martedì 7 luglio 2020

...Run for something

Ieri mattina sono dovuta uscire di casa molto presto, così presto da poter invitare il mio migliore amico a fare colazione insieme prima di entrare in ufficio.
Ci siamo seduti al nostro bar preferito, quello nella città accanto alla nostra, con le grandi vetrate a vista ed una sala grandissima.
Un anno fa, esattamente nello stesso giorno, casualmente, io e lui eravamo seduti alla stessa ora, nello stesso bar, a fare la stessa, identica cosa.

"Ieri" di un anno fa era sabato, stavo lavorando già da più di un mese a Roma ed avevo deciso di scappare per un weekend folle a casa mia, giù al Sud.
Ero partita venerdì sera, senza dire niente a nessuno, per arrivare nella mia città al mattino, dopo una notte in pullman completamente insonne.
Il mio migliore amico (l'unica eccezione al "non lo sapeva nessuno") si era offerto di venirmi a prendere alla stazione così da permettermi di mantenere la sorpresa fino all'ultimo e, prima di portarmi a casa, mi aveva offerto la colazione esattamente in quel bar, seduti allo stesso tavolino di ieri. 
Sono arrivata a casa e mio padre stava già fuori, nel cortile. Mi ha guardata a bocca aperta, mi ha abbracciato forte e mi ha detto "che cosa stai facendo qui? Quanto puoi rimanere?". Un colpo al cuore quella che sarebbe stata poi la stessa risposta per tutte le altre successive volte "domani pomeriggio devo ripartire". 
Sono entrata in casa e sull'uscio c'era mamma. Stessa aria stupita, si è commossa e mi ha detto "ma non ci avevi avvertiti!". 
Ho fatto le scale letteralmente a due a due per poi piombare nella camera di mia sorella che ancora stava dormendo. Ho aspettato un po' che avvertisse la presenza di qualcuno nella stanza, appena socchiusi gli occhi mi ha detto "ma che ca!!!" e l'ho abbracciata ridendo. Lei con gli occhi di una appena sveglia, dopo una notte di riposo, io con quelli di una sveglia da più di 24 ore, dopo una notte di viaggio.

"Ieri" di un anno fa mi sembrava di non avere più il pieno controllo di quello che stavo facendo, sapevo che non stavo percorrendo la strada lavorativa giusta, lo sentivo ogni mattina che timbravo il mio badge e però facevo di tutto pur di non arrendermi, pur di non mollare. Il mio amico mi chiedeva "è tutto ok? Che stai combinando?" anche se sotto, sotto sapeva già che cosa gli avrei risposto.
Un anno dopo, incredibilmente, la sua domanda non è cambiata troppo -"è tutto ok? Che cosa è successo in questi giorni?".
È la risposta ad essere cambiata, stavolta.

Un anno fa uscivo da quel bar con il sole in attesa fuori, cocente, ed entravo in macchina con il magone sapendo che, nonostante fossi appena arrivata, era già cominciato il conto alla rovescia per la ripartenza.
Un anno dopo sono uscita da quel bar con la pioggia che cadeva a dirotto e l'aria fresca. Sono entrata in macchina con il sorriso perché all'inizio di una nuova settimana lavorativa.
Un anno fa entravo in camera mia, chiudevo tutte le finestre e la porta dietro di me per recuperare un po' di sonno perso.
Un anno dopo dietro di me ho chiuso la porta del mio ufficio, con in mente la mappa di tutte le cose da fare e consegnare entro le successive ore.
Un anno fa mi chiedevo che cosa avrei fatto da lì a qualche mese, persa tra mille dubbi, tra tutte le incertezze che ti lascia la consapevolezza di non star facendo la cosa che vuoi davvero; di star facendo una cosa che non ti appaga, non ti soddisfa.
Un anno dopo sorrido tutte le mattine, anche quelle in cui ho mal di testa e magari vorrei rimanere ancora accoccolata a letto a dormire. Sorrido perché le ore successive so che starò facendo una cosa forse stressante, magari in grado di mettermi addosso la giusta quantità di ansia, ma comunque buona a farmi pensare "io questo lavoro lo adoro".

Un anno fa non sapevo quali fossero le risposte giuste da darmi; un anno dopo non ho bisogno nemmeno delle domande. Un anno dopo, per quanto imprevedibile possa essere la vita, ho già programmato i due Esami di Stato da sostenere nel futuro prossimo.

Un anno fa mi perdevo tra dei sentieri che mai avrei pensato nemmeno di disegnare a matita ed un anno dopo, invece, mi rendo conto che quel sentirsi persa mi è stato indispensabile per ritrovarmi oggi.
Ed oggi lo so davvero dove sono.
Sulla strada giusta.

Buon cammino, a chi non è come neve...

venerdì 19 giugno 2020

Per gustarsi meglio

Vado affrontando un giorno si ed uno no silenziose crisi esistenziali random che non hanno nulla a che fare con qualcosa in particolare che è successa.
Piuttosto, se qualcuno lo chiedesse, risponderei con pacata rassegnazione che "è successo Paola".
No, sarei più specifica. 
"È successo Paola S." -la S. fa tutta la differenza evidentemente; o la farà il punto subito dopo-.

Una delle ultime volte avevo deciso di evitare di invocare la Paola (vedete, qui la S non serve; evidentemente nemmeno il punto dopo) del futuro per venirmi a prendere un attimo a schiaffi e, piuttosto, di concentrare tutti i flussi di coscienza di quella del presente (cavolo, no, adesso però c'è da tornare a Paola S.) dentro la mia agendina.
Ché magari può sembrare una cosa ripetitiva ed invece non mi capitava forse da anni di scrivere in quel modo.
Quello in cui smetti di usare asterischi, filtri, censure e ti dici una volta per tutte quello che vorresti sentirti dire ma fai finta di non averne bisogno perché tu sei fatta così e se non c'è scritto allora non esiste. E se non esiste allora piano, piano col tempo sbiadisce e se col tempo piano, piano sbiadisce non avrai possibilità alcuna di richiamarla alla memoria. Ed allora in quel momento smetterà di esistere davvero, definitivamente.
Comunque pare che questo parlare con le proprie personalità multiple funzioni abbastanza bene dal momento che dopo quella decina di pagine riempite di una scrittura incomprensibile ai più il mio essere sembrava essersi alleggerito.
Si, mi sono data un morso; mi sono assaggiata.
Ed all'inizio mi ha colpito scoprire di essere leggermente amara; di quell'amaro che ti si appiccica in fondo alla lingua e ti fa arricciare un secondo il naso. Ma, soprattutto, mi ha colpito il piacevole retrogusto dolce che mi sono lasciata alla fine. Che tutto sommato ho un buon sapore.

Meglio di quando stili buoni propositi che magari buoni lo sono davvero ma spesso incompatibili con la tua natura (ah, ecco, forse S. si avvicina meglio di quanto sembri esattamente a quella; alla mia natura); che poi ti ritrovi a darti della stupidina per averli violati quando invece lo sei stata ad averli proposti sapendo benissimo che tu non sei così, non sei quello. O quella.

Ma oggi non mi va proprio.
Non mi va proprio di farmi domande, non mi va di darmi risposte.
Mi sono sforzata così tanto in questi mesi di tirare fuori la parte migliore...
Delle mie giornate, delle mie tristezze, dei miei "no", delle mie arrabbiature, delle mie piccole sconfitte.
Mi sono sforzata con dedizione e passione, le stesse che si usano per fare l'amore.
Ma oggi no.
Oggi non mi va di inventarmi momenti "si" per levarmi dalla pelle quelli "decisamente non si"; non mi va di spiegarmi dentro un'agenda o tuffandomi dentro un paio di occhi comprensivi. Non mi va di chiudere i miei e riaprirli con una nuova dose di comprensione, di indulgenza.

Sono seduta a gambe nude sul pavimento di granito.
Che è successo?
È successo Paola S.

Buona giornata, a chi non è come neve...

lunedì 8 giugno 2020

Everything that kills me makes me feel alive

Un modo per auto-gestirsi bisogna pur trovarlo, alla fine.
La sobrietà della mia esistenza si riassume tutta nei miei ossimori. Più ho sonno, meno riesco a dormire, più sono stanca più cose riesco a fare. E viceversa, ovviamente
Mi sono svegliata prestissimo con addosso tutto il sonno del mondo. O almeno, questo è quello che il mio corpo credeva di aver sentito.
Eppure non riuscivo a richiudere gli occhi. Anzi, ho avuto la brillante idea di ricaricare l'attività cerebrale sparandomi della buona musica dritta, dritta nelle orecchie per un bel po'.
Finché ho cominciato a riflettere sul fatto che in tutti i modi mi stavo auto-chiedendo di tornare a riposare, di prendere un po' di fiato dalle ultime settimane che sono state appaganti ma super intense e non so perché ma per rilassarmi -tolte ovviamente le cuffiette e riacquistato il silenzio- ho cominciato a pensare ad una cosa in particolare.

Amo il calore, l'acqua calda, il confine tra coccola ed ustione.
Eppure quella mattina mi è venuto in mente il mare.
Mi si è riversato tutto addosso.

Ho iniziato a sentirlo prima sulla punta della dita dei piedi, esattamente come potrei fare se mi stessi per immergere adesso.
Saliva sulle caviglie, mi solleticava i polpacci, si fermava sulle ginocchia per poi risalire come quando cammini dalla riva alla parte via, via più profonda e ti si blocca un attimo il respiro per il contrasto tra la temperatura dell'acqua e quella del sole che picchia forte in testa; ti vengono i brividi a fior di pelle e ti si contrae per istinto tutto l'addome, il ventre schiacciato su sé stesso, le braccia leggermente sollevate a sfiorare coi gomiti la distesa d'acqua che ti avvolge al suo ritmo.
Ho continuato a camminare, ad occhi chiusi, lentamente, col freddo sempre più pressante e la mente sempre più leggera.
La gola circondata dall'acqua pulita, di un blu intenso che si lascia attraversare esattamente come il tuo corpo sta permettendo di fare al gelo circostante, un leggero peso sulle spalle, la schiena trafitta da centinaia di aghi che più ti muovi, più li senti e più aumentano il desiderio di non startene ferma.
I capelli cullati come in una ninna nanna, un solo passo per farti inghiottire completamente, ti prendi un attimo, ti riempi i polmoni, muovi le braccia intorno a te, ti solleticano anche in quel punto tutti gli aghi che ti stanno addosso, saltelli un po' a gambe unite sul posto per darti slancio, sorridi e poi.
Vai giù.

Mi sono addormentata.
Sott'acqua, bellissimo, leggera.
Per ore.

Non ho nemmeno sognato, ho completamente azzerato tutto, recuperato ogni piccola scarica elettrica del mio corpo e della mia mente, come se non stessi riposando così da chissà quanto tempo.
Sono riemersa ancora col sorriso, preceduta dalle bollicine d'aria liberate dai miei polmoni, ho ripreso tutto l'ossigeno di cui avevo bisogno, ho lasciato ancora per un po' il controllo del mio corpo al mare e poi sono uscita a sdraiarmi al sole.

Perché alla fine, un modo per auto-gestirsi bisogna pur trovarlo.

Una buona giornata, a chi non è come neve...

domenica 31 maggio 2020

Che tutte le eccezioni siano regole


Questo periodo dell'anno lo riconosco bene, nella mia vita.
È quello in cui comincio a guardare dalla finestra ed a vedere una malinconia che non c'è.
La trovo nella limpidezza di un cielo chiarissimo e libero da qualsiasi ostacolo; nell'aria tiepida delle giornate estive che si fanno lentamente spazio e che diventano sempre più lunghe; nel profumo dei miei fiori preferiti che sono l'eccezione dentro la regola per cui a Paola non piacciono poi così tanto i fiori.
Lo scrivo ogni anno un post così, su questa precisa malinconia e lo stavo per fare anche adesso. 
E poi mi son chiesta, chissà l'anno scorso che cosa combinavo in mezzo a questa malinconia; chissà come ci sguazzavo dentro l'anno ancora prima?

A che punto era la mia vita?
Mi stavo già muovendo per arrivare qui?

Così.

Il 2004 è stato, credo, l'anno peggiore. È che non amo molto portarmi addosso il fardello di un passato che mi appartiene solo a piccoli sorsi. Però me lo ricordo bene quel giorno. Oggi, quando avevo 11 anni, uscivo da scuola con la mia sorellina ed entravo in macchina di mamma. Mi ricordo la frase di lei ed il foglio sul cruscotto. Vorrei ricordarmi che cielo c'era quel giorno. Nella mia mente lo immagino esattamente di quel colore là. Tutti i cieli malinconici hanno, paradossalmente, quel colore là.
Se ti incontrassi adesso, piccola me, ti abbraccerei -spoiler: già, sei diventata sempre più brava coi gesti affettuosi, merito dei tuoi nipotini-, ti direi di non preoccuparti di tutte quelle cose che ti son sembrate insormontabili lungo il percorso; di tutte quelle cose per cui ti sei sentita troppo piccola, del tuo arrossire per qualsiasi cosa ed in qualsiasi momento. Diventerai grande, diventerai esattamente quello che vuoi essere e lascerai dentro di te piccole briciole di quella timidezza, di quella paura e di quei riccioli biondi che ti ricorderanno che tu sei sempre tu.

Del 2005 non v'è traccia. Probabilmente ero troppo occupata a vivere la mia vita da dodicenne spettinata per aggiornare il mio diario segreto -e forse, considerate alcune pagine là dentro...è meglio così-.

Nel 2006 e nel 2007 non nuotavo in mezzo alla malinconia, volavo tra le nuvole di zucchero filato delle prime cotte. Incredibilmente, sempre nello stesso periodo, il primo anno sprecavo il mio primo bacio, il secondo mi facevo cullare da un amore semi-platonico con un principe azzurro in miniatura che alla fine mi avrebbe lasciata per un'altra -a 13, davvero, già sto trauma? Allora forse la colpa non è proprio tutta, tutta solo mia!- ma a cui, comunque, ho finito per pensare con dolcezza.
Se ti incontrassi adesso, cara me, non ti direi nulla. Starei solo a guardare con affetto l'imbarazzo nei tuoi gesti impacciati e quella convinzione del "per sempre" che tutti quanti ci portiamo negli occhi, ingenuamente, a quell'età.

Sui due anni successivi si che ne avrei da dire in quanto a malinconia. Forse gli anni in cui mi sono persa più spesso, con più intensità. Scelte sbagliate, persone sbagliate che possono essere ricondotte, comunque, ad una sola scelta sbagliata, ad una sola persona sbagliata. 
Non ti sgriderei, non mi arrabbierei più con te, stupida me. Ti mostrerei semplicemente come certe cose si debbano superare con la mente, non con l'istinto. A denti stretti, dentro le pagine di un diario, e non nel caos di scelte confuse, ad occhi chiusi ma a cuore aperto.

Gli anni dopo li ho trascorsi nella parvenza di una normalità che, da lì a poco, avrei capito non poteva essere assolutamente la mia e nel 2013, rileggendo delle pagine che avevo proprio scordato, mi son resa conto con stupore che quella malinconia l'avrei ritrovata esattamente uguale nel 2019.
E che quella Paola l'avrei trovata ancora, esattamente nello stesso periodo, esattamente con la stessa forma.
Non ci avevo mai pensato -come avrei potuto avere a mente tutti i modi in cui sono stata in un certo mese, tutti gli anni dell'ultimo decennio?- e rivedere tutte in fila queste coincidenze mi ha fatto effetto. Il modo ciclico in cui ripeto gli stessi errori o ne faccio di nuovi con le sembianze di quelli vecchi. Lo schema perfetto dentro il quale aleggia la mia natura da scorpione, quella che desidera l'acqua alla gola, sul dorso della rana morente, ed ogni volta la scampa e ripete "giuro, questa è l'ultima" ma l'ultima non arriva mai
E se potessi tornare indietro, farei tornare la Paola del futuro alla Paola di adesso per sentila dire "stasera è davvero l'ultima".
E dall'inizio del post alla fine, il cielo fuori intanto è cambiato.

E dov'è qui?

Una buona notte, a chi non è come neve...

venerdì 15 maggio 2020

When I go flying off the edge

Credo che queste due settimane siano state, ufficialmente e per tutti, quelle in cui si è cercato di tornare alla normalità in un contesto che di normale probabilmente non ha ancora nulla.
Il 4, come previsto e come ho tanto atteso, ho rivisto le mie sorelle ed i miei bimbi. 
Quando ho sentito le loro voci dalla mia camera da letto e mi sono affacciata dalla finestra mi si è sciolto il cuore a vedere quelle piccole sagome che negli ultimi due mesi sono cresciute più del previsto, lontane da me. Siamo stati comunque tutti molto responsabili e non c'è stato alcun contatto fisico, così come siamo stati attenti a stare abbastanza distanti tra noi e, una volta nella stessa stanza e non all'aperto, ad indossare la mascherina.
È stato bellissimo ma molto triste e fuori dal normale stare tutti insieme senza però avere un minimo di contatto fisico.

La settimana dopo, e quindi questo lunedì, ho messo per la primissima volta -da quando tutto è cominciato- il piedino fuori dalla porta perché ho iniziato di nuovo ad andare in ufficio.
Anche in questo caso siamo stati tutti responsabili e muniti di mascherina (la mia rosso fiammante, eh!), guanti e disinfettante come se piovesse.
È stato particolare il rientro perché quasi, quasi la non normalità era diventata la quotidianità ed il primissimo giorno dietro la scrivania mi son messa a pensare "invece questo è quello che dovrai fare per un bel po' di anni (si spera, almeno)".
Oggi che la settimana lavorativa è finita, invece, è come se in realtà fossi ripartita da dove avevo lasciato.
Come se i due mesi chiusa in casa non fossero mai esistiti.
Ma questo è un modo molto comune che ho di vivere il trascorrere del tempo, e forse è comune anche a voi.

E, sempre a proposito di tempo, ieri mentre aggiornavo la mia agendina quotidiana ho sfiorato con le mani i fogli compilati fino ad ora e, sentendo lo spessore non indifferente della carta accumulata, mi son resa conto di quanto questo anno stia letteralmente volando. E di quanto poco, forse, ce lo stiamo godendo. O meglio, di quanto abbiamo dovuto imparare a godercelo in un modo tutto nuovo, da una prospettiva diversa da quella che ci eravamo immaginati.
Ché la vita comunque e tutto sommato, va sempre così, per i fatti suoi.

Ho deciso di lasciarmi qualche post-it per la stanza, sullo specchio, sugli armadi. Non so perché non ci ho pensato prima. Ho scelto meticolosamente l'ordine ed il significato degli scritti.
Ovviamente il primo è stato riempito con la mia frase di Tiziano.
Il secondo è una citazione tratta dal libro "Castelli di rabbia"

"Dev'essere così, questa cosa dei figli, pensò Horeau: nascono con dentro quello che nei padri, la vita ha lasciato a metà. Se mai avrò un figlio, pensò Horeau tagliando meticolosamente una sottile fetta di carne in salsa di mirtilli, nascerà pazzo."

Una buona giornata, a chi non è come neve...

mercoledì 6 maggio 2020

Come un quadro che ha dipinto Dio

Poco più di una settimana fa ho passato forse le ore più belle degli ultimi mesi. Nel modo più semplice possibile.

Ho speso tutto il giorno ad aiutare mio padre (tra l'altro, non direste mai che dietro la mia faccia d'angelo si nasconde -ogni tanto- un maschiaccio che fa cose da maschiaccio, ma questa è un'altra storia), sfinita sono tornata in camera, ho fatto un po' di esercizio fisico (che questa quarantena è riuscita a smuovere persino la mia pigrizia), fatto la doccia e poi ho deciso di mettere le cuffie ed ascoltare un po' di musica.
Una cosa che faccio praticamente tutti i giorni, generalmente però solo la mattina e poi di notte fonda, ma stavolta mi andava così.
Fuori, nonostante l'ora, il cielo era ancora brillante e mi sono affacciata casualmente alla finestra: la luna era spettacolare, una falce crescente accompagnata da una spruzzata quasi impercettibile di nuvole proprio accanto a lei che, entrate in punta di piedi, esattamente in punta di piedi sono sparite senza dar fastidio mai. Anzi, per il tempo che son rimaste là non hanno fatto altro che incorniciare ed impreziosire ancora di più quel quadro spettacolare.
La seconda cosa che mi ha colpita ed investita è stata l'odore dei fiori; un profumo che amo e che ogni volta non posso fare a meno di riportare qui perché mi colpisce sempre particolarmente.
Con le note musicali ancora nell'orecchio ed il naso deliziato dal dono della natura, mi sono messa ad osservare il nostro bellissimo satellite.
Ho cambiato zoom, messo e tolto il filtro, scattato foto ed ogni volta son rimasta per minuti interi a meravigliarmi di quella creazione.

Non lontano un puntino luminosissimo, che non cedeva nemmeno un briciolo di luce al cielo ancora splendente e che, probabilmente, se in questi giorni avete alzato il nasino, non avete potuto non notare anche voi. Venere, bellissima, che in realtà sembra una fiammella ardente lontana ma che nasconde una magnifica sorpresa se osservata con occhi attenti e curiosi: delle fasi simili a quelli lunari che stupiscono chi sa cogliere questo tipo di bellezza.
Ho passato così delle ore e la luce ha lasciato poco a poco spazio al buio ed il buio, a sua volta, ha lasciato spazio poco a poco al mio primo, grande, amore.
Ora, io non so perché, non me lo so spiegare e non so spiegarlo a parole nemmeno a voi, ma ogni volta che il mio sguardo affonda in mezzo a quella vastità di puntini...mi sento così felice, così stupita, così fortunata ad avere degli occhi per guardare...che mi viene quasi da piangere.
Il mix perfetto per me, qualcosa che è sempre stato là ma che vado a scoprire ogni volta come se fosse la prima, come se ci stessi capitando per caso.
E la cosa ancora più bella è che in quelle ore la mia mente si è svuotata; non ho pensato a nulla assolutamente a nulla; come se mi fossi liberata di tutte le cose sbagliate che ho commesso nella mia intera vita; come se minuto dopo minuto la mia esistenza si fosse alleggerita di tutte le amicizie sbagliate che hanno incrociato la mia strada in questi anni; come se non fosse esistito un mio passato e come se non avessi dovuto mai più preoccuparmi del futuro.
Ho chiuso la finestra che era ormai ora di cena inoltrata e sono corsa ad appuntare nella mia agendina giornaliera quella felicità per essere sicura di non scordarmene più.
Non credo che avrei potuto comunque.

Ed a margine, in un posto riservato agli appunti più importanti, ho lasciato una traccia di una sola riga: "guarda le stelle e sarà tutto bellissimo".

Una buona serata, a chi non è come neve...

mercoledì 22 aprile 2020

...Case, libri, auto, viaggi, fogli di giornale...

Quando finisce una relazione finisce molto più di un rapporto tra due persone.
Ti cambia la vita senza nemmeno rendertene conto con la stessa velocità e con la stessa lentezza messe insieme con cui ti è cambiata nel momento in cui la relazione era iniziata.

Finiscono le abitudini.
Quelle in cui si programmava in due; quelle in cui i biglietti erano comprati guardando agli impegni dell'altro; quelle in cui c'era sempre un treno da prendere ed un altro da aspettare.
Il buongiorno al mattino, la buonanotte alla sera, i che hai mangiato oggi, che mangeremo stasera.
Il nome in rubrica, le foto alle pareti, le pagine di un'agenda, i messaggi di una chat.

Non lo so quando ha iniziato a finire.
È una cosa che fa impazzire. Con la mente ci ho provato migliaia di volte a raggiungere quel momento esatto ma non ci son riuscita...È possibile addormentarsi di notte e svegliarsi al mattino con la consapevolezza che nel frattempo qualcosa ha fatto tutta la differenza del mondo?
Non lo so, non credo che qualcuno al mondo possa darmi questa risposta oppure che a questo punto possa essere davvero utile.
Forse certe cose devono solo accadere.
Ci ho pensato tanto all'opportunità di scrivere questo post. Forse avrei dovuto evitare di pubblicarlo o anche solo di scriverlo, o forse ho fatto bene perché averlo messo qui non cambia quello che è stato.
Qui dove tutto è iniziato adesso mi dilania il cuore e l'anima sapere che è anche tutto finito.

A volte mi chiedo se sia possibile essere fatti peggio di me. Me lo chiedo senza durezza nei miei confronti, senza delicatezza. Me lo chiedo come una constatazione, un dato di fatto.
A volte mi chiedo quanto possa davvero fare male il modo in cui parlo, la freddezza con cui sembra io mi esprima e che sono certa i miei interlocutori abbiano avvertito più di una volta.
Ma io non ho un altro modo di essere io ed anche adesso che mentre scrivo la tristezza trabocca dagli occhi, semplicemente la asciugo con le maniche della mia maglietta e faccio finta che non stia succedendo a me.
Non lo so perché ha iniziato a finire.
Era come se stessimo preparando insieme una torta; entrambi la volevamo esattamente nello stesso momento e dello stesso gusto. Avevamo già preparato tutto l'impasto, avevamo messo insieme tutti gli ingredienti necessari. Ne mancavano solo due. Solo io avevo il mio e solo lui aveva il suo.
Sapevamo che questo momento sarebbe arrivato, lo avevamo atteso e programmato fin dall'inizio, e proprio quando ci siamo trovati di fronte all'impasto perfetto...nessuno dei due è riuscito a cedere la propria parte. Era troppo grande...

Ed è iniziato un fiume di parole e di risentimento e rancore e rabbia e tristezza e senso di abbandono e solitudine ed ancora altra rabbia ed altro rancore ed altra tristezza da entrambe le parti. E si è accumulato tutto sulle spalle e poi sul cuore e non sono riuscita più a togliermelo di dosso ed a poco a poco ho capito che non potevo, non riuscivo più. Non avremmo retto...

Ho tradito le promesse che ci eravamo fatti, ho tradito la fiducia che ci eravamo scambiati, ho abbandonato i sogni che avevamo ben piegato dentro i nostri cassetti più cari ed i progetti che avevamo disegnato nella mente e nel cuore.
L'ho fatto per mesi in punta di piedi, piangendo di nascosto la notte o il pomeriggio perché non potevo accettare l'idea di star facendo quello che stavo facendo e poi sono esplosa quando i muri si sono moltiplicati e sono diventati sempre più alti.
Non hai avuto il coraggio di chiedermi le cose giuste ed io non ho avuto il coraggio di rispondere lo stesso.
Ho scelto con fermezza di chiudere la porta, ho agito senza delicatezza perché forse dimostrare la propria insensibilità in questi casi aiuta a vedere lucidamente chi hai di fronte ed a comprendere che non ne vale più la pena. Che non ne valgo più la pena.
E me lo dico senza durezza nei miei confronti, senza delicatezza. Me lo dico come una constatazione, un dato di fatto.

Ho riconosciuto i miei errori, ho dato loro un nome come si fa coi vecchi amici ma non m'è servito stilare una lista, perché è stato sufficiente fare i conti tra me e loro.
Avrei potuto agire in modo diverso, forse; non dubito che dall'altra parte qualcuno lo abbia pensato e lo stia pensando ancora, ma non ci sono riuscita, non ce l'ho fatta a non dare conto alla me stessa che sono sempre stata. Che sono sempre stata.
Ma a volte si toccano alcuni tasti che non possono essere scoperti; a volte ci sono delle regole tacite che devono essere rispettate e quando queste si infrangono, da qualsiasi parte arrivi la violazione, non c'è più modo di tornare indietro per sanarle.
Non lo so quando tutto ha iniziato a finire.
Ma era inutile torturarsi ancora in quel modo.
Era inutile cercare di scendere a dei compromessi che, in teoria, avremmo già dovuto raggiungere da tempo. Che, in realtà, pensavo avessimo.
Era inutile cercare di aggiustare qualcosa che si sarebbe rotto in qualsiasi altro momento più in là, facendo solo ancora più male, distruggendo i cocci già fragili per dei cocci ancora più piccoli, più aguzzi, più taglienti.
Mi sono sempre detta che quella cosa del "l'amore non basta" fosse una scemenza. Lo dicevo proprio fermamente, convinta, come si ripete un mantra.
Invece l'ho provato sulla mia pelle.
L'amore non basta, alcune volte.
Servono dei sacrifici ed in alcune storie questi sacrifici sono indispensabili ma così grandi che, senza nessuna colpa, nessuno dei due partner riesce a portarseli sulle spalle.
Che quando ci sono andata vicina, quando ci ho provato, è cominciato ad andare tutto male.

Forse quello è stato il momento in cui tutto è iniziato.
Il momento in cui tutto è finito.

Vorrei che le mie parole non ti torturassero.
Vorrei che il mio pensiero non ti tormentasse.
Vorrei che un giorno svegliandoti tu ti accorgessi che avevo ragione.
Vorrei ti restassero solo le cose belle.
Vorrei che tornassi su questo blog quando nel tuo cuore ci sarà ormai solo un bel ricordo, senza malinconia, senza dolore, senza tristezza, senza risentimento, senza pentimento.
Vorrei tornassi sul tuo quando sarai diventato una persona nuova, felice, con accanto qualcuno di giusto. Veramente giusto.
Vorrei non fosse successo a noi.

A chi non è come neve...

...Che anche se non valgo niente, perlomeno a te...