Il calendario dice che la primavera è ufficialmente iniziata.
Il cielo sopra la mia testa, ovviamente, non sembra particolarmente d'accordo a giorni alterni.
Però noi ci accontentiamo lo stesso.
Delle stelle all'orizzonte, del vago profumo di fiori, degli spicchi di luna, dei bagliori di luce che si distendono sempre di più alla fine del giorno.
All'inizio di questa settimana si è avverato uno dei miei incubi più antipatici: il mio cellulare è morto all'improvviso ed io son rimasta con un blocco nero ed inutilizzabile in mano.
E l'incubo non sta tanto nell'oggetto in sé, né nella perdita economica (che pur mi avrebbe fatto rosicare, ovvio!), quanto all'idea di aver perso specialmente le note del mio cellulare o pezzi di chat qui e là (che nei momenti di panico non ricordi mai di che cosa hai fatto il backup).
Così la prima reazione è stata abbastanza prevedibile: rabbia mista al panico misto alla tristezza.
Perché non c'è niente da fare, signori: nella vita si cresce, si smussano angoli, se ne creano altri, ma ciò che siamo dentro resta un pilastro incorruttibile.
Ed il mio è questo.
Il mio istinto non riesce a lasciare andare le cose.
Ho passato in rassegna tutto ciò che potenzialmente avrei perso.
In primo luogo, la lista dei libri letti ad oggi. Lo ammetto, questa è la cosa più banale forse, ma il mio cervello si è attaccato all'idea di aver perso specificatamente la traccia del quando li ho letti.
La seconda cosa per cui ho rosicato è stato il mio mini diario della gratitudine. Uno sforzo enorme e bellissimo per cercare ogni giorno un sorriso.
E poi, paradossalmente, avrei perso tutte le giornate di tristezza. Tutta la rabbia accumulata tra quelle righe; il senso di abbandono lasciato alle parole; la ricerca di una guarigione attraverso un viaggio tutto da sola nei meandri del mio cuore, del mio ego. Viaggio sfociato poi, semplicemente, nella serenità di non dover più viaggiare per quelle strade.
Ho dovuto mollare i pensieri ed aspettare che il centro assistenza mi desse riscontro e nel frattempo mi son sforzata di continuare a cercare la fonte del sorriso del giorno.
E l'ho trovata.
Se è vero che il cellulare degli ultimi anni era diventato inaccessibile, lo è tornato ad essere quello che avevo usato ancora prima. E mi son rituffata dentro altri ricordi che erano rimasti lì, in attesa.
Video e foto dei miei nipotini così piccoli da non sembrare nemmeno loro; fotogrammi dei tempi dell'università, della mia laurea; scorci del Colosseo. E poi citazioni collezionate per caso e per bellezza, amici persi per strada, altre delusioni dal gusto sempre diverso.
Ed intanto la rabbia si andava attenuando nella consapevolezza che forse, in fondo, in fondo, al di là di ciò che dice l'istinto, nulla si perde realmente: solo ciò che non vogliamo più portare con noi.
"Che serve fare come le nuvole in cielo, serve lasciare anche ciò che pesa, restituire l'acqua alla terra, far cadere la pioggia".
A chi non è come neve...
Ps. Comunque sono ancora più contenta perché il cellulare l'ho riavuto come lo avevo lasciato :)