indietro a quando avevo otto anni, probabilmente mi guarderei con tutta la tenerezza del mondo e senza dire nulla mi abbraccerei. Solo un abbraccio e me ne andrei, lasciandomi il tempo di godermi quel momento.

I'm soul-dier in my life 
Within the limit of this time 
I fight for...

Buona serata, a chi non è come neve...



giovedì 12 gennaio 2017

C'è chi ne ha già abbastanza

Bianco.
Io non l'avevo mai sentito il rumore della neve quando cade.
Pensavo banalmente che semplicemente non ne avesse ed invece, se non fosse stato troppo breve l'ascolto, sarebbe potuto diventare il mio rumore preferito.
Non è silenzioso, non è come il nulla. Non è come una piuma che si poggia indisturbata su qualcosa. Eppure ha la stessa leggerezza, la stessa delicatezza.
E' più come una voce, perché ognuno ha la propria, diversa da tutte le altre.

Bianco.
Io non avevo mai camminato sotto la neve fitta, perché dove abito io è quasi impossibile che accada.
Invece il 2017 è iniziato straordinariamente di bianco.
Si fa un pochino fatica, si scivola all'inizio, poi si impara a mettere bene i piedi e si va avanti come se nulla fosse. Ci si abitua anche al gelo ed a vedere le nuvolette del respiro che si perdono nel buio.

Bianco.
Avevo un esame, ero pronta ed ero tranquilla. Nonostante un viaggio infinito, arrivo a destinazione e scopro che l'Università sarebbe rimasta chiusa il giorno dopo. A causa del bianco.
Per questo motivo il giorno dopo, invece che essere tra i banchi a leggere tracce e numeri, ero a letto senza alcuna voglia di alzarmi. Programmavo l'eventuale ritorno a casa, ma un messaggio del mio amico mi suggerisce di affacciarmi alla finestra. Ci guardo oltre ed a poco a poco che la serranda sale e la luce si fa strada nella stanza, di fronte a me uno spettacolo meraviglioso: bianco.

Bianco.
Cammino con il mio PC in mano, la valigia e la borsa nell'altra. Cammino distratta, guardando l'asfalto in basso, sotto ai miei piedi. Attraverso un vialetto che funge un po' da parcheggio ed all'improvviso alzo lo sguardo e mi accorgo della macchina che si ferma di fronte a me. Il conducente è un uomo che probabilmente mi sta osservando da un po' e sorride della mia distrazione. Mi sposto di lato e chiedo scusa, ma lui mi fa segno di passare e mi sorride ancora, salutandomi.

Bianco.
Chilometro dopo chilometro il bianco ai lati della strada è meraviglioso. Meraviglioso a dir poco. Sugli alberi lontani, sulle montagne, sulle casette tutte uguali, tutte adiacenti, tutte colorate.
Ma poi, chilometro dopo chilometro, il bianco comincia a sparire e come per uno strano taglia ed incolla, del bianco non vi è più traccia.

Buona notte, mai così letteralmente a chi non è come neve...

giovedì 5 gennaio 2017

Make it epic!

Sono una brutta persona. Perché sono scomparsa e non ho scritto gli auguri a - quasi - nessuno.
Però lasciatemi giustificare dal tempo pieno che ho passato insieme alla mia famiglia ed ovviamente al mio Rrrromano.

E' stato tutto molto bello, davvero.

In primo luogo, la meraviglia è stata da attribuirsi ai miei nipotini. Che con loro il tempo non riesce mai ad avere accanto un aggettivo che non sia "stupendo".
Ormai sapete tutti che dei due maschietti sono profondamente innamorata; nonostante ora siano davvero degli ometti, conservano ancora una dolcissima innocenza che permette a me - ma poi a tutti noi zii - di essere una compagnia più che gradita per loro. Innocenza che, purtroppo e con spavento, mi rendo conto non sia più così scontata in molti altri coetanei loro.
Sono stata felicissima di aver visto i loro cuori pieni di gioia scartando i regali che desideravano e divertita dal vederli ballare ed improvvisare giochi e dal sentirli cantare al karaoke come dei professionisti.

Ma poi c'è ovviamente anche la piccola principessa, la più piccola ed unica femminuccia, appunto.
E' cresciuta tanto ed è in quel periodo dell'infanzia in cui fa ridere vederla fare o sentirla dire qualsiasi cosa. E' una bambina strepitosa, è piena di vita e di allegria. E' generosa e dolcissima come pochi.
Ha sempre avuto un buon rapporto con tutti noi zii, ma ultimamente - e questo mi rende non poco compiaciuta - si è affezionata parecchio a me. Mi reclama, mi abbraccia, mi coinvolge nei suoi giochetti e mi fa morire dal ridere.
E nonostante sia una gnometta, ha anche un caratterino niente male. Vi racconterò solo che, alla primissima recitina all'asilo, ha a tutti i costi voluto primeggiare rubando la scena - ed anche il microfono - alle compagne più grandicelle per augurare a gran voce un "Buon Nazaleee a zuzziiii".

In secondo luogo, ma non certo perché meno importante, la mia felicità è stata amplificata dalla presenza, come detto, del mio Rrromano. Giunto qui per la prima volta proprio a Natale, non si è risparmiato nei regali portandomene, come sempre, di diversi ed ognuno con un significato ben preciso.
Ma soprattutto mi ha portato tanta serenità e tantissime coccole, nonostante qualche piccola scaramuccia lungo la via.

E' stato impagabile poter scartare insieme i pacchetti, scattare tante foto per immortalare per sempre i nostri ricordi, vederlo legarsi sempre di più ai bambini ed alle mie sorelle ed essere fortemente ricambiato da loro. E soprattutto, constatare ancora una volta che, nonostante la nostra lontananza geografica, possiamo assolutamente affermare che siamo l'uno il pezzo complementare dell'altra.

Ed allora che cosa avrei potuto chiedere di più per questo Natale?

Spero che le vostre feste siano state almeno altrettanto belle e ricche, sarò felice di leggere i vostri racconti qui o da voi.

Una buona giornata, a chi non è come neve...