Gennaio è sempre un mese lunghissimo.
Come se gli altri 11 si concentrassero tutti nei primi 31 giorni per poi tornare diluiti subito dopo.
È stato un mese quindi un po’ pesante e per coerenza ho deciso di consacrarlo a Dostoevskij.
Io e lui ci siamo conosciuti relativamente tardi -epoca Covid- e non è stato proprio un colpo di fulmine.
Però sentivo che una lettrice accanita come me non poteva fermarsi senza provarci davvero e così ho deciso di rileggere quegli stessi testi che, qualche anno fa, ammetto di aver finito solo per dovere, non per piacere.
Ho iniziato con sobrietà da “Le notti bianche” che, purtroppo, devo confermare non mi è piaciuto nonostante alcuni passaggi bellissimi. Non poteva poi ovviamente mancare “Delitto e castigo” che non è stato poi pessimo come ricordavo (ma, diciamocelo, con qualche taglio qui e lì sarebbe stato meglio), né “l’Idiota”, il quale mi ha lasciata con l’amaro in bocca per il finale. Ho poi concluso con “Il giocatore”, libro di cui ignoravo l’esistenza e che però è stato ben più leggero dei suoi colleghi.
Avevo infine iniziato anche “Demoni” ma non ho retto: già le prime pagine me lo hanno reso detestabile. Proverò con meno fardelli di nuovo in futuro, insieme a “I fratelli Karamoz”, e poi direi che la mia coscienza da lettrice potrà dirsi finalmente ripulita.
Oltre a Fëdor, il principale compagno di giochi di questo inizio anno è stato senz’altro il maltempo.
Il lungomare della mia città è stato uno di quelli ridotti un po’ per le feste e, mentre scrivo, fuori il vento e la pioggia continuano ad imperversare.
Se non fosse che arrivo sempre in ufficio zuppa come un pulcino, sarebbe pure carino rimanere sotto il piumone ad ascoltare.
Il lavoro è una delle parentesi sempre belle e positive della mia vita, sotto tanti punti di vista.
Sia benedetto il giorno in cui ho conosciuto F. ed il mio cuore ha detto di sì, quando la mia testa aveva già programmato il no.
Sono davvero felice della crescita esponenziale che mi sento addosso e queste settimane sono state così produttive che hanno completamente cancellato i debiti di sonno e gli ultimi residui di rabbia mista al dolore.
Adesso però non c’è più spazio né per l’una, né per l’altro. Ho dato veramente troppa importanza a qualcosa che importante non è più.
Ho un mini-diario in cui mi sto impegnando a scrivere, giorno dopo giorno, tutto ciò che di bello mi accade. In realtà è una lista di poche parole per rigo, ma è davvero simpatico tornare a rileggerle se ho una serata particolarmente no e scoprire quante cose ci sono che val la pena di notare, mentre si vive.
Questa cosa di rimanere sempre e solo sulla superficie è uno dei peccati peggiori commessi nei confronti della nostra anima, per questo ho cominciato a praticare l’indulgenza nei confronti di chi non si redime da solo. Si bastano da soli, non serve metterci anche noi il carico.
Non so come mi sia venuto in mente di sperare anche solo per un secondo di essere diversa.
Se non avessi il carattere che ho, il corpo che ho, i difetti che ho, non sarei mai riuscita a meritarmi le persone che ho accanto.
Perché alla fine le fragilità non sono limiti, per niente. Sono solo filtri che ci rendono adatti non a tutti.
Che sia davvero benedetta la capacità di non adattarsi alla mancanza di empatia, di delicatezza.
Conta solo fino a tre.
A chi non è come neve…
Chiudere gli occhi ma non dormire e navigare spesso la barca va per conto suo altre volte la invito su sentieri stretti e allora arrivano in insonnia perché ti dico almeno a occhi chiusi e lasciamo stare all'energia della mente….” bello non programmare ma non sempre si può acconsentire
RispondiEliminaHo scoperto che la mia barca è razionale anche nei momenti di irrazionalità, ma questo meritebbe un post a parte. Non programmare mi piace quanto il programmare dettagliatamente :)
Eliminami cogli impreparato sul russo, ma da ignorante posso dire che ti credo che tu abbia trovato pesante gennaio, con questo mattone di letture :)
RispondiEliminaBellissimo il tuo concetto di indulgenza da praticare, quasi come una religione, verso chi non si redime da solo. Altrettanto bello quello scrivere le piccole cose positive che noti quotidianamente. Con questi due presupposti ti sei costruita una base solida da cui affrontare il mondo. Ma la cosa che apprezzo di più in questo brano è il concetto finale, quel considerare le imperfezioni, i difetti, le fragilità un utile filtro per scremare le persone a cui si può piacere. E’ davvero illuminante.
massimolegnani
Se non avessi fatto mia questa indulgenza, sarei stata male io da sola. È un gesto d'amore verso me stessa. Così come prendere consapevolezza della questione fragilità=filtri. Stava diventando insostenibile sentirmi in colpa e sbagliata e, soprattutto, buttata via per com'ero e per quelle parti lì di me. Rendermene conto è stato veramente un atto dovuto, senza rancore. Illuminante anche per me :D
EliminaNon amo particolarmente gli scrittori russi, prediligo i fanfaroni sudamericani (a volte esageratamente) più vitali.
RispondiEliminaDetto questo, mi piace moltissimo il discorso sulle fragilità, che diamine, noi siamo noi stessi anche per i nostri limiti e le nostre fragilità. Noi siamo noi e siamo belli per questo, perché non siamo loro o altri. Siamo noi.
Bello.
Un salutone, sperando che il maltempo finisca, ma come dicono a Break: "non piove mai, diluvia soltanto".
A Brea, non a Break, maledetto correttore automatico!
EliminaIo amo i francesi, anche se non si meritano la ns Gioconda 😂
EliminaAnche a me piace tantissimo la questione dell'essere come siamo a tutto tondo, ci ho messo un po' a capirlo ed ora è più facile andare avanti verso la prossima parte di vita che mi aspetta :)
Per il resto confermo che continua a diluviare. Un abbraccio ❤️
Anche per me è stato un mese lunghissimo. Infinito.
RispondiEliminaNon ricordo più neanche cosa sia successo a Natale o poco dopo. Puff.
Buona serata.
Gennaio è Gennaio per tutti :)
EliminaUn gennaio pessimo e un febbraio a ruota. Siamo fragili e non ci conosciamo affatto. Sicuri di poter reagire ma poi gli eventi ci abbattono.
RispondiEliminaNon mi aspettavo un commento così disfattista da parte tua, spero tutto bene ❤️
EliminaAccipicchia che gennaio ... in generale per me è il mese più lungo dunque la tua idea di dedicarlo a Dostoevskij dal mio punto di vista è stoica.
RispondiEliminaTi ammiro perché sei la prima persona che scrive che non ha amato Le notti bianche. Ci leggo sincerità, leggerezza, e trasparenza, come la neve.
Sappi che mi appunto la tua frase sulle fragilità come filtri. Chapeau e GRAZIE!
Le notti bianche ovviamente è un bel libro, è scritto bene e, davvero, ci sono pezzi di testo stupendi ma non ce la faccio ad apprezzare in generale come sono caratterizzati i personaggi (un po' in tutti i libri di Dostoevskij, in realtà). Mi irrita troppo pensare che lui si sia innamorato di lei così, dal nulla, mezzo secondo dopo che l'ha vista.... Ma mi rendo conto che è proprio questo il bello del suo raccontare e per questo lo associo solo al mio gusto personale, non alla validità del libro in sé. Sono molto contenta che anche a te sia piaciuta la mia constatazione finale, grazie di cuore a te!
Elimina51 giorni, sono anni che sostengo questa cosa, gennaio ha 51 giorni. Se contassi solo fino a 3... probabilmente avrei una vita differente (non so se meglio o peggio).
RispondiEliminaTutto ciò che abbiamo (e non abbiamo) doveva essere (o non essere) nostro, mi sa. Anche io se avessi contato fino a tre tante volte fa... Ma si vede che era sbagliato farlo in quel momento
Eliminaè proprio così cara Paola "rimanere sempre e solo sulla superficie è uno dei peccati peggiori commessi nei confronti della nostra anima", che invece è assetata di abissi profondi a cui abbeverarsi!!! Un abbraccio
RispondiEliminaEd allora nuotiamo fino a che ci reggono i polmoni, non c'è niente di nobile in chi rimane a riva a guardare e basta! Un abbraccio a te :)
EliminaTrovare il lavoro più adatto o piacevole non è facile, ma esserci riuscita vuol dire tanto, quindi complimenti, per il resto essere sé stessi è sempre meglio e giusto.
RispondiEliminaGrazie mille Pietro ❤️
EliminaSi, è una fortuna amare il lavoro che si fa e stimare anche le persone con cui collabori!