venerdì 12 luglio 2019

...For love, for hate, for gold and rust, for diamonds and dust...

Chi lo ha detto che una bolla di sapone è vuota?
Chi lo ha detto che una bolla di sapone è invisibile?
Chi lo ha detto che una bolla di sapone mostra tutto quello che si porta dentro?

Definire il mio umore altalenante in questi ultimi tempi è usare un eufemismo.
Sto bene ed allo stesso tempo vorrei tanto iniziare a correre fino a perdere il fiato, fino a che l'ultima riserva di energia non abbandona il mio corpo.
Eppure vorrei anche stare ferma al mio posto. Voglio essere esattamente dove sono.
Una settimana fa ero a lavoro, col mio pc acceso. Ho aperto e chiuso la stessa pagina internet per un paio di volte finché non ho lasciato che mi guidasse il mio istinto ed ho prenotato un pullman di andata ed un treno di ritorno verso casa.
Ho passato più tempo da sola sui mezzi che nella mia città ma l'abbraccio della mia famiglia e dei miei amici è valso tutte quelle ore.

Mi sento me stessa più che mai eppure a volte specchiandomi penso che non dovrei riconoscermi così facilmente.
Sono felice eppure dentro ogni tanto una scossa mi ricorda che la mia natura scalcia e freme nella sua inquietudine.
Pensavo che non mi sarei mai più sentita in questo modo ma se è per questo non pensavo neppure tante cose che ora invece sono inevitabili.
Pensavo di avere più paura, più bisogno, più coraggio, più tutto e più niente.
Vorrei nuotare, vorrei cantare a squarciagola, vorrei ballare sotto una tempesta ma mi accontenterei anche solo di stare con il naso appiccicato alla finestra per guardarla, quella tempesta.
Vorrei dormire tanto, tanto, tanto eppure ogni mattina non vedo l'ora di aprire gli occhi e la notte non vorrei mai che arrivasse il momento di chiuderli.

Chi lo ha detto che l'acqua è trasparente e puoi vederci tutto quello che c'è dentro?
Chi lo ha detto che devi annegarci per forza?

Vorrei che domani piovesse.

E non so nemmeno perché.

Una buona notte, a chi non è come neve...

giovedì 13 giugno 2019

Scritto d'inchiostro nero che

Non tutti i mali vengono per nuocere e questo significa che c'è un lato positivo nel fatto che ieri ed oggi sono stata poco bene, tanto da costringermi a rimanere a casa. Ed il suddetto lato positivo è che sono qui ad aggiornare dopo troppo tempo il mio blog.

Che cosa è successo in queste ultime settimane di così importante da tenermi lontana dallo schermo?
Beh, beh, beh.
In primo luogo, cosa non di poco conto, mi sono ufficiosamente trasferita a Roma. Ufficiosamente perché in realtà ormai stavo passando lo stesso più tempo qui che nella mia città adorata.
E che cosa può aver spinto verso questa scelta se non, ovviamente, il fatto che ho trovato lavoro?

Quando ho fatto il colloquio in questione in realtà non ci speravo molto. Mi ero presentata fiduciosa ma allo stesso tempo un po' bruciata dal fatto che ancora non avessi avuto risposte positive da altre aziende e quando sono stata richiamata credevo fosse per un no. 
Invece, ma ormai ho fatto spoiler, si è trattato di un si.
Ho iniziato super emozionata circa due settimane fa entrando in questo palazzo che dire enorme è dire poco, tanto che ancora ora faccio un po' di confusione con le varie uscite, ma tant'è, lo conoscete ormai il mio inefficiente senso dell'orientamento.
Di quello di cui mi occuperò non sapevo assolutamente nulla, neanche una minima base, ed ancora ora ho praticamente quasi tutto da imparare, ma la mia memoria per fortuna è un buon vantaggio e, soprattutto, le persone che mi stanno seguendo sono tutte super pazienti e disponibilissime.
Credevo di trovarmi in un ambiente formale, dove mi sarei sentita un po' un pesce fuor d'acqua ed invece, nonostante l'importanza del brand per cui lavoro, è un contesto abbastanza piacevole, dove l'unica cosa che vorrei fosse diversa, ma che inevitabilmente lo sarà presto per ovvi motivi, è il mio essere ancora inesperta.

La mia entrata in azienda è avvenuta in solitaria, nel senso che ho iniziato un mese dopo rispetto all'entrata formale di altri ragazzi che, come me, fanno parte di questo percorso di stage. Quindi per me è stato inizialmente un essere catapultata sia dentro una città comunque ancora tutta da scoprire in modo indipendente, sia dentro un lavoro molto diverso da quello che avrei immaginato per me (ma non per questo meno interessante o soddisfacente, a mio avviso), sia dentro un gruppo di amici già consolidato. Eppure piano, piano sto facendo passi in avanti.
Non volevo assolutamente arrendermi, anche se i primi giorni sono stati veramente duri. Però ho pensato che se avessi gettato la spugna in quel momento lo avrei fatto poi anche in altri casi e quindi mi sono sforzata di creare un precedente positivo. Che io con la paura ho questo rapporto di amore ed odio che prima o poi vorrò immortalare sulla mia pelle con un bell'inchiostro nero oppure colorato, chi lo sa.

Fortunatamente in tutto questo, ho sempre e comunque il mio grande supporto che è il mio Rrrromano, il quale cerca di non farmi mancare nulla e di rendermi le cose più semplici possibili (e molto spesso ci riesce pure, quindi che cosa dovrei volere di più?).
Allora spero che tra una settimana vi potrò aggiornare ancora dicendovi che sarò diventata ancora più brava, ancora più a mio agio ed ancora più entusiasta.
E mi auguro anche voi stiate procedendo con le vostre vite in modo superbo, nonostante questo caldo arrivato all'improvviso che scioglie anche l'anima.

Una buona giornata, a chi non è come neve...

domenica 19 maggio 2019

Italians Do It Better

Ieri ho capito di essere una brutta persona.
Si, lo so, mi conosco da 25 anni ormai ed il dubbio mi sarebbe dovuto venire un po' di tempo fa però ieri ho avuto la conferma di ciò che dico.
I più curiosi si staranno chiedendo che cosa avrò combinato.
Avrò forse rubato le caramelle ad un bambino?
Avrò abbandonato una vecchietta sul ciglio di una strada trafficata senza porgerle il mio aiuto ad attraversare?
Avrò mica soffocato una povera tartaruga con un cappio di plastica irrispettosamente abbandonato in mare?
No. Ho fatto di peggio.
Ho assistito agli Eurovision.
E li ho commentati.

Ora, probabilmente avrete sentito già almeno parlare di questo evento ma a scanso di equivoci una piccola spiegazione di ciò di cui sto per scrivere: molto semplicemente si tratta di un contest musicale a cui partecipano 26 paesi rappresentati da altrettanti artisti che hanno, dunque, l'arduo compito di tenere alta la propria bandiera. Tra i 26, ovviamente, non poteva mancare la nostra bella Italia per la quale di anno in anno, generalmente, gareggia il vincitore di Sanremo e che quindi, quest'anno, si è unita al coro di "volevi solo soldi, soldi", con tanto di clap-clap di contorno.
Personalmente non avevo mai seguito l'evento, tanto meno in diretta, ma quest'anno mi sono lasciata convincere da una vocina partita direttamente dalla mia anima e ho sintonizzato sullo spettacolo; spettacolo che mi ha effettivamente favorevolmente colpita. Tra i tanti aspetti positivi vi è stata, anzitutto, una cosa fondamentale per una persona impaziente come la sottoscritta: la rapidità. Alle 23 circa si erano esibiti tutti i cantanti, senza che di mezzo ci fossero scenette comiche demenziali come siamo abituati in programmi simili.
A parte questo, il contest musicale si contraddistingue per la diversità delle voci, degli stili, perfino delle scenografie perché ogni paese cura la propria. 
Un momento bellissimo in cui sventolano tutte insieme bandire dai colori diversi; in cui l'islandese intona la canzone macedone o il russo balla al ritmo spagnolo; in cui vengono lanciati messaggi profondissimi o semplicemente "nanana" che ricanticchieremo sbadatamente sotto la doccia.
Un arcobaleno in cui si riconosce l'umanità, non la razza, ed in cui tutti parlano solo una lingua composta da sette note musicali.
Tutti uguali, tutti fratelli.

Tutti uguali, tutti fratelli. Si. Finché non arriva il momento del tele-voto.

È stato in quel secondo là, in quell'istante preciso in cui i presentatori hanno cominciato a sciorinare i punteggi che ho capito di essere una brutta persona.
La classifica in pratica si forma attraverso due momenti principali. Nel primo i giudici di 41 paesi (tra cui anche quelli partecipanti che, quindi, si votano a vicenda) assegnano un voto da zero a 12 ai partecipanti.
Tutto molto bello, tutto emozionante...solo che il patriottismo che è in me ha preso il posto del buonsenso e degli arcobaleni ed ho quindi cominciato ad inveire pesantemente contro i paesi che non ci assegnavano il massimo.
Voglio dire, tutti conoscono la rivalità che separa gli Italiani dai Sammarinesi e proprio quest'anno che, incredibilmente, quest'ultimi ci hanno assegnato i 12 punti, i nostri vicini Albanesi e Romeni ci hanno bidonato. Ma con tutti i laureati che vi mandiamo, porca miseria, con tutti i vostri connazionali che ospitiamo qui da noi, ci tradite così?
Tra una riflessione ed una imprecazione, comunque, si arriva alla classifica parziale. Siamo quarti, Mahmood è tranquillo ed io invece inondo di messaggi il Rrrromano (che nel frattempo si è sintonizzato anche lui per disperazione) per esprimere il mio disappunto sui comportamenti dei vari giudici sparsi all around the world. 
Arriva lo step finale, in cui i punti già presi vengono sommati ad altri assegnati (secondo un criterio che non mi è dato sapere) in base al livello di successo ottenuto al tele-voto. 

Un vero e proprio momento tensivo in cui si parte dall'ultimo in classifica fino ai piani alti. Arriva il momento dell'Italia, dal quarto posto schizziamo incredibilmente al primo con uno stacco non indifferente dagli altri. Ci siamo, ci hanno votato, ci sto credendo, ci stiamo credendo, Mahmood inquadrato alla tv sembra non sentire la tensione mentre io se potessi urlerei le peggiori cose nel cuore della notte ma poi rischierei di vedere mio padre scendere incacchiato quindi mi trattengo. 
È il momento di capire se possiamo farcela, se rimaniamo saldi dove siamo e quindi...e quindi... E  quindi niente, ci superano i Paesi Bassi che, per farla breve, vincono con una canzone carina ma che a mio avviso non era ai livelli, se non altro per innovazione, a quella della nostra nazione. 
I miei sogni si infrangono, mi si affloscia la bandiera tricolore che stava volando con orgoglio nel mio cuore e la tv si spegne insieme ai nostri sogni di gloria. 

Che cosa è rimasto dopo questa vittoria il cui profumo è stato sotto i nostri nasi per un secondo e che poi si è allontanata lentamente come un miraggio?
Un buon secondo posto che, negli ultimi anni, è stato comunque il posizionamento migliore.
L'orgoglio di sapere che, dall'estero (perché dalla propria nazione non si poteva votare il proprio rappresentante, ergo per esempio gli Italiani dall'Italia non potevano votare Mahmood) abbiamo ricevuto comunque tantissimi voti.
L'emozione di scoprire, dai video dal pubblico trasmessi sui vari canali social, che durante la nostra esibizione tutti erano completamente coinvolti nonostante il cantautore abbia deciso di lasciare la canzone nella nostra lingua madre mentre in molti hanno scelto comunque l'Inglese.
La gloria di aver ottenuto, proprio grazie al vincitore di Sanremo così tanto bistrattato, per la prima volta nella storia degli Eurovision il premio come miglior composizione.

E però anche un po' di rancore per i paesi che non ci hanno dato i 12 punti. Ma tranquilli, niente di serio, nulla di personale. Siete solo depennati ufficialmente dalla lista delle mete turistiche per i prossimi mille anni :-P

Una buona serata, a chi non è come neve...

sabato 11 maggio 2019

Got something magic

Se c'è una cosa per cui io ed i miei amici siamo famosi è sicuramente la nostra incapacità di organizzare degli incontri tutti insieme.
Eppure, udite tutti, qualche settimana fa il miracolo è avvenuto!
Prima di andare avanti è bene che sappiate che io ed i miei amici siamo un miscuglio di esseri umani del tutto diversi l'uno dall'altro, legati solo dallo stesso senso dell'umorismo becero e dalla stessa capacità di ridere per cose che altri troverebbero disgustose.

Il gruppo di amici in questione è insolitamente (per la mia asocialità, intendo) numeroso ed è composto da me e Maurizio. Fine.
No, scherzo (eccolo, l'umorismo becero di cui sopra).
Ovviamente si, ci siamo io e Maurizio, il quale non ha bisogno di presentazioni ma solo di sassate perché ormai non scrive più.
Poi c'è mia sorella, la più piccola, che come nome in codice avrà il nick Boccolo (non è quella incinta, ndr)
Lei la dovreste già conoscere perché ho scritto spesso di lei, per esempio dentro un post per il suo compleanno. Comunque per rinfrescarvi la memoria lei è la mattacchiona del gruppo, quella che mangia H24 ed ha sempre fame, che scova foto di gente improbabile (tra poco capirete) e che impazzisce per i cani.
I componenti n° 4 e 5 sono una coppia di sposi ed in particolare lei, che chiameremo Stozza per motivi che non sto qui a spiegare, è nostra amica da anni ormai e lui, ovviamente, è entrato di conseguenza di diritto nel nostro team. Lui lo possiamo chiamare tranquillamente Mio.
Mio è molto paziente perché deve sopportare che io e Boccolo mandiamo sempre foto a caso di uomini e donne dall'aspetto un po' caratteristico additandoli come ex storici di Stozza. Non so per quale motivo quest'ultima è diventata il centro del nostro interesse però ormai è così e lo accetta di buon grado (non è che avrebbe altra scelta, dato che abbiamo tantissime foto imbarazzanti che la ritraggono).
E poi c'è una new entry inaspettata risalente ormai a tre mesi fa che riguarda il soprannominato Figghiolu.
Lui è letteralmente lo chef del gruppo, con grande gioia di tutti gli altri componenti, ed ha in comune con Boccolo la grandissima passione per i cani. Lui è un tipo da Labrador, mentre noi siamo più da Pastori Tedeschi, però ci amalgamiamo bene. Anche perché il suo Zeus è super addestrato, più di Stozza, mentre i nostri sono dei criminali che sradicano le piante di mamma e rubano scarpe. Ma chi siamo noi per giudicare?
Figghiolu, proprio grazie alla sua passione, è riuscito a coinvolgerci in momenti bellissimi (in realtà la sottoscritta è stata poco presente a causa degli spostamenti frequenti a Roma) coi cani perché grazie al suo cucciolone regala regolarmente sorrisi ai bambini autistici che, proprio grazie agli amici a quattro zampe, trovano un modo per vivere magari momenti tutti nuovi e solo positivi.

In realtà il gruppo conta anche un'altra persona e la relativa bimba, ossia la sorella gemella di Stozza,  Tina, anche lei ovviamente nostra amica da anni, però lei è come una figura mitologica perché perlopiù scompare per settimane intere e non si fa né sentire, né vedere. Le vogliamo bene lo stesso.

Comunque dicevo, dopo questa breve introduzione dal retrogusto dolce-amaro, che incredibilmente siamo riusciti a vederci in una settimana più di quanto non abbiamo fatto negli ultimi tre mesi. Ed abbiamo riso tantissimo, insieme.
Per esempio, abbiamo fatto una mega cena offerta (in tutti i sensi) dal generoso Figghiolu il quale, come tocco finale, ha anche preparato il cuore caldo, (uno dei dolci più buoni di sempre).
Abbiamo passato ore al bar con Zeus che cercava di rubare il cibo di Boccolo e quest'ultima gli ringhiava ovviamente contro perché il suo cibo non si tocca; fatto (non) lunghe passeggiate sul lungomare cercando di lanciare Stozza invece del gioco del cane da riporto; partecipato ad eventi con cani super educati ed i miei nipotini che, più che portarli al guinzaglio, si facevano portare a loro volta dagli stessi.

Insomma, le solite cose che si fanno con gli amici, no? Che poi, anche se non ci vediamo spesso, praticamente viviamo scrivendoci dalla mattina prestissimo fino a notte fonda...e, credetemi, vorrei tantissimo accompagnare questo post con degli screen delle nostre conversazioni ma non sono riuscita a trovare nessuna parte in cui non ci fossero dentro cose strane (es. parole in dialetto indecifrabile, parolacce, offese a Stozza, pettegolezzi, foto inquietanti, botta e risposta con audio lunghissimi).
E non so perché mi è venuto da fare questo post su di loro; forse perché raramente scrivo di cose del genere o forse perché sono molto felice di aver trovato questo gruppo di stramboidi che, però, si sta dimostrando prontissimo a sostenersi anche per piccole cose quotidiane.
O forse per ricordare che le cose belle succedono e non devono per forza essere eclatanti, basta una risata strappata grazie ad una chat strampalata.

E voi li avete amici del genere? E se si, in quale manicomio li avete pescati?

Una buona giornata, a chi non è come neve...

domenica 28 aprile 2019

With you I can feel again

Chiamatelo destino. Chiamatelo karma, Dio, coincidenza, caso. Chiamatelo come meglio credete.
Quel momento in cui il bianco si congiunge col nero, la notte con il giorno, il bello con il brutto, la vita con la morte.
Non è iniziato nel migliore dei modi quest’anno per me o per la mia famiglia, per la ragione che dovreste ricordare.
È stato un duro colpo per tutti noi perdere una persona che ci accompagnava praticamente da sempre anche se certe cose sono inevitabili, dettate da tutte le leggi che regolano questo Universo. È che semplicemente quando tocca proprio a noi ce ne sorprendiamo come se fosse una cosa impossibile.
Ed è qui che entra in gioco il destino, o il karma, o Dio, o la coincidenza o il caso.
Proprio in quei momenti lì, in quegli esatti giorni, il nero si è congiunto col bianco, il giorno con la notte, il brutto con il bello e la morte con la vita.
Perché esattamente mentre un cuore smetteva di battere uno nuovo aveva già iniziato a prendere forma.


Stavo facendo un incubo terribile quella notte, terribile, da cui mi sono svegliata col cuore a mille e la schiena sudata. Sognavo che a mio padre stava per succedere qualcosa di brutto e, appena sveglia, noto con paura che il mio telefono segnala delle chiamate perse da una delle mie sorelle. Apro la connessione e, con la mente ancora annebbiata, scorgo sulla nostra chat più di cento messaggi. Non so cosa aspettarmi e comincio a scorrere senza leggere alla ricerca non so nemmeno io di cosa.
E poi all'improvviso, senza che nessuno potesse immaginarlo, eccola proprio là: tra le mille parole delle mie sorelle fa capolino l’immagine di un nuovo cuoricino, immortalato nero su bianco su un foglio traslucido che è la sua prima ecografia.
Chiedo come sia possibile che la futura mamma se ne sia accorta solo in quel momento scoprendo che, in realtà, è già quasi a metà della gravidanza lasciando poi che le domande si sostituiscano alla gioia ed all'emozione di diventare per la quarta volta zia.
Ed in quel momento in cui, per fortuna, l’incubo che avevo fatto quella notte è ormai un lontano ricordo mi viene in mente un altro sogno, fatto qualche settimana prima. Un sogno in cui, incredibilmente, c’era proprio quella mia sorella a cui dicevo che era incinta e lei mi rispondeva che non era possibile che lo fosse e chiedeva se si vedesse il pancione alle altre sorelle ed io invece insistevo nel dirle che stava aspettando una bimba (in realtà devo essere sincera, non mi ricordo se dicevo esattamente anche il sesso, ma giurerei di si).


Da quel momento in poi è stato tutto un susseguirsi di preparativi ed acquisti e riunioni per la scelta del nome una volta avuta la conferma che si tratterà di una Fagiolina (praticamente ormai l’abbiamo battezzata così). E poi ancora gare a chi la sente scalciare di più, a chi le farà i regali più belli, ricerche per capire quali sono gli alimenti migliori per mantenere sotto controllo questo o quel valore, discussioni con la (ancora per poco) più piccola dei miei nipotini per decidere se accetterà questa nascita con serenità o con un pizzico di gelosia (siamo passati dal “deve stare chiusa nello studio o in ufficio con sua mamma, a casa con nonna solo io” al “avrò una cuginetta tutta mia. Però deve fare tutto quello che dico io perché io sono più grande”).
Insomma, giornate piene di tutto quello che un futuro pargolo porta con sé.
Ed ora vi ho anche svelato il mistero che aleggiava sul famoso post che tardavo a pubblicare, sperando di non aver disilluso le aspettative. Perché certo, per voi magari sarebbe stato più emozionante scoprire altro ma per una zia (direi ormai anche una zia esperta) ogni fiocco, azzurro o rosa che sia, è un dono bellissimo dal cielo. Soprattutto in certi momenti.

We are waiting for you, Karol Maria ❤❤

Una buona giornata, a chi non è come neve…

sabato 13 aprile 2019

Fine primo capitolo

Cos'è successo fino ad ora?
Un sacco di cose. O meglio, poche che però hanno portato ad un fiume di tante altre, tutte interessanti. Però una, che è sempre la stessa, la voglio tenere ancora un po' per me perché merita un momento speciale. Sono sicura che mi darete ragione.

Passiamo invece alla seconda che è stata tanto imprevista, quanto piacevole.
All'ultimo anno di Università, come forse qualcuno di voi saprà, sono previsti i famosi esami a scelta, ossia lo studente ha la possibilità di andare a frugare dentro una lista di corsi pre-selezionati e scegliere autonomamente, per un tot di crediti, cosa seguire ed inserire nel proprio piano di studi. Come potete immaginare molti dei miei colleghi hanno utilizzato come fattore discriminante il "questa è un 30 e lode sicuro, presa!". Io, che penso di aver colto meglio il senso del prendere una laurea, avevo invece scelto una materia particolare, di un percorso di studi diverso dal mio, che infatti si scostava molto da quello che fino ad ora avevo studiato ma che, proprio per questo, mi affascinava. A lezione eravamo pochissimi, e questo all'inizio mi aveva anche un po' fatto fare due domande, soprattutto quando scoprii che il libro su cui studiare era praticamente un mattone di 600 pagine. Dopo aver sostenuto (brillantemente, dai, lasciatemelo dire) l'esame, invece, ero contentissima della scelta che avevo fatto. Avevo avuto la possibilità di inserire tra le mie conoscenze qualcosa di diverso, che mi aveva arricchito.
Dopo essermi laureata, ho cercato anche qualche sbocco lavorativo che avesse a che fare proprio con quegli argomenti ma la cosa sembrava molto difficile.
Finché un bel giorno, casualmente, mi imbatto nell'annuncio di una società che offriva un corso di formazione breve ma molto, molto intenso proprio incentrato su quello che stavo cercando.
Non era certo un'offerta di lavoro vera e propria ma la cosa non mi ha decisamente turbata, anzi.

Partecipo al colloquio conoscitivo e con grande felicità dopo qualche giorno vengo ricontattata con tutti i dettagli del caso perché ero stata selezionata. Grande gioia, grande emozione e grande entusiasmo che non si è smorzato neanche quando mi sono resa conto che la sede (qui a Roma) non era per niente facile da raggiungere, anzi. 
Il corso in sostanza era full time, quindi 9/18, con pausa pranzo, per quasi due settimane. Peccato che per arrivarci ho dovuto usare tre mezzi (di cui uno maledetto, ma lo state per scoprire) e quindi svegliarmi la mattina prestissimo per rincasare quasi all'ora di cena. Ma ripeto, nonostante alcuni giorni fosse durissima reggere il sonno (perché la prima notte, per esempio, ho dormito letteralmente solo un paio di ore nonostante fossi abbastanza tranquilla) non mi sono scoraggiata, anzi.
Mi sono ritrovata in un'aula con inizialmente otto persone (una costretta ad abbandonare per cause di forza maggiore dopo i primi giorni), di cui due, a sorpresa, miei conterranei, più il docente, che in realtà non credo (anzi, ne sono quasi certa) sia un vero e proprio prof ma sicuramente un esperto nel campo su cui ci ha formati in questi giorni.
Ovviamente non sto a tediarvi con i dettagli tecnici del corso, vi parlerò invece delle cose di contorno che, in realtà, non sono state poi così secondarie.

Innanzitutto, nonostante gli altri miei sei colleghi fossero per me, almeno inizialmente, sostanzialmente degli sconosciuti, è stato molto piacevole condividere questo tempo insieme a loro. Devo dire che li ho trovati tutti molto simpatici, alla mano e socievoli. Soprattutto, com'è normale che sia, gli ultimi giorni ho riso tantissimo con alcuni di loro in particolare e ho pensato sinceramente che quel corso fosse stato bello anche per merito loro.
Per esempio, io, un ragazzo ed una ragazza ci siamo ritrovati a dover prendere lo stesso autobus, quello maledetto, per raggiungere la stazione ed abbiamo condiviso, appunto, ore ad aspettare al gelo il mezzo in questione che, non abbiamo ancora capito perché, si ostinava a non arrivare puntuale. Anzi, letteralmente ha saltato corse su corse grazie alle quali abbiamo dovuto tardare quasi sempre il rientro a casa. Però, mi ripeto, le risate sono valse l'attesa.

E poi c'è stato il "docente" in questione, come accennato.
Ovviamente buona parte delle giornate è trascorsa parlando di nozioni, di strumenti tecnici ecc, però, soprattutto l'ultimo giorno, è riuscito ad integrare l'argomento trattato (che è molto, molto "formale") con argomenti che non credo vi aspettereste di sentire (perché non ce lo aspettavamo neanche noi).
Abbiamo cominciato a parlare di linguaggio del corpo, di tarocchi, di cristalli.
Che dicendolo così probabilmente vi starò facendo pensare a "bel corso ha seguito questa, se andava a guardarsi un film di Harry Potter faceva meglio" ed invece vi posso assicurare che è stato tutto molto serio e coerente, non fuori luogo.
Anche l'ambiente in cui ci siamo ritrovati, tanto all'interno della società nel suo complesso quanto nell'ambito della nostra aula, è stato piacevolissimo. Tutti molto professionali eppure in grado di mettere le persone prima della figura che stavano ricoprendo. Simpatici senza essere dei buffoni, alla mano nonostante magari la grande esperienza nel ruolo di appartenenza. E questa non è stata solo una mia impressione. Ed appunto, in particolar modo il nostro formatore, chiamiamolo così, si è dimostrato fin da subito una persona in grado di mettere tutti a proprio agio. Che non ci ha mai fatto sentire stupidi anche quando è capitato di dare risposte che non stavano né in cielo, né in terra. Che ci ha permesso di sentirci tutti in grado di dire la nostra senza timore di essere giudicati.
Ecco, questo mi ha colpito; credo che ognuno di noi si sia sentito non giudicato e, al contempo, si è permesso di non dover giudicare gli altri intorno a sua volta.

A seguito di questa esperienza (che per la cronaca è terminata proprio ieri) c'è stato comunicato che parteciperemo ad un altro incontro di cui ancora non conosciamo tutti i dettagli e ciò ha contribuito a rafforzare ancora di più la nostra visione positiva verso la società che ci ha ospitati e le persone che abbiamo conosciuto.
Non so se tutto questo potrà portarmi ad un contratto stabile di lavoro però posso dirvi di cuore che sono state due settimane sfiancanti ma gratificanti sotto ogni punto di vista e questo ha superato qualsiasi aspettativa (poi certo, se va bene anche sotto quell'aspetto mica dico "no, grazie" :-D).

Ecco, quindi, che fine avevo fatto nel caso ve lo steste chiedendo.
Fatemi sapere se anche voi avete mai conosciuto persone così in contesti del genere, nel frattempo vi ringrazio di avermi letta fino a qui e passerò ad aggiornarmi presto su di voi.

Una buona giornata, a chi non è come neve...

PS. il penultimo giorno il nostro formatore, mentre spiegava, mi indica all'improvviso e mi chiede "tu hai un blog, vero?". Sono stata colta alla sprovvista e sono arrossita come un peperone :-D

martedì 19 marzo 2019

Ti dedicai quasi una vita

Qualche tempo fa si parlava del fatto che mettere al mondo un figlio sia un gesto egoista. Da una parte è vero; decidere per un altro esserino quando nascere, in che famiglia darlo alla luce, la condizione economica (almeno iniziale) in cui vivere...
Però dall'altra parte ogni volta che vedo un genitore col proprio figlio non posso non notare l'altruismo che circonda le due figure. 
Per esempio, ero ad una festa di paese nella città accanto alla mia questa estate ed era ovviamente pieno di famiglie, di bambini accompagnati da mamma e papà. Allora ognuno di questi, non uno più dell'altro, faceva un po' di tutto per accontentare i propri pargoli più o meno cresciutelli di età. 

Piccoli gesti, nulla di eclatante, ma che mi hanno fatto un bell'effetto. Il papà che lasciava scegliere il palloncino preferito alla propria bambina aspettando con la banconota in mano; la mamma che, mano nella mano con il piccolo, si assicurava della scelta fatta "Sicuro? Ti piace di più quello? Sei contento?"; andare al supermercato e comprare, in mezzo alla pasta, l'acqua, il formaggio, l'ovetto Kinder perché è una sorpresa in più, un sorriso in più una volta tornati a casa; che non è nulla di dovuto, è proprio semplicemente qualcosa di voluto.

E quante volte, allo stesso modo, ho visto dei bambini altrettanto generosi?
L'altro giorno ero a tavola ed avevo fatto i tramezzini con la salsa tonnata. La mia nipotina, seduta al mio fianco, non li aveva mai assaggiati (così diceva) ed insisteva nel dire che non le piacevano. Ho cercato di convincerla perché secondo me erano buonissimi e così alla fine ha ceduto. Si è presa un pezzettino ed ha detto che le piaceva, me ne ha chiesto un altro piccolo e mi si è sciolto il cuoricino quando lei ha preso il suddetto quadratino, che era l'ultimo, e lo ha diviso in due per cederlo a me. È stato un gesto assolutamente naturale, neanche mi guardava mentre lo faceva, come se si fosse resa neanche conto che in realtà stava facendo qualcosa che non era dovuto necessariamente.
Mi fa altrettanto tenerezza nei momenti in cui ha le sue patatine preferite in mano, che io invece detesto perché speziate, ed insiste (stavolta lei) perché io le assaggi "zia sono bone, assaggia, assaggia".
Credo che, riflettendoci a fondo, fa abbastanza bene al cuore la semplicità di questo gesto; vuole condividere con me una cosa che ama ed insiste nonostante, qualora io accettassi, significherebbe privarsi lei di un cibo che le piace tanto sgranocchiare.

È che magari è vero che mettere al mondo dei figli è anche una scelta egoistica, però sommando tante piccole cose credo che col tempo questa scelta si ripaghi con almeno altrettanto altruismo.
Per esempio quando poi si esce presto al mattino e si torna a casa tardi la sera per guadagnare abbastanza da sostenere la famiglia. O quando si fanno un po' più di sacrifici per realizzare quel piccolo sogno nel cassetto del pupetto di turno o per pagargli gli studi.
O quando alla stazione dei treni, vedo i genitori trattenere le lacrime salutando i figli, anche se ormai grandi, per dare loro la forza e la sicurezza di star facendo la scelta giusta per il proprio futuro. O quando poi ogni sera li chiamano per sapere come stanno e chiedono loro se hanno bisogno di qualcosa in particolare, perché nel caso “non ti devi preoccupare, devi solo dirmelo eh”.

O come quando una volta dissi scherzando a papà “ma tu ci pensi che, dato che alla fine ci hai mantenute tutte e cinque facendoci fare una vita abbastanza agiata, se invece non ci fossimo state praticamente saresti stato ricco?” e lui rispose tranquillamente “veramente quello che ho fatto, l’ho fatto per voi, se fossi stato solo mica ci sarei arrivato”.

Buona festa del papà ai papà non egoisti. A quelli che non lo sono ancora ma lo sono già. A quelli che lo stanno per diventare, a quelli che lo stanno sognando, a quelli che non ci sono più ed a quelli che hanno voluto esserci lo stesso.
Ed ovviamente soprattutto buona festa del papà al mio che mi ha dato il nome, mi ha dato il cognome, mi ha dato il bel caratterino che mi ritrovo e soprattutto il nasino elegante* che sfoggio felice.

Una buona giornata, a chi non è come neve...

*ironica