martedì 5 dicembre 2017

L'amore eterno dell'Inverno

Le mie giornate stanno scorrendo veloci e piene. Di lucine colorate, di una ricciolina simpatica, di qualche momento di tristezza, di ricerche universitarie, di domande sul futuro, di stelle, di amore.

Come qualcuno di voi saprà, la scorpioncina che è in me ha compiuto gli anni ai primi di Novembre ed il fidanzato migliore del mondo ha deciso di omaggiarmi con un regalo che desideravo da quando ero praticamente una bambina. Data la sua particolarità non lo avevo ricevuto mai da nessuno, fino, ovviamente, a questo 2017.
La magnificenza del regalo in questione è deducibile dalla foto che vi sto per allegare.
Si tratta non della Luna ma dell'oggetto migliore per scrutarla insieme agli altri meravigliosi abitanti del cielo.
Il telescopio è un regalo particolare, probabilmente, ma per me veramente importante perché il mio Rrrromano ha veramente pensato a me scegliendolo, a farmi felice con una delle cose che più amo.
Inizialmente ci è voluta molta pazienza, perché da quando l'ho scartato il cielo è stato praticamente sempre coperto da nuvoloni. Pazienza anche per imparare la differenza tra le lenti in dotazioni e per capire come puntare al meglio le stelle, che la Luna essendo più grande alla fine è l'oggetto più semplice da ammirare.
E proprio quest'ultima è stata una scoperta per me, perché nei secondi fugaci in cui l'avevo spiata dai telescopi messi a disposizione nell'ambito di qualche ritrovo estivo, non avevo mai avuto modo di guardarla veramente bene.  E quando ciò è accaduto, specialmente nei momenti di piena, è stato davvero emozionante. Anche se, ammetto, le foto che scatto non rendono l'idea (anche perché ci vuole una maledetta calma perché l'obiettivo del telefono riesca a centrare quello della lente) di quanto fascino ci sia nel bagliore del nostro satellite; di quanto sorprenda il suo colore bianco e quelle macchioline brillanti che sembrano delle perfette ragnatele disegnate appositamente per stupire da una mano esperta.
Bellissimo.

Oltre al telescopio ho ricevuto altri regali apprezzatissimi, non solo per l'oggetto in sé, quanto per il vero piacere dei mittenti di farmi felice, di rendermi omaggio. Ho apprezzato ogni singolo gesto, a partire dalle mie sorelle, per finire dai genitori e dal fratello del mio fidanzato, senza assolutamente scordarmi dei miei genitori.
E' stato un bel compleanno, che io generalmente quando compio gli anni sento sempre quel velo di malinconia del tempo che passa, fatto di gesti dolci, di risate e di meraviglia.

In secondo luogo, le mie giornate stanno trascorrendo come se fossi una mamma a tempo pieno perché mia sorella maggiore sta lavorando molto e quindi approfitta della mia presenza per portare i bimbi, in particolare modo la femminuccia.
Lucia, o LuciMi come ormai la chiamiamo tutti, è un vulcano pieno di riccioli in testa. Ve l'ho detto tante volte quanto sia simpatica e spigliata, ma ogni volta mi sembra che ci sia un motivo in più per ribadirlo. Stando insieme così spesso il nostro rapporto ne ha giovato: ha tanto piacere di starmi accanto ed anche quando io le dico che devo dedicarmi alla tesi al pc, lei semplicemente prende i suoi giochini e si siede tranquilla nella stanza in cui sto, aspettando che possa darle le giuste attenzioni. E poi mi chiede spessissimo di zio Mouizio e di quando verrà, ricordandomi che "A Natale?!Ma mancano tle mesi!", perché dirne di meno farebbe troppo poco epico :-D
E' un lavoro a tutti gli effetti fare la sua baby sitter, ma il giusto ricompenso arriva quando mi abbraccia forte, forte, mi bacia o mi dice "Oglio te, oglio ttare con te".

Infine, le mie giornate si stanno illuminando delle lucine che ho messo tutto attorno alle scale, agli alberi di Natale (si, Riccardo, sono due ed uno è venuto spettacolareee xD), ai mobili.
Ancora sono lontana dall'aver completato ma il risultato fino ad ora mi  ha soddisfatta!Penso che potrei allegare qualche foto o qualche video sperando che rendano l'entusiasmo che ci ho messo e che regalano ogni volta che li guardo.

E poi ci sarebbe un'altra cosa che sta riempiendo le mie giornate, i miei pensieri. Però per quella aspetto ancora un pochino, che una leggera dose di superstizione non guasta mai!
Se avete letto fino a qui il mio post di aggiornamento pieno di cose sconnesse vi ringrazio e vi abbraccio, scusandomi di eventuali errori perché ho scritto tutto velocemente e senza rileggere :)

Una buona giornata a chi non è come neve...

sabato 25 novembre 2017

Bella gioia

Quando ho guardato per le prime volte una stella al telescopio mi sono emozionata tanto. Non mi ero mai chiesta come fosse così più da vicino, non avevo neanche un'idea di cosa mi sarei potuta aspettare ma mi sono meravigliata lo stesso.

Un ammasso di luce, senza un contorno definito, pulsante e mai fermo come un cuore dentro ad un petto. Che non hai neanche il tempo di renderti conto di quello che stai guardando che è già sparita con il movimento della terra che ospita la vista.
Non ci avevo mai pensato a questa cosa. Non me ne ero mai accorta come fosse veloce quello che, in realtà, nella vita mi sembra andare così piano. Come gli anni, i minuti, le settimane, i mesi, i giorni, le ore.
Come scompare quel bagliore indefinito in pochi secondi, così un cuore dentro ad un petto può smettere di battere.

Della morte, che per la prima volta ho vissuto coscientemente e così potente solo in questo momento perché prima ero troppo piccola e dopo non così dentro, non mi spaventa la morte in sé.
Mi terrorizza il modo in cui ti può, e lo fa, tradisce la vita. Che tu le credi, perché ti hanno insegnato così e ci credi perché ne hai bisogno, però quando succede quello che succede ti rendi conto che non siamo veramente nulla.
E questo è sconvolgente, se rimanete un attimo a pensarci. La vita è mia, nasco e poi decido io come indirizzarla; se viverla dignitosamente o se bruciarmela dietro vizi e sbagli; se gestirla come si farebbe come con una piccola azienda in proprio, come un'impresa famigliare o se lasciare che vada come deve. E poi all'improvviso, magari quando uno si era abituato o aveva cominciato a credere di capirci qualcosa, ecco, quella se ne va. Se ne va perché lo ha deciso lei, o il destino, o Dio, o chi per Lui o chi preferite. Uno si fa in quattro per darle un motivo, una direzione e tac, finisce anche se non lo vuoi, anche se non lo sai. 

Mi paralizza l'idea del non avere più qualcosa. Una voce, un viso, una mano, una risata.
Ed in questo caso, la tristezza ed il male che provo, è composto da più parti.
La prima è la tristezza immensa che provo all'idea che, si, qualcuno non può esserci più. Che anche se è passato un po' -poco- tempo ancora una lacrima riesce a scapparci al pensiero almeno una volta al giorno.
La seconda è il pensiero che quello che sto provando io è, per forza di cose, neanche un milione di volte potente quanto quello che stanno provando i suoi figli, sua moglie, il fratello, gli amici. Ed a me tocca profondamente immaginare il mio fidanzato non star bene, o suo fratello che con me è sempre stato un angelo fin da subito, o la sua mamma che mi ha accolta come mai mi sarei immaginata.
La terza è il cruccio delle cose che avrei potuto ancora conoscere di lui, di fare, che volevo tanto fargli ascoltare il cd di Tiziano versione Swing che secondo me, alla fine, lo avrebbe apprezzato più di quanto avrebbe mai potuto ammettere ed immaginare. E, soprattutto, il cruccio delle cose che i suoi figli avrebbero ancora potuto fare insieme a lui, fargli vedere, il modo in cui si sarebbe dovuto far chiamare dai nostri, di figli.

Però, se anche questo post lo penso da un pochino di tempo con un velo di tristezza addosso, non voglio, ora che lo scrivo, esserlo. Voglio solo ricordare che

E' stato un onore pensare che quando mi presentavi agli altri, ai medici, ai tuoi amici, sottolineavi che fossi la tua nuora;
E' stato piacevole passare quelle occasioni io e te da soli, perché Maurizio e gli altri dovevano fare delle commissioni e non volevamo che stessi da solo. Che abbiamo parlato davvero di tante cose. Della Roma, che io non so niente di calcio, della mia università, della tua famiglia, della mia, dei bambini, di quando avevi tu la mia età, dei viaggi, della musica, della Calabria, del nord, degli amici, dei libri...;
E' stato bellissimo che tu abbia potuto conoscere tutta la mia famiglia e che tu abbia visto, almeno un'ultima volta, mio padre e mia madre. Che desideravi tanto tornare qui giù ma non hai fatto in tempo;
E' stato piacevole poterti venire a trovare anche quando eri in ospedale ed è stato un gesto meraviglioso il tuo averlo apprezzato e capito, tanto da avermi voluto fare un pensierino per ringraziarmi anche se io avrei dovuto ringraziare te perché mi hai fatta sentire a casa, in una famiglia e non solo in mezzo a dei consanguinei del mio fidanzato;
E' stato una cosa bellissima che tua abbia cresciuto il mio amato Mizio -ed il mio cognatuzzo bello- con tutto l'amore che gli hai riservato in questi anni. Con tutte le cose che gli hai insegnato, le cose che gli hai fatto vedere, il supporto che gli hai potuto dedicare, gli insegnamenti che hai impartito...Ed almeno questo, però, ho potuto dirtelo personalmente tanto tempo fa;
E' stato un onore avere un posto tra le tue chiamate rapide, sul telefono, ed anzi, l'ultima chiamata che mi hai fatto l'ho immortalata in uno screen per non scordarmi mai che almeno ho potuto sentire la tua voce.
E' stato dolce ricevere ogni mattina, da te, la colazione a casa. Un cornetto pieno di cioccolato dal bar che ti piaceva tanto...e mi chiedevi sempre "piaciuto il cornettino?Eeeeeh, te possino!"
E' stato un onore aver imparato e capito il tuo giochetto magico con la catenella al dito.

E' un ricordo che non potrò levare mai la tua presenza, seppur troppo breve, nella mia vita e, fortunatamente, anche nella sua. 
Ed il modo in cui mi chiamavi sempre,
bella gioia.




La vita come tu te la ricordi un giorno se ne andò con te...
A chi non è come neve...


lunedì 6 novembre 2017

Che sfido la vita

Avete presente quei giorni in cui ci si sveglia pieni di creatività, pieni di voglia di fare.
Di imparare nuove lingue, di disegnare anche se non lo sai fare, di colorare, di usare colla e brillantini, di iniziare un nuovo quaderno?
In questo periodo mi sento così, forse perché ho bisogno di sfogarmi per tutte quelle ore che passo di fronte al computer a tradurre documenti di ricerca, mettere insieme pensieri critici e dare un senso logico alle cose che inserisco nella mia tesi.

Quindi ieri, ma anche un po' prima, ho preso uno dei tanti quaderni che tengo nel mio armadio. Iniziato alla fine dell'estate e lasciatomi dal mio fidanzato, dentro ci abbiamo raccolto tutte le nostre cose: i biglietti di treni, cinema, musei; date, orari, aneddoti.
Stavo impastrocchiando le pagine ancora vuote con i colori dei vari inchiostri finché, nel mazzo di fogli e ricordi che avevo messo da parte nel mio cassetto non ne è spuntato uno piegato su sé stesso.
Una calligrafia minuta e fine, con una penna blu, su un foglio senza righe.

"Cara Paola, 
è difficile parlare con te...a volte vorrei poter leggere tra i tuoi pensieri per riuscire a capire quello che ti preoccupa e ciò che ti fa star così male. Non sei più la bambina spensierata di un tempo e non sai quanto male ho nel cuore vedendoti in questo stato.
(...)
Soprattutto tu, Paola, puoi sempre contare su di me...Io e te siamo uguali, non riusciamo a parlare dei nostri problemi, ci teniamo tutto dentro anche a costo di morire dal dolore.
Io, per fortuna, ho avuto una brava professoressa che mi ha fatto capire che non esiste solo la voce per comunicare con gli altri: si possono usare anche una penna ed un pezzo di carta.
(...) prova a fare così anche tu...scrivi, e se vuoi far leggere a qualcuno che ti vuole bene magari ti potrà aiutare.
(...)
Senti la voce che parla al tuo cuore ed affronta i tuoi fantasmi. Io posso aiutarti se lo vuoi.
Prendi un foglio di carta e scrivi tutto ciò che ti passa per la testa. Scrivi tutto ciò che ti preoccupa, tutto ciò che ti rende triste, tutto ciò che ti fa piangere ma anche quello che ti fa ridere.
Paola, piccola mia, apri il tuo cuore alle persone che ti vogliono bene (ed io sono tra queste)
(...)"

Non mi sono mai scordata di quella lettera, ma erano anni che non la leggevo per intero perché ogni volta che scorgo già le prime parole mi si riempiono gli occhi di lacrime.
Ci sono delle cose che, a volte, a forza di ripeterle nel tempo ti diventano indifferenti, ne diventi immune; questa lettera non è per me tra queste, così anche mentre ne scrivevo questi piccoli pezzi ho sentito il magone e mi si è rigato il volto di emozione.
Non so bene cosa mi faccia effetto.
Forse che lei mi abbia scritto, e che lei non è una persona qualunque ma una di quelle che più amo nella mia vita. Forse che effettivamente non so neanche io cosa mi stesse succedendo in quel periodo, che cosa stessi bene provando.
Non ho mai voluto dare la colpa al dramma che mi stava accadendo attorno; anche perché se mi chiedeste "pensi che quello ti abbia segnato in qualche modo?", io direi convintamente di no. Ma certo questo non significa che non sia invece accaduto ed a me non interessa semplicemente indagare oltre.
Forse mi fa effetto che quella lettera è datata Gennaio 2005, quando io ancora avevo undici anni e due mesi. E se cerco foto di quando avevo quell'età trovo una bambina dal viso buffo che sorride in camera, con la pelle sempre bianchissima, i capelli più corti di quanto ora potrei sopportare, con vestiti improbabili. Mi fa effetto questo, si. Pensare che quella bambina è la stessa triste e piena di cose nel cuore pronte ad esplodere di cui parla la lettera.

Non l'ha mai letta nessuno. Sono sempre stata troppo gelosa delle mie cose ma anche intimidita dal far capire agli altri quello che sento o posso aver sentito. Per questo motivo anche qui ho nascosto più della metà delle cose che ci sono scritte nell'originale. Credo che di quel che mi stava accadendo non ne abbia memoria nessuno, in realtà. E questo mi solleva, non mi offende.
Il testo per intero l'ho inoltrato per la prima volta ieri solo al mio fidanzato ed è stato proprio lui a farmi notare la questione dell'età.
Seppur io ricordassi benissimo quanti anni avessi, che periodo fosse, non ho mai accostato la me di quel momento alla me delle foto che trovo in giro di quello stesso periodo.
Come se quello che stavo provando allora fosse troppo per una bambina così piccola e così ogni volta in cui ci ho pensato ho trasfigurato la me già grande di ora al posto di quella che ero davvero.
Mi fa sorridere, è tipico di me.
Un modo per proteggermi senza far male a nessun altro.

Quegli anni sono così lontani ed ora mi sento così diversa.
I miei fantasmi ci sono ancora, ma non sono più così grandi. Li tengo a bada, mi accompagnano quando ho qualche paura ma questo non mi ha impedito di fare quello che ho sempre voluto.
Ed ovviamente non c'è bisogno di dire che scrivo; quando sono triste, quando sono felice, quando sono arrabbiata.

Di quella lettera, di quel periodo, mi è rimasta la voglia di insegnare a qualcun altro, chiunque ne abbia bisogno, che tanto tutto passa. E se non passa possiamo farlo passare noi.

Una buona giornata, a chi non è come neve...

martedì 10 ottobre 2017

E forse è così

Io sono due tipi di persone.
Una è quella che non si fida di nessuno, o quasi. Quella che pensa che in agguato ci sia sempre qualcuno che la vuole fregare. Quella che attacca prima di doversi difendere.
Un'altra è quella che ha profondamente fiducia nella bontà altrui. Quella che un gesto può essere mosso solo da semplice affetto-amore, perché anche i miei lo sono.
E se pensate che le due cose non possano per natura convivere, beh, benvenuti nella mia vita.

L'altro giorno io e le mie sorelle stavamo sistemando tutti i regali che i nostri nonni ci hanno lasciato nel tempo (la famosa dote che, almeno al Sud, è ancora molto in voga) e nella stessa stanza si erano accumulati anche i miei libri e quaderni degli anni scolastici passati.
C'erano anche sei dei miei diari. Li avevo aperti di sfuggita, poi li avevo riposti.
Ieri sono ripassata dalla stessa stanza ed ho deciso di portarmeli dietro e leggerli più attentamente.

Ci ho trovato dentro tante cose imbarazzanti; le cose imbarazzanti che tutti gli adolescenti scrivono credendo di star lasciando la frase dell'anno. C'erano dediche di compagni, di amici di altre classi, di nomi che oggi non mi dicono davvero nulla. C'erano anche nomi cancellati, per seguire la scia della vecchia storia del diario bruciato.

Ma soprattutto ad un certo punto mi è comparsa una pagina a quadretti con una lunga scritta in blu.
Ho riconosciuto la calligrafia immediatamente, ma ci sarebbe stata anche la firma a suggerire il mittente. La mia ex compagna di banco, che poi era anche mia amica, mi scriveva che le avevo fatto fare tante figuracce, che ci eravamo divertite tanto in quegli anni, che mi voleva bene e che, concludendo, probabilmente me ne avrebbe voluto per sempre.
E sono rimasta colpita da quella frase.
Da una parte mi sono detta che probabilmente era una di quelle cose che tutte le ragazzine si dicono; addirittura ho provato disagio nel pensare che, a mia volta, da qualche parte sulle pagine del suo diario io abbia potuto scrivere le tre stesse parole per lei.
Dall'altra mi sono chiesta se veramente lo abbia pensato o provato, se forse ero stata io quella ingiusta con lei e se la pessima amica, a ben guardare, non fosse stata la sottoscritta.

Forse sarebbe lungo spiegare quello che è successo tra di noi, o forse non è semplicemente successo nulla. Io non ho mai commesso gesti cattivi nei suoi confronti, anzi. Al contrario, guardando indietro, ci sono tante piccole cose che, sommate, hanno assunto per me l'equivalente di una grande, bella pugnalata.
Come quella volta in cui si era inventata una scusa per non darmi i compiti del giorno dopo, dato che io ero assente, per mettermi in difficoltà coi prof. Che quando un'altra compagna, in buona fede, aveva smantellato quella scusa il giorno seguente vidi l'imbarazzo nei suoi occhi, il viso divenirle rosso ma io avevo deciso che non me ne importava niente e di lasciar perdere.
Come quella volta in cui avevo commesso un grande errore, un errore solo mio non nei suoi confronti, e lei invece di stare dalla mia parte e sostenermi aveva deciso di buttarmi giù e di stare dall'altra barricata, di giudicarmi. Ed io anche allora avevo deciso di lasciare stare, perché in fondo a me non serviva proprio la sua approvazione o quella di chiunque altro, e continuai per la mia strada che oggi mi ha portato qui.
Finché non arrivarono le sue domande fatte per mettermi in difficoltà; quelle in cui sentivo il tono con cui giudicava le mie paure, che però non mi hanno fermata mai, mi hanno solo fatto fare un giro più lungo. Finché non arrivò quel compleanno in cui si materializzò ai miei occhi tutta la noncuranza che mi avevano riservato, mentre per loro era stato fatto pure troppo, col senno di poi.
Finché non arrivò la mia laurea, quando al ristorante io aspettavo solo loro e dopo un'ora di ritardo (no, non è per dire, sono stati 60 minuti veri e propri) fecero capolino senza neanche chiedermi scusa, senza neanche un avviso prima, senza l'affetto che le amiche, quelle vere, ti riservano in un giorno così.
Quella è stata l'ultima volta in cui le ho permesso (il plurale di cui sopra fa riferimento al fatto che le "amiche" in realtà erano due, ed anzi, il comportamento dell'altra è stato anche peggiore ma qui mi soffermo solo sull'autrice di quella dedica) di far parte della mia vita. Ho continuato a declinare inviti, ad ignorare messaggi, a cancellare gruppi in comune finché non hanno smesso di cercarmi, finché le nostre strade hanno smesso di incrociarsi casualmente.

Non so se abbia mai capito quello che è successo davvero; penso che in realtà per lei sia stata io l'artefice di tutto, che sia stata io ad escludere lei. Io non ho mai sentito la sua, la loro, mancanza neppure quando questo ha voluto dire essere rimasta sola.
Forse perché io, in realtà, sola non ci sono mai stata per un motivo o per l'altro.
So che adesso, dopo aver scritto questo post, dopo aver ricordato anche cose che ho deciso di non riportare qui, quella dedica non è più nulla. Solo una frase come un'altra scritta da una persona come un'altra.
So anche che, probabilmente, se un giorno lei dovesse trovare qualcosa di simile da parte mia penserebbe le stesse cose di me.


...Dici che esistono solo persone buone, 
quelle cattive sono solamente sole...
T. Ferro

Una buona giornata, a chi non è come neve...

sabato 23 settembre 2017

Un cielo girato di spalle

La mia estate è finita, ufficialmente. Questo significa che bisognerà cominciare seriamente a pianificare il lavoro di tesi ed i viaggi per la città universitaria, che può sembrare cosa da poco ma tre giorni fa abbiamo affrontato quasi otto ore di viaggio per undici minuti di colloquio con la docente.
E no, non studio dall'altra parte dell'Italia rispetto a dove abito.

Comunque, quello che devo dirvi è molto. Ma è ancora più lungo quello che vorrei scrivervi.
Tanto che dovrei dividere il post in più puntate e non escludo che possa farlo.

La fine dell'estate coincide con la partenza del Rrrromano per la capitale, proprio qualche ora fa.
E' stato molto bello, ve lo avevo detto già in altri post precedenti.
Abbiamo passato tanti momenti intensi, risate manco a dirlo. Abbiamo visitato mostre e musei bellissimi. Condiviso cene, pranzi, colazioni e merendine degne di nota. Siamo andati al nostro cinema preferito e ci siamo ingozzati di pop-corn burrosi come piacciono a me, sorridendo per il cartone animato scelto.
Preso mezzi pubblici nonostante la mia fobia per i germi, passeggiato, incontrato centinaia di facce sconosciute destinate a rimanere tali.
Siamo anche andati ad un matrimonio per il quale, per la prima volta, mi sono dovuta truccare da sola. Per l'occasione io ed il mio fidanzato abbiamo aggiunto un tocco di classe indossando vestito (io) e cravatta (lui, ovviamente) coordinati.

Ho sentito tanto amore verso di me, ancora più forte di prima. Tanto che il papà di Maurizio, che a proposito sta affrontando col sorriso questo duro percorso, per ringraziarmi di essere stata insieme a loro così spesso all'ospedale ha voluto regalarmi un paio di scarpe.
Indicibile l'imbarazzo di dover scegliere qualcosa come se stessi approfittando della sua immensa bontà, tanto che alla fine ho lasciato l'arduo compito al mio fidanzato ed alla mamma, così ho ricevuto un bel paio di stivaletti invernali.

Poi è successa una cosa molto bella. Che può sembrare strano ma è quello che è accaduto.
Mi sono innamorata.
Si, mi sono innamorata di nuovo del mio fidanzato. Magari crederete che sia una cosa banale ed una frase scontata ma non lo è affatto per me. Lui è sempre lui ed io sono sempre io, ma guardandolo qualche giorno fa mi sono detta di essermi innamorata come per la prima volta di Lui. Anzi, molto più della prima volta. Che per quanto possa essere gelosissima non può veramente esserci niente che si avvicini neanche lontanamente all'amore tra noi due. 
(Ma questo non significa che non continuerò ad essere pazza e folle anche solo se condivide l'aria con un altro essere di sesso femminile, eheh).
E questo comporta inevitabilmente che già adesso sento la differenza tra quando è ad un passo da me e quando a km di distanza. Che già ora conto i giorni al contrario per rivederlo e per vivere finalmente insieme continuativamente. Che già ora il telefono è sotto i miei occhi per ricevere sue notizie ed i suoi messaggi.

Certo, per ovvi motivi, la nostra estate è stata molto diversa da quello che avevamo programmato. Pensandoci sarebbe stato meglio che tante cose non fossero successe, però anche così siamo stati in grado di prenderci il meglio della situazione; di trasformare il dolore e la paura in amore e conforto.
Non è scontato per niente ed ancora ora, se mi guardo di pochissimo indietro, mi rendo conto che sia una cosa del tutto speciale, rara, di riservata esclusività.
Ed il fatto che in mezzo ci sia finita proprio io non può che rendermi onorata ed orgogliosa.
Per l'estate che era stata programmata, tanto, c'è sempre il tempo di recuperare, no?

Adesso vi lascio con qualche scatto, che magari le fotografie parlano più di un post-papiro.
Vi abbraccio tutti e sono felice di tornare anche da voi.

Una buona giornata, a chi non è come neve...


            Foto artistica (o almeno, questo era l'intento di Maurizio, non rovinategli l'entusiasmo) scattata ad una mostra di opere tutte in vetro)  






Mio cognato che mi accolla tutti gli scatoloni di scarpe, assicurandosi che gli stessi non facciano un volo imbarazzante. Potete notare anche la mano del mio fidanzato che spunta così, random.


Potete anche notare che non so mettere le foto nei post e sicuro verrà tutto sballato.


Mostra di cuori in tutte le salse molto bella. Uno dei miei preferiti è quello con la corona d'alloro, per ovvi motivi, che casualmente il pittore ha dedicato proprio ad una certa Paola.

  Una delle nostre merendine gustose.

Meravigliosa vista sullo Ionio Calabrese.

domenica 20 agosto 2017

Paura di cadere ma voglia di volare

So quello che vorrei dire ma non so come dirlo.
In quest'ultimo periodo mi sono sentita spesso come se avessi avuto un mondo dentro di me e come se fossi stata completamente vuota.

Oggi ho guardato per l'ultima volta quella che, negli ultimi quasi 5 anni, è stata la mia casa, pur non essendo mia.
E' stato come nei film, però era vero.
Sono rimasta nel corridoio buio, a guardare verso quello che è stato per tanto tempo il mio rifugio, fermando il magone che cominciava a salire.

Non mi ha fatto effetto il momento in cui mettevo tutto negli scatoloni, forse perché c'erano i miei genitori con me, oppure perché la fatica era tanta che non ho avuto il tempo di pensarci.
Non mi ha fatto effetto neanche entrare in macchina, perché ho inghiottito tutto prima di prendere l'ascensore per la prima volta senza in tasca le chiavi per poter riaprire.

Mi ha fatto effetto la parte finale del ritorno, ripensando a quella scena. A me, al corridoio buio, le porte chiuse, le pareti bianche, le mensole vuote.
Ho pensato che all'inizio non volevo proprio starci in quel posto, in quella città. Invece adesso penso a quanto mi mancherà.
Ho scaricato tutto dalla macchina ed ancora una volta non ho avuto modo di rendermi conto bene, anche perché il caldo asfissiante mi ha completamente atrofizzata nonostante abbia continuato a sistemare il più possibile le prime cose.

Però poi mi sono fermata ed ho fatto quello che ho sempre fatto quando mi sono sentita come oggi.
Ho chiuso la porta a chiave dietro di me, mi sono poggiata con la schiena contro il marmo lasciandomi sedere sul freddo del pavimento ed ho lasciato che mi sentissi come dovevo sentirmi.
Perché sapevo che sarebbe stato così forte ed ogni tanto ci ho pensato, ma mi ripetevo che avrei dovuto rimandare i nodi in gola al momento adatto ed oggi è stato il momento adatto.

Ho alzato la testa e mentre con lo sguardo seguivo le venature del rivestimento del bagno, ho sentito crollarmi addosso al collo ed al petto tutto il fiume che avevo dentro.
Mi sono sentita tanto sola, perché forse è qualcosa che devo sentire solo io o forse perché per oggi è meglio così.
Ho sentito tutto quello che avevo taciuto fino a quel momento perché era meglio dare la precedenza ad altro e mi sono ritrovata a pensare a tante, tantissime cose scollegate, come scollegate erano quelle macchie che ho continuato a guardare senza staccarmi mai.

Mi sono ripetutamente messa in piedi per lavarmi il viso e mi sono specchiata accorgendomi di essere una tela completamente bianca, complice anche il sonno ed un mal di testa che ormai mi tormenta da giorni senza tregua, con un unico tocco di colore: il rosso dei miei occhi.
Mi sono sentita tanto piccola ma ho visto in me dei lineamenti più maturi, che prima non avevo.
Mi sono sentita tanto sola ma non sconfitta, non alla fine, non senza un'altra possibilità di farcela ancora.
Mi sono sentita come ci si deve sentire in questi momenti, quando sai che quello che hai fatto lo hai fatto per te stessa e che comunque vada quello che farai lo dovrai anche alle emozioni così.

Mi sono sentita, finalmente e scrivendo questo post, in precario ma sufficiente equilibrio.

Una buona serata, a chi non è come neve...

domenica 13 agosto 2017

Il segno di un'estate -Top5Summer

Nella mia testa stavano lottando diversi post da pubblicare, poi ha vinto il buonsenso ed il silenzio e quindi ho scelto di onorare il tag di Riccardo sul suo Bazar.
Purtroppo credo che non avrò molto e di nuovo da dire, ma accettatemi per quella che sono 😃

La canzone 
Io non sono proprio il tipo che ama i tormentoni convenzionali, quindi Enrique tu meritavi solo ai tempi invernali precedenti, poi sei uscito dalla mia vita musicale. Ovviamente tutti sapete che il mio ammmore sconfinato è per Tiziano e che rappresenta il mio tormentone per la vita, però Riccardo pregava che non fossi scontata nella mia scelta e quindi ho deciso di assecondarlo.
Così la mia seconda preferenza ricade su una canzone molto bella, a mio avviso, di un gruppo che è una piacevole scoperta non troppo vecchia per me; si tratta di Believers degli Imagine Dragons.
Significato, musicalità e voce che si adattano bene ai miei gusti.
Comunque per strapparvi un sorriso aggiungo che invece la mia nipotina tre-enne ama "l'esercito dei selfie" e non vi dico come la canta a squarciagola con la sua dialettica!

La ricetta
Io non sono una cuoca e temo che non lo sarò mai, anche perché non amo mangiare ed assaggiare cose nuove. Comunque, scavando nei meandri della mia mente mi sono resa conto che esiste una ricetta che io e le mie coinquiline abbiamo riproposto molteplici volte (soprattutto a causa mia 😁) dalla fine dell'inverno all'inizio dell'estate. Si tratta di un dolce semplicissimo, fatto con i Corn Flakes, burro, una marea di cioccolato da versarci sopra ed il miele per far compattare il tutto. In frigo per qualche ora ed il diabete è servito.

La lettura
Purtroppo, anche se amo leggere non ho avuto modo di farlo troppo questa estate, per diversi motivi. Le uniche cose che sto leggendo a raffica sono documenti e libri inerenti al mio argomento di tesi, sui quali per ovvie ragioni mi sto facendo proprio una cultura!
Magari, però, possa citare un libro molto simpatico che mi è stato regalato e che parla in modo molto divertente dei segni zodiacali. Si chiama "Sfigology, il lato oscuro della tua data di nascita", e fa molto sorridere. Vi dico solo che a proposito del mio segno si dice che sia laureato all'università di psicologia di Hannibal Lecter e non mi sento proprio di dargli torto, eheh.


La mia classifica si conclude qui, ringraziando il buon Riccardo per avermi scelta ed invitando chiunque a partecipare, invece che taggare io personalmente.
Piuttosto vi invito a porci tutta questa domanda esistenziale: perché si chiama Top 5 se le categorie da descrivere sono 3?😂

Una buona giornata, a chi non è come neve...