venerdì 30 novembre 2018

...And it's made it's home inside...

Si dovrebbe già sapere, qui sul mio blog, che io sono una di quelle persone che sogna ogni notte e poi al risveglio si ricorda tutti i particolari. E dovrei avervi detto che a volte è capitato di sognare numeri di telefono che sono riuscita anche ad annotarmi una volta desta (e si, grazie alla magia di WhatsApp uno di questi ho scoperto essere davvero esistente (e poi, grazie alla magia di Internet sono anche risalita al proprietario)). Ma questa è un'altra storia.
Perché molto più spesso faccio incubi la cui trama è più o meno ricorrente. Ed accanto ai veri e propri incubi (di quelli che ti fanno svegliare sudata, con la pelle che brucia ed il cuore a mille) ci sono anche i brutti sogni, quelli che non ti fanno proprio paura però ti lasciano un bel po' di fastidio addosso.

È di uno di questi che voglio parlarvi adesso.
Ormai non conto più le volte in cui l'ho fatto: i contorni tutti intorno non sono importanti, perché cambiano più o meno sempre ma a rimanere uguale è un dettaglio preciso. Sogno spesso, infatti, di avere dentro in bocca qualcosa di pastoso che non mi permette di parlare bene.
Non è che non riesca proprio ad aprire la bocca ma mi viene difficile scandire le parole e soprattutto, la cosa che mi da più fastidio, è la sensazione quasi fisica che provo nell'avere questa sostanza che mi riempie tutto il palato.
Non so identificare che cosa sia, è come un chewingum ma un po' più duro; non so dirvi di che colore sia e come ci finisca nella mia bocca, non lo vedo mai. Quello che vedo sempre è che non riesco a guardarmi allo specchio per scoprire di cosa si tratti, me lo chiedo anche nel sogno, però provo a toglierla e questa cosa un po' si sfiletta e mentre la tiro sento proprio che si stacca dal mio palato e però più la tolgo più sembra che non finisca mai. Alla fine mi sveglio ma senza aver adempiuto al mio scopo, quello di liberarmi finalmente di tutto.

Le prime volte che ho fatto questo sogno ero parecchio infastidita dal senso di disgusto che mi assaliva perché, come detto, era come se, durante il sonno, sentissi proprio davvero la bocca impastata e bloccata. Poi con il tempo ci ho fatto l'abitudine perché sognarlo a cadenza regolare un po' ti assuefa.
Ho cercato su Internet per curiosità ed ho scoperto essere un sogno che ricorre comunemente tra le persone. Dicono anche che sia una manifestazione del dormiente dell'incapacità di comunicare bene con l'esterno. E per quanto io sia una scettica per natura sono abbastanza affascinata dal mondo onirico e dai suoi potenziali significati.
Che io non sia una grande comunicatrice ormai si sa, soprattutto per chi mi conosce nella vita reale. Non perché non abbia cose da dire e non perché non troverei le parole adatte per farlo, nel caso.
È solo per mia natura, forse mischiata ad un po' di timidezza e ad un po' di riservatezza. Delle volte, dopo aver fatto questo sogno, mi sono detta "è vero, volevo dire quella cosa in più e non ci sono riuscita"; altre volte, invece, almeno consciamente ho deciso che no, il sogno non stava rispecchiando il mio stato d'animo del momento.
E non ho utilizzato una parola a caso nella riga precedente perché, andando oltre con le ricerche, ho trovato una domanda precisa di una signora che diceva esattamente di sentirsi invece schietta e portata alla comunicazione e l'esperto le chiedeva di valutare se ciò fosse vero anche nell'inconscio.

Per quanto io sia molto introspettiva non mi va e non mi è mai andato, per ora, di scavare per vedere se fosse davvero così fino in fondo. Forse anche perché alla fine mi basta quello che dico e quello che non dico. Ed almeno da sveglia la mia bocca è libera di esternare quello che sento e che preferisco.
Magari prima o poi mi sveglierò felice finalmente di aver tolto questa maledetta sostanza appiccicaticcia dai miei sogni. O magari quella sarà più testarda di me e mi costringerà a fare un giretto nel mio io più intimo. Ed allora mi perderò sicuro, che io ho un senso dell'orientamento pari a zero, peggio di quello solo la mia ignoranza in geografia.
Ma mica posso essere perfetta in tutto, no? L'importante è andarci vicino.

Una buona giornata, a chi non è come neve...

lunedì 19 novembre 2018

Il sorriso bellissimo che dico io

Siete stati tutti dei tesori, devo dirlo, perché siete tornati a farmi gli auguri di buon compleanno ed io invece un po' un mostriciattolo ad avervi risposto così tardi. Ma vediamo se so spiegarvi perché e com'è andata!

Innanzitutto, il mio compleanno è iniziato con il primo regalo dal mio Rrrrromano che a mezzanotte precisa mi ha consegnato una scatolina con dentro ovviamente dei dolci (nello specifico gli ovetti Kinder) e poi, dato che sa che mi fa sempre tanto ridere, i biglietti per andare a vedere lo spettacolo di Pintus. Se non sapete chi è, non siamo più amici.
Al mattino, invece, è arrivato il regalo da parte della madre: dovete sapere che la poveretta, inizialmente, aveva avuto la cattiva idea di portarmi al centro commerciale a fare shopping, ma come vi avevo detto nel post precedente questo giro è stato in incubo; così si è rassegata anche lei e mi ha regalato una busta con dentro la possibilità di comprarmi quello che avrei voluto.

Il pomeriggio è trascorso vivendo una esperienza che volevo provare da un po' ed il mio fidanzato premuroso se lo è ricordato, quindi ci ha regalato (eravamo io, lui, i miei cognati ed un nostro amico dolcissiiiiimo) l'ingresso ad una escape room, il cui tema si addice perfettamente ai miei gusti splatter: zombi infettati da un virus.
Devo dire che la mia vena competitiva si è trattenuta tantissimo e non ho insultto o litigato con nessuno! Stavamo chiusi in questa stanza con enigmi difficilissimi e cercavamo le soluzioni varie per aprire le porte intermedie e poi quella finale e devo dire che, contro ogni pronostico, ce l'abbiamo fatta quasi per un pelo.
Siamo dei geni, diciamoclo (soprattutto io, muahah).
Tornati a casa, dopo una lunghissima telefonata con mamma ed una delle mie sorelle, il mio fidanzato ha avuto la malsana idea di giocare a Taboo. E lì niente, la mia vena competitiva è uscita eccome.
Urla, squalifiche, penalità. Pane per i miei denti.
Eravamo donne contro uomini ed indovinate quale squadra ha vinto? E nonostante gli imbrogli del Rrrromano (che si, è un imbroglione ma io sono furba come una volpe).
Prima del gioco avevano cercato di addolcirmi con il regalo dei miei cognati e del nostro amico, una borsa bellissima completa di portafoglio, porta documenti ed ombrello. Però no, come avrete capito non è servito (seppur il regalo sempre bellissimo è stato).
Infine, la serata si è conclusa nella mia pizzeria preferita dove ho mangiato la mia pizza preferita (che tanto io mangio solo quella, quindi) e dove abbiamo preso anche due dolci buonissimi.
Una giornata bellissima nella quale mi mancava solo la presenza della mia famiglia però a quello potrò rimediare presto sicuramente. Magari ci scappa la seconda festa muahaha.

Questo fine settimana invece siamo stati a Gaeta a vedere le luminarie. Innanzitutto, minuto di silenzio perché era così vicina a Latina...
E due, minuto di silenzio per il freddo che c'era; un vento terribile, mi si è congelata anch l'anima!
Le luci però bellissime, purtroppo non le abbiamo viste tutte perché faceva troppo freddo anche se io un altro po' avrei resistito nella mia giovinezza dal momento che ne valeva davvero la pena. Però è stato carino lo stesso, ve lo consiglio se siete vicini.
Adesso ho un paio di appuntamenti di cui vi parlerò presto perché mi piace tenervi un po' sulle spine (non è vero), per cui ho il tempo non scandito precisamente, ma un po' a sorpresa. Poi cercherò di tornare in Calabria nel momento adatto perché devo fare taaante cose. Ma figuratevi se non saprò organizzarmi bene!
Adesso vi saluto, vi ringrazio ancora per gli auguri che mi avete fatto e vi abbraccio forte!

Una buona giornata, a chi non è come neve...

venerdì 9 novembre 2018

E dopo quegli autunni ci piacevano da matti

Avrei tantissime novità da raccontarvi, però le scriverò quando saranno tutte completate.
Al momento mi trovo a Roma (quando tardo a rispondere ai commenti è soprattutto per questo, ormai lo avrete capito) ed ho con me solo metà dei vestiti che mi servirebbero perché sono partita senza ritorno e quindi non ho messo in conto il cambiamento climatico che invece sta arrivando.
Se il vostro consiglio è quello di mandarmi a fare shopping sappiate che siete delle persone cattive perché i negozi ce l'hanno con me e non hanno capi che mi piacciono.

Che cosa sto scrivendo in questo post, quindi?
Che domani la sottoscritta compie gli anni. E non un compleanno qualsiasi, uno di quelli che se fosse un matrimonio avrebbe pure un proprio colore. L'argento. Come quello che colorerà i miei capelli a breve visto l'inesorabile scorrere del tempo.
Tragedie a parte, non fatemi gli auguri oggi perché porta male e semmai siate cucciolosi e tornate domani (lo so, sono diventata pretenziosa). Piuttosto mi è venuta in mente una cosa da chiedervi.
So che molti di voi sono più adulti di me e mi è sempre piaciuto questo potermi rapportare con voi proprio per questa possibilità di leggere idee diverse e, soprattutto, per la possibilità di guardare da vicino molti modi diversi di vivere la vita.
Perché poi, ogni cosa, vi ha portato ad essere come siete solo perché avete vissuto esperienze che sono solo vostre e che vi rendono diversi da qualsiasi altra persona al mondo, anche da quella con cui vi sentite più simili.
Allora oggi sarei felice di leggere che cosa voi avreste voluto fare prima o durante i vostri venticinque anni; qualsiasi cosa, dal bagno a mezzanotte nell'oceano, al bungee jumping al rubare l'insegna del kebabbaro, al dormire tutto un giorno di fila.
Qualsiasi cosa, e per me sarà un regalo bellissimo leggere e magari ridere con voi delle vostre idee matte (oppure prenderne spunto, perchè no!).
Ovviamente l'invito vale anche per i miei coetanei o chi è più giovane di me, che mica sono una brutta persona che esclude le persone in base all'età :-D

Insomma un post breve che però vorrò riempire, stavolta, con le vostre di parole!
Vi ringrazio tanto, vi lascio riflettere e vi auguro una buona giornata.

A chi non è come neve....

mercoledì 24 ottobre 2018

Per distrarre la mia voglia di tornare

Ci sono tante cose su cui mi scappa da riflettere durante la giornata.
Chi di voi non hai mai pensato ai "se"? Credo che nessuno, anche il più bravo a resistere ai rimpianti, possa dire di non essersi mai trovato almeno una volta a chiedere ad uno specchio "e se quella volta?".
Io sono terribile col passato; non sono una di quelle che sorridendo dice "ma in fondo siamo qui anche grazie al passato". No, no. Io odio gli errori, non mi serve neanche addolcirmi la pillola dicendo che almeno ci hanno insegnato qualcosa; se l'ho detto probabilmente in quel momento potrei averci creduto ma no, sappiate che la vera me è questa qui.
Io cambierei tutte le cose che adesso, guardandomi indietro, non mi piacciono più.

E no, non sto ovviamente qui a creare una mappa temporale in cui cerco di predire il modo in cui questi cambiamenti avrebbero creato uno scompenso spazio/temporale tra ieri ed oggi.
Io vorrei non aver fatto o aver fatto delle cose a prescindere poi dall'essere qui.
Per esempio, la cosa che mi fa più rabbia è il pensiero del tempo perso; delle paure che si sono accavallate per colpa di questa o quella situazione.

E poi che cos'è una paura? Soggettivo.
Per me la paura è tutto quello che non posso controllare. Mica poco.
E di conseguenza, spesso, quello che non conosco.
C'è chi ha l'animo propenso all'avventura e poi però ha paura del giudizio degli altri, per dire, e chi a prima vista sembra un cucciolo impaurito incapace di camminare per strada da solo ma poi, al momento adatto, ti tira fuori due artigli così.
Io si, non amo perdere il controllo di quello che mi sta attorno; non mi faccio prendere dall'ansia se mi chiamano a svolgere un certo compito perché sono sicura di avere tutto quello che mi serve per riuscire con successo però allo stesso tempo ho mille e più paure che mi fermano pur avendo le carte giuste per andare.

E da dove vengono queste paure? Già.

Il più grande errore è mollare la prima volta. Molla quella singola volta e creerai un precedente; molla quella singola volta e penserai di poterlo/doverlo fare per sempre.
Ho deciso di non mollare quella prima volta ed oggi non ho più paura.
Ho mollato una volta ed ancora quelle paure mi perseguitano; però ho imparato che la prossima volta non ci sarà mai più una prossima volta.

Buona giornata, a chi non è come neve...

giovedì 18 ottobre 2018

Vorrei dirti, vorrei

Stavo pensando di voler scrivere, però non so che cosa. Ho tanti post che aleggiano un po' nella mia mente ed un po' tra le mie bozze ma non è quello che mi va.
Il meteo degli ultimi tempi riflette bene il mio umore recente.
Piove spesso all'improvviso, quasi sempre il cielo notturno è coperto da nuvoloni ed inavvertitamente, di notte, i fulmini squarciano il cielo accompagnati da tuoni lontani. E poi però c'è tempo anche per il sole che, diretto, brucia la pelle neanche fossimo ancora ad Agosto.

Ieri stavo sistemando i vecchi libri di scuola miei e delle mie sorelle, che io sono una di quelle che difende con forza i ricordi scritti e quindi ogni volta che mia madre mi paventa la possibilità di liberarci almeno dei libri inutili che nessuno userà più per fare spazio, io sfodero il mio ringhio famoso a tutta la famiglia ed i libri tornano al proprio posto.
Comunque, riordinando negli scatoloni ho ritrovato uno dei miei quaderni delle elementari. Non so se anche da voi si faceva così, ma la mia maestra di Italiano ci faceva attaccare i quaderni uno sull'altro, di modo che quando uno finiva avesse quello nuovo come naturale continuazione e così "non ci dimenticavamo delle cose studiate".
Quindi quello che ho trovato è stato un malloppetto di tre/quattro quaderni a righe saldamente incollati tra loro per immortalare praticamente un anno intero di scuola.
Mi ha fatto molto ridere quello che ci ho trovato dentro, perché uno degli esercizi che ci facevano fare spesso era il "penso e scrivo", quindi davo libero sfogo alla fantasia (anche se questa traccia in realtà è nata verso la quarta elementare, prima la forma era diversa ma non la sostanza).
In particolare, nelle pagine che ho letto parlavo di un mio peluche dicendo testualmente che la mia cuginetta "non poteva giudicarlo", di una formica che rientrava nella schiera dei miei animali domestici e della descrizione di una foglia in autunno che "aveva l'olfatto (non il profumo) di foglia".

Mi ha fatto tenerezza non quello che avevo materialmente scritto, quanto piuttosto l'immagine di come fossi arrivata a quelle idee.
Come fa un bambino a partorire certe frasi, certe idee? Come si formano nella sua testolina? Come si plasma un carattere?
Perché io sono diventata come sono, e voi invece siete diventati come siete?
È una cosa che mi affascina parecchio. L'inclinazione personale, l'indole.
Un po' conta l'ambiente, certo, ma molto ce lo mettiamo noi, diciamocelo.
Se io fossi nata là piuttosto che qua, sarei diversa.
E se avessi conosciuto loro piuttosto che loro, sarei diversa.
Ma forse mica tanto.

A proposito di bambini, in questi giorni ho passato tantissimo tempo con la mia nipotina con la quale ormai ho un rapporto bellissimo e fortissimo, senza mai nulla togliere ai maschietti.
Sono molto contenta del modo in cui mi cerca e del modo in cui anche un po' mi "teme", perché quando vorrebbe fare qualcosa che sa che non mi piace, anche se glielo lasciano fare i miei genitori o le mie sorelle, mi guarda per vedere se ha il mio consenso.
Mi ha anche rivelato un segreto che non sa nessuno e mi ha fatto tanto ridere perché è riuscita a rispondere anche alle mie domande "da grandi" senza scomporsi.
Però non sono la sua migliore amica, perché sono già zia quindi le due cariche si sovrappongono, suppongo; tuttavia spero che quando sarà più grandicella si potrà ricredere su questa storia.
In ogni caso siccome le permetto di darmi i pizzicotti che tanto ama penso che un po' me lo meriterei pure. Tratteremo la cosa e vi farò sapere.

Vi sto scrivendo con la mia bella lampada-luna la cui luce interrompe il restante buio continuo della stanza e non mi fa pensare ad altro se non alla bella doccia cocente che sto per fare.
Già sento le narici ed i polmoni inebriarsi del mio buonissimo bagnoschiuma verde che sa di abete, di bollicine e di infanzia, tanto per rimanere in tema.

Allora, mentre io mi godo almeno la restante parte della mia, auguro una buona serata a chi non è come neve...

mercoledì 10 ottobre 2018

Musica più forte

In questi giorni ha piovuto tantissimo. Anche ieri pomeriggio, nonostante una porzione di cielo fosse completamente libera di nuvole, ha cominciato a piovere senza sosta.
Ieri sera, invece, nel buio completo le stelle brillavano di una luce meravigliosa.
Mi sono sdraiata sul divano con le finestre del balcone completamente spalancate, con una vista mozzafiato; inconfondibile dietro la casa di fronte a me stava cominciando a salire la cintura di Orione. L'ho fissata muoversi lentamente, quasi impercettibilmente, ma inesorabile. Come la vita.
Con gli occhi gonfi ed il mal di testa pulsante.

Mezz'ora prima, nello stesso buio della stessa notte, abbiamo scoperto che il cuoricino della mia cagnolina aveva messo di battere.
Laika era decisamente anziana, ma questo significa che è l'amica più di lunga data che avevamo io e mia sorella.
Se pensate che alle elementari avevo già foto di lei, potete constatare che siamo cresciute praticamente tutte e tre insieme.
Ricordo distintamente il giorno in cui mamma e papà la portarono a casa -regalataci da un amico che li addestrava per la Guardia di Finanza, ce l'aveva nel sangue la disciplina, nonostante non si fosse mai arresa all'idea di farsi insegnare dei semplici trucchetti da animale domestico.
Io e mia sorella eravamo fuori, sul tavolo di granito bianco che stava proprio davanti la porta, emozionate per l'arrivo di questa cagnolina coi colori tipici del pastore tedesco ed incuriosite perché, nonostante prima di lei ci fossero stati altri cagnolini in casa mia, era la vera, prima volta in cui noi sentivamo di avere un animale domestico tutto nostro.
Da lì in poi non ho una vera e propria cronologia dei ricordi insieme, ma tanti piccoli frammenti che ripercorrono quasi una vita intera fino ad oggi.

Ci passavamo pomeriggi interi, con questa cagnetta dalla pazienza disarmante; per un certo periodo riusciva a sopportare anche altri cani ed i gatti però poi col tempo era diventata più territoriale e sopportava solo quelli di propria discendenza (ed infatti ci ha regalato Tiger, che ora è diventata di diritto la capostipite del branco -perché si, ho un branco di cani a casa!), bandendo quindi i felini.
Era la più protettiva verso la nostra famiglia e la nostra casa ed anche se negli ultimi tempi la vecchiaia l'aveva ovviamente impigrita, continuava a dettare legge su tutti gli altri componenti del branco, che la temevano e si rimettevano al suo essere lei, la regina.
Anche se a ben pensarci, regina non è il modo in cui definirei la sua indole.
Elegantissima nei movimenti, come lo sanno essere solo le femmine di una specie; educata senza mai scordarsi completamente del proprio istinto selvaggio, se decideva di volere qualcosa, che fosse essa stare dentro casa, o rannicchiata in un punto piuttosto che in un altro, non ci rinunciava a meno che non ricevesse in cambio qualcosa di ugualmente profittevole per lei.
Quindi c'era una regola implicita per cui lei, fino all'ultimo giorno nonostante l'età, quando approfittava del portone aperto al nostro rientro a tarda ora per infilarsi dentro casa, era disposta ad uscire solo previa ricompensa alimentare da parte nostra (generalmente preferiva le sottilette). 
Qualche volte saltava l'accordo e con un balzo afferrava il cibo direttamente dalle mani, poi tornava in cucina con noncuranza, con la consapevolezza che tanto ci saremmo stancate prima noi di lei e quindi si preparava alla doppia razione di fuori pasto.

Aveva perfino superato un incidente (ovviamente involontario) con l'auto, che l'aveva costretta a letto per un po' di giorni e che, alla fine, le aveva regalato semplicemente un'andatura meno precisa. Per questo non era decisamente una regina, era una vera guerriera. È in quel momento che abbiamo creduto si stesse arrendendo e che ci siamo rese conto di quanto sia vero che i cani hanno assolutamente un'anima; quando da quegli occhi usciva una richiesta di aiuto silenziosa e noi l'abbiamo fatto, chiamando il miglior veterinario e comprando tutte le medicine necessarie perché avesse modo di rimettersi in piedi.
Questa volta invece non c'è stato modo di farlo, perché non esiste cura contro il tempo e contro la vita stessa.

L'unica cosa che ci resta davvero, per quanto banale, è il ricordo.
È per questo motivo che ho scritto questo post, seppur un po' con gli occhi lucidi; non per tristezza, non per raccontare, solo per ricordare. 
E sicuramente tra tanti, tanti anni avrò modo di ricordarmi dell'amica a quattro zampe più fedele per me e mia sorella, l'unica che ha riempito tutta la nostra infanzia di affetto, divertimento e giochi senza chiedere assolutamente niente in cambio, solo altro tempo per giocare.

Una buona serata, a chi non è come neve...

martedì 25 settembre 2018

Ma il silenzio fa rumore e gli occhi hanno un amplificatore

In questi giorni dire che sto dormendo poco è essere ottimista.
Sono sempre stata abituata a questi ritmi incoscienti, eppure ultimamente ho gli occhi appiccicati che non vorrebbero arrendersi alla luce del mattino non mi danno tregua.
La mancanza di sonno, o meglio la recente incapacità di conciliarlo, è compensata da questa irresistibile voglia che ho di fare la doccia.
Praticamente in questi ultimi quattro giorni sono stata più a contatto con l'acqua che col cuscino. 
Neanche il tempo di asciugarmi la pelle che già avvertivo il desiderio crescente di ritornare a farmi avvolgere da quel manto bollente.
Quasi a volermi lavare via di dosso anche i pensieri.

Comunque non ha funzionato, perché alla fine ho continuato a pensare.
Per esempio, mi è venuto di pensare alla solitudine.
Di pensare che io non ho mai sofferto di solitudine.
Nel senso che non mi ha mai ferita il fatto di stare da sola.
D'altronde, per mia personale opinione, ritengo che le persone possono essere divise in due categorie, a tal proposito: quelli che non soffrono la solitudine perché sono sempre stati soli in fondo e quelli che non soffrono la solitudine perché, in fondo, non sono mai stati soli.

In mezzo ci sono tutte le altre persone. Per esclusione.
Quelli che hanno il bisogno costante di avere amici ovunque, per ogni occasione.
Quelli che appena lasciano il partner devono assolutamente trovarne un altro.
Quelli che non riescono a mangiare da soli.
Quelli che non vogliono sedersi senza avere un conoscente accanto con cui chiacchierare.
Quelli che non sopportano di stare dentro la propria casa senza avere attorno il suono di almeno un'altra voce.

Io non ho mai avuto molti amici. O meglio, sono una di quelle che partiva sempre facendo parte di una compagnia ampissima e poi, però, perdeva pezzi per strada.
Chi mi conosce può decidere di definirmi in due modi: o selettiva o stronza (quest'ultimo credo che prevalga per più di qualcuno).
Personalmente credo che una cosa non debba escludere necessariamente l'altra.
Comunque, sta di fatto che quando ero alle superiori ero parte di un numeroso gruppo di ragazzi e ragazze. Adesso solo tre di loro posso considerarli amici.
Stessa storia all'università, invece di tre solo una.
Ma questa cosa già la sapete.

Eppure io non ci trovo nulla di male. A stare soli, intendo. Ad avere pochi amici.
A mangiare da sola, a scegliere un posto a caso nelle aule dell'università, a rimanere pomeriggi interi senza nessuno con cui chiacchierare.
Che detta così sembra la cosa più triste del mondo, ma che c'è di male in fondo?
E che c'è di triste.
Alla fine la paura della solitudine risparmia quelli che non soffrono perché sono sempre stati soli e quelli che non soffrono perché non sono mai stati soli.
La differenza è che siamo solo noi a scegliere a quale categoria appartenere.
Per questo io non ho paura, io ho già scelto.

Una buona serata, a chi non è come neve...