sabato 17 gennaio 2026

Il caso in destino

A chi non ha svenduto il proprio corpo anche quando gli altri lo hanno svalutato, non sapendolo guardare davvero.
A chi si sveglia ancora nel cuore della notte con un po' di rimpianti e rimorsi, tranne quello di aver calpestato i propri valori.
A chi non cede alla rabbia, alla tristezza.
A chi si dedica alla gratitudine, alla crescita del sé.
A chi non ha fretta di guarire, ma di imparare dai propri errori si.
A chi sa rimanere solo senza sentirsi vuoto.
A chi resta gentile.
A chi si salva da solo.
A chi sa lasciare andare.
A chi sa tenere stretto.
A chi sa sentire la differenza.


Perché, alla fine, l'unica vera risposta che conta è quella a poche, importanti domande: sono orgoglioso di ciò che sono diventato? Ho percorso una strada pulita, per arrivarci? Oppure ho lasciato sul tragitto cuori calpestati, parole affilate, cattiverie gratuite? Sono in pace con me stesso, con ciò che ho costruito e con ciò che ho distrutto?
Perché a volte va bene anche distruggere, se prima siamo stati attenti a mettere al riparo chi ci ha sempre accompagnati. E va bene anche lasciare indietro chi non sentiamo più affine a noi, purché l'abbandono non sia umiliazione, colpevolizzazione, svalutazione.

Non ciò che ho ottenuto, ma come ci sono arrivato.

Perché crescere non sempre è aggiungere.
A volte ha molto più che a vedere con il togliere ciò che non siamo più disposti a diventare.

A chi non è come neve...