venerdì 26 maggio 2017

Appena smetterò di domandarmelo, suppongo

Sto diventando un'accumulatrice compulsiva di post in bozze che Franco tu coi tuoi quadri sulle pareti ti puoi levare solo.

E' che in questi giorni sento il bisogno di scrivere davvero troppo e dovunque per sfogare il tutto ed il niente che ho dentro la mente. Però sembra che questo non mi stia portando a nulla di buono o di positivo ed allora ho deciso di cambiare strategia e che forse, a furia di ignorarmi, mi stancherò e mi lascerò in pace.

Ieri non ho fatto N-I-E-N-T-E. Quello che si dice tempo sprecato. Potrei trovare i lati positivi della cosa.
Ad esempio, non ho faticato (a non fare nulla ho sprecato giusto le calorie per cambiare canale della TV o lavare i piatti) ed ho finalmente ripreso colore. Perché fino a poco prima ero bianca come un lenzuolo, credetemi. Tanto che per un attimo ho fatto fatica a riconoscermi allo specchio.
Ho evitato la pioggia a catinelle che dopo si è abbattuta qui.
Però si, insomma, in realtà possiamo dire che ho perso tempo.

Stamattina il mio umore non era per nulla migliore, ma ho deciso di ignorarmi come detto, e quindi mi sono alzata ed ho lavato i capelli rendendomi conto che finalmente sono più lunghi.
Ebbene si, la prima (ed a quanto pare unica) gioia della mattinata sta nei miei deliziosi boccoli che, poco prima di attorcigliarsi su se stessi come una girandola (quanto sono poetica per i miei capelli?) si divincolano per tutta la lunghezza mostrandomi che sono stati buoni e bravi ed ora arrivano senza fatica a metà seno. Dovrei immortalare il momento o forse no. E no, non li taglierò perché noi donne possiamo sperimentare con le acconciature e siamo fortunate!

Ho chiesto al mio amico di inviarmi gli appunti che mi mancano per cominciare a recuperare la settimana di lezioni mancante sperando di non scocciarlo, anche se lui è sempre gentilissimo con me e nel caso non mi direbbe comunque di no.
Ho fatto la lavatrice, ho programmato la spesa che dovrò fare pomeriggio (sto rischiando la disidratazione, a tal proposito, con l'ultima bottiglia di acqua in frigo) e le pulizie intense e disperate in casa.

In realtà non è nulla di interessante tutto ciò, però è necessario darmi una scrollata da tutto il niente di cui mi sono circondata ultimamente o rischio di impazzire proprio. E se dovrò farlo da sola o con queste piccole cose, poco male, no?

Infine per questo fine settimana e per i due successivi credo non farò nulla di esaltante, anche perché per due su tre di questi sarò qui da sola e quindi al massimo posso aspirare ad uno studio matto ed infinito. Ma chi lo dice che anche quella non sia una compagnia degna?

Mi auguro che i vostri programmi siano un po' migliori dei miei. Magari la prossima volta che ci sentiremo sarà con la liberazione di una delle mie bozze o magari no.

Una buona giornata, a chi non è come neve...

lunedì 22 maggio 2017

Inclusi quei tre, quattro stronzi infelici

Sabato la pallina gonfia sotto l'ascella -e relativa ricerca su Google- mi avevano avvisata del fatto che o stavo per morire (ma com'è possibile che il motore di ricerca ti porti a pensare che per un colpo di tosse hai probabilmente 30 malattie rare?) o che stavo per soffrire. Ed infatti alle 2 di notte mi sono svegliata con la gola gonfissima ed in fiamme, dolore al petto, aggiungendo durante la giornata mal di testa, mal di schiena, sensazione di avere la testa sott'acqua o dentro una grande bolla di sapone. Però non sono morta.

E' per questo che oggi, invece di essere nella città in cui studio a pranzare per la lezione delle 14 sono sul mio letto a scrivere questo felice ed interessantissimo post.

Alle bolle di sapone ci penso spessissimo.
Penso che se dovessi mai chiudere questo blog e ne volessi aprire un altro, non penserei ovviamente più alle stelle o alla neve, ma alla bolla di sapone.
Penso che tante volte, come stanotte in particolare, mi ci sia sentita io, una bolla di sapone. Penso a come sia facile farle sparire per sempre, basta poggiarci un dito e quelle scoppiano esplodendo in piccolissime e quasi invisibili goccioline di acqua e sapone.
Penso a come sia la stessa bolla di sapone invisibile.

E' facile pensarci spesso, sentircisi spesso.

E poi ieri una frase, una sola frase tra tutte, mi ha come destata da un sonno profondissimo cui mi ero costretta come per istinto di sopravvivenza catapultandomi come per magia verso un mio vecchio post che, manco a dirlo, parlava di esplosioni ma non di bolle di sapone.

Non riporterò la frase in questione, né chi l'ha detta e perché. Che in realtà non era nulla di offensivo, solo una descrizione molto sintetica di un fatto di dominio pubblico che non ho mai nascosto neanche sul blog, anzi.

Vi dirò quello che ho capito io di me, però. Che non ha niente a che fare con nessun altro, se non con me, per cui porto le mani avanti prima dicendo che è tutto solo mio, nessuno può mettere voce in capitolo.
Ho capito che non è possibile che io mi fidi del resto del mondo se per prima sono stata inaffidabile io.
Che probabilmente quando mi faccio i miei film mentali non faccio altro che riflettere sugli altri qualcosa di mio.
Che mi sono sempre sentita nella condizione di giudicare gli altri nascondendo sotto il tappeto, però, la mia stessa polvere.
Che non ho mai pensato di aver sbagliato il fine, o che chi ha ricevuto non lo abbia meritato, ma quelle semplici parole hanno riaperto il sipario su un aspetto che avevo cercato di oscurare perché tutto era andato comunque come doveva: il mezzo ed io soprattutto, siamo stati sbagliati.

Tutto quello che mi resta, adesso, è prendere coscienza di me, smettendola di guardare gli altri che non fanno nulla di male, e smetterla di farli pagare per mie colpe, per i miei, di tradimenti. Migliorare, svegliarmi e crescere. Anche in ordine diverso.


E comunque, per farvi capire l'intensità della mia vita sociale, sono quasi le 13 e solo ora ho parlato con qualcuno per la prima volta nella giornata rendendomi conto che ho perso la voce.

Una buona giornata, a chi non è come neve...


venerdì 19 maggio 2017

Non per volermi odiare, solo per voler volare

Il 2008 è stato, per me, uno di quegli anni duri a morire o da scordare.

Da un lato perché è stato pieno, pieno veramente.
Di cose che non avrei dovuto fare, di cose che mi hanno divertita, di cose che mi hanno cambiata.
Dall'altro perché ci ho riempito quasi un'agendina, quindi pur volendo non potrei proprio perdere le tracce di quel tempo.

Avevo iniziato il secondo, brillante, anno delle superiori e quella classe mi piaceva molto. Era sempre in evoluzione tanto che fino all'ultimo anno è arrivata gente nuova ad occupare i banchi in aula.
Nel corso del 2008 precisamente, invece, sarebbe stato il contrario: se ne sarebbero andati diversi dei miei compagni. Tra cui il ragazzo dagli occhi verdi di cui vi parlo ogni anno che, proprio poco dopo, purtroppo, sarebbe andato via davvero.

C'era un ragazzo che era diventato il mio migliore amico. Ridevamo spessissimo, era seduto di fronte a me insieme a quello che poi, soprattutto all'università, sarebbe diventato uno dei più cari che ho.
Mi trattava sempre bene, voleva quasi proteggermi e mi ricordo che era sempre entusiasta all'idea di mostrarmi quello che faceva.
Un giorno mi disse che era innamorato di me. No, un giorno mi chiese consiglio su una ragazza di cui era innamorato. Mi ricordo benissimo il momento esatto in cui me lo scrisse, ma non ricordo se avevo capito che ero io. Comunque ero io.
Non è mai successo niente tra noi, né i nostri atteggiamenti sono mai cambiati l'uno nei confronti dell'altra. Alla fine dell'anno ha cambiato indirizzo scolastico e non ci siamo più visti neanche in giro. Non lo so perché.

Oggi è sposato da diversi anni.

In realtà c'erano tanti amici che alla fine si sono persi per la strada. No, meglio parlare di "amici". Avevo una compagnia molto vasta che non so perché comprendesse certa gente. Non che io mi ritenessi superiore a loro, ma col senno di poi, fidavi, mi ci sono comportata.

Poi il 2008 è stato il periodo delle cose imbarazzanti.
Avete presente quelle cose che lì per lì ti sembrano essere la fine del mondo? Che ti addormenti felice pensando "Sono troppo avanti!" e poi, tanti anni dopo, dopo aver messo su un po' di coscienza, ti vergogni e vorresti seppellirle manco fosse il cadavere del postino che ti porta le bollette salate da pagare?
Si, ecco. Il 2008 è stato quello. E pensare che è passato poco meno di un decennio da quei giorni infausti.

Ero e sono troppo impulsiva. Volevo fare una cosa e la facevo anche se sapevo me ne sarei pentita come una dannata, perché il mio stomaco ed il mio sangue (vedi inizio post precedente) mi dettava l'ordine di farlo. Per questo rileggendo quelle pagine colorate (che avevo pensato pure di mettere una foto tanto per rendere l'idea ma non ho trovato una pagina che non mi desse la voglia di correre a sotterrarmi) oggi penso no, ma questa non è Paola. Ero drogata, sennò non si spiega.

Però una cosa voglio dirla. Una cosa molto intima che non sono tenuta a scrivere per ovvi motivi, però lo voglio.
In quegli anni (quasi) tutte le ragazzine della mia età erano attratte dall'amore. Inteso come l'atto fisico con il ragazzino di turno. Sembravano tutte delle piccole donne già consapevoli del proprio corpo e del proprio futuro, come se sapessero che essere felici in quel momento sarebbe bastato loro per sempre, anche col senno di poi. Io non ci trovavo, né ci trovo, nulla di male perché vi ho appena detto che io sono fatta di impulso e di istinto.
Però il mio istinto è stato anche di sopravvivenza perché ho sempre avuto paura di giocarmi male quel momento fondamentale della mia vita.
E nonostante poi per qualche anno (di troppo) mi sia accompagnata con la stessa persona portando il prosciutto sugli occhi (e rabbrividendo ora all'idea), non ho mai sentito l'esigenza o la voglia di compiere quel grande passo.

Dubito fortemente che i miei amici attuali -quelli ad esempio conosciuti qui proprio all'università- ci crederebbero se lo raccontassi. Ed è una cosa che mi fa sorridere, perché mi dà l'idea di come l'atto fisico sia dato per scontato, sia considerato imprescindibile e che debba essere fatto necessariamente in un certo periodo della propria vita.
Io ho aspettato di essere matura, nell'età e non solo, di sapere che cosa significasse soprattutto mentalmente.
Di trovare la persona che mi desse la consapevolezza che quel momento di felicità mi sarebbe bastato per sempre, anche col senno di poi.

E la cosa che farebbe ancora di più sorridere gli altri sarebbe sicuramente sapere questo; che ho dovuto aspettare di trovarlo qui nonostante tutta la gente che ho incontrato nel corso della mia vita, tra i banchi, nella piazza della città, nella mia Università che ha un campus immenso.


...Qualcosa di dolce
Qualcosa di raro
Non un comune regalo
Di quelli che hai perso, mai aperto
O lasciato in treno, o mai accettato
Di quelli che apri e poi piangi
Che sei contenta e non fingi...
     
T. Ferro



Una buona giornata, a chi non è come neve...

martedì 16 maggio 2017

If you don’t own today

Devo ammettere che sono una di quelle persone che sa che sta facendo la cosa sbagliata, quando la sta effettivamente per compiere. Come nei cartoni animati comincia dentro di me a farsi strada una vocina che mi urla fermatifermatifermati. Ma io non mi fermo mai perché sento proprio la rabbia che si sviscera dal punto più profondo dello stomaco, si divincola dal nodo in gola ed esplode nelle mie parole o nei miei gesti. Sento il bisogno irrefrenabile di vendicare le mie ferite, me, pur conoscendo le conseguenze che comporteranno i miei atteggiamenti.

Il punto è che, allo stesso modo, sento anche quando sto facendo la cosa giusta. Sento la voglia di far bene che mi muove, l'affetto che ci metto, a volte la dolcezza. Solo che, il più delle volte, probabilmente sto facendo la cosa giusta nel modo o nel momento sbagliato, altrimenti non capisco perché le conseguenze non cambiano, spiacevolmente.

In questo periodo sto cercando di mettere a posto le idee per scegliere un relatore decente per questa laurea che mi pare così vicina ma che ancora è relativamente distante. Vorrei tanto sfidarmi e scegliere quello che è il top del top ma che so mi incasinerebbe tantissimo; mi porterebbe via tempo, energie e probabilmente più di una volta mi farebbe esclamare "Ma chi me l'ha fatta fare!". Allo stesso tempo, però, non c'è nessun altro che mi ispiri fiducia, perché io questo cerco. Qualcuno che mi faccia sentire sicura, che mi piaccia ascoltare ed incontrare, che voglia vedermi come una persona che sta lavorando con dedizione e non come un peso o come, semplicemente, una occasione per arrotondare un po' di più lo stipendio.

E poi in questo periodo ho tantissima fame. Me ne accorgo perché proprio adesso sento lo stomaco brontolare. E sto mangiando tanto, dolci e non. Ma soprattutto dolci perché il cioccolato è in assoluto la cosa più buona del mondo per me e poi, ora che inizia il bel tempo, non si può fare a meno di mangiare gelati. Tra l'altro questo appetito costante, che in me in estate non è per nulla consueto perché col caldo tendo a perdere qualsiasi interesse per il cibo, mi fa sorridere perché mi si potrebbe dire se per caso io non sia incinta e sento di dover mangiare per due e giusto in queste notti faccio un sacco di sogni che riguardano la maternità ed i bebè.
Però vi voglio rassicurare, non è proprio possibile quindi riponete le idee per il regalo di battesimo per il futuro.

Insomma, in un solo post ho scritto più o meno tanto senza dire nulla di concreto però volevo proprio farlo; non mi andava di pubblicare le mattonate che ho salvato nelle bozze nonostante mi piacciano molto e siano molto sincere e quindi, semplicemente, un pieno di pensieri per sapere come invece sta andando a voi questo periodo.

Una buona serata, a chi non è come neve...

giovedì 4 maggio 2017

Chi non ha una vita...sogna

Sono sempre affascinata dal mio corpo, dal nostro.
Da come reagisce alle cose, alle sensazioni, alle paure o alle emozioni.

Sono affascinata quando le pupille si dilatano se guardiamo qualcosa che ci piace.
Sono affascinata quando sento la pelle d'oca mentre ascolto la mia canzone preferita.
Sono affascinata dal vedere come due mani o due labbra diverse possano incastrarsi alla perfezione.
Sono affascinata da come ognuno di noi abbia la propria posizione preferita per prendere sonno; da come la mia possa fare invidia ad una contorsionista e che abbia come condizione necessaria l'essere a pancia in giù perché al contrario proprio lo odio, ma puntualmente quando mi sveglio sono schiena contro il materasso.

Sono affascinata dal fatto che possiamo sognare, mentre dormiamo. Guardare il nostro personalissimo film senza neanche accorgerci di farlo mentre, nel frattempo, stiamo riposando.

Ho ripreso a fare incubi. Il che non comporta grandi cambiamenti nella qualità del mio riposo, data l'abitualità della cosa, salvo per quella mini interruzione quando sento di aver paura e quindi di dover aprire gli occhi. Per poi tornare a dormire di nuovo, ovviamente.
Ma sono affascinata da come faccia il mio corpo ad avvertirmi del fatto che ho paura anche se sono semi-incosciente.

Ero in casa mia, di notte, al piano di sotto, quando ho sentito che fuori dalla porta c'era qualcuno. Nel sogno sapevo già chi fosse e questo essere lo disprezzo anche nella vita reale. Così corro per le scale ad avvisare mio padre che, sdraiato sul letto, si sveglia ed impugna un'arma. E senza neanche il tempo di dirgli nulla, il tizio è già arrivato alle mie spalle imbracciando un fucile puntato contro papà.
In questo momento ho paura. Non per la scena in sé ma pensando a quello che potrebbe accadere se il sogno continuasse, così mi dico che devo svegliarmi.
E' qui che mi sento affascinata dal mio corpo.

Mentre dormo mi sento anche un po' sveglia e sento che voglio muovermi per svegliarmi del tutto. Sembra che ancora stia sognando, vedo le scene ferme come se i protagonisti stessero aspettando il mio ordine per procedere con la prossima mossa e nel frattempo, per la paura, nel mio letto, sento un calore fortissimo che mi brucia la pelle delle braccia, della schiena e delle gambe.
Come quando si arrossisce e si sentono le guance andare a fuoco per la timidezza.

Apro gli occhi forse più per il caldo che per altro, non so che ore siano ma ritorno a dormire con gli occhi pieni di sonno.

Pochissime volte ho provato fisicamente le sensazioni di un incubo. Come quella volta in cui sognavo che fossi piena di ratti che mi correvano sulla schiena, dentro la maglietta, e mi sono svegliata come se sentissi veramente qualcosa toccarmi la pelle.
O il cuore spaccarmi in petto quando nel mio incubo c'era un demone, stile paranormal activity, che stava per farmi qualcosa ma io non gli ho lasciato scampo aprendo prima gli occhi.

La cosa bella è che, però, posso sentirmi così anche quando sogno cose belle. Quando sembra di sentire seriamente un profumo, o il tocco di qualcuno (che in realtà non è assolutamente un qualcuno qualunque) o addirittura la voce. Resta solo un pochino di nostalgia quando, al risveglio, sono sola col mio cuscino -ancora per un po'.

E voi quando e quanto siete affascinati dal vostro corpo o dai vostri sogni?

Una buona giornata, a chi non è come neve...