sabato 23 maggio 2026

Dentro l'incanto

Di preciso dove sia andato a finire Maggio non lo so.
Ma questo è sempre un aspetto positivo perché è un po' sinonimo del fatto che ho avuto così tante cose da fare da non accorgermene nemmeno.
Ho comprato tanti fiori ed ho riempito di tantissimi baci le mie nipotine.
Ho guardato le stelle ed il cielo ogni sera ed ho sorriso almeno una volta al giorno in ufficio.
Ho letto un libro dietro l'altro ed ho passato un sabato mattina a dormire fino a tardi come non mi capitava forse da un anno ormai.

E poi siamo entrati nel periodo lavorativo che preferisco di più, quello dei dichiarativi.
Che mi ha dato un altro piccolo segno di come la vita si trasformi in continuazione: non era solo l'altro ieri che cullavo mio nipote cantandogli la ninna nanna? Com'è che già quest'anno invece gli sto per redigere la sua prima dichiarazione dei redditi?

Passo in rassegna, uno alla volta, i fotogrammi di questo grande album che chiamiamo esistenza e mi rendo conto che bisogna avere delle radici belle forti per non volar via alla prima raffica di vento.
Io le mie le ho sempre curate, anche quando a volte mi son sembrate ingombranti.
Mi son spesso chiesta "come sarebbe stato se" ed ogni volta ho avuto un moto di gratitudine perché, ciò che avrei potuto avere, con il senno di poi, non mi è apparso più né confortevole, né adatto.
Quanto futuro infelice ho scansato al modico prezzo di una delusione presente!
Ho la curiosità di scoprire se mai pima o poi realizzerò il sogno di avere uno gnomo che mi chiami "mamma" da condividere con un uomo che si porti insieme a me le fatiche, le gioie, le scocciature ed i desideri, ma sento lo stesso di non avere proprio fretta.
Bisogna essere bravi ad ascoltarsi ed a guarirsi; al ributtarsi senza tregua nella mischia come cura non c'ho mai creduto.

Allora intanto passeggio per le strade di questo universo fiduciosa del fatto che prima o poi la meta giusta mi apparirà all'orizzonte.
In fondo, le orme che ho lasciato non sono poi così male, ed a cancellare quelle che non mi appartengono ci pensa il mare.

A chi non è come neve... 

venerdì 1 maggio 2026

Ferite viste solo dai maghi

Le ultime settimane di Aprile sono state un mix di sentimenti, tutti contrastanti tra loro. Mi hanno ricordato un po' le caramelle che da piccoli scommetto facevano impazzire tutti: quelle che mettevi in bocca e cominciavano a scoppiettare sulla lingua e sul palato, come per magia.

È tornato un po' del dolore dei mesi scorsi. Che io ho sempre immaginato come uno tsunami, un'onda che si ritira e poi s'abbatte addosso quando meno te lo aspetti; invece adesso ho capito che è più una bollicina sulla pelle. 
Di quelle che per giorni senti solo a malapena passandoci sopra il dito e poi una mattina decide di esplodere e di farti male. 
E sai già che la cicatrice ti rimarrà.

La mia bollicina m'è scoppiata senza preavviso nel cuore di una notte qualunque. Mi son svegliata con un nodo al cuore richiamato dal nulla, se non dal ricordo che c'è chi ha già sostituito la mia pelle con quella di chissà chi. 
Una sensazione di malessere che mi ha accompagnata silenziosa tutto il giorno e che poi s'è lasciata andare sottoforma di lacrime e singhiozzi seduta sul mio pavimento preferito, da sola, ginocchia a raccolta e capo chino a proteggermi.

E lo ammetto, ogni volta che piango così mi faccio una tenerezza incontrollabile.
Perché sento da dove partono quei singhiozzi, sento la necessità di farmeli passare tutti da sola senza ammorbare nessuno, sento il silenzio di una ferita che è vera e che esiste solo perché ci avevo creduto con mente, cuore e corpo.

Son passati così un paio di giorni. Forse sette, forse di più. Che differenza fa se poi ti svegli e quella stessa bollicina com'era esplosa si è rimarginata.
Sempre dal nulla, un ricordo lontano (eppure era solo ieri, perché piangevi? Perché ti importa della pelle degli altri quando tu sei dentro la tua?).

La caramella s'è sciolta, l'esplosione è finita e sulla lingua è rimasto il retrogusto della fragola.
Delle poesie e delle parole buone che mi fanno da cuscino morbido giorno e notte.
Quanto è bello sapersi commuovere per una canzone? Quanto sei fortunata ad avere certe note nelle orecchie, certi versi?
Quanto mondo c'è, diverso da tutti gli altri universi, dentro una lacrima che nasce per una voce che sa esattamente che cosa dire?

Potrò innamorarmi di nuovo solo di qualcuno che sente la vita come la sento io.

Nel frattempo, non so se e quando tornerà lo tsunami, la bollicina sopra la pelle. Forse domani, forse mai più.
Ché alla fine, se avessi già un copione scritto, che cosa vivrei a fare?

Sarebbe bello essere perfetta, cosi come mi volevi tu, ma preferisco tenermi il silenzio delle stelle che cadono e le rime baciate sotto la luna. 


A chi non è come neve...