Ed allora lì è scoppiato l’Autunno.
Ho sempre avuto un certo feeling con le stagioni fredde.
Forse perché segnavano idealmente l’inizio del periodo della scuola, che io ho amato particolarmente e durante il quale ho imparato ad associare l’aria statica e gelata dei mesi autunnali e invernali ai pomeriggi di studio; di botte e risposte con le mie amiche; di sveglie alla mattina presto per raggiungere l’aula sempre puntuale.
Forse perché la nostalgia che certe cose mi lasciano, mi piace. In modo eccezionale, però. Perché di solito la nostalgia si ricollega a fatti specifici. Come quella che mi lasciano certe serate d’estate. Però quella delle giornate uggiose, affacciata alla finestra a guardare tanti ombrelli colorati che dipingono le strade io non la associo a nulla. O forse a tutto.
Forse semplicemente Novembre è il mio mese in tutti i sensi ed allora lo devo amare in tutte le sue parti perché le cose a metà non mi piacciono.
La pioggia cade copiosa e poco importa di tornare a casa coi capelli fradici: se poi posso gustarmi lo spettacolo del cielo grigio da sotto la mia calda coperta, posso asciugare le mie onde castane anche mille volte al giorno.
Ed allora si, è scoppiata la nuova stagione e ad un certo punto implode anche qualcosa che non ti sai spiegare.
Ho sempre amato proprio il concetto materiale di esplosione.
Nonostante non ami i rumori fragorosi, l’idea della potenza che spazza via qualsiasi cosa nel raggio di pochi km desta meraviglia ed ammirazione. Non penso di voler distruggere nulla, in realtà, ma mi piace l’dea del dopo.
Dopo la distruzione non rimane più nulla. Ma quel botto neanche la musica più dolce lo toglierà dalle tue orecchie, per tutta la vita.
Ecco, la nostra esistenza dovrebbe essere questo. Della mia vita vorrei rimanesse un gran, bel colpo da lasciarti il fischio tra i timpani a torturarti anche mentre dormi.
Ed è una grande responsabilità, questo, a ben pensarci.
Vi siete mai chiesti se per qualcuno siete o siete stati un pensiero pressante di mesi e mesi?Se qualcuno, per voi, ha mai perso il sonno rigirandosi come su un letto di spine?Se qualcuno, per voi, ha mai ascoltato una canzone nascondendo una lacrima su un treno, su un aereo, contro la finestra di una camera d’hotel?
Sopportereste l’idea di lasciare una cornice vuota sul comodino di qualcuno?O che il vostro nome fosse su un biglietto lanciato con rabbia dentro le fiamme di un camino?
Amereste l’immagine di qualcuno che cammina da solo tra la folla, come nei film, pensando a quanto vi disprezzi ma col cuore pieno di speranza di rivedere il vostro viso dietro una vetrina?
Perché in fondo una esplosione è questo. E’ il dopo.
E quando esplode l’Inverno sono i tuoni ed i fulmini. Ed il fango contro gli stivali. Ed i mari, i fiumi, gli oceani che impazziscono furiosi. Ed il vento che ti trascina dove non vuoi, dove non puoi. Ed il freddo che ti blocca il respiro prima che parta dai polmoni.
Allora forse dovrei ripensarci a lungo. Che non tutti sono fatti per esplodere: se prima non si riesce a sopportare la spinta contraria dell’eco di sé stessi che rimbomba dov’è vuoto e dove c’è tutto, come si può anche solo sognare di stravolgere le strade di quelli che abbiamo intorno?E di far macerie di muri e ponti lasciandoli segregati in un punto qualsiasi finché non saranno in grado di ricostruire tutto da capo?
Voi ci riuscireste?Siete mai stati l’esplosione di qualcuno?
Una buona giornata, a chi non è come neve…
Allora forse dovrei ripensarci a lungo. Che non tutti sono fatti per esplodere: se prima non si riesce a sopportare la spinta contraria dell’eco di sé stessi che rimbomba dov’è vuoto e dove c’è tutto, come si può anche solo sognare di stravolgere le strade di quelli che abbiamo intorno?E di far macerie di muri e ponti lasciandoli segregati in un punto qualsiasi finché non saranno in grado di ricostruire tutto da capo?
Voi ci riuscireste?Siete mai stati l’esplosione di qualcuno?
Una buona giornata, a chi non è come neve…
