Devo ammettere che sono una di quelle persone che sa che sta facendo la cosa sbagliata, quando la sta effettivamente per compiere. Come nei cartoni animati comincia dentro di me a farsi strada una vocina che mi urla fermatifermatifermati. Ma io non mi fermo mai perché sento proprio la rabbia che si sviscera dal punto più profondo dello stomaco, si divincola dal nodo in gola ed esplode nelle mie parole o nei miei gesti. Sento il bisogno irrefrenabile di vendicare le mie ferite, me, pur conoscendo le conseguenze che comporteranno i miei atteggiamenti.
Il punto è che, allo stesso modo, sento anche quando sto facendo la cosa giusta. Sento la voglia di far bene che mi muove, l'affetto che ci metto, a volte la dolcezza. Solo che, il più delle volte, probabilmente sto facendo la cosa giusta nel modo o nel momento sbagliato, altrimenti non capisco perché le conseguenze non cambiano, spiacevolmente.
In questo periodo sto cercando di mettere a posto le idee per scegliere un relatore decente per questa laurea che mi pare così vicina ma che ancora è relativamente distante. Vorrei tanto sfidarmi e scegliere quello che è il top del top ma che so mi incasinerebbe tantissimo; mi porterebbe via tempo, energie e probabilmente più di una volta mi farebbe esclamare "Ma chi me l'ha fatta fare!". Allo stesso tempo, però, non c'è nessun altro che mi ispiri fiducia, perché io questo cerco. Qualcuno che mi faccia sentire sicura, che mi piaccia ascoltare ed incontrare, che voglia vedermi come una persona che sta lavorando con dedizione e non come un peso o come, semplicemente, una occasione per arrotondare un po' di più lo stipendio.
E poi in questo periodo ho tantissima fame. Me ne accorgo perché proprio adesso sento lo stomaco brontolare. E sto mangiando tanto, dolci e non. Ma soprattutto dolci perché il cioccolato è in assoluto la cosa più buona del mondo per me e poi, ora che inizia il bel tempo, non si può fare a meno di mangiare gelati. Tra l'altro questo appetito costante, che in me in estate non è per nulla consueto perché col caldo tendo a perdere qualsiasi interesse per il cibo, mi fa sorridere perché mi si potrebbe dire se per caso io non sia incinta e sento di dover mangiare per due e giusto in queste notti faccio un sacco di sogni che riguardano la maternità ed i bebè.
Però vi voglio rassicurare, non è proprio possibile quindi riponete le idee per il regalo di battesimo per il futuro.
Insomma, in un solo post ho scritto più o meno tanto senza dire nulla di concreto però volevo proprio farlo; non mi andava di pubblicare le mattonate che ho salvato nelle bozze nonostante mi piacciano molto e siano molto sincere e quindi, semplicemente, un pieno di pensieri per sapere come invece sta andando a voi questo periodo.
Una buona serata, a chi non è come neve...
martedì 16 maggio 2017
giovedì 4 maggio 2017
Chi non ha una vita...sogna
Sono sempre affascinata dal mio corpo, dal nostro.
Da come reagisce alle cose, alle sensazioni, alle paure o alle emozioni.
Sono affascinata quando le pupille si dilatano se guardiamo qualcosa che ci piace.
Sono affascinata quando sento la pelle d'oca mentre ascolto la mia canzone preferita.
Sono affascinata dal vedere come due mani o due labbra diverse possano incastrarsi alla perfezione.
Sono affascinata da come ognuno di noi abbia la propria posizione preferita per prendere sonno; da come la mia possa fare invidia ad una contorsionista e che abbia come condizione necessaria l'essere a pancia in giù perché al contrario proprio lo odio, ma puntualmente quando mi sveglio sono schiena contro il materasso.
Sono affascinata dal fatto che possiamo sognare, mentre dormiamo. Guardare il nostro personalissimo film senza neanche accorgerci di farlo mentre, nel frattempo, stiamo riposando.
Ho ripreso a fare incubi. Il che non comporta grandi cambiamenti nella qualità del mio riposo, data l'abitualità della cosa, salvo per quella mini interruzione quando sento di aver paura e quindi di dover aprire gli occhi. Per poi tornare a dormire di nuovo, ovviamente.
Ma sono affascinata da come faccia il mio corpo ad avvertirmi del fatto che ho paura anche se sono semi-incosciente.
Ero in casa mia, di notte, al piano di sotto, quando ho sentito che fuori dalla porta c'era qualcuno. Nel sogno sapevo già chi fosse e questo essere lo disprezzo anche nella vita reale. Così corro per le scale ad avvisare mio padre che, sdraiato sul letto, si sveglia ed impugna un'arma. E senza neanche il tempo di dirgli nulla, il tizio è già arrivato alle mie spalle imbracciando un fucile puntato contro papà.
In questo momento ho paura. Non per la scena in sé ma pensando a quello che potrebbe accadere se il sogno continuasse, così mi dico che devo svegliarmi.
E' qui che mi sento affascinata dal mio corpo.
Mentre dormo mi sento anche un po' sveglia e sento che voglio muovermi per svegliarmi del tutto. Sembra che ancora stia sognando, vedo le scene ferme come se i protagonisti stessero aspettando il mio ordine per procedere con la prossima mossa e nel frattempo, per la paura, nel mio letto, sento un calore fortissimo che mi brucia la pelle delle braccia, della schiena e delle gambe.
Come quando si arrossisce e si sentono le guance andare a fuoco per la timidezza.
Apro gli occhi forse più per il caldo che per altro, non so che ore siano ma ritorno a dormire con gli occhi pieni di sonno.
Pochissime volte ho provato fisicamente le sensazioni di un incubo. Come quella volta in cui sognavo che fossi piena di ratti che mi correvano sulla schiena, dentro la maglietta, e mi sono svegliata come se sentissi veramente qualcosa toccarmi la pelle.
O il cuore spaccarmi in petto quando nel mio incubo c'era un demone, stile paranormal activity, che stava per farmi qualcosa ma io non gli ho lasciato scampo aprendo prima gli occhi.
La cosa bella è che, però, posso sentirmi così anche quando sogno cose belle. Quando sembra di sentire seriamente un profumo, o il tocco di qualcuno (che in realtà non è assolutamente un qualcuno qualunque) o addirittura la voce. Resta solo un pochino di nostalgia quando, al risveglio, sono sola col mio cuscino -ancora per un po'.
E voi quando e quanto siete affascinati dal vostro corpo o dai vostri sogni?
Una buona giornata, a chi non è come neve...
Da come reagisce alle cose, alle sensazioni, alle paure o alle emozioni.
Sono affascinata quando le pupille si dilatano se guardiamo qualcosa che ci piace.
Sono affascinata quando sento la pelle d'oca mentre ascolto la mia canzone preferita.
Sono affascinata dal vedere come due mani o due labbra diverse possano incastrarsi alla perfezione.
Sono affascinata da come ognuno di noi abbia la propria posizione preferita per prendere sonno; da come la mia possa fare invidia ad una contorsionista e che abbia come condizione necessaria l'essere a pancia in giù perché al contrario proprio lo odio, ma puntualmente quando mi sveglio sono schiena contro il materasso.
Sono affascinata dal fatto che possiamo sognare, mentre dormiamo. Guardare il nostro personalissimo film senza neanche accorgerci di farlo mentre, nel frattempo, stiamo riposando.
Ho ripreso a fare incubi. Il che non comporta grandi cambiamenti nella qualità del mio riposo, data l'abitualità della cosa, salvo per quella mini interruzione quando sento di aver paura e quindi di dover aprire gli occhi. Per poi tornare a dormire di nuovo, ovviamente.
Ma sono affascinata da come faccia il mio corpo ad avvertirmi del fatto che ho paura anche se sono semi-incosciente.
Ero in casa mia, di notte, al piano di sotto, quando ho sentito che fuori dalla porta c'era qualcuno. Nel sogno sapevo già chi fosse e questo essere lo disprezzo anche nella vita reale. Così corro per le scale ad avvisare mio padre che, sdraiato sul letto, si sveglia ed impugna un'arma. E senza neanche il tempo di dirgli nulla, il tizio è già arrivato alle mie spalle imbracciando un fucile puntato contro papà.
In questo momento ho paura. Non per la scena in sé ma pensando a quello che potrebbe accadere se il sogno continuasse, così mi dico che devo svegliarmi.
E' qui che mi sento affascinata dal mio corpo.
Mentre dormo mi sento anche un po' sveglia e sento che voglio muovermi per svegliarmi del tutto. Sembra che ancora stia sognando, vedo le scene ferme come se i protagonisti stessero aspettando il mio ordine per procedere con la prossima mossa e nel frattempo, per la paura, nel mio letto, sento un calore fortissimo che mi brucia la pelle delle braccia, della schiena e delle gambe.
Come quando si arrossisce e si sentono le guance andare a fuoco per la timidezza.
Apro gli occhi forse più per il caldo che per altro, non so che ore siano ma ritorno a dormire con gli occhi pieni di sonno.
Pochissime volte ho provato fisicamente le sensazioni di un incubo. Come quella volta in cui sognavo che fossi piena di ratti che mi correvano sulla schiena, dentro la maglietta, e mi sono svegliata come se sentissi veramente qualcosa toccarmi la pelle.
O il cuore spaccarmi in petto quando nel mio incubo c'era un demone, stile paranormal activity, che stava per farmi qualcosa ma io non gli ho lasciato scampo aprendo prima gli occhi.
La cosa bella è che, però, posso sentirmi così anche quando sogno cose belle. Quando sembra di sentire seriamente un profumo, o il tocco di qualcuno (che in realtà non è assolutamente un qualcuno qualunque) o addirittura la voce. Resta solo un pochino di nostalgia quando, al risveglio, sono sola col mio cuscino -ancora per un po'.
E voi quando e quanto siete affascinati dal vostro corpo o dai vostri sogni?
Una buona giornata, a chi non è come neve...
sabato 29 aprile 2017
Più lei poi ti...
Quando ero più piccola non me lo ricordo proprio come pensavo che sarebbe stato essere innamorati.
Mi ricordo che pensavo sarebbe stato emozionante avere qualcuno a cui poter scrivere "amore".
Mi ricordo che, come tutte le adolescenti, guardavo i film dal finale banalissimo in cui tutti si innamoravano della persona giusta e da un punto indefinito partiva la colonna sonora perfetta e mi chiedevo se sarebbe stato così davvero.
Ora che forse sono ancora piccola ma qualche anno in più ce l'ho, ho capito che l'amore ha a che fare con tante cose diverse, che forse non mi aspettavo neppure.
Ha a che fare con l'attesa.
L'attesa di Lei o di Lui, che comporta preferire la sua assenza alla presenza di chiunque altro.
Ma anche attendere le sue esigenze; il momento giusto perché sia sicuro/a di ogni passo. Ed io, se posso dirlo, sono una campionessa nel fare attendere.
Attendermi finire le calde docce interminabili, attendere che mi svegli, attendere che finisca un esame.
Attenderlo arrivare col treno, attenderlo finire un post -più interminabile delle mie docce-, attendere la fine delle sue chiamate con il cugino -che però è adorabile anche lui-.
Ha a che fare con la rabbia, la delusione a volte l'odio.
Perché io personalmente penso che solo quando proviamo questi sentimenti siamo sicuri anche di star amando profondamente, e viceversa.
Perché si rimane delusi solo quando importa veramente di qualcuno; ci si arrabbia solo quando è fondamentale qualcosa; perché si odia solo chi visceralmente ami e ti ha fatto sentire amato.
Tutti gli altri sono solo punti di indifferenza.
Ha a che fare con il desiderio.
E non solo quello fisico di prendersi e di darsi.
Col desiderio di dormirgli accanto quando non c'è, anche se quando è nel tuo stesso letto non si riesce a dormire perché si sta scomodi.
Il desiderio di lasciargli un biglietto solo perché ti va di dirgli che lo pensi. Il desiderio di fargli assaggiare una cosa nuova e buonissima che hai provato prima tu; il desiderio di fargli vedere il tuo film preferito; il desiderio di accompagnarla ad un concerto da cui sai uscirai col mal di testa; il desiderio di appendere sul muro della tua stanza la bandiera della sua squadra preferita, che a te non te ne può importare di meno del calcio, ma sai che è qualcosa di suo e quindi importa eccome.
Il desiderio di comprare una cosa carina vista ad un negozio di passaggio, quello di dirgli che lo ami appena ti svegli. Ma anche prima di dormire, di mangiare, di iniziare a studiare...
Ha a che fare con la gelosia.
Perché sarà che io sono nata tra il sole ed il mare, ma per me si ama solo quando l'altra persona deve essere solo tua. Quando ti infastidisce la sconosciuta che si ferma un secondo di troppo a guardarlo; quando ti sta antipatica random la sua amica, quando vorresti cancellare dalla faccia della terra chiunque altra possa averlo anche solo sfiorato nell'arco della vita.
Ma ha anche a che fare con la consapevolezza che, qualunque cosa succeda, non ti farà mai male e preferirà sempre la via della sincerità.
Ha a che fare con la sicurezza.
Di essere bella anche con i capelli arruffati e gli occhi arrossati dal sonno appena sveglia.
Di lasciare che ti guardi tanto quando indossi il pigiama gigante correlato di orsacchiotti disegnati sopra, tanto quando stai facendo la doccia e sei completamente tu.
Di poter fare cose imbarazzanti come cantare, che proprio non è il mio forte, o ballare balli alternativi senza la paura di "penserà che sono scema" ma con la certezza che starà pensando "è proprio tutta scema".
Ha a che fare con la condivisione ed il coraggio.
E quindi sentire che puoi dividere in due qualsiasi segreto e qualsiasi paura. Sapere che le cose che stanno andando male possono un pochino migliorare se ti prende la mano. Sentire che il tuo dolore è anche il suo ed il suo è anche il tuo.
Il coraggio di dirsi che c'è qualcosa che non va e rimediare con dedizione, invece che scappare o lasciar perdere.
E poi, in generale, ha a che fare con tante, tantissime altre cose che sarebbe impossibile elencarle tutte.
Come con le mani intrecciate mentre si guarda un film, con i baci che durano minuti interi, con i miei capelli su tutte le sue magliette, con il suo profumo sul mio cuscino, con casa sua che mi manca quando parto per tornare alla mia, con lo spezzare in due l'ultimo biscotto*, con le liti furibonde in cui gli chiedo di andarsene ma non glielo permetterei mai, con l'indossare la sua maglietta per stare in casa, col dormire con il completo da calcio della Roma che indossava quando era più piccolo, con l'avergli lasciato i miei ricordi preziosi senza timore, con le chiacchiere fino a notte fonda, con la sua dedica sul muro, con le foto che mi manda e mi chiede, con le docce in cui o soffre lui perché voglio l'acqua al limite dell'ustionante o soffro io perché la usa meno che tiepida.
Con l'essersi permessi di entrare in contatto con la parte più intima l'uno dell'altra. Con l'essersi aspettati, con l'essersi riconosciuti anche da lontano.
E succede una sola volta veramente, quella in cui ti rendi conto che tutte le precedenti erano solo altri punti di indifferenza, alla fine.
Ed una volta che la provi augureresti a tutti di trovare una cosa almeno simile.
Quindi io, si, auguro a chi non lo ha ancora scovato che questo possa avvenire presto ed a chi ha già questa fortuna di poterlo custodire per tanto, tantissimo tempo.
Una buona giornata, a chi non è come neve...
Mi ricordo che pensavo sarebbe stato emozionante avere qualcuno a cui poter scrivere "amore".
Mi ricordo che, come tutte le adolescenti, guardavo i film dal finale banalissimo in cui tutti si innamoravano della persona giusta e da un punto indefinito partiva la colonna sonora perfetta e mi chiedevo se sarebbe stato così davvero.
Ora che forse sono ancora piccola ma qualche anno in più ce l'ho, ho capito che l'amore ha a che fare con tante cose diverse, che forse non mi aspettavo neppure.
Ha a che fare con l'attesa.
L'attesa di Lei o di Lui, che comporta preferire la sua assenza alla presenza di chiunque altro.
Ma anche attendere le sue esigenze; il momento giusto perché sia sicuro/a di ogni passo. Ed io, se posso dirlo, sono una campionessa nel fare attendere.
Attendermi finire le calde docce interminabili, attendere che mi svegli, attendere che finisca un esame.
Attenderlo arrivare col treno, attenderlo finire un post -più interminabile delle mie docce-, attendere la fine delle sue chiamate con il cugino -che però è adorabile anche lui-.
Ha a che fare con la rabbia, la delusione a volte l'odio.
Perché io personalmente penso che solo quando proviamo questi sentimenti siamo sicuri anche di star amando profondamente, e viceversa.
Perché si rimane delusi solo quando importa veramente di qualcuno; ci si arrabbia solo quando è fondamentale qualcosa; perché si odia solo chi visceralmente ami e ti ha fatto sentire amato.
Tutti gli altri sono solo punti di indifferenza.
Ha a che fare con il desiderio.
E non solo quello fisico di prendersi e di darsi.
Col desiderio di dormirgli accanto quando non c'è, anche se quando è nel tuo stesso letto non si riesce a dormire perché si sta scomodi.
Il desiderio di lasciargli un biglietto solo perché ti va di dirgli che lo pensi. Il desiderio di fargli assaggiare una cosa nuova e buonissima che hai provato prima tu; il desiderio di fargli vedere il tuo film preferito; il desiderio di accompagnarla ad un concerto da cui sai uscirai col mal di testa; il desiderio di appendere sul muro della tua stanza la bandiera della sua squadra preferita, che a te non te ne può importare di meno del calcio, ma sai che è qualcosa di suo e quindi importa eccome.
Il desiderio di comprare una cosa carina vista ad un negozio di passaggio, quello di dirgli che lo ami appena ti svegli. Ma anche prima di dormire, di mangiare, di iniziare a studiare...
Ha a che fare con la gelosia.
Perché sarà che io sono nata tra il sole ed il mare, ma per me si ama solo quando l'altra persona deve essere solo tua. Quando ti infastidisce la sconosciuta che si ferma un secondo di troppo a guardarlo; quando ti sta antipatica random la sua amica, quando vorresti cancellare dalla faccia della terra chiunque altra possa averlo anche solo sfiorato nell'arco della vita.
Ma ha anche a che fare con la consapevolezza che, qualunque cosa succeda, non ti farà mai male e preferirà sempre la via della sincerità.
Ha a che fare con la sicurezza.
Di essere bella anche con i capelli arruffati e gli occhi arrossati dal sonno appena sveglia.
Di lasciare che ti guardi tanto quando indossi il pigiama gigante correlato di orsacchiotti disegnati sopra, tanto quando stai facendo la doccia e sei completamente tu.
Di poter fare cose imbarazzanti come cantare, che proprio non è il mio forte, o ballare balli alternativi senza la paura di "penserà che sono scema" ma con la certezza che starà pensando "è proprio tutta scema".
Ha a che fare con la condivisione ed il coraggio.
E quindi sentire che puoi dividere in due qualsiasi segreto e qualsiasi paura. Sapere che le cose che stanno andando male possono un pochino migliorare se ti prende la mano. Sentire che il tuo dolore è anche il suo ed il suo è anche il tuo.
Il coraggio di dirsi che c'è qualcosa che non va e rimediare con dedizione, invece che scappare o lasciar perdere.
E poi, in generale, ha a che fare con tante, tantissime altre cose che sarebbe impossibile elencarle tutte.
Come con le mani intrecciate mentre si guarda un film, con i baci che durano minuti interi, con i miei capelli su tutte le sue magliette, con il suo profumo sul mio cuscino, con casa sua che mi manca quando parto per tornare alla mia, con lo spezzare in due l'ultimo biscotto*, con le liti furibonde in cui gli chiedo di andarsene ma non glielo permetterei mai, con l'indossare la sua maglietta per stare in casa, col dormire con il completo da calcio della Roma che indossava quando era più piccolo, con l'avergli lasciato i miei ricordi preziosi senza timore, con le chiacchiere fino a notte fonda, con la sua dedica sul muro, con le foto che mi manda e mi chiede, con le docce in cui o soffre lui perché voglio l'acqua al limite dell'ustionante o soffro io perché la usa meno che tiepida.
Con l'essersi permessi di entrare in contatto con la parte più intima l'uno dell'altra. Con l'essersi aspettati, con l'essersi riconosciuti anche da lontano.
E succede una sola volta veramente, quella in cui ti rendi conto che tutte le precedenti erano solo altri punti di indifferenza, alla fine.
Ed una volta che la provi augureresti a tutti di trovare una cosa almeno simile.
Quindi io, si, auguro a chi non lo ha ancora scovato che questo possa avvenire presto ed a chi ha già questa fortuna di poterlo custodire per tanto, tantissimo tempo.
Una buona giornata, a chi non è come neve...
sabato 22 aprile 2017
A non dire, a ricordare
Ieri e stamattina mi sentivo particolarmente compiaciuta perché i miei capelli avevano deciso di stare perfettamente in ordine, veramente erano stupendi nonostante mi fossi pettinata in fretta e fuori e li avessi asciugati a modo mio: lasciandoli praticamente ancora fradici.
Poi guardandomi allo specchio ho capito perché questo dono insolito.
Per compensare le due belle occhiaie tipiche di chi sta dormendo male e poco. E me lo merito pure, perché anche quando vedo passare l'ora giusta per chiudere gli occhi insisto a non volerci provare.
E' che la mia mente viaggia tantissimo, ultimamente. Ho voglia di leggere e di scrivere, di capire le cose che io ed i miei colleghi troviamo difficoltà a comprendere in vista degli esami. E pare che tutto questo debba essere fatto proprio dalle 00.00 alle 2 di notte.
Allora, rigirandomi nel letto, ho scritto mentalmente decine di post. Il loro inizio, dove volessi andare però a parare, perché è una cosa che ho scoperto mi rilassa e mi placa. Ma poi al mattino mi sembra che quelle parole non siano imperdibili.
Avrei tantissime cose da dire.
Vorrei scrivere di queste vacanze.
Di come sia stato bello passarle tutti insieme.
Della stanchezza correndo dietro ai bimbi ma alla mancanza che si sente proprio il minuto dopo che sono tornati a casa.
Del compleanno di mia sorella festeggiato di nuovo il sabato, con le sue amiche e tutta la mia famiglia stavolta al completo, compreso Lui.
Delle risate di cuore in tutti i momenti.
Delle merende piene di pizze, patatine, tramezzini, uova di cioccolato.
Della Pasqua passata mangiando tutti insieme, attorno ad un lungo tavolo che presto non avrà più spazio per contenerci tutti.
Della Pasquetta che invece ho passato con molti momenti solitari, triste ed arrabbiata anche perché il mio cellulare è morto di punto in bianco facendomi perdere quasi tutto quello che avevo dentro.
Dell'onore di aver battuto il mio nipotino a FIFA, che all'inizio nessuno dei due voleva farmi giocare perché "si, zia, non sai giocarci". Invece dopo il mio rigore e la mia vittoria "adesso giochi con me, zia?".
Delle risate insieme a mia sorella minore, indossando una cravatta di papà dalla dubbia fantasia -gialla, ma lui non saprà mai di questo utilizzo- ed un cappello di paglia per imitare l'ormai famosissimo ballerino Tedesco della Tim in un duetto con un suo collega.
Delle riprese con l'altra mia sorella per un documentario/esercizio di Lui che ci ha ingaggiate come protagoniste.
Degli otto cuccioli bellissimi che ha avuto un po' di tempo fa la mia cagnolina e che ormai zampettano felici ad occhi aperti.
Delle risate sul pullman scrivendo ad una delle mie amiche più care, che è lontana, sento poco, ma quando ci scriviamo sappiamo che non siamo mai lontane veramente. Di quanti ricordi -imbarazzanti perlopiù- abbiamo condiviso in quel periodo difficile che è l'adolescenza.
Dei giorni trascorsi completamente da sola nella città in cui studio, perché le mie coinquiline non sono tornate proprio ed io mi sono arrangiata come ai vecchi tempi.
Di quello intenso, invece, passato in Sua compagnia e delle risate che mi sono fatta quando, aspettando dalla parte opposta del binario che il suo treno partisse, il signore accanto a me si è girato per guardarmi ripetutamente, come se poi la cosa potesse compiacermi seriamente.
Del maledetto freddo che è tornato ed io, genio, mi sono scordata il giubbotto a casa prima di partire ricordandomene solo in stazione.
Ed avrei ancora tantissime cose da scrivere, da raccontare, che non basterebbero pagine intere per cogliere tutti i particolari, tutti quelli che per me sono importantissimi e mi fanno bene, ma magari per voi sarebbero solo noiosi.
Però sono stanca, vorrei dormire anche se in realtà vorrei usare questo tempo per fare altro però non posso perché sono stanca e vorrei dormire.
E solitamente quando sono a questi livelli di stanchezza -che l'ormai passato esame di Diritto Privato della triennale può solo accompagnare- succede che comincio a dire cose stupide, a ridere da sola, a cantare e poi crollo in un sonno profondissimo.
Insomma, non mi sono mai ubriacata perché non mi piace l'alcol, però sono quasi certa di poter dire che io, quando ho sonno, in realtà sono ubriaca 😃
Una buona serata, a chi non è come neve...
lunedì 10 aprile 2017
Solo sulle cose belle
Sono una dormigliona ma il bello è che dormo spesso relativamente poco. Quando mi sveglio tardi al mattino, è perché probabilmente la notte precedente mi sono addormentata ad orari indecenti.
E quando mi sveglio presto, molto probabilmente, la notte precedente sarò stata in piedi di nuovo fino ad orari indicibili, con l'ansia di dover assecondare la sveglia.
Questi ultimi due giorni ero stanca da morire, che alle 21 già sentivo le palpebre chiedere il permesso di appiccicarsi l'una all'altra per le successive undici ore minimo. E tra me e me pensavo "dai, stanotte si dorme presto, posso farcela, me la sento!". Ed invece alle due stavo con gli occhi spalancati nel buio a chiedermi non so neppure cosa.
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| Conversazione di rara bellezza |
A mezzanotte del 9, però, almeno avevo un buon motivo per
non concedermi alle braccia di Morfeo.
Da che ne ho memoria, ogni anno, cascasse il mondo, io e mia
sorella più piccola aspettiamo sveglie per essere le prime a farci gli auguri
il giorno dei rispettivi compleanni.
Ci scriviamo, come accade poi tutte le
volte, cose stupide, anche se ci troviamo a sole due porte di distanza. Abbiamo una sorta di modo di parlare in codice, che in realtà condividiamo anche con le altre tre, che capiamo solo noi e che spessissimo fa ridere esclusivamente noi cinque.
D'altronde non possiamo sembrare fatte con lo stampino solo per la somiglianza fisica.
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| Il mio affetto racchiuso in due parole (ed una virgola) |
Quindi, forte anche della rabbia che mi stava divorando dentro per altri motivi -e che quindi in ogni caso non mi avrebbe permesso di riposare nel breve-, ho cominciato a digitare il lungo messaggio cercando di trattenere le risate per non svegliare l'altra mia sorella nel letto accanto.
Tra una risata e l'altra, mi è venuto in mente quando eravamo piccole e ci scambiavano per gemelle anche se io sono chiarissima e lei più scura, lei riccia che più riccia non si può ed i miei capelli, crescendo, hanno cominciato a tendere al massimo al mosso. Che eravamo entrambe timide anche se lei si sbloccava prima e diventava subito amica di tutti, però quando un adulto parlava con lei e si vergognava, si stropicciava l'occhio con la mano in un modo che non riesco neanche a descrivere.
Che quando eravamo a scuola le svolgevo i compiti perché lei si scocciava, però era la più temeraria di noi due e scorrazzava indisturbata col quad nel piazzale di casa nostra, finché mio padre non la beccò in una mossa spericolata e ce lo sequestrò infuriato.
Che non siamo mai state abituate a stare in giro fino a tardi, né ci era concesso di uscire tutte le sere, però una volta senza renderci conto abbiamo fatto notte e, essendo rimaste chiuse fuori casa, per non svegliare i nostri genitori siamo dovute irrompere dalla finestra -non chiedete a riguardo, eheh-.
Che litigavamo spesso perché siamo quasi coetanee alla fine, però non c'è mai stata una volta in cui non ci siamo coperte a vicenda se eravamo nei guai, o in cui se eravamo col broncio una non portava un dolcetto all'altra.
Che una abbraccia il fidanzato dell'altra, o gli scrive, o lo tratta come fosse un fratello, ed un contatto del genere col mio ragazzo -ormai voi che mi seguite lo sapete bene- non è concesso a nessun altro essere di sesso femminile al mondo.
Che quando avrò dei figli lei e tutte le mie sorelle saranno di certo le persone più importanti e presenti nelle loro vite perché nella mia lo sono state da sempre.
Allora, a memoria di tutto questo, quando ormai la mezzanotte è passata da ore, il messaggio è stato recapitato allo scoccare perfetto dei quattro zeri, ed i miei occhi sono letteralmente distrutti, mi rendo conto del perché l'appuntamento annuale non è mai saltato e non salterà certamente in futuro.
Una buona giornata, a chi non è come neve...
venerdì 7 aprile 2017
Quando guardando Amsterdam non ti importava
A 13 anni, lo devo ammettere, ero un pochino sfigata.
Frequentavo le scuole medie ed ho avuto la fortuna di conoscere quella che poi è diventata una delle mie migliori amiche. Eravamo parecchio simili: del tutto disinteressate al pensiero della gente, alle scarpe all'ultima moda o alla eleganza dei vestiti.
Non me ne importava nulla di cambiare per piacere ai ragazzini, anche se al primo anno mi ero presa una cottarella per uno dei miei compagni, né di come mi stessero i capelli o di avere le unghie alla perfezione. Anzi.
A quell'età sinceramente ero davvero poco raffinata.
Io, la mia sorellina e le mie amiche ci intrattenevamo in attività in cui fatico vederci le tredicenni di oggi. Casa mia è sempre stata circondata dal verde e noi quattro, sprezzanti del pericolo, raggiungevamo posti indecenti per delle bambine: ignoravamo cani randagi e ringhiosi, scalavamo montagnole tornando a casa piene di quella fastidiosissima erba che si attaccava ai vestiti e ci coloravamo di terra e polvere manco ci fossimo rotolate sopra per ore.
Ogni volta che ci pensiamo, scoppiamo a ridere sentendoci fortunate per l'infanzia che abbiamo trascorso ma allo stesso tempo ci rendiamo conto di come proporre una cosa del genere alle ragazzine di ora sembri addirittura paradossale.
Crescendo, con sincera modestia, sono sbocciata senza neanche rendermene conto, diventando la ragazza carina e più graziosa che sono. Mi è rimasta la noncuranza per il pensiero della gente e soprattutto per gli abiti all'ultima moda; non mi si vedrà mai con un risvoltino alla caviglia o con la borsa pagata quanto la retta universitaria...mi basta avere i miei preziosi jeans e le magliette che mi cadano addosso come dico io, per il resto le passerelle possono fallire.
Ed in questo, dieci anni dopo, sono ancora diversa dalle mie coetanee. Perché guardandomi intorno vedo quasi ovunque tipe affannate ad accaparrarsi l'ultimo rossetto o la matita per gli occhi migliore, e poi ci sono io che l'ultima volta che mi sono vista truccata veramente è stata per la mia laurea due anni fa.
Che non c'è nulla di male a volersi sentire belle a modo proprio ma mi rattrista quando vedo che molte hanno solo quello da mostrare.
Forse perché non sono cresciute facendo le scalatrici come me, eheh?
Ma come disse qualcuno di più saggio, il mondo è bello perché è vario e se non fosse così magari non avrei nulla di interessante da raccontare 😊
Frequentavo le scuole medie ed ho avuto la fortuna di conoscere quella che poi è diventata una delle mie migliori amiche. Eravamo parecchio simili: del tutto disinteressate al pensiero della gente, alle scarpe all'ultima moda o alla eleganza dei vestiti.
Non me ne importava nulla di cambiare per piacere ai ragazzini, anche se al primo anno mi ero presa una cottarella per uno dei miei compagni, né di come mi stessero i capelli o di avere le unghie alla perfezione. Anzi.
A quell'età sinceramente ero davvero poco raffinata.
Io, la mia sorellina e le mie amiche ci intrattenevamo in attività in cui fatico vederci le tredicenni di oggi. Casa mia è sempre stata circondata dal verde e noi quattro, sprezzanti del pericolo, raggiungevamo posti indecenti per delle bambine: ignoravamo cani randagi e ringhiosi, scalavamo montagnole tornando a casa piene di quella fastidiosissima erba che si attaccava ai vestiti e ci coloravamo di terra e polvere manco ci fossimo rotolate sopra per ore.
Ogni volta che ci pensiamo, scoppiamo a ridere sentendoci fortunate per l'infanzia che abbiamo trascorso ma allo stesso tempo ci rendiamo conto di come proporre una cosa del genere alle ragazzine di ora sembri addirittura paradossale.
Crescendo, con sincera modestia, sono sbocciata senza neanche rendermene conto, diventando la ragazza carina e più graziosa che sono. Mi è rimasta la noncuranza per il pensiero della gente e soprattutto per gli abiti all'ultima moda; non mi si vedrà mai con un risvoltino alla caviglia o con la borsa pagata quanto la retta universitaria...mi basta avere i miei preziosi jeans e le magliette che mi cadano addosso come dico io, per il resto le passerelle possono fallire.
Ed in questo, dieci anni dopo, sono ancora diversa dalle mie coetanee. Perché guardandomi intorno vedo quasi ovunque tipe affannate ad accaparrarsi l'ultimo rossetto o la matita per gli occhi migliore, e poi ci sono io che l'ultima volta che mi sono vista truccata veramente è stata per la mia laurea due anni fa.
Che non c'è nulla di male a volersi sentire belle a modo proprio ma mi rattrista quando vedo che molte hanno solo quello da mostrare.
Forse perché non sono cresciute facendo le scalatrici come me, eheh?
Ma come disse qualcuno di più saggio, il mondo è bello perché è vario e se non fosse così magari non avrei nulla di interessante da raccontare 😊
Buona serata, a chi non è come neve...
giovedì 30 marzo 2017
Ci vuole coraggio
Ogni volta che ho la fortuna di fare quel pezzo di strada, il mio pensiero è sempre lo stesso. E la sensazione è sempre la stessa. Tu che credi di essere nel posto più bello del mondo perché puoi guardare il London Eye, il Colosseo, la torre di Pisa o quella Eiffel, menti. Perché non hai idea di quello sui cui si posano i miei occhi per quei pochi minuti che ti aprono il cuore finché non ne sei distante chilometri.
Che vorrei sempre scattare una fotografia ma mi freno perché penso che sia troppo riduttivo fermare tutto in una posa statica. Perché un semplice scatto toglierebbe qualcosa ad un momento che è mio e me lo godo in quanto tale, non perché debba farlo o perché qualcuno me lo chieda.
Sono stati giorni pieni, questi. Di corsi non numerosi ma comunque ricchi di cose da imparare e capire. Ma sono stati anche giorni di passeggiate finalmente sotto un clima diverso, quasi estivo nelle magliette a maniche corte addosso ai passanti incrociati per strada. Sono stati giorni in cui ho riso molto con i miei colleghi e con le mie coinquiline, con le mie sorelle ed i miei nipotini.
Ho dovuto macinare tantissimi chilometri e sopportare innumerevoli ore di viaggio per assecondare eventi importanti: matrimoni, battesimi, compleanni.
E poi oggi pomeriggio dal sedile del pullman (che era particolarmente comodo, lo devo ammettere) sono passata direttamente ad una doccia lampo per presentarmi ad una visita di controllo.
Era da tantissimo tempo che non andavo in ospedale, direi fortunatamente. E quando ci sono stata il più delle volte è stato per la cosa più bella del mondo: la nascita di un bambino. Ma oggi mi ci sono presentata con mio padre per una piccola visita, appunto. Non era e non è stato nulla di che; perché io non sono proprio la tipa che corre mai dai medici di alcun tipo e per nessuna ragione.
Era una di quelle cose che ogni tanto è bene fare anche se sai che non c'è nulla, però se decidi di farla, devi ammettere a te stessa che un pochino stai sentendo che un campanellino, seppur flebile, ti suona.
Ed infatti io, dentro di me, lo sapevo che non c'era assolutamente nulla ed anche che se ci fosse stata, avrei fatto in modo di vincere io. Però per qualche momento la paura l'ho sentita.
Quella mi ha colpito, più che il sentore di una eventuale malattia.
Percorrendo quei pochi metri che ti portano dalla strada all'entrata della struttura, il mio cuore è impazzito. Non per me, non per la visita che stavo per fare -perché vi ripeto che non era nulla di che e non ho assolutamente nulla- ma al pensiero di chi, quel pezzo di terra, lo percorre sapendo in cuor suo, invece, di star per ricevere la notizia che gli cambierà la vita.
Mi ha quasi asfissiata quel momento, quel pensiero di poter toccare solo per un minuto la sensazione che qualcun altro potrebbe sentirsi addosso, come un fantasma, proprio ora o domani o ieri.
Mi sono detta che, se il medico fosse stato abbastanza vicino al mio petto, avrebbe potuto sentire il mio battito e probabilmente avrebbe creduto di trovarsi di fronte ad una babbea.
Per fortuna quella vicinanza non c'è stata, perché gli è bastata una occhiata poco invadente per tranquillizzarmi sul fatto che andava tutto bene.
Ho normalizzato lo stato del mio batticuore, però lo ammetto: in quei pochi metri fatti a piedi ho toccato come poche altre volte la paura. E mi ha spaventata tantissimo. Perché non era la mia.
Buona serata, a chi non è come neve...
Che vorrei sempre scattare una fotografia ma mi freno perché penso che sia troppo riduttivo fermare tutto in una posa statica. Perché un semplice scatto toglierebbe qualcosa ad un momento che è mio e me lo godo in quanto tale, non perché debba farlo o perché qualcuno me lo chieda.
Sono stati giorni pieni, questi. Di corsi non numerosi ma comunque ricchi di cose da imparare e capire. Ma sono stati anche giorni di passeggiate finalmente sotto un clima diverso, quasi estivo nelle magliette a maniche corte addosso ai passanti incrociati per strada. Sono stati giorni in cui ho riso molto con i miei colleghi e con le mie coinquiline, con le mie sorelle ed i miei nipotini.
Ho dovuto macinare tantissimi chilometri e sopportare innumerevoli ore di viaggio per assecondare eventi importanti: matrimoni, battesimi, compleanni.
E poi oggi pomeriggio dal sedile del pullman (che era particolarmente comodo, lo devo ammettere) sono passata direttamente ad una doccia lampo per presentarmi ad una visita di controllo.
Era da tantissimo tempo che non andavo in ospedale, direi fortunatamente. E quando ci sono stata il più delle volte è stato per la cosa più bella del mondo: la nascita di un bambino. Ma oggi mi ci sono presentata con mio padre per una piccola visita, appunto. Non era e non è stato nulla di che; perché io non sono proprio la tipa che corre mai dai medici di alcun tipo e per nessuna ragione.
Era una di quelle cose che ogni tanto è bene fare anche se sai che non c'è nulla, però se decidi di farla, devi ammettere a te stessa che un pochino stai sentendo che un campanellino, seppur flebile, ti suona.
Ed infatti io, dentro di me, lo sapevo che non c'era assolutamente nulla ed anche che se ci fosse stata, avrei fatto in modo di vincere io. Però per qualche momento la paura l'ho sentita.
Quella mi ha colpito, più che il sentore di una eventuale malattia.
Percorrendo quei pochi metri che ti portano dalla strada all'entrata della struttura, il mio cuore è impazzito. Non per me, non per la visita che stavo per fare -perché vi ripeto che non era nulla di che e non ho assolutamente nulla- ma al pensiero di chi, quel pezzo di terra, lo percorre sapendo in cuor suo, invece, di star per ricevere la notizia che gli cambierà la vita.
Mi ha quasi asfissiata quel momento, quel pensiero di poter toccare solo per un minuto la sensazione che qualcun altro potrebbe sentirsi addosso, come un fantasma, proprio ora o domani o ieri.
Mi sono detta che, se il medico fosse stato abbastanza vicino al mio petto, avrebbe potuto sentire il mio battito e probabilmente avrebbe creduto di trovarsi di fronte ad una babbea.
Per fortuna quella vicinanza non c'è stata, perché gli è bastata una occhiata poco invadente per tranquillizzarmi sul fatto che andava tutto bene.
Ho normalizzato lo stato del mio batticuore, però lo ammetto: in quei pochi metri fatti a piedi ho toccato come poche altre volte la paura. E mi ha spaventata tantissimo. Perché non era la mia.
Buona serata, a chi non è come neve...
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