giovedì 14 gennaio 2016

Come un uragano di vita

Che siate cinici, disillusi, disincantati o inguaribili romantici, in attesa del principe azzurro o della principessa dai lunghi capelli che vi guardi da sopra la torre, dovete proprio ammetterlo. Quando l'amore si muove, non c'è nulla che vi possa trattenere fermi.

E che questo movimento inizi quando siamo ancora giovani, giovanissimi e che duri fin quando siamo già definibili come adulti è davvero raro, qualcuno direbbe quasi impossibile, eppure accade.
Ti accorgi che è molto più di una abitudine quando guardi una coppia di lunghissima data, nonostante lei non sia arrivata ancora ai trenta e lui li abbia sfiorati da poco, che hai visto crescere perché lei ha il tuo stesso sangue, il tuo stesso cognome (ed anche molto del tuo viso, a detta di tutti quelli che ci conoscono) e lui, invece, ha passato così tanto tempo tra le mura della tua casa da potere ormai essere considerato a tutti gli effetti un fratello acquisito.
E quando sei a cena da loro e cominciano a parlare di come a volte capitino i litigi tra di loro, ti fa sorridere che ad un tratto entrambi dicano la stessa dolce, immatura, ma soprattutto complice cosa: "quando siamo imbronciati l'uno con l'altra e nessuno dei due vuole ancora cedere non prendiamo mai l'ascensore insieme, perché non riusciamo a trattenere le risate".
Sorridi ad una cosa così semplice, per molti forse insignificante, ma abbastanza forte da rimanerti impressa ancora ora ed usarla per iniziare un tuo post. Forse perché immagini benissimo entrambi i visi distendersi in una risata trattenuta fino ad esplodere fragorosa.

O forse perché ad un certo punto della tua vita quella stessa complicità sei riuscita a provarla anche tu.
Quella in cui dormire accanto a lui non procura nessun timore, nessuna vergogna, neanche se indossi il pigiama meno sexy che si trovi in commercio.
Soprattutto quella in cui i silenzi non hanno nulla di imbarazzante, ma tutto di magico.
Che a ben pensarci stare in silenzio insieme ad una persona non è poi così semplice. C'è sempre la martellante domanda del "devo dire qualcosa?ed ora che dico?chissà a che pensa?".
Invece quando sei con lui, o lei, non serve nient'altro se non la tua mano sopra il suo petto o viceversa. Ed a questa cosa ci ho pensato mentre la mia mano era davvero sulla sua che si muoveva calda tra la mia pelle e la maglietta ed il mio viso si nascondeva tra la piega del suo collo per sentire meglio il suo profumo buonissimo.

E ci ho pensato quella mattina presto in cui è arrivato dopo una notte di viaggio certamente insonne ed ancora col pigiama ed i capelli scompigliati sono andata ad aprirgli la porta ed abbiamo dormito, o provato a farlo, abbracciandoci sotto le coperte in una stanza quasi buia e la porta socchiusa.
O quella sera in piazza in cui col naso congelato lo baciavo a tratti pensando semplicemente che non avevo mai, mai, mai visto un ragazzo col viso più bello, dolce ed ancora bello del suo, coi suoi occhi accesi su di me mentre mi prendeva in giro e mi schioccava ancora le labbra contro le sue.

E ci ho pensato ancora un milione di volte; quelle in cui indossavo la sua felpa per me immensa, con il suo profumo e lasciandogli il mio, vedendolo ridere dandomi della faccia da delinquente se mi coprivo col cappuccio e gli chiedevo di non chiamare la polizia; quelle in cui gli infilo battute sottili e un po' maliziose aspettando che mi chieda il riscatto o quelle in cui mi maledice quando al karaoke davanti alla mia famiglia la canzone la scelgo io e ad un certo punto si ritrova imbarazzato a cantarmi di "un body a balconcino che ti tiene su un seno che così non si era mai visto prima". 

E ci ripenso ancora un milione di volte quando scoppio a ridere di fronte alle rime strampalate che mette giù per me, straziando anche canzoni di Tiziano; o quando mi stringe fortissimo la pelle perché a me piace così e rimuove quell'unico centimetro di spazio rimasto tra di noi.
O quando litighiamo ed io mi lascio scappare la mia furia cattiva che lui prontamente mi fa ritrattare, arrivando dove io non riesco e lasciandomi arrivare dove a non riuscire è lui.

E tutta questa complicità la ritrovo ogni volta che torna e ricomincia tutto da dove avevamo lasciato, senza che nel mezzo e nel frattempo si sia insinuato mai nessun altro.

Soprattutto aspetto che questo, tutto questo, sia distante solo una porta chiusa per andare a lavoro, o all'università e poi riaperta per chiudere tutto il mondo fuori.

Sei un mito per me..

Buona giornata, a chi non è come neve...


lunedì 11 gennaio 2016

...Secondi lunghi quanto un anno bisestile...

Sarò pure all'antica, ma io ci tengo particolarmente a salvaguardare le belle cose che mi accadono dalla sfortuna e soprattutto dall'invidia altrui, motivo per cui io non parlo mai dei miei progetti prima di averli realizzati, se non al mio fidanzato, alla mia famiglia ed a pochissimi amici che si possono contare sulle dita di una mano.

Tuttavia qui il problema non si pone perché, paradossalmente, mi fido molto più di voi blogger, che al massimo avete un viso intrappolato dentro una fotografia minuscola, un nome fittizio e origini geografiche sconosciute, che di molte persone che condividono con me gruppi WA o anni di scuola/università.
Pertanto voi siete aggiunti alla tutto meno che infinita lista di persone al corrente del fatto che, finalmente, l'affare si è concluso. O meglio, si sta per concludere.

Perché, se l'incontro dell'estate scorsa sulle coste Ioniche mi era servito per scongiurare il pericolo che la sua famiglia pensasse che io ero solo una invenzione di Maurizio (come nelle commedie in cui il protagonista è fidanzato con una ragazza immaginaria per combattere chissà quale grande dramma esistenziale) e perché constatasse, quindi, che esisto in carne ed ossa (e capelli lunghi), adesso è arrivato certamente il momento di muovermi io verso la Capitale.

E questo, materialmente, significa che in un solo colpo, da bravi maestri ormai forgiati piuttosto che abbattuti dalla lontananza, siamo riusciti a combinare orari, posti, giorni nostri ed anche delle nostre rispettive famiglie, in moda da passare insieme poco meno di tre settimane,
E l'impresa reale consta soprattutto nel fatto che, nel periodo in questione, tra uno spostamento e l'altro, siamo riusciti a farci entrare tre step fondamentali:
1. Tradizione Calabrese che (io aggiungerei teneramente) papà ha insistito a far conoscere a Maurizio;
2. Presenza di un caro amico di quest'ultimo, che in un altro momento difficilmente avrei potuto conoscere e che meritava data l'importanza che ricopre nella sua sfera affettiva;
3. Ovviamente San Valentino, che già con un sorriso sulle labbra dobbiamo recuperare il secondo anniversario (che a proposito è vicino non poco), quindi non si poteva rimandare anche la festa per antonomasia degli innamorati.

Quindi per la fine di questo mese armata di pazienza e valigia bella grande (che non basterà e quindi invaderò come da brava fidanzata anche quella del mio Lui), dovrò prepararmi psicologicamente ad una decina di giorni tra gente che troverà sicuramente simpatico (spero non inascoltabile) il mio accento, quantomeno curioso il mio gusto culinario ed infine forse preoccupante la mia possessione verso tutto quello che è mio (in questo caso il loro amico/famigliare; che la mia pazzia non va mai in vacanza, neanche durante le trasferte).
Soprattutto si riaprirà il caro, vecchio dramma che desterà una ondata di complicità e solidarietà, ne sono certa, tra le donne che mi leggono, del "cosa-mi-metterò-oggi?!".
Ma di tempo per quello ce n'è ancora un po', pertanto respiro profondo e pensiamo ai drammi più recenti.

Così il programma è strutturato in modo un pochino anomalo, forse, ma certamente pieno:
Ultimi giorni di Gennaio qui in Calabria; inizio mese di Febbraio a Roma, fino a poco prima della metà del mese, per poi fare ritorno di nuovo al Sud e festeggiare il giorno degli innamorati qui, (per problemi tecnici, definiamoli così).

E poi, per inaugurare la bisestilità (termine che non esiste, almeno è quello che mi suggerisce il correttore automatico), ritorno a Cosenza (inizialmente da sola, poi chissà) per l'inizio delle lezioni. Inizio che, da brava combattente, mi mette non poco entusiasmo addosso soprattutto all'idea di dover fare tutto bene, di nuovo in tempo e con un risultato ancora migliore del precedente.

Quindi beh, sperando che questo mio post non vi abbia messo più confusione che chiarezza, o peggio noia, vi saluto e vi ringrazio per essere sempre presenti quasi più di molti altri, da un paio di anni a questa parte, durante le fasi più importanti della mia vita.

Buon pomeriggio, a chi non è come neve...

lunedì 4 gennaio 2016

Desideri, labirinti e fuochi

Benissimo. E pieno. Così inizia il mio nuovo anno ed è finito quello vecchio.
Tante risate, proprio tantissime e tanta compagnia, anche se detto da una asociale come me fa strano, lo so. Ed anche poco da me è stata l'intervista che mi ha concesso il nostro Ispy sul suo blog (qui il link che condivido con notevole ritardo, ma meglio tardi che mai ed io ci tenevo a fare una pessima figura anche con voi e non solo con lui ed i suoi lettori: figuraccia). Vi invito a partecipare, se non altro per conoscere la sua parte ansiosa nello scandire il tempo per rispondere alle varie domande.

Tanto amore, anche, che è servito a placare la mia irrefrenabile irrequietezza dell'ultimo mese.

In primo luogo a mezzanotte tra il 31 Dicembre e l'1 Gennaio ho potuto immortalare il primo bacio del 2016 e l'ultimo del 2015. Magari sembrerà banale ma se penso che fino a qualche mese questo romano dagli occhi verdi per la mia famiglia era solo una foto sbirciata sullo sfondo del mio telefono, credo che si percepisca almeno la grandezza simbolica della cosa.

In secondo luogo ho ufficializzato la mia iscrizione alla specialistica. Materialmente significa solamente che ho dovuto sborsare la solita tassa, ma anche che il mio piano di studi è già bello che scelto e semplicemente deve essere approvato dalla commissione preposta. Sul fronte operativo devo solo capire se posso dare qualche materia di cui non ho potuto seguire il corso durante il primo semestre o se semplicemente studierò da sola e metterò da parte la mia conoscenza per gli appelli utili.

Terzo motivo per cui l'anno sembra iniziato bene: oggi badavo ai miei nipotini e sbirciando tra la libreria di mia sorella ho notato un librone che ha attirato il mio interesse. Mi basta leggere il titolo per capire se la cosa s'addice a me, in barba al solito motto per cui la copertina non fa il contenuto. Ed in effetti ci siamo. Parla di un blogger assassino. Che ve lo dico a fare.

Ed oltre al libro anche cinema, che alla fine anche io ho ceduto alla ondata di gente in fila per ore per il nuovo film di Zalone. Ho visto che già qualcuno che seguo lo ha recensito e quindi per non scrivere commenti uguali dirò qui semplicemente che non mi è piaciuto. Non mi ha fatto ridere credo mai, anche se io sono difficile con la comicità e non dovrei fare testo, ma non ha affascinato neanche Scarabocchio che invece è di facile risate.

Tiziano, come sempre. Un bravo fidanzato non poteva che regalarmi il cofanetto con il video del concerto a San Siro e poi sedersi a guardare lo speciale su di lui trasmesso il 30 in prima serata. E poi volete mettere sapere già che il 2 Dicembre 2016 uscirà il suo nuovo CD? Settimo cielo.

E se l'uscita così vicina (chi è fan di Tiziano sarà consapevole delle attese cui ci ha abituati pur di non pubblicare la prima cosa pronta tanto per incassare) del disco del mio (a dir poco) idolo non dovesse bastare, questo nuovo anno si preannuncia ricchissimo di cose meravigliose.
Ci sono in programma tantissime cose da fare e soprattutto da vedere, perché con la venuta al grande Sud si è ovviamente aperta la porta verso la capitale e non solo, visto che sempre il bravo fidanzato che ormai mi sopporta da due anni (l'anniversario cade proprio tra qualche settimana) mi ha regalato (tra le tante cose, dato che è sempre generoso con me) un viaggio con meta e data a scelta della sottoscritta.

Potete ben immaginare che ho allora diverse carte da giocarmi ed anche se io generalmente a queste cose non ci credo, anche il mio oroscopo pare volermi portare bene.
Quindi beh, forse sono troppo ottimista ed invece domani una asteroide colpirà la mia testolina dura, ma nutro delle grandi aspettative per questo anno (tra le altre cose ho sempre amato i numeri pari).
Spero di potervele snocciolare come al solito qui tra queste stelle e glitter, augurandomi di non annoiarvi e di essere (come un po' tutti i blogger alla fine si augurano (a parte Moz che veramente, più di così potrebbe solo venire a casa di ognuno di noi a leggerci personalmente ogni post)) leggermente più costante come appena iniziato.


Ma alla fine andrà tutto bene e se non andrà bene...

Una buona serata, a chi non è come neve...

venerdì 25 dicembre 2015

A Holly, Jolly Christmas

Buon Natale.

Buon Natale a chi si è innamorato ed a chi ha perso il grande amore;
Buon Natale a chi è partito ed a chi non è mai arrivato;
Buon Natale a chi ha riso ed a chi non ha mai pianto;
Buon Natale a chi è stato davvero buono ed a chi è stato cattivo per finta;
Buon Natale a chi ha letto ed a chi non ha mai scritto;
Buon Natale a chi ha vinto ed a chi almeno ci ha provato;
Buon Natale a chi ha perso ed a chi non ha mollato;
Buon Natale a chi non crede ed a chi ha bisogno di farlo;
Buon Natale a chi ha scartato i propri regali ed ha chi li ha impacchettati;
Buon Natale a chi ha cambiato vita;
Buon Natale a chi sopporta quella che ha:
Buon Natale a chi mi ama ed a chi non ho mai sopportato;
Buon Natale a chi odia ed a chi perdona sempre.

Buon Natale a chi oggi non mi legge perché è con la propria famiglia e probabilmente Buon Anno Nuovo dato che io sarò con la mia.

Buon Natale e Buon Anno. a chi non è come neve...


giovedì 10 dicembre 2015

Un'immagine come un'altra, senza suono, senza storia.

Se si scoprisse che gli elfi di Babbo Natale i restanti giorni dell'anno sono dei rompiscatole perennemente sul piede di guerra, allora sapremmo che cosa son stata io nella mia vita passata.

Quest'anno lo spirito natalizio ci ha messo un pochino prima di assalirmi, o, più correttamente, ho dovuto assalirlo io. Che fino agli anni passati già dall'inizio di Novembre stavo a contare i giorni sul calendario attendendo una data che non fosse esagerata per vedere ovunque palline e luci colorate (non mi sarebbe sembrato il caso festeggiare Halloween accanto al prese già imbandito, per capirci).
Invece stavolta ho agito a step.

Un pomeriggio, strattonata da Pastrocchio che inspiegabilmente aveva assunto la modalità elfo al posto mio, ho montato il primo albero. Abbiamo aperto i rami (o meglio, io e Scarabocchio lo abbiamo fatto, il tappo di Pastrocchio piuttosto faceva finta ed infatti all'inizio sto povero albero sembrava monco per metà) e messo le lucine.
E quando dico messo le lucine intendo che Pastrocchio (che per l'occasione possiamo chiamare Elfo n.2) girava come una trottola intorno all'albero dandomi il filo ed io lo rincorrevo chiedendo un pochino più di calma.
Alla fine dell'operazione seppur non molto soddisfatta, sotto gli sbuffi dei due bimbi che si erano stancati di smontare le luci per la quarta volta, ho acconsentito perché iniziassimo con le palline, ma a quel punto il già fievole entusiasmo mio è andato a farsi benedire, quindi mi sono limitata a guardare Elfo 2 che accozzava qui e là i colori sul verde ed Elfo 1 che invece già pensava alle scale e si accaparrava le decorazioni più carine.

La mattina dopo mi sono data una bella tirata d'orecchie, perché questo è uno sporco lavoro, ma se non lo faccio io da quando l'altra mia sorella è andata a convivere, non lo fa nessun altro. Per cui ho iniziato a decorare seriamente il mio povero alberello, aspettando l'arrivo dei due Elfi che sarebbero giunti da lì a poco.
Il numero uno è stato un portento: dopo avergli spiegato che il blu e l'argento si devono alternare per dare un aspetto più armonioso, ha dato il meglio di sé e con gusto ha posizionato tutto alla perfezione. Più o meno passata l'ora di pranzo (no, non li sfrutto mica, ma quando la mia famiglia deve riunirsi al gran competo ci vuole molto tempo affinché tutto e tutti siano pronti), abbiamo incredibilmente terminato il piano sotto e le scale.
Applausi e Pastrocchio e Scarabocchio soddisfatti del loro contributo.

Terzo giorno (che manco un parto), dopo davvero un intero pomeriggio (ho dovuto cercare adattatori, prolunghe e chi ne ha più ne metta (che mio padre potrebbe cacciarmi di casa perché ho staccato prese ovunque)) ho finalmente terminato la mia opera preferita, che di sera al buio sto a guardare e vorrei abbracciare, tanto è bella e nataliziosa. Il mio secondo albero.

No, davvero, parliamone. Me ne sono innamorata. Non lo toglierò mai più da qui, ho deciso. Nel mio salone sarà per sempre Natale. Quando andrò a vivere via da qui, lui verrà da me e si ricorderà di questi bei momenti passati insieme durante il mio periodo (duraturo e ben accetto) di asocialità.
Come una mamma guarda un figlio appena nato :'-)

Comunque, terminato questo accenno che vi fa capire quanto la mia vita sia ricercatamente temeraria e decorazioni a parte, quest'anno credo che il Natale sarà per forza un po' diverso.

Dallo scorso sono cambiate tante cose, tutte prevedibili, previste o ricercate ma non servono necessariamente 365 giorni di distanza perché le cose vadano diversamente da quello che avevi immaginato. Nell'ultimo periodo tante sono andate ad una velocità crescente ed erroneamente pensavo di doverle controllare, ignorando il fatto che semplicemente potevano andare così. Altre hanno mantenuto la loro velocità e traiettoria ed anche stavolta il mio tempo era sbagliato, credendo di poterle controllare ed invece...no.
Ed anche se per una dittatrice come me è davvero difficile accettarlo, per stavolta non posso che arrendermi a quello che vuole/può/deve succedere. Che ho imparato non sempre le cose apparentemente negative poi lo sono davvero. Ma anche viceversa.

Nel frattempo continuo a guardare il mio adorato dispensatore di minuscoli puntini multicolor danzanti, che rende tutto un po' più magico anche quando scopri che Babbo Natale non esiste davvero.

Peccato le foto non rendano giustizia ai colori.




   







Buona serata. a chi non è come neve...

martedì 1 dicembre 2015

..Come se tu fossi un paese straniero..

Che sono una persona scomoda lo si era capito molti post fa.

Ci sono molte cose che non tollero.
La gente che cammina continuamente con lo sguardo sul telefono, la gente cattiva gratuitamente, la gente che lascia scorrere l'acqua del rubinetto inutilmente, la gente che mi parla nel momento sbagliato.

Ma la cosa che più mi manda ai matti è la gente che non mi capisce. Che non mi capisce perché non vuole. Che non mi capisce perché non sa. Che non mi capisce perché non ne ha bisogno.

E la mia necessità non è una di quelle introspettive, no. Non ho bisogno di essere letta dentro mentre sto in silenzio, non ho bisogno di vedermi interpretare un mio sguardo. No. Io sono molto più netta, molto più rude. Io ho bisogno di fare un discorso e che questo venga capito.
E no, non ho bisogno che vengano capite le mie idee sulla religione, sulla libertà, sull'economia, sulla musica e così via. No, ancora una volta io sono più netta e più rude: io ho bisogno di essere capita mentre spiego le regole del gioco. Del mio.

Le mie regole sono poche, le enuncio all'inizio. Patti chiari, amicizia lunga. Io non ho bisogno di imbambolare nessuno, nè di patinarmi per vendermi bene. Ma a metà partita che nessuno osi barare, perché io impazzisco.

Non sopporto la retorica, non sopporto i contentini. Quelli che pensano di farmi felice dicendomi mezze verità tanto per farmi stare buona. E poi si stupiscono se li squalifico.

Mia madre mi dice sempre che non posso essere come sono, che prima o poi mi dovrò ammorbidire. Io non vedo cosa ci sia di male a volere qualcosa in un certo modo.
Chiamatela mania di controllo, insicurezza, immaturità, ma io ho bisogno di schemi dai contorni precisi. Ho bisogno che tutto mi venga detto nel modo esatto in cui voglio sentirlo, perché io di base non mi fido. E non perché penso che l'umanità faccia schifo o trami contro sé stessa, quanto per il fatto che, a volte, anche amare porta a fare cose in fondo stupide e poi ritrattarle proprio perché insulse.

Quindi se io già sono fatta male, molto male, come possono anche solo immaginare sia intelligente mettere in discussione le basi su cui io mi poggio?
Tra l'altro, tutto quello di cui scrivo spesso è solo un mio pensiero, che nella realtà non succede nulla di drammaticamente irreparabile, ma io ho bisogno di tacere il mio istinto o che lo facciano gli altri, e questo è possibile solo se i miei contorni non vengono sbavati qua e là.
Il contrario è possibile, sempre, perché io non ho voglia di essere la gabbia d'oro di nessuno, ma ho l'obbligo tanto coi miei amici, tanto con tutti gli altri, di mettere in chiaro la mia posizione che non ho intenzione, per il momento, di smuovere.

Tanto di cappello, sinceramente, a chi riesce ad essere più comprensiva, matura, morbida ed accomodante di me, io penso queste saranno doti che non avrò mai. O sicuramente non saranno le mie più spiccate.

Non mi resta che sperare il resto compensi a sufficienza.

La mia nipotina era in braccio davanti al lavandino del bagno. Mi ha guardata e dopo un attimo ha infilato il piedino sotto l'acqua con tutto il calzino ed è scoppiata a ridermi in faccia.
Penso voglia dirmi che con lei io ho già perso.

La follia è l’incapacità di comunicare le tue idee (...)

Buona giornata, a chi non è come neve...

martedì 24 novembre 2015

Tra la partenza ed il traguardo

Il famoso giorno finalmente è arrivato e passato.
Mi sono agitata davvero meno del previsto. La parte peggiore è stata forse l'attesa di due ore in macchina prima di arrivare all'Università con la mia famiglia, Maurizio e le canzoni inascoltabili del CD di papà.

Aspettare non è davvero mai stato il mio forte.

Siamo arrivati con il giusto anticipo ed abbiamo trovato l'aula al primo colpo, perché previdentemente giorni fa avevo fatto un giro di ricognizione. Poi è successo tutto in fretta. Hanno scavalcato l'ordine alfabetico ed io mi sono ritrovata tra le prime. Che non mi è dispiaciuto ma purtroppo mia sorella maggiore non ha fatto in tempo ad entrare e non ha potuto assistere alla discussione. E' stata l'unica nota dolente della giornata e lei si è commossa tanto per il dispiacere.

Ho esposto il mio discorso che ho preparato davvero nel giro di qualche ora, con la voce tremante e la toga svolazzante. Poi finalmente la Commissione si alza in piedi davanti a me e mi proclama dottoressa. 
Mi sono sentita benissimo, felice e finalmente libera.
Indosso finalmente la mia corona d'alloro che all'inizio mi scivola ma poi capisco come fare. 
Occupo la scalinata per le foto con tutte le mie sorelle e tutti i miei cognati, i bimbetti bellissimi e gli amici felici per me (loro assolutamente si). Ed ovviamente con il mio fidanzato.

Penso di venire discretamente bene nella maggior parte delle foto, anche se non so mai che espressione adottare di fronte ad una fotocamera. Ma ormai è fatta. 
Quelle in cui sono uscita male possono essere rimpiazzate da quelle di stasera, perché festeggiare dopo 4 ore di viaggio e senza aver pranzato per l'emozione non ci era sembrata una buona idea.
Faccio giusto in tempo a finire i pasticcini e regalare le bomboniere a chi non ci sarà al mio paese oggi, che inizia a piovere.
I miei capelli ed il trucco ringraziano il tempismo e camminando sul ponte, quando l'adrenalina comincia a finire, mi rendo conto che i miei piedi stanno soffrendo da morire.
Mi arrampico come posso al braccio di Maurizio supplicandolo di prendermi in braccio o fermarci ogni tanto per arrivare alla macchina.

Poi in autostrada scoppia proprio la tempesta e con impazienza conto le ore prima di poter mettere finalmente qualcosa sotto i denti. Tolgo le scarpe e mi accoccolo a Maurizio sul sedile, mentre le canzoni di papà finalmente migliorano.

Mi sento già più snob ma solo per ridere ed infatti, appena indossato il pigiama, ne approfitto per scattare ancora qualche foto incoronata dall'alloro complice mio cognato che 'più abito da sera di questo non si può'.

Sono stanchissima ed alle 23 mi addormento immediatamente. Non prima di essere andata a trovare Maurizio e passare con lui le ultime ore da sveglia della giornata.

Adesso lui è al mio fianco e mi controlla il telefono perché "lui non è assolutamente geloso e non è tipo che fa queste cose, ma ne approfitta mentre io scrivo". Intanto fuori sono cominciati i tuoni ma non mi importa, perché io mi sono laureata, gne, gne, gne.

Tensione apparentemente inesistente mentre andiamo e cravatta tendente al rosso sennò niente invito


Foto da dottoressa in cui sono uscita malissimo ma Maurizio mi sta minacciando



Anche questo non è stato un grande post, ma accontentatevi ho anche un avvoltoio al mio fianco che mi spia ^.^
Buona giornata, a chi non è come neve...