martedì 19 marzo 2019

Ti dedicai quasi una vita

Qualche tempo fa si parlava del fatto che mettere al mondo un figlio sia un gesto egoista. Da una parte è vero; decidere per un altro esserino quando nascere, in che famiglia darlo alla luce, la condizione economica (almeno iniziale) in cui vivere...
Però dall'altra parte ogni volta che vedo un genitore col proprio figlio non posso non notare l'altruismo che circonda le due figure. 
Per esempio, ero ad una festa di paese nella città accanto alla mia questa estate ed era ovviamente pieno di famiglie, di bambini accompagnati da mamma e papà. Allora ognuno di questi, non uno più dell'altro, faceva un po' di tutto per accontentare i propri pargoli più o meno cresciutelli di età. 

Piccoli gesti, nulla di eclatante, ma che mi hanno fatto un bell'effetto. Il papà che lasciava scegliere il palloncino preferito alla propria bambina aspettando con la banconota in mano; la mamma che, mano nella mano con il piccolo, si assicurava della scelta fatta "Sicuro? Ti piace di più quello? Sei contento?"; andare al supermercato e comprare, in mezzo alla pasta, l'acqua, il formaggio, l'ovetto Kinder perché è una sorpresa in più, un sorriso in più una volta tornati a casa; che non è nulla di dovuto, è proprio semplicemente qualcosa di voluto.

E quante volte, allo stesso modo, ho visto dei bambini altrettanto generosi?
L'altro giorno ero a tavola ed avevo fatto i tramezzini con la salsa tonnata. La mia nipotina, seduta al mio fianco, non li aveva mai assaggiati (così diceva) ed insisteva nel dire che non le piacevano. Ho cercato di convincerla perché secondo me erano buonissimi e così alla fine ha ceduto. Si è presa un pezzettino ed ha detto che le piaceva, me ne ha chiesto un altro piccolo e mi si è sciolto il cuoricino quando lei ha preso il suddetto quadratino, che era l'ultimo, e lo ha diviso in due per cederlo a me. È stato un gesto assolutamente naturale, neanche mi guardava mentre lo faceva, come se si fosse resa neanche conto che in realtà stava facendo qualcosa che non era dovuto necessariamente.
Mi fa altrettanto tenerezza nei momenti in cui ha le sue patatine preferite in mano, che io invece detesto perché speziate, ed insiste (stavolta lei) perché io le assaggi "zia sono bone, assaggia, assaggia".
Credo che, riflettendoci a fondo, fa abbastanza bene al cuore la semplicità di questo gesto; vuole condividere con me una cosa che ama ed insiste nonostante, qualora io accettassi, significherebbe privarsi lei di un cibo che le piace tanto sgranocchiare.

È che magari è vero che mettere al mondo dei figli è anche una scelta egoistica, però sommando tante piccole cose credo che col tempo questa scelta si ripaghi con almeno altrettanto altruismo.
Per esempio quando poi si esce presto al mattino e si torna a casa tardi la sera per guadagnare abbastanza da sostenere la famiglia. O quando si fanno un po' più di sacrifici per realizzare quel piccolo sogno nel cassetto del pupetto di turno o per pagargli gli studi.
O quando alla stazione dei treni, vedo i genitori trattenere le lacrime salutando i figli, anche se ormai grandi, per dare loro la forza e la sicurezza di star facendo la scelta giusta per il proprio futuro. O quando poi ogni sera li chiamano per sapere come stanno e chiedono loro se hanno bisogno di qualcosa in particolare, perché nel caso “non ti devi preoccupare, devi solo dirmelo eh”.

O come quando una volta dissi scherzando a papà “ma tu ci pensi che, dato che alla fine ci hai mantenute tutte e cinque facendoci fare una vita abbastanza agiata, se invece non ci fossimo state praticamente saresti stato ricco?” e lui rispose tranquillamente “veramente quello che ho fatto, l’ho fatto per voi, se fossi stato solo mica ci sarei arrivato”.

Buona festa del papà ai papà non egoisti. A quelli che non lo sono ancora ma lo sono già. A quelli che lo stanno per diventare, a quelli che lo stanno sognando, a quelli che non ci sono più ed a quelli che hanno voluto esserci lo stesso.
Ed ovviamente soprattutto buona festa del papà al mio che mi ha dato il nome, mi ha dato il cognome, mi ha dato il bel caratterino che mi ritrovo e soprattutto il nasino elegante* che sfoggio felice.

Una buona giornata, a chi non è come neve...

*ironica 


martedì 12 marzo 2019

...Achilles and his gold, Hercules and his gifts, Spiderman's control and Batman with his fists...

Io ho due super poteri. Il primo è quello di riconoscere i sapore dei cibi anche senza averli mai assaggiati. Il secondo è scovare i sosia delle persone sparse per il mondo.
Data l'utilità della cosa, vi parlerò del secondo dei miei doni.

Dovete sapere che questa mia dote purtroppo non è apprezzata dal mio fidanzato, il quale ha sempre da ridire. Ma non è colpa mia se ho un occhio felino e lui assolutamente no.
Durante questi anni ho trovato un sacco di copia-incolla umani. Tanto tra i vip quanto tra i comuni mortali.
Un giorno aspettavo insieme alla mia coinquilina dell'epoca (come sembro vecchia) il bus per il centro commerciale e lì, proprio sotto ai nostri occhi, chi compare improvvisamente?
Lui! Il sosia di Leonard di The Big Bang Theory (se non sapete di cosa sto parlando VERGOGNA!).
Sono scoppiata a ridere ed ho subito indicato alla mia amica l'ignaro ragazzo che, credetemi, era identico all'attore televisivo. Non mi sembrava il caso di rubargli una foto, sono contraria a queste cose, (ma un po' avrei voluto perché altrimenti è difficile credermi) quindi dovrete fidarvi sulla parola.
Se invece volete un paragone fresco, fresco di verifica potete Googlare Ryan Tedder (il cantante dei One Republic, ndr) che è il fratello gemello dell'attore Giovanni Ribisi.
La prima volta che me ne sono resa conto ero su un treno per Roma insieme al mio fidanzato; io entusiasta gli ho fatto notare la somiglianza ma lui, invidioso come sempre, ha cominciato a dire che non era vero e che ero cieca. Eppure usando il mio fedelissimo motore di ricerca ho dato conferma di non essere l'unica ad averlo notato; risultato: il perdente ha dovuto ammettere la propria incapacità di stare al passo con il mio super-potere.
Tra l'altro il mio prezioso dono si sta affinando sempre di più e sta contagiando anche le mie orecchie; recentemente ho fatto notare al Rrrrromano che una persona che conosce ha la stessa, identica voce di Flavio Insinna. Come al solito, manco a dirlo, ha cominciato a bofonchiare che non era vero e quindi ho chiesto a nostra cognata una conferma che, che ve lo dico a fare, è arrivata come un fulmine a ciel sereno a smentire l'ignoranza maschile.
Per non parlare di quella volta in cui stavo per scoppiare a ridere in chiesa perché a celebrare la messa c'era praticamente la versione datata di Gianni Morandi.
Lo so, sono una brutta persona però quando l'ho sussurrato al mio compagno di avventure ha dovuto trattenersi anche lui perché ancora una volta avevo fatto centro.

Comunque il succo del post è che c'è un must che accompagna praticamente tutte le nostre uscite. Ebbene si ragazzi, lettori cari, non ve lo aspettereste mai ma il mondo è pieno, PIENO ZEPPO di sosia di....Miki Moz. E la cosa bella è che li ho scovati non sono nella versione romana ma anche in quella calabrese.
Ogni volta che siamo fuori esclamo tutta felice "c'è Moz!" ed indico il sosia di turno entusiasta e convinta, tanto che, quelle rarissime volte in cui non lo faccio, è il mio fidanzato che si fa carico di questa responsabilità e becca il gemellino del nostro blogger preferito.
Ed allora è vero che sei pieno di cloni Miki! Ti ho beccato, non mi sei sfuggito ed ora lo saprà tutto il mondo (no, tranquillo, solo quelli che mi leggono :-D)!

In realtà dovrei stilare un album delle mie trovate gemellistiche però potrebbe sfuggirmi di mano la cosa, più di quanto non abbia già fatto.
Mi posso solo accontentare di utilizzare il mio utilissimo e bellissimo dono per allietare le giornate del mio fidanzato che, sfortunato com'è, non gode della stessa capacità e può solo trincerarsi dietro la sua invidia.

E voi, quanti sosia conoscete? Avete un super potere meraviglioso ed unico almeno quanto il mio?

Una buona giornata, a chi non è come neve...

mercoledì 27 febbraio 2019

..."Rolls Royce, Rolls Royce"...

Dio vi guarda mentre mi giudicate perché sto aggiornando poco il mio blog.
È che quando non si scrive spesso è perché si hanno troppe cose da dire. O troppe poche.

Questa notte il vento soffiava così forte da risultare fastidioso anche per chi generalmente lo trova rilassante ascoltandolo al sicuro di un lettino caldo. E poco fa, in lontananza, i tuoni echeggiavano tranquilli senza però, almeno per ora, sfogarsi in tempesta.
Ma la cosa veramente importante da chiedersi è "com'è che siamo già a fine Febbraio?!". Praticamente ora mi appisolo un attimo e saremo già a Natale. Avevano ragione quando mi dicevano che dopo i 18 anni il tempo sarebbe andato veloce come un soffio.

Ma no, non è vero, la cosa veramente importante da chiedersi è un'altra: com'è possibile che quasi tutte le ragazze della mia scuola (media e/o superiore) si siano sposate e/o siano diventate mamme?
C'è qualcosa che non so? Maurizio dovrebbe cominciare a tremare?
Che i suoi amici ci danno come la prossima coppia pronta alla grande marcia. Ed io sapete che vi dico? Per non saper né leggere e né scrivere ho già pronto il mio wedding plan (no, scherzo............).
Messo da parte questo, ho una grande notizia. Però non ve la dico. Perché merita un post a parte.. e che post!
Messo da parte anche questo sto leggendo tantissimo, che se facessi una lista di tutti i libri in questione si che ne avrei di post da scrivere. 
Vado a momenti: settimane in cui non staccherei un secondo gli occhi dal Kobo e giorni in cui ho bisogno di una pausa. E lo so, sarebbe più salutare trovare una via di mezzo ma io sono fatta così.

Maurizio mi ha definita ossessiva. Io ossessiva? Solo perché quando mi piace una canzone la devo ascoltare dalla mattina alla sera per mesi? Solo perché quando trovo un argomento interessante lo cerco su Google ogni giorno più volte al giorno? Solo perché quando ero piccola vedevo 10 documentari al giorno unicamente sugli squali? Solo perché ogni sera mentre eravamo insieme scompariva una confezione di wafer al cioccolato? Che brutta persona piena di pregiudizi il mio fidanzato. Invece di ringraziarmi per quelle notti insonni passate a farci una cultura coi documentari sugli animali più pericolosi o sulle case infestate dai fantasmi.
Grazie a me ha scoperto un sacco di cose bellissime.
Per esempio quanto faccia ridere Pintus, che siamo andati a vedere a teatro un paio di giorni fa.
Ci siamo divertiti molto e, come avevo già detto ancora prima di assistere al suo spettacolo, lo consiglio decisamente.
Tra l'altro abbiamo avuto la brillante idea di non mangiare prima e quindi quando siamo usciti  dallo spettacolo avevamo lo stomaco che brontolava da morire. E siccome era tardi e siccome io sono difficile col cibo abbiamo optato per l'Old (che è sempre meglio del Mc a mio avviso). Mai scelta fu migliore perché, anche se stavano per chiudere ed il locale era praticamente vuoto e pronto ad essere pulito, i camerieri sono stati super gentili e ci hanno serviti comunque con anche un occhio di riguardo.
Perché le brave persone ancora esistono al mondo (e tra queste non ci siamo noi che li abbiamo fatti lavorare fino all'ultimo minuto :-D).

Così come grazie a me ha scoperto che anche da Roma è possibile assistere alla bellezza dell'Aurora Boreale direttamente dall'Auditorium Parco della Musica. Pure se siamo stati sfortunati ed abbiamo solo preso freddo perché nel tempo in cui siamo rimasti noi la diretta non aveva catturato l'evento in questione ma tant'è, abbiamo approfittato per vedere altre due mostre all'interno dell'Auditorium stesso. Bellissima in particolare la saletta adibita con tutti gli strumenti musicali, alcuni dei quali interattivi.
Ma anche io grazie a lui ho scoperto tante cose; cose che voi umani non potete neanche immaginare e molte delle quali afferenti alla Geografia.
Ma questa è un'altra (brutta) storia.

Adesso vi lascio e quale miglior modo di concludere questo non post se non con il video di una delle mie canzoni-ossessioni del momento?

Una buona giornata, a chi non è come neve...



venerdì 8 febbraio 2019

...Uno sorride di com'è, l'altro piange cosa non è...

Il fatto di avere un fidanzato Romano mi ha entusiasmata dall'inizio della nostra storia. E non solo perché così posso passare le vacanze gratis nella capitale ogni volta che voglio.
No...è perché mi ha dato modo di scoprire fin da subito le differenze che scandiscono le nostre vite in differenti ambiti. E se pensate che non possa essere così evidente il passaggio tra una Calabrese ed un Romano vi state sbagliando di grosso.

La cosa più banale che mi viene da dire, e che probabilmente sarà balzata subito anche alla vostra mente è la differenza di dialetto. Il romano è più o meno un italiano che non ha smesso di crederci; qualche "daje, mortacci tuaaaa" di qua, una cadenza che non c'è bisogno di spiegare perché tanto la conoscete tutti, un termine più stretto di là ed eccovi pronti a parlare romano. O perlomeno, ecco che non vi risulterà ostico da comprendere.
Il calabrese, per uno straniero è tutt'altra storia. Io ed il mio Rrrromano stiamo insieme da 5 anni ed ancora non riesce a comprendere bene un discorso per intero senza almeno un tentennamento; se poi vengono usati termini ancora più desueti è ancora peggio! Considerate che, più o meno come in tutto il sud, non esiste un dialetto unico, assolutamente. Se io abito dove abito parlo in un modo ma nella città accanto, a cinque minuti di macchina (e non sto esagerando) il dialetto cambia drasticamente, con nuove parole, a volta proprio una cadenza diversa. Se cambiamo provincia ancora peggio.
Il mio Rrrrromano è un romano con un bell'accento, che non si sente troppo; lui dice di avere una cadenza quasi perfetta (ssse) ed invece prende in giro me, che l'acca aspirata non la perdo neanche se ci provo ma che mi difendo con l'evidenza: in tutta la Calabria il mio modo di parlare è sicuramente tra i meno peggiori da sentire.

Superata l'ovvietà maggiore ci sono state invece, nel corso del tempo, delle cose un po' meno ovvie che mi hanno spiazzata perché, se ci pensate un po', quando si hanno da sempre certe abitudini si pensa che queste siano la normalità e neppure ti viene in mente che potrebbero esistere "altre" normalità.
Per esempio, la primissima cosa che mi ha lasciata senza parole è stata la mia pizza preferita. Si, proprio lei, la mia buonissima margherita con le patatine fritte che, fuori dai confini terroni, mi è stata discriminata ripetutamente. Del tipo che quando l'ho ordinata la prima volta (e tutte le volte dopo) ho visto il panico negli occhi degli altri commensali che cercavano soluzioni alternative tipo "ordina una margherita ed a parte le patatine" mentre io mi chiedevo perché adagiare quelle stanghette gialle e fritte sulla mia pizza potesse essere così complicato ed incomprensibile per il pizzaiolo.
In secondo luogo, e quando l'ho scoperto stavo per svenire, il mio Rrrromano non aveva mai mangiato (o visto) uno degli accompagnamenti più buoni del gelato: la brioche con il tuppo.
Si, ad onor del vero è un prodotto tipicamente Siciliano ma dalle mie parti sbanca allo stesso modo ed è una meraviglia a cui tutti hanno dato un morso nella propria vita almeno una volta. Invece nei bar romani, con non poca tristezza, mi sono resa conto che questa golosità manca. Ed è inutile che cercando la foto su Google venite a commentarmi che non vi ispira, se non l'avete assaggiata dovete solo stare muti e sentirvi perduti!

E la parentesi culinaria potrebbe andare avanti per molte righe, dal momento che alla fine piatti tipici e sconosciuti si possono trovare ovunque (a parte la mia pizza, per quella fatevi curare, dai, su). L'ultima che si sta per aprire adesso, invece, sarà la parentesi dedicata al mistero della carpetta. 
Ho già detto che la differenza tra dialetti era la cosa più ovvia da riscontrare tra me ed il mio Rrrromano, ma quello che non mi aspettavo era di riscontrare delle differenze anche all'interno dei termini ITALIANI.
In pratica, una sera a tavola io ed il mio fidanzato siamo stati protagonisti di questa scena:
Io: "si, nell'armadietto ho visto dei fogli nella carpetta"
Lui: "i fogli dove?"
Io: "nella carpetta"
Lui: "nella?!"
Io: "....CAR-PET-TA"
Lui: "e che è?"
Dopo una veloce ricerca su Google abbiamo capito che la mia carpetta (che in italiano esiste) è quella che a Roma viene definita cartelletta e dopo aver interrogato anche altri membri della comunità romana ho assodato che non era solo il mio fidanzato ad essere all'oscuro di questo magico termine. Ancora ora non me lo spiegare!

Tante altre cose dovrei raccontare sulle diversità che nascondono i nostri mondi i quali, geograficamente, non sono poi così lontani, ma dovrei scrivere chissà quanti altri post. La cosa principale che, invece, devo dire è che tutte le differenze in questione non sono e non potranno mai essere un motivo per allontanare me ed il mio Rrrromano. Piuttosto rappresentano un motivo in più per sottolineare la nostra complementarità (a parte la storia della pizza, quella proprio non la potrò mai accettare).

E voi, invece, che differenza scoprireste di avere con una Calabrese?

Una buona giornata, a chi non è come neve...

giovedì 24 gennaio 2019

The collateral beauty

Tutte le nonne del mondo sono speciali, però la mia lo era un po' di più.

Avete presente lo stereotipo della nonna che ti deve riempire di cibo a forza, stando sempre dietro ai fornelli? Ecco, dimenticatelo, almeno per un attimo. La mia non amava molto mangiare, anzi, si chiedeva come facesse certa gente a rimpinzarsi di cibo. Eppure la sua dispensa era sempre piena, e quando dico piena intendo che la parete di una stanza era adibita completamente allo scopo, quindi ogni volta che la riforniva ricordo distintamente che veniva subito da noi a comunicarci che "c'è tutto, vi ho comprato la pasta, c'è il tonno, la coca cola. E venite, venite a prenderli che dovete mangiare, venite" e poi, chiudendo la porta che separa la sua casa dalla mia, continuava ancora a ripetere, mentre si allontanava, quanto fosse importante che noi avessimo tutto.

Quando una persona manca si dice che tutti quelli che la conoscevano ne parlano bene anche se per tutta la vita l'hanno criticata; può essere che sia stato così anche per mia nonna però sono sicura che su una cosa nessuno può aver mentito: ci amava profondamente, come si può amare solo poche volte e poche persone nella vita. E questo lo diceva a tutti.
Diceva a tutti che le sue cinque nipoti "sono una più bella dell'altra, belle come il sole, studiose, educate".
Lo ricordava anche a noi praticamente ogni giorno, ogni volta che ci vedeva, "bella mia, stu fiuri meu, guardati chi faccicella bella". Ci ricordava nelle sue preghiere, perché era molto religiosa, e chiedeva a Dio di donarci fortuna, pace e salute "pe cent'anni" perché noi non facevamo male a nessuno e nessuno avrebbe dovuto farne a noi. 
Suo marito, mio nonno, è scomparso ormai tanti anni fa ed amandoci di cuore anche lui aveva passato a lei la raccomandazione di badare a noi, e lei, di rimando, adempiva a questo dovere con immensa gioia.

Lavorava tantissimo, ha fatto lavori fisicamente sfiancanti, che infatti purtroppo avevano mostrato le proprie conseguenze negli ultimi anni, ed anche dopo la pensione non si era risparmiata. Amava farlo, anche quando mamma la sgridava chiedendole di stare attenta, di godersi la vita ora che poteva, di smetterla di ammazzarsi, lei rispondeva "sono opere di bene, voglio farlo". Era una spendacciona, qualità che tra l'altro ha trasmesso ad una delle mie sorelle, ma per lei non comprava praticamente nulla: era tutto per noi.
Ogni volta che partivo per Cosenza ed andavo a salutarla lei mi diceva "ah parti? Aspetta un attimo" e col suo passo dissestato dalla operazione al femore di tanti anni prima, cercava di raggiungere in fretta la sua camera da letto dentro il cui armadio aveva la sua borsetta; rovistava un pochino e poi tirava fuori dei soldi. Io mi rifiutavo di prenderli, le dicevo che non li volevo e che non c'era bisogno di darmeli e lei rispondeva che "non è per bisogno, lo so che non ne hai bisogno, ma se i tuoi amici comprano qualcosa e tu la vuoi perché devi desiderarla e non poterla comprare?", e poi mi congedava con un bacio e il suo solito "vai figghia, vai ca paci e ca saluti, torna prestu".
Aveva un armadio pieno di pigiami nuovi, dovete credermi, proprio zeppo, dalle fantasie discutibili ma caldi e morbidi come le nuvole. Erano tutti della stessa, identica taglia; roba che il venditore deve aver pensato che questa nonnina avesse 30 nipoti belle in carne; roba che dentro uno di questi io ci sto almeno due volte. E quando ridendo però glielo facevamo notare lei rispondeva semplicemente che andavano benissimo, ché il pigiama mica deve stare "a farticchiu". 

Nonna aveva lavorato tanti anni anche a Roma, diceva di amarla e che se non fosse stato per nonno, che invece era attaccato alla terra d'origine, sarebbe rimasta ancora lì. Allora raccontava sempre di quando era vicino a Palestrina, della Madonna d'oro, della famiglia che la ospitava e presso cui faceva da baby-sitter e da tutto fare, diceva che le sarebbe piaciuto tornare, che era contenta di avere un nipote romano. Aveva origini umili, non aveva mica il diploma, non parlava bene italiano, perché in Calabria si parla il Calabrese miei cari, però si ricordava bene il "mortacci tua" della capitale. 
Amava anche guidare, lo ha fatto fino a qualche anno fa, amava la sua macchina e probabilmente il momento in cui ha dovuto, per causa di forza maggiore, lasciarla, è stato quello in cui la sua mente ha cominciato a faticare un po'. Andava in giro per la città a fare commissioni a chi, proprio nel momento del bisogno, non ha avuto alcun riguardo per lei. 
Al suo rientro, il più delle volte, trovavamo un vassoio coperto dalla carta rossa e le scritte gialle del nostro bar preferito e questo significava una cosa sola: "nonna ha comprato le brioche col gelato". Il gusto era sempre lo stesso, il cioccolato. Anche lei era golosa del cioccolato ma alla fine non lo mangiava neanche così spesso.
Una cosa invece non poteva mancare sulla sua tavola, nella sua cucina: da bere.
Ve la immaginate una nonnina che ama la birra, gli amari, il cognac? Beh, la mia era così, diceva che ogni tanto faceva bene, che non serviva ubriacarsi.

Mi sono resa conto che in fondo nonna è stata una donna coraggiosa, forte nonostante il suo fisico esilissimo. Ha sempre e solo lavorato, provvedendo al marito ed alla figlia, viziando tutte le sue nipoti e non solo. Viaggiava da sola in un'epoca in cui le donne erano associate prevalentemente alla figura della casalinga; si muoveva a proprio agio in queste terre aspre, piene di verde e di frutti da coltivare con fatica; aveva cura dei grossi animali che erano l'orgoglio di nonno e che ha tenuto finché quest'ultimo non ha avuto più le forze per andarli anche solo a vedere.
Era una donna tradizionale ma neanche tanto; ricordava, a distanza di decenni, il suo grande amore ancora con le lacrime agli occhi, eppure non aveva mai badato all'usanza dei vestiti neri in sua memoria per anni ed anni. A dirla tutta, il nero non le piaceva proprio e diceva anche a noi di portare possibilmente colori allegri nella quotidianità. Ci raccontava emozionata di quanto fosse anche nonno orgoglioso di noi, di quanto ci tenesse che almeno una diventasse dottoressa, ed io ci ero riuscita, ma non "dottoressa di malati, dottoressa di commerciu". Non aveva fatto una piega quando le mie sorelle, invece di sposarsi in chiesa come da queste parti ai tempi sembrava necessario, erano andate a convivere, aveva solo detto che l'importante era volersi bene, di lasciar perdere la gente cattiva.

Lo sai, nonna, sono stata quella che ha pianto meno quando te ne sei andata. Non ce l'ho fatta neanche da sola a svuotare il mio dolore, nonostante me ne abbia portato tanto la tua scomparsa inaspettata. Ci ho provato e mi sono sentita come una bottiglietta piena di acqua, una di quelle che quando messe a testa giù, per la pressione del vuoto d'aria forse, riversano tutto il liquido in piccoli sorsi i quali per la violenza fanno rimbalzare leggermente la bottiglia stessa. Mi sono sentita così quando mi è venuto da scoppiare e poi però è passato dopo un attimo.
Non ce l'ho fatta neanche a pregare, anche se so che tu ci tenevi alla Fede; ci ho provato, ho fatto il segno della croce e poi non m'è venuto da dire niente. Ho solo pensato.
Sono stata l'unica a volere e riuscire a rimanere là mentre il legno chiaro di quel coperchio consacrava l'ultima volta in cui ti ho vista in carne ed ossa. Non ho pianto neanche là perché, per non impazzire, mi sono convinta che là dentro non c'eri tu, non ci sei tu. C'erano il tuo corpo forse, i tuoi capelli, i tuoi vestiti ma non tu.
E quando mamma, da sole, mi ha detto che sentiva un grande dolore proprio nel cuore le ho risposto quello che ormai è diventato il mio mantra ogni volta che sento gli occhi umidi: tu non sei qui com'eri prima, ma ci sei lo stesso.
Ci sarai quando vedremo un bella giornata di sole, quando sentiremo un profumo, quando il sole ci bacerà la pelle, quando ci guarderemo l'un, l'altra negli occhi che tanto ci somigliamo tutte ma una in particolare somiglia a te.
Non avrò paura di entrare in casa tua ed un giorno non sentire più il tuo profumo perché so che presto potremo scambiarci i ricordi di te e nonno senza tristezza, senza malinconia, solo con una grande serenità.
Non faremo nessuna fatica a ricordarci di te e dei tuoi insegnamenti, che già adesso ho raccontato solo una piccola parte di quello che sei stata per noi ed ogni volta che ci chiederanno di te risponderemo che si, ti abbiamo conosciuta e per fortuna non ci siamo limitati a quello...ti abbiamo vissuta per tanti anni, quelli più belli, in cui la tua figura è stata fondamentale ed ora semplicemente impareremo ad amarti ed a farci arrivare il tuo amore in un modo diverso ma non per questo meno forte.

Ciao nonnarella mia.

Una buona giornata, a chi non è come neve...

mercoledì 16 gennaio 2019

...Però dopo niente cambierà


Tornando a casa ero piena di buone intenzioni; avevo già una lunga lista di cose utili da fare però lo sappiamo tutti quanto possa essere sarcastica la vita. Che è quello che ti succede quando fai dei piani, no? Così dicono, almeno.
Allora avevo pensato di scrivere un post per raccontarvi di quello che è successo da quando ho messo piede in Calabria ma poi ho deciso di no, che non voglio scrivere qualcosa di triste, voglio scrivere delle cose positive che accadono anche durante una brutta esperienza.

Di quei momenti in cui ti rendi conto del fatto che davvero l’unico modo per fregar la morte è l’amore.
Perché ci sono delle fasi della vita in cui la notte stai sveglia in ospedale per guardare un nuovo esserino respirare emozionandoti ad ogni nuovo battito ed altre in cui, invece, stai sveglia per assicurarti che il respiro di un’altra persona, stavolta ben più grande, non si interrompa all'improvviso.
Ed in questa attesa non c’è nulla di bello, in realtà, però in qualche modo devi salvarti dalle lacrime, dalla paura, e lo fai dicendo a te stessa che stai concretizzando l’amore stringendo quella mano che per tanti anni ha guidato la tua quando ancora non sapevi neanche formulare una frase di senso compiuto.
Allora tutti i ricordi vengono a galla e si rincorrono l’un, l’altro d’improvviso come le stelle cadenti che tanto amo e che tanto mi fanno desiderare, e cerchi di condividerli con chi hai accanto di modo che anche quest’ultimo possa partecipare a questa gioia, sperando che possa arricchire di dettagli la tua memoria, strappando un sorriso qui e là a delle ore grigie e silenziose, altrimenti vuote.
Ti si alleggerisce il cuore pensando che non sei sola, che c’è qualcuno che può portare questo fardello insieme a te però poi regolarmente il peso diventa un po’ più grande se rifletti sul fatto che, in realtà, quella che state condividendo è solo tristezza. La paura dell’ignoto, la paura di una chiamata, la paura di addormentarsi e perdersi un attimo, l’attimo.

Però siamo arrivati fino a qui sperando, lottando, augurandoci che la nostra forza di rimando diventi anche la forza di tutti gli altri compagni di questa piccola, grande disavventura che è la morte che rincorre la vita.
Niente altro.
Allora continuiamo a credere, a volere, che per questa volta la gara la vinca la vita, perché è vero che un buon pezzo l’abbiamo già goduta a pieno ma è anche vero che per noi non sarà mai abbastanza.
Non sarà mai abbastanza per una figlia che sta stringendo la mano debole della propria mamma.
Non sarà mai abbastanza per una nipote che ha ancora qualcosa da raccontare alla propria nonnina.


Una buona serata, a chi non è come neve...

martedì 8 gennaio 2019

Hall of fame: il pieno di premi!

Torno finalmente da queste lunghe vacanze natalizie con un post per due bei premi che sono arrivati entrambi dalla mia cara Mariella e quindi, anche per ottimizzare i tempi, eccoci qui (che è un modo elegante per dire che sennò chissà quanto tempo farei passare prima di pubblicare, dato il mio ritmo).

Il primo tag, IL FRANKEN - MEME di NOCTURNIA ideato da Nick Parisi del blog NOCTURNIA, permette di far conoscere i blog che seguiamo dividendoli per categoria. È una cosa che mi piace molto perché ogni volta che leggo qualcuno che mi appassiona vorrei consigliarlo a tutti come una strillona! :-D

Le categorie sono le seguenti:

I must
In questo caso intendo non solo quelli che tutti dovrebbero leggere ma quelli che probabilmente quasi tutti seguono ormai J Un must in tutti i sensi, quindi.

Posto di bloggo: Che già solo per la genialità del nome del blog, merita. Ed in ogni caso dentro potete trovare tutto quello che vorreste leggere su un blog. Franco per il pagamento che mi devi dopo questa ci sentiamo in privato.

Mo O' Clock: Non credo che ci sia bisogno di presentazione per questo blog. MUST e basta! Moz si impegna tanto proponendoci sempre nuovi e curati contenuti, quindi bisogna premiarlo assolutamente.

Menzioni d’onore
Il Bazar del calcio: Per chi ama lo sport in questione ma non solo, per questo motivo una menzione d’onore: perché è davvero difficile coinvolgere tutti con un tema così specifico eppure Riccardo ci riesce! Correte a leggerlo se ancora non lo fate, su.

Chi scrive non muore mai: Claudia aggiorna quotidianamente il suo blog portando alla luce notizie di cronaca ma anche spunti derivanti della sua vita nei quali potete riconoscervi e farvi coinvolgere anche voi, ne sono sicura.

Le new entry
L'Agorà: Un blog in cui Daniele pubblica sempre nuove poesie dal tono delicato ma toccante sugli argomenti più disparati. Vale la pena leggerlo anche solo per avere degli spunti di riflessioni che magari non ti aspetti su delle cose che in realtà ti circondano già.

Digito Ergo Sum: Diventato uno dei miei blog preferiti, Digito offre con ironia disarmante tutto quello che gli viene in mente. Leggetelo assolutamente e state sicuri che mi ringrazierete (anche perché, seriamente, pensate che sennò avreste il coraggio di tornare qui e contraddire ME?)

I meritevoli di emergere
Karmaironico: Scoperto qualche mese fa (e che però ultimamente è anche un po’ scomparso) Karmaironico ha, anche lui, una intelligenza ed un’ironia sottilissima, di quelle che non può non piacere leggere.

Quelli che dovrebbero essere aggiornati con più frequenza
Righe libere: Questa in realtà è una minaccia caro Maurizio, torna ad aggiornare ed a commentarmi se non vuoi che i tuoi gadget di BTTF rimangano inavvertitamente offesi. Comunque per chi ormai non lo sapesse (Claudia, tu xD) è stato proprio il suo modo di scrivere a farmi innamorare di lui e quindi volete veramente perdervi un blog che ha rubato persino il mio cuoricino di marmo.

La cantadora e la Loba: Carolina scrive con delicatezza e prepotenza dei post veramente pieni. Pieni di tutto quello che un blog, per come lo intendo io, dovrebbe avere.

I desaparecidos
Per questa categoria non taggo nessuno ma non perché non ci siano blog meritevoli, più che altro perché sarebbe una lista immensa, quindi basta guardare sul mio blogroll tutti i blog che ho lasciato ma non più aggiornati.

Il secondo premio è invece un tag più classico in cui bisogna rispettare delle regole (ed io non lo farò, muahah):

1 - Ringraziare chi ti ha nominato fornendo il link al suo sito.
2 - Rispondere alle 11 domande e nominare altri 11 blogger che dovranno rispondere alle stesse o ad altre 11 domande.
4 - Informare gli 11 candidati commentando un loro post sui Social/ blog o taggandoli.
5 - Elencare le regole del premio e mostrare il logo del sole.

1) Di cosa parla il vostro blog e com'è strutturato?
Parla di me, anche se non così tanto come potrebbe sembrare e di quello che mi passa per la mente nel momento esatto in cui le mie dita toccano la tastiera. La struttura è quella mia mentale: tutto in ordine ma lo capisco solo io.

2) Passione vuol dire?
Rimanere svegli la notte a pensare che non importa della paura, della stanchezza o di null'altro, l'importante è arrivare LÌ.

3) Che cosa fate per rilassarvi?
Scrivo, leggo, ascolto qualcosa e quasi sempre una bella doccia bollente.

4) Qual è stato l'ultimo viaggio che avete fatto per piacere?
Roma, se non vale come risposta allora quello verso la Puglia.

5) Di solito viaggiate soli o in gruppo?
In coppia, generalmente.

6) Qual è il posto che sognate di visitare da sempre?
Londra. Ma ho paura che se ci vado poi non avrò il coraggio di tornare indietro.

7) Qual è l'ultimo libro che avete letto?
Ne leggo così tanti che non ho un ricordo cronologico, ma probabilmente uno degli ultimi (molto bello) è un e-book inglese che si chiama "Once gone (a Riley Paige Mystery)" di Blake Pierce.

8) Qual è il vostro genere di libri preferito?
Amo leggere tutto purché scritto bene. Mi sono sempre piaciuti i thriller/horror ma non disdegno i libri storici, biografici o i romanzi.

9) Quanto e cosa vi piace condividere delle vostre esperienze sui social?
Non ho social, comunque se li avessi condividerei probabilmente qualcosa di bello che ho fatto, visto o sentito.

10) Che rapporto avete con il luogo in cui vivete?
Di amore ed odio, come tutti i rapporti che si rispettino. Quando sono andata via per l'università mi mancava tantissimo, poi ad un tratto ha cominciato a starmi stretto insieme a molte delle persone che vi abitano. Oggi semplicemente lo apprezzo quando sono là e lo guardo da lontano con nostalgia quando vado via.

11) Cosa vi piacerebbe che venisse valorizzato?
Tutto, perché c'è tutto e non viene usato quasi niente. C'è la buona cucina, ci sono paesaggi bellissimi, c'è una enorme cultura, ci sono reperti storici importantissimi, è stata la culla di personaggi illustrissimi eppure in molti neanche lo sanno.



Come sempre invito tutti voi a rispondere alle domande, senza nominare nessuno nello specifico (così non rischio le maledizioni di qualcuno ma di tutti), e ringrazio ancora Mariella di Doremifa-sol, libri e caffè che non solo mi ha riservato questi premi, ma mi scrive sempre cose bellissime da me e non solo. Una donna davvero forte e simpatica, oltre che intelligente, che dovreste incontrare almeno virtualmente!

Una buona giornata, a chi non è come neve...