venerdì 3 aprile 2020

...Like a poetry...

Il miei pensieri fanno giri immensi e poi ritornano, semicit.

Mi sono resa conto di una cosa piuttosto simpatica, se non probabilmente poco comprensibile, su cui ho sempre riflettuto, in realtà, ma che ultimamente ho avuto modo di prendere in considerazione ancora più del solito.
Quanto costa scrivere su un blog come il mio, come il vostro?
Qual è il confine tra la me dietro lo schermo e la me qui dentro?

Io amo il mio blog, lo amo profondamente, tanto quanto amo le mie agendine e questo probabilmente è un sentimento che condividete anche voi per le vostre "creature". Eppure devo ammettere che ho un rapporto particolare con loro.
Le pagine che vi ritrovate a leggere sono, indubbiamente, delle finestre sulla mia vita: è quello che penso, quello che sento e spesso anche quello che mi succede nelle mie giornate migliori o peggiori.
Sono state lo sfondo di tante mie piccole vittorie, di tante mie piccole paure; ho scritto con il sorriso, ho scritto con i denti stretti dalla rabbia ed ho scritto con gli occhi appannati dalla tristezza. Ho scritto post per me stessa, post per voi, post per i miei affetti più vicini, addirittura post per esprimere il rancore verso gente che ho deciso di non volere più nella mia vita.
Eppure non ho mai, volutamente, scritto tutto.
Eppure ci sono cose che ancora non sono pronta a pubblicare.
Così, spesso, questo mio spazio non si è trovato allineato cronologicamente con il flusso del mio vivere.
Così, spesso, ho deciso di non dire anche cose importanti o ho deciso di dirle in ritardo, o meglio, nel momento più consono, quello giusto per me.
Che a volte non c'è nessuna differenza nello scriverle; che l'azione di metterle semplicemente nero su bianco non cambia il fatto che siano successe e che qualcuno ne possa essere già a conoscenza, ma decido comunque di non volerle ancora qui.

È una cosa che non ha a che fare con il "non voglio che le leggiate", o con il "non voglio rileggerle io". Ha a che fare con la necessità di trovare le parole giuste, anche per descrivere semplici cose che accadono o sono accadute prima o poi nella vita di tutti. Ha a che fare con il tempismo, quello che è per me una personalissima legge che regola un bel po' della nostra esistenza e che merita un po' di attenzione da parte nostra se poi vogliamo da lui lo stesso, rispettoso, trattamento.
Ha a che fare con la delicatezza, soprattutto.
Con la delicatezza. Anche se è una qualità, questa, che paradossalmente molte delle persone che mi conoscono non mi attribuiscono.
E questa cosa, questo rispetto dei modi, dei tempi, delle parole, mi accompagna anche nell'intimità delle mie agende, quelle che sono alla portata dei miei soli occhi.
Anche in quel nascondiglio personalissimo quanto scrivo è spesso in ritardo rispetto a quanto vivo ed il più delle volte mi basta una semplice frase sconclusionata su un post it per notificare all'Universo che, anche se tutto sta andando avanti, io di certe cose della mia vita non mi son scordata. Ho solo deciso che ci tornerò su più in là.

Non mi stupirei se, alla lettura di qualche mio post -passato, presente o futuro-, corrispondesse un vostro "lo sapevo già, lo immaginavo, l'avevo detto io" e se, a allo stesso modo, si associasse anche un "ed ha aspettato tanto per dirlo? Qual è la differenza tra prima ed ora?".
Ecco, io non lo so proprio spiegare a parole qual è la differenza.
Ma so che c'è, la sento ogni volta che mi metto davanti ad un foglio bianco, a righe, a quadri o davanti ad un pc.
C'è differenza, per me.
E fa tutta a differenza del mondo.

Una buona giornata, a chi non è come neve...

venerdì 27 marzo 2020

...Chi vive d'amore, chi ha fatto la guerra...

Diario semi-serio -e non aggiornato- di una quarantena forzata (ma corretta e da persone civili).

Cose degne di nota accadute negli ultimi undici giorni.
Il "degno di nota" deve essere rapportato al fatto che siamo chiusi in casa,
abbassate le aspettative, prego.

Pare che questa quarantena potrebbe servire a cambiare il modo di osservare le cose ed in particolare, spenderla in solitudine, dovrebbe aiutare il nostro lato riflessivo ed introspettivo. Io che dell'introspezione ho fatto un sano stile di vita non ho notato molto la differenza, però ho fatto una cosa molto carina (o inquietante, fate voi). Non l'ho fatta a causa dell'isolamento sociale cui siamo sottoposti, il fatto che sia accaduta proprio adesso è solo un simpatico gioco del tempismo cosmico. L'ho fatta perché in quel particolare giorno sentivo l'esigenza di farla, pensando ad alcuni momenti passati l'anno scorso.
Mi sono scritta una lettera. Ho scritto una lettera a me stessa, anche se non ho ben capito se dovrebbe essere rivolta a me in quanto me o ad una qualche me del futuro. 
La considerazione che ho nei miei riguardi è riassumibile nella frase di partenza della lettera in questione "(...) anche se sei la persona più testarda che conosco, anche se tutte le tue scelte sono guidate dall'istinto, devo scriverti questa lettera (...)". E, sempre per la considerazione immutata, quasi alla fine della lettera mi spiego che "(...) È per questo che ti scrivo. Poiché sei la persona più testarda che conosco, poiché tutte le tue scelte sono guidate dall'istinto, io devo scriverti questa lettera (...)".
Lo so, io la sono la guida spirituale peggiore che potessi scegliere.

Pare che questa quarantena potrebbe servire a recuperare tutto il tempo perduto nella frenesia della vita quotidiana, dandoci la possibilità di fare tutte quelle cose che sogniamo ad occhi aperti e che i doveri dell'esistere ci costringono a rimandare.
Ed ho così concluso un libro stupendo sull'astrofisica che avevo colpevolmente accantonato per l'ennesima volta perché leggendolo avevo l'assoluta necessità di prendere anche appunti a riguardo ed ora che invece è tutto completo credo che lo rileggerò di nuovo per assicurarmi di aver assimilato tutti i concetti più difficili. Ne ho iniziato un altro sullo stesso argomento -in realtà probabilmente meno fruibile del primo ma a cui dedicherò altrettanto scrupolo nello stilare gli appunti più utili nel mio fedele quaderno.

Pare che questa quarantena ci renda comunque più vicini proprio per l'assurdo paradosso del tenerci lontani e che ci spinga a re-inventarci pur di non impazzire fissando per ore un soffitto bianco.
Io e mia sorella (l'unica che vive sotto il mio stesso tetto; per fortuna ho anche lei) abbiamo rinnovato la sua camera da letto, spostando mobili pensatissimi, riordinando il suo caos (non potete immaginare) con la musica a palla e le risate a piegarci i fianchi. Spostando il letto che era rimasto in più da lei, abbiamo recuperato un materasso...
Ora.
Immaginate due sorelle annoiate ma sempre briose con a disposizione due rampe di scale ed un materasso...che altro avrebbero dovuto fare?
Lo so che può sembrare irresponsabile ma vi assicuro che è stato meno pericoloso del previsto (ma troppo divertente, ve lo consiglio).
Sempre per lo stesso concetto del re-inventarsi abbiamo festeggiato a distanza il compleanno del più grande dei miei nipotini con una video chiamata piena di persone in cui si è finiti per capire il nulla ma che almeno ha fatto sorridere il bambino -ometto- che non ha spento le candeline da solo ma con una canzone cantata con la distorsione di undici diverse connessioni internet.

Pare che questa quarantena ci costringa anche ad aspettare osservando numeri e conteggi che speriamo si fermino ed indietreggino quando indicano contagiati e decessi e che ci auguriamo crescano quando indicano dimessi e guariti. Ma proprio perché sono certa che la conta assilla ognuno di noi praticamente ogni momento della giornata, per stavolta ho deciso di lasciare questo capitolo fuori dal mio non-resoconto non-settimanale. 
Che per sperare c'è sempre tempo, modo e luogo.

Una buona quarantena, a chi non è come neve...

lunedì 16 marzo 2020

...Chi gioca col fuoco, chi vive in Calabria...

Diario semi-serio di una quarantena forzata (ma corretta e da persone civili).

Lunedì: tutta l'Italia è dichiarata zona rossa, da domani spostamenti limitati il più possibile e solo per giusta causa. Ok, posso farcela per un mese. Sono rimasta rintanata in casa per periodi più lunghi durante le sessioni d'esame all'Università.

Martedì: mi sveglio presto, come ogni giorno durante la settimana, carico il mio Kobo di libri su libri: Oscar Wilde, Bukowski, Tolstoj, Dostoevskij. Vuoi che una buona lettura non ti faccia passare velocemente le ore che non riesci ad occupare con doveri veri e propri? Ma sai che c'è, approfitto per tornare a ripassare qualcosa anche sui miei vecchi libri universitari e poi continuo il mio approfondimento sull'Inglese, come sempre.

Mercoledì: no, oggi proprio non ce la posso fare. Una noia mortale. Leggo ma mi annoio (Bukowski troppo volgare, continuo perché sono curiosa di capire dove andrà a finire la storia); preparo una ciambella ma mi annoio; decido di recuperare una serie di cui ho sentito parlare benissimo, mi piace ma dopo un paio di puntate voglio fare altro. Ecco, è scattata la mia psicologia inversa: non mi va mai di uscire ma adesso che so di non poterlo fare lo voglio! Domani impazzisco.

Giovedì: oggi preparo di nuovo un dolce, stavolta biscotti. La quarantena mi sta dando alla testa. "Oggi è solo Giovedì?! Cavolo, pensavo fossimo già al week end! Embè, ma tanto che mi cambia essere a Sabato?!". Video-chiamo le mie sorelle ed i bambini: siamo civili, non abitando sotto lo stesso tetto non ci vedremo per tutto il tempo necessario, non vale la pena rischiare.

Venerdì: mia sorella maggiore "Paola ma come facevi a stare così tanto tempo da sola senza vederci? Mi sembra un'eternità, già!" (Lei è lontana da noi già da prima del decreto, aveva un po' di raffreddore ed ha deciso di non rischiare proprio per niente!). Aggiorno costantemente le pagine dei giornali locali sperando che nella mia Regione il virus si fermi a numeri sostenibili. Siamo messi male qui giù, non reggeremmo.

Sabato: almeno stasera posso guardare le risse a C'è posta per te. E poi il mio corpo ormai si è abituato al fatto che nel fine settimana si può dormire fino a tardi, quindi mi sveglio ad un'ora meravigliosamente pigra. Video-chiamo i miei amici, fa sorridere il pensiero che, con questo pretesto, cerchiamo più di prima la vicinanza.

Domenica: sulla chat di WhatsApp della mia famiglia arriva un link con un servizio sugli ospedali della mia regione e, tra gli altri, c'è proprio quello della mia città. Non siamo messi male.
Siamo messi malissimo.
Mi prende uno sconforto terribile, mi viene letteralmente da piangere.
Non è solo per la paura de virus in sé (nella mia famiglia, oltre ad avere i bambini che ovviamente devono essere a prescindere quelli più al sicuro, una delle mie sorelle e mio padre sono soggetti a rischio), quanto per il dispiacere di vedersi combinati così...siamo in un paese civile eppure le strutture sono paragonabili a quelle del terzo mondo; non ci sono posti letto, i medici sono lasciati a loro stessi e se lo sono loro, lo saremo anche noi semmai dovessimo averne bisogno.

Lunedì: abbiamo resistito fino ad oggi, abbiamo pregato in tutti i modi che non succedesse ed invece stamattina, inevitabilmente, la notizia ufficiale. Il primo contagiato nella mia città.
Che il cielo ce la mandi buona...buonissima...


Spero la vostra settimana in casa sia all'altezza della mia, anche se so che è veramente difficile :-P

Una buona quarantena, a chi non è come neve...

domenica 8 marzo 2020

Quasi una negazione

Senza troppi giri di parole
Questa settimana è stata un vero disastro dal punto di vista della stanchezza.
Da mesi, forse, sono abituata ogni lunedì ad un risveglio traumatico; non quello per cui pospongo la sveglia all'infinito per riprendere altri 5 minuti di sonno ad oltranza. Al contrario.
Ogni lunedì il mio corpo si sveglia all'alba costringendo i miei occhi a fare lo stesso, nonostante il grosso macigno che sentono addosso e la mia mente che prega "mancano ancora ore prima del suono della sveglia, tutti i tuoi muscoli ti stanno suggerendo che hai bisogno di riposare ancora un po'!" ma non ce la faccio. Non riesco a riprendere sonno ed ogni martedì mi preparo a recuperare quello perso il giorno prima.
Ma questa settimana no, questa settimana ogni notte è stata un susseguirsi di ore di riposo perse che si accumulavano le une alle altre.
E, paradossalmente, più mi sentivo stanca, meno riuscivo a dormire.

S'è creato, quindi, questa sorta di paradosso per cui il tempo è volato con mille cose da fare ma, allo stesso modo, sembrava non arrivasse mai il momento di annullare finalmente quella dannata sveglia per rimanere ore ed ore ad oziare nel caldo delle mie copertine morbide.

Non mi sono mai concessa nemmeno un sonnellino riparatore nei (pochi) momenti liberi; al contrario, mi sono resa iperattiva e mi è salita addosso una voglia matta di leggere, divorando una pagina dietro l'altra.

Ho recuperato, innanzitutto, un libro che avevo lasciato a metà mesi prima.
Si tratta della versione in Francese de "Il Piccolo Principe", scelto per due motivi: da una parte perché erano passati decenni dall'ultima volta che lo avevo avuto per le mani (probabilmente dalle elementari) e, quindi, avevo praticamente rimosso tutti i dettagli della storia; dall'altra perché, nonostante la voglia di diventare più fluente in lingua, il Francese mi è un po' più ostico del mio amato Inglese e quindi ho pensato fosse un buon modo per riprendere a praticarlo. In realtà mi sbagliavo, perché si è dimostrato un po' più complesso del previsto e quindi la lettura mi aveva rallentata parecchio tanto da decidere di abbandonarlo dopo poco il suo inizio.
Ma, appunto, questa settimana l'ho ripreso in mano e, ringraziando me stessa per averlo fatto, l'ho concluso piuttosto soddisfatta ed in un solo pomeriggio.
Una piccola dimostrazione del fatto che, quando hai lo spirito giusto, 
non c'è nulla che tu non possa fare.

Concluso il piccolo racconto, ho deciso di recuperare un'altra questione che avevo lasciato un po' in sospeso.
Dovete sapere che la mia carriera di lettrice incallita è macchiata da un'onta forse imperdonabile: non mi piacciono i grandi classici. Nella lettura come, spesso, anche nel cinema.
Avete presente le liste che si trovano in giro coi "cento autori/libri assolutamente da leggere prima di morire"? Ebbene, praticamente io li ho snobbati praticamente tutti, se non con pochissime eccezioni.
Mesi fa, quindi, avevo deciso di scaricare sul mio e-reader un paio di letture su questo tema ma, ancora una volta, ostinandomi ad ignorarle tutte.
Finché un pomeriggio, per curiosità, ne apro uno a caso.
Tolstoj, "Anna Karenina", 1600 pagine circa (nella versione multimediale) ed un mio "non male come inizio, vediamo un po' dopo quante lo abbandonerò".
Ed invece, con sommo gaudio, mi sono trovata a divorarlo letteralmente, approfittando di ogni momento libero per sapere di questa storia che, tuttavia, già dai primi capitoli, avevo capito come sarebbe finita.
Un po' delusa dalla parte conclusiva, mi si è però riaccesa la speranza di poter anche io, a piccoli passi, correggere la -per me grave- mancanza portata avanti in questi anni.

Mi sono concessa un giorno di stacco e poi, ieri pomeriggio, ho deciso di concludere la mia settimana da topina di biblioteca con un romanzo leggero scaricato senza nemmeno verificarne la trama quando la mia biblioteca di libri ancora da leggere si stava pericolosamente per svuotare.
Quasi settecento pagine intrise di uno di quei racconti d'ammmmore a dir poco adolescenziale dove un adone multimiliardario si innamora di una nerd in crisi finanziaria e decide di fare di tutto per conquistarla ed aiutarla anche con il conto in banca.
Con buona pace di Lev Nikolàevic, comunque, eh.

Questo pomeriggio, invece, approfitterò della pioggia incessante per recuperare un po' la mia serie preferita.

E poi domani sarà una nuova settimana.
Ed una nuova occasione per perdere sonno e sostituirlo con un libro dietro l'altro.

Una buona giornata, a chi non è come neve...

domenica 1 marzo 2020

...Io di più...

Io non le conosco tutte le cose del mondo. 
Eppure so per certo che ne esistono poche in grado di arrivare alla bellezza di una testolina poggiata sul tuo petto o sulla tua spalla.

Quando hai uno scricciolo tra le braccia che si stropiccia gli occhi e ti fanno ridere la sua aria assonnata e gli scatti dei suoi piedini che tiene in movimento per non arrendersi alla stanchezza fino all'ultimo.
Quando si lascia vincere dal sonno e finalmente quell'ammasso morbido di capelli un po' sul biondo, un po' sul rossiccio si abbandona sulla tua spalla, accucciata come un cucciolo.
È quello il momento in cui accade. La magia.
La magia che sta dietro alla consapevolezza che quella bimba si fida di te e si affida a te nel momento in cui è il più vulnerabile possibile, quello in cui la sua mente ed i suoi occhietti si prendono una tregua da tutte le cose ancora da imparare che il mondo le offre.
E non è mica una cosa da poco perché lei lo sente che le tue braccia non sono braccia qualsiasi, ché se la tenesse uno sconosciuto starebbe già piangendo disperata, ma tu non lo sei e lei lo sa.
Riconosce la tua voce quando le canti una ninna nanna ed anche se forse ancora non ha la concezione delle parole che stai usando, sa che quella voce è quella che ascolta quasi tutti i giorni e questo basta per sentirsi al sicuro.
Ha imparato che sei là per lei quando ha voglia di giocare, quando ha fame, quando ha paura, quando piange, quando sta male, quando sta bene. Sa che sai farla ridere, che sai cambiarle il pannolino, che sai darle lo yogurt o i biscotti o la pastina; sa che c'eri anche quando non c'era lei, sa che c'eri per la sua mamma ed il suo papà e sempre ci sarai.

Lei lo sa e si sente protetta tanto da potersi permettere di fare un sonnellino e di lasciare a te il compito di sorvegliare che vada tutto bene: che i cuscini siano ben sistemati così anche se si dovesse girare non corre alcun pericolo; che la lucina sia accesa così quando si sveglierà non avrà paura del buio totale; che la porta rimanga socchiusa così da poterla sentire immediatamente appena avrà recuperato tutte le energie che le servono per giocare vispa con tutti; che i suoi amichetti di peluche siano al suo fianco così da non essere mai completamente sola; che la temperatura nella camera sia perfetta perché non abbia freddo ma nemmeno caldo.
Lei lo sa che non sei la sua mamma ma sa che quando si tratta di amarla e di tenerla al sicuro non c'è nessuna differenza.

Lei lo sa e, senza bisogno di alcuna parola, te lo dice ogni volta che il suo ammasso di capelli un po' sul biondo, un po' su rossiccio si abbandona sulla tua spalla, accucciata come un cucciolo. Lasciandoti il compito più importante, quello di prenderti cura di lei.

Io non le conosco tutte le cose del mondo eppure credo che mi sarà difficile trovare qualcosa all'altezza di quel momento.

Potrei piangere per una cosa così bella.

Buona giornata, a chi non è come neve...

venerdì 21 febbraio 2020

I'm a king in my life

La verità è che passiamo tanto tempo a cercare di far stare bene gli altri che, spesso, ci scordiamo di volerci bene. Di volere bene a noi stessi. Cerchiamo la felicità nell'alcool, nelle feste, in una borsa nuova, nella bella macchina sportiva lasciata ben custodita e tirata a lucido nel garage e ci scordiamo di cercarla dove conta davvero.
Ieri ho deciso che volevo sentirmi felice, nel senso più semplice e forse superficiale del termine. Non ho dovuto fare grandi cose, andare chissà quanto lontana.
In realtà ero già praticamente ad un passo da un momento tanto nella norma, quanto per me meraviglioso.

Ho chiuso la porta del bagno a chiave, ho spento tutte le luci per accenderne una soltanto; quella con le sembianze di luna che emana un bagliore regolabile, da molto basso a più alto, in una tonalità di bianco freddo o di giallo tenue. La setto con un semplice tocco sul bianco, accendo la radio a tutto volume per prendermi tutta la compagnia del mio Tiziano, mi spoglio, entro in vasca ed accendo l'acqua bollente come piace a me.
Tutto qui.
La scelta della musica non è mai casuale. So sempre di quali note ho voglia, cosa voler ascoltare nel momento in cui lo voglio ascoltare. Scelgo con l'istinto e stavolta la mia scelta ricade sul CD "Centoundici".
Sono stonata come pochi ma nel mio piccolo momento di gioia e di pace non mi importa di nulla.
Canto a squarciagola tutte le canzoni che passano, di cui conosco a memoria (neanche a dirlo) ogni secondo; ogni inflessione di quella voce maschile con la quale, letteralmente, sono cresciuta.
Mi cullo così, decidendo di non voler pensare a nulla, assolutamente a nulla. Impresa generalmente impossibile dal momento che il mio cervello è settato in modo da andare vorticosamente da un angolo all'altro di posti che nemmeno conosco. Invece in quel momento mi impegno, senza sforzo, e svuoto completamente la testolina.
Mi accorgo di esserci riuscita solo quando, per un secondo, mi dico "che meraviglia, non sto pensando a nulla".

E mi sento tanto felice. Perché ho passato tanto, troppo tempo, con la testa immersa in un universo di problemi veri ed inesistenti; ho vagliato possibilità su possibilità come se dovessi portare sulle mie piccole, grandi spalle il peso di un mondo intero, quando l'unica cosa che dovevo realmente fare era quella: vivermi.
Mi sono ripromessa di rifarlo più spesso, magari tutti i giorni per quei pochi minuti.
Anche senza musica, anche lontana da una vasca da bagno.
Volermi bene, coccolarmi perché non ho fatto nulla di male per non meritarmelo ed anche quando di male, o di cose sbagliate, ne ho fatti, ero comunque io: un essere umano che vive, che spacca bolle di vetro e ne cosparge i vetri perché fallibile, imperfetta e proprio per questo amabile.
Amabile da sé stessa.
Che a volte l'importante non è poi tanto fare la cosa giusta ad ogni costo.
Ma essere in grado di riflettere ed assumersi le conseguenze di quelle sbagliate che decidiamo di commettere.

Rimango così, felice e leggera finché non finisce l'acqua calda. Ma con addosso una tranquillità tutta nuova.
La mia.

Buona giornata, a chi non è come neve...

lunedì 10 febbraio 2020

...Come il destino di chi come me

Il modo in cui cerchiamo sempre i segni che il destino ci manda.
Il modo in cui a volte scegliamo di farci cullare dall'universo e dal suo andare inesorabile, troppo pigri per nuotare con i nostri arti.

A me piace farlo spesso. Piccole cose, mi accontento.

Come quando dovevo prendere un treno ed avevo paura. Paura del tempo, paura della spazio. E poi all'improvviso in radio arrivavano le mie dolci note, quelle che conosco a memoria, ed il mio cuore saltava un battito e mi dicevo "questo è un buon segno, è il mio segno".

Come quando mi sento persa, triste, ed invece di piangere o di confidarmi con qualcuno ho il bisogno di affidare i miei pensieri ad un post-it. E quel post-it ha già il suo posto nel mondo, ancora prima che l'inchiostro si posi sul bianco.
Scrivo e poi apro un libro che è un diario altrui e cerco la data che mi serve, leggo e connetto senza fili, da lontano, la mia anima con quella dell'autore per dirmi, sorridendo, "questo è un buon segno, è il mio segno". Infilo il post-it in quella pagina, nel posto che è sempre stato suo, e torno a vivere.

Come quando devo aggiornare la mia agenda colorata, piena di sezioni da riempire e di righe ben organizzate e leggo per caso la frase del giorno, di un giorno che non è arrivato a caso, e sospiro malinconia all'idea che quello è un segno, forse non buono, ma è pur sempre il mio segno.

Come quando hai una domanda in testa, fatta da chissà quale parte della tua anima, fatta in chissà quale momento della tua vita, e non sai dove mettere le mani per cercare una risposta, per cercare un modo per dartela, allora accendi la tua serie preferita e proprio in quel momento, proprio per quella domanda, c'è una risposta. Che non è la tua, è là per tutti, anche per chi non lo ha chiesto, ma tu ne hai bisogno, foss'anche solo per tirare un sospiro di sollievo, ed allora te ne appropri e un po' più leggera te lo dici "questo è un buon segno, è il mio segno".

Perché a volte, anzi direi sempre, il segno lo abbiamo già dentro e semplicemente non abbiamo il coraggio di tirarlo fuori; preferiamo che sia il mondo, con il suo moto che non c'è modo di fermare, a prendersi questo onere ed onore.
Una scusa che diamo a noi stessi e che non fa male a nessuno, perché alla fine quello che scegliamo o non scegliamo ha a che fare solo ed esclusivamente con la nostra vita, per quanto questa possa essere intrecciata con quella degli altri, ed è giusto concederci e concedersi tutte le scorciatoie che pensiamo di meritare.
Poi prenderemo, lentamente, a nuotare di nuovo un po' meno pigri ed un po' più leggeri, come abbiamo sempre fatto. E sorrideremo ancora all'improvviso quando ritroveremo uno dei nostri segni.

Una buona giornata, a chi non è come neve...