domenica 26 ottobre 2025

L'odore stesso che aveva un giorno il vento

C'è sempre una parte bellissima nei momenti più dolorosi della nostra vita.
Quando abbiamo macerie tutte intorno e la prima maceria in realtà siamo noi e le nostre mani martoriate da tagli e graffi ed unghie rotte.
Quando le labbra sono rosso sangue a furia di morderle per trattenere le lacrime ed i capelli sono tutti scompigliati ed abbiamo la sensazione di volar via con la loro stessa leggerezza.
Quando la notte non riusciamo a dormire perché c'è un grumo compatto che fa su e giù tra gola e stomaco, tra cuore e cervello, e ci sembra non passi mai mentre passano le stelle e le nuvole e le piogge ed il vento.
C'è sempre una parte bellissima nascosta tra i singhiozzi, l'amaro in bocca ed il fango appiccicato addosso ed è la mia parte preferita, quella che mi riesce meglio: cercare in ogni caso la bellezza. Cercarla e saperla cogliere lì dove molti altri la ignorano.

Come una notte in cui proprio il magone non riesce a passare, quando non te lo sai spiegare come sia potuto succedere, come hai fatto a non rendertene conto prima ed ora è troppo tardi perché di quell'amore non son che rimaste delle povere briciole e tu provi a raccoglierle, a raccoglierti, e boom, ti arriva proprio lì il Cyrano de Bergerac ed il tuo cuore ti scoppia di gioia per tanta bellezza.
E non è solo la meraviglia dell'opera in sé, che pure è bellissima, quanto avere la capacità di commuoversi, di avere quel cuore lì, quando arriva la parte finale e le rime ti si impigliano dentro la testa al pensiero di Rossana che finalmente si rende conto della verità ma Cyrano ha la nobiltà di sottolineare che il sangue, quel sangue sulla lettera, è pur sempre di Cristiano.

Come quando sei proprio un vaso pieno di crepe e senti che se ne sta per aggiungere addosso un'altra e poi però boom, ti arriva una canzone, anzi, un disco intero, quello di una voce che ti accompagna da una vita, e tu lo trovi spettacolare e scritto per te e ringrazi tutto l'Universo conosciuto e sconosciuto di avere quell'anima lì, quella che ancora si riesce a ritrovare dentro un testo che parla di sofferenza e poi però anche di rinascita e dignità.

Come quando le giornate sembrano un po' tutte uguali perché hai perso certi appigli, certe familiarità, e poi però boom, scovi il libro di un autore che non avevi mai letto prima e ti ci tuffi e ti si alleggerisce quella parte di mondo che avevi l'impressione di dover portare tutta sulle spalle perché riesci ancora a trovare la voglia di appuntarti certe frasi e di rileggertele da sola, per il semplice gusto di ricordarti che c'è chi ancora sa usare le parole per stupire e non per umiliare.

Come quando la collera proprio sa di bile amara perché lo vedi che chi distrugge poi è così bravo a premiarsi per ciò che ha fatto e chi capisce, invece, resta solo a raccogliere i cocci. E sei lì, lì per mollare ma poi non ce la fai proprio; per te il mondo è dei buoni, non ti sai arrendere alle ingiustizie, alla disillusione e quindi boom, riesci a sorridere, ma sorridere di cuore, a tutto ciò che è dettaglio, ma dettaglio spettacolare.

E ve lo giuro, in questo momento l'organo che da sempre è il protagonista di ogni poesia che si rispetti e che mi sta dentro al petto, è ridotto in brandelli piccolissimi ed ogni tanto mi salta un battito o me ne regala uno in più non richiesto, ma con altrettanta foga io vi giuro che nonostante questo, e forse, anzi, proprio in virtù di questo, più che mai lo sento anche scoppiare di felicità per ogni piccola sfumatura di vita.

Per il passante che mi sorride quando lo lascio passare per primo.
Per il passante che mi lascia passare per prima.
Per il gatto che mi si accosta alla pancia quando lo sente che sto singhiozzando.
Per le mie nipotine che sorridono un dente si ed uno no.
Per i miei colleghi che mi fanno ridere in ufficio.
Per i clienti che mi scrivono per ringraziarmi.
Per il Lasagnedì.
Per Verstappen che vince.
Per l'inglese, il tedesco e l'olandese.
Per la cioccolata calda.
Per la pioggia quando sono dentro casa.
Per la letteratura francese.
Per mamma e papà.
Per le mie sorelle.
Per Mary e Flo.
Per la lista sulla mia agendina.
Per le mie agendine.
Per la forma del mio viso.
Per il mio corpo che ogni tanto mi fa sentire tradita.
Per i messaggi su WhatsApp dei miei amici.
Per la musica.
Per i biglietti che ho comprato.
Per i cereali al cioccolato.
Per il vinile di Tiziano
Per l'amore che mi meriterò.
Per la mia lista che potrebbe non finire mai.

Per il mio dolore che un giorno sarà lezione.


Cyrano: (...)Fantasticare, a caccia non di gloria o di fortuna,
su un certo viaggio a cui si pensa, sulla luna.
Se poi viene il trionfo, ebbene fatti suoi,
ma mai, mai diventare un "come tu mi vuoi".
E se pur quercia o tiglio davvero non si è,
se vuoi proprio non alto, ma farcela da sé.
Le Bret: Di orgoglio e di ironia tu te ne fai un proclama,
ma almeno sottovoce dimmelo che non t'ama.

A chi non è come neve...

martedì 14 ottobre 2025

È un cuore salvo

Avete presente le valanghe, vero?
Che partono da un niente, un granello, e poi però d'improvviso quel granello è già diventato una montagna pronta a travolgerti a sorpresa?

La mia valanga sono i ricordi ed il granello che ha fatto partire tutto è un biglietto.

Io ce l'ho questa mania di fissarmi sulle cose; di avere un flash riguardante un oggetto qualsiasi e poi di avere la necessità impellente di andare a cercarlo per assicurarmi che sia esattamente lì dove dovrebbe.
Il mio granello.
È così che è partita la valanga di ricordi.
In mezzo a tutte le mie agendine, i post it, i quaderni, a colpirmi non è leggere pagine introspettive, racconti di giornate, recrudescenze di grandi amori vissuti e poi perduti. No.

Sono bigliettini insignificanti che ho conservato chissà perché, con la mia grafia rigorosamente a penna nera, soprattutto degli anni all'università.
Liste della spesa, check-list delle cose da portar con me prima di ripartire in pullman, orari delle navette, monitoraggi del mio budget, liste di regali, liste di persone da invitare, calcoli della media dei voti, scontrini scoloriti...
Dettagli minuscoli di una giornata qualsiasi, di un anno qualsiasi, scritti ad un'ora qualsiasi e poi mescolati tra di loro alla rinfusa come le gocce di cioccolato dentro l'impasto dei biscotti.

E non so perché, non so cos'è che mi colpisce tanto, ma ad un certo punto tra tutto quel nulla mi si riempie il cuore; mi si riempire il cuore d'amore per quella ragazzina che faceva quella "p" corsiva tutta particolare e che a vent'anni sentiva già l'affanno di dover essere donna, di dover avere già tutto chiaro, senza paure, senza tentennamenti.

Ed adesso che di anni ne son passati più di dieci mi rendo conto che solo ora me ne rendo conto: che era da folli sentirsi in quel modo a quell'età, avere così tanta paura di aver paura in un momento in cui dovevi avere paura. Era tuo diritto.
Era tuo diritto e dovere sentirti spaesata, sentirti piccola ed avere mille domande senza risposta. Era tuo diritto sbagliare strada, arrivare in ritardo (sull'orologio di chi, poi?), arrossire a sorpresa, avere bisogno di mamma.

È possibile che sia dovuta arrivare a quasi trentadue anni per capirlo? Che abbia dovuto mostrarmelo un foglietto strappato da chissà quale quaderno con scritta semplicemente una lista di orari "da casa - da università"?

Le mie epifanie son sempre così: un fuoco d'artificio che ti prende di sorpresa anche se sei alla vigilia di capodanno ed è mezzanotte spaccata.

Un po' come quella frase di mamma ormai un mese e mezzo fa, buttata lì con semplicità mentre mi aiutava a raccogliere un pezzo del mio cuore frantumato a terra; non c'entrava nulla con quello che mi ha scatenato poi, ma mi ha aperto comunque gli occhi su uno scenario semplicissimo e che però non riuscivo a vedere.

Ché la vita va guardata sempre così, all'indietro ma puntando sempre avanti.
Con le gambe che tremano di chi ha di fronte l'oceano e poi però chiude gli occhi, prende un bel respiro e si tuffa con il cuore a mille ed il sorriso baciato dal sole.

Buon tuffo, a chi non è come neve...