giovedì 20 dicembre 2018

It's Christmas time: i miei Natali del passato

Credo sia la prima volta in cui Moz mi tagga per qualche gioco e quindi come avrei potuto dire di no?
Le regole le conoscete e sapete già che tanto le disattenderò:
1- Elencare tutto ciò che è stato un simbolo dei nostri Natali del passato, in base ai vari macroargomenti forniti;
2- Avvisare Moz dell'eventuale post realizzato, contattandolo in privato o lasciando un commento a
3- Taggare altri cinque bloggers, avvisandoli.

I miei Natali del passato

Giochi
I giochi da tavola nella mia famiglia sono un tasto dolente ed ora vi spiego perché. Noi siamo numerosi, tra sorelle, fidanzati, nipotini, consuoceri e spesso durante le feste cerchiamo di riunirci quanto più possibile; penserete che quindi siamo perfetti per i giochi di società...ed invece no ragazzi. Per colpa di questi momenti più di qualcuno ha rischiato il divorzio. Siamo tutti molto competitivi e quando si cerca di stare calmi c'è sempre qualcuno che aizza alla rissa!
Generalmente le liti venivano scatenate, in passato, da giochi di carte. Mi ricordo per esempio il piatto, il gioco in cui si puntavano soldi dentro un piatto (che sorpresa, eh?) mentre, sorprendentemente, pochissime volte abbiamo usato la tombola. Solo recentemente è tornata alla ribalta perché piace ai miei nipotini.

Film/televisione
A parte l'ovvio Mamma ho perso l'aereo, per me il film di Natale per eccellenza è il Grinch. Lo amo proprio. È divertente, tutto in rima ed ha anche un bel significato.
Non mi piace, invece, una poltrona per due ed ormai neanche lo ricordo più.

Canzone
Natale è Michael Bublé, ma quando ero piccola non lo conoscevo ancora. Per me le più belle canzoni di Natale, da piccola, erano quelle delle recite che facevamo a scuola....eeeh, come risuonano nella mia memoria bene ancora :-D

Cibo
In Calabria col cibo non si scherza, anche se io non sono una buona forchetta devo dire.
Comunque tipicamente si mangia-va: stocco e baccalà, gamberoni, grandi piatti di pasta col pesce e poi le zeppole (non quelle dolci), buonissime e che a quanto pare non sono molto famose risalendo per l'Italia. Tra i dolci, oltre al panettone (che non mi piace per i canditi) ed al pandoro (generalmente col gelato) la buonissima pignolata, che altrove è chiamata cicerchiata mi sa, le sammartine, i mustaccioli e le nacatole.

Luoghi
Il Natale per me è casa ed in passato infatti li ho trascorsi ho a casa mia o da mia sorella oppure dai suoceri di quest'ultima. Tutti rigorosamente insieme.

Libri
Nonostante io legga molto non mi viene in mente un libro propriamente natalizio. Però ho un ricordo di un libricino scritto a grandi caratteri che c'era a casa mia fino a qualche anno fa. Aveva una copertina rossa, morbida, con il titolo scritto o in nero o in oro, non lo ricordo. E mi pare che parlasse di un fiocco di neve però non ne sono certa al 111%. Non so che fine abbia fatto ma ora che mi è tornato in mente sarei felice se lo ritrovassi per rileggerlo.

Life
Per eccellenza, come vi ho detto, per me il Natale è decisamente la mia famiglia. Quando ero piccola mi è rimasto in mente l'immagine del nostro albero di Natale che allora si faceva rigorosamente vero. Mi ricordo distintamente il suo profumo, inimitabile direi, la consistenza dei suoi rami ed anche il fatto che probabilmente era pure spennatello perché è difficile trovare abeti veri e belli gonfi. Mi ricordo anche che una volta non si era attenti alle mode e la palline erano spesso impresentabili, grandi e con colori accozzati un po' qui e là. Per questo io ogni volta che faccio il mio albero di Natale ci metto dentro tanti colori, con stile ma anche tradizione.
Tra l'altro uno degli abeti della mia infanzia è stato piantato dietro casa mia, c'è ancora ed è più alta dei due piani della mia abitazione.
Un altro ricordo del mio Natale siamo io e mia sorella, entrambe piccole, che nella nostra ingenuità pensavamo ai regali da fare ai nostri genitori (e, sempre ingenuamente ma con tanta dolcezza, re-incartavamo oggetti già in casa da donare loro e mettere sotto l'albero).

Foto di un Natale passato
Nella foto che metterei c'è il mio papà giovanissimo che mi tiene in braccio piccolissima, con dietro l'albero agghindato. Io sono pienotta, con le guance colorate e quasi pelatina con un biondo che nel tempo si è scurito e mi ha lasciato i riflessi dorati. Lui è super riccio, super bello (si, ho preso da lui) e con una maglia a maniche corte (si, a maniche corte). Ha un sorriso bellissimo ed anche io me la rido sprezzante del mio doppio-mento da bambina pacioccosa. Sono vestita in modo discutibile (ma lo siete stati anche voi in quegli anni, non si scappa) e sono tanto felice (di essere la sua figlia preferita, ssssh)

Tag: non pervenuti.
Approfitto invece per fare a tutti i miei auguri di Natale perché probabilmente non avrò modo di scrivere altri post appositi. Spero sinceramente per ognuno di voi che le feste vadano al meglio e che sotto l'albero troviate qualche pensierino gradito perché i regali, quelli belli, invece non si possono scartare.
Vi auguro tanto amore, tanti abbracci, tanti dolci buoni e tante risate.
E se proprio volete, vi auguro una bella vincita alla tombola.

Una buona serata, a chi non è come neve...

venerdì 14 dicembre 2018

Ero sempre con me.

Ho 25 anni e qualche giorno fa ho preso per la prima volta il treno da sola.
Lo so, sono vecchia ormai, avrei dovuto farlo prima però a mia discolpa posso dire che essendo le linee ferroviarie della mia città semi-abbandonate non ne avevo mai avuto la necessità/il modo. Anche perché fino ad ora i viaggi verso Roma erano sempre stati organizzati in due.
Ma comunque, non ci distraiamo.

Il viaggio è iniziato ancora prima di iniziare.
Innanzitutto non so perché tra le mie sorelle e le mie amiche aleggiava il intrenodasola?!.
Ed in particolare le mie amiche si sono premurate di consigliarmi capi d'abbigliamento che dessero poco nell'occhio, come se di solito andassi in giro vestita in modo vistoso :)
In secondo luogo dovevo decidere se passare quelle sei ore e mezzo in un vagone semi-pieno, vuoto o semi-vuoto.
Ovviamente non volevo essere isolata da tutti, che non si sa mai quanta fiducia si possa dare all'umanità, ma non volevo neanche avere tutti attorno a me così ho cercato la via di mezzo.
Peccato che poi, il giorno della partenza, ho verificato che nonostante il vagone fosse semi-vuoto tre persone avevano deciso di circondare proprio la sottoscritta.
Sono così partite le scommesse su chi sarebbero stati i compagni di viaggio.

Arrivata in stazione (40 minuti di macchina dopo con papà perché come vi ho detto i treni della mia città sono un miraggio e quindi bisogna andare altrove; tra l'altro siamo arrivati praticamente per un pelo all'orario giusto) ho atteso il treno constatando che il solito maniaco che gira tra i binari con le mani sempre là dove potete immaginare non c'era ed ho sperato che fosse di buon auspicio.
Ma d'altronde se sono sopravvissuta cinque anni tornando dall'università da sola percorrendo una stradina isolata e senza luce...
Arrivato il treno e salutato papà, mi accomodo al mio posto; situazione vagone:
posti subito vicini a me vuoti; i posti sulla fila destra occupati da una coppia di coniugi piuttosto adulti e di fronte a loro un ragazzo probabilmente poco più grande di me. Penso di essere stata fortunata fino ad ora ma dopo un po' arriva il primo compagno di viaggio.
Un ragazzo ben vestito (per i gusti di mia sorella, a me non piace quello stile) che sta viaggiando per lavoro e che ha un accento terribile.
Fa amicizia con i coniugi accanto parlando delle solite cose: degli immigrati che ci rubano il lavoro, dei politici che sono tutti schiavi del potere e discorsi affini.

Siamo in viaggio da poco ma ho già capito tutto di tutti:
-la signora della coppia mi fa antipatia, è una di quelle che sparla un sacco di tutti;
-suo marito non pervenuto, infatti dormirà per tutto il tempo lanciando qualche frase di circostanza ogni tanto;
-il ragazzo di fronte a loro è un medico della mia Provincia, entrato da poco nel mondo del lavoro. Mi sembra un bravo ragazzo, non partecipa ai cori razzisti e si limita a sorridere ed a rispondere lo stretto necessario;
-il ragazzo accanto a me mi sa proprio di Calabrese tipico, comunque scende prima di tutti noi e non ci siamo scambiati neanche una parola.

Ed ecco che arriva la seconda coppia. Inizialmente penso che siano anche loro marito e moglie, poi ascolto un po' e capisco che sono madre e figlio. Sono molto grandi di età entrambi, lui ha un paio di occhiali spessi e già a pelle mi fa tanta tenerezza. Avrò modo di scoprire che non è del tutto auto-sufficiente e dipende molto dalla madre ma parla un italiano perfetto.
È molto garbato, comincia chiedendomi dove vado e da dove vengo, scusandosi se è troppo indiscreto. 
Chiacchiera molto e mi si riempie il cuore perché noto che è felicissimo di avere qualcuno con cui farlo. Racconta di conoscere tante città di Italia perché ha molti famigliari ed amici qui e là ed in particolare che ama Napoli. Mi sembra una persona molto buona, molto simpatica e si accende quando mi racconta di quanto ami cantare, di quanto i suoi amici siano felici della sua compagnia e della sua passione per il calcio.
Ed in tutte queste parentesi con tanto dispiacere noto che la signora che mi sembra antipatica conferma la mia impressione facendo delle battutine tra i denti che dimostrano una insensibilità già disegnata sul suo volto.
Invece io non ci trovo niente di criticabile in quello che il signore (che si chiama A) sta dicendo o facendo.
Parlando di musica mi chiede cortesemente se posso fargli sentire una canzone molto vecchia ed io la metto su YT; ne ascolta i primi secondi e fa per ridarmi il telefono ma io gli dico gentilmente che può sentirla tutta e lui ne è molto felice. A me che è costato?Niente. E lui quanto è stato contento? Tanto.

La mia gentilezza probabilmente è apprezzata perché finisce per darmi la mano e presentarsi ufficialmente dicendomi anche che ho un bel nome. Ne ho la conferma definitiva quando mi chiede il mio cognome perché in estate vorrebbe venire nella mia città e gli farebbe piacere incontrarmi di nuovo.
Ora dovete sapere che io generalmente sono molto restia a condividere le mie informazioni personali: pensate che non lascio la mia email a nessuno, figuratevi il mio nome e cognome. Eppure A mi sembra così genuino che gli concedo questa (per me preziosissima) informazione ed anzi, gli do' anche un importante indizio che sarà inequivocabilmente fondamentale per trovare la mia famiglia di origine.
La signora acida fa una battuta anche su questo ed allora io con nonchalance semplicemente le rispondo che può venire anche lei a trovarmi, che tanto siamo vicine e che ci ritroviamo tutti lì.
Non so se non se lo aspettava o se nella mia voce c'era un tono antipatico che non volevo mai lei incassa e non sa cosa dire, si rivolge ad A e cambia discorso salutandolo calorosamente.
In realtà devo dire che non è stata indisponente per tutto il tempo e che anche lei è stata alla conversazione ma non mi ha fatto comunque simpatia.

Alle 17.30 passate siamo a Termini, ci salutiamo e A, così come  la madre che è stata altrettanto di compagnia per tutto il viaggio, mi dice che sono stata molto gentile e simpatica rinnovandomi la sua voglia di venire a trovarmi l'anno prossimo.
Scendo dal treno con la mia piccola valigia che fa tutto tranne che seguire la direzione che le sto dando, tra la folla ho già perso A e la madre ma dall'altra parte, dietro un muro di gente, vedo invece un viso famigliare; quello che mi porta a Roma ormai a cadenza regolare e che ogni volta la rende un pochino di più casa mia.

Una buona giornata, a chi non è come neve...