venerdì 15 agosto 2014

Di chi vive soltanto un paio d'ore.

Io non piaccio al caldo ed il caldo non piace a me. E' inutile.

Ha sempre avuto un ascendente negativo, quest'aria calda che non solo mi impigrisce, mi toglie voglia di fare ma soprattutto mi rende più intrattabile del solito. Diventa una tortura starmene seduta anche solo a pensare, se l'aria non è piacevolmente fresca. O tendente, quantomeno, al non bollente. Solo l'acqua raggiunge, anche d'agosto, una temperatura tanto alta da lasciarmi un tipico rossore sulla pelle a fine doccia. Ma c'è differenza tra i due elementi.

Tuttavia, Agosto mi riserva uno dei momenti più belli dell'anno: la notte di San Lorenzo.

La aspetto come aspetto il Natale, non c'è nulla che tenga; non c'è sonno che mi spiazzi; non c'è nuvola che mi faccia desistere. Cascasse il mondo, io devo essere col naso all'insù a spiare queste lucciole infuocate che siano veloci, lievi o ben definite.

L'anno scorso le guardai da sola, sul piazzale di casa mia, seduta sul cemento che mi pizzicava la pelle nuda delle gambe.
Tutto buio, come rito prevede. Un vento leggero che muoveva le foglie degli alberi folti, qualche cane lontano cui rispondevano i miei. Rumori che, un po', inquietavano la mia solitudine ma che non scalfivano la voglia che credo io abbia sempre avuto di guardare la volta nera ricoperta di puntini bianchi.

L'anno scordo le guardai con un pensiero ben preciso in mente, ma contemporaneamente con tanta di quella confusione che a rifletterci ora, mi ci perderei di nuovo, mi ritroverei e mi direi 'brava, che hai combinato?'.

L'anno scorso le guardavo e ignoravo che qualcosa stava già cambiando.
Avete presente quella scena in cui Aldo del famoso trio comico spiega al pubblico la teoria del piano inclinato?Ecco.

L'anno scorso il mio piano, praticamente davvero in questi giorni, si inclinò neanche di mezzo grado e la pallina cominciò inesorabile la propria corsa.

Quest'anno le stelle le ho cercate di nuovo da sola. La prima cadente l'ho vista guardando casualmente la SuperLuna, nonostante il bagliore di quest'ultima. Una stella bellissima, di quelle che hai il tempo di osservarle per bene perché non scappano, relativamente, subito.

Così come una delle ultime che ho visto, esattamente nello stesso punto ed esattamente con la stessa casualità. E, anche se praticamente quest'anno è stato più o meno inconsistente il numero delle Perseidi avvistate, quelle due mi hanno ripagata dell'attesa col naso in su.
E del mini infarto procuratomi da uno stormo di volatili non meglio identificati che si è alzato all'improvviso dai rami dell'albero a me frontale.

Però non sono d'accordo.
'Ma per fortuna gli uomini non sono palline: basta un gesto, un'occhiata, una frase qualsiasi a fermare il corso delle cose'.
Non siamo palline, di certo, ma a mio avviso è il gesto, lo sguardo, la parola qualsiasi a far cominciare il corso di qualcosa. Il fermarsi è solo conseguenza dell'inizio.

Il bello è che le due cose sono tanto sfumate da confondere l'occhio che le guarda e quindi te ne stai lì a pensare che qualcosa è al traguardo ma non ti rendi conto che basta un salto ed arrivi al nuovo punto di partenza.
Sempre e comunque.

Ed è bellissima quell'inconsapevolezza. Quel non sapere cosa sta per succedere ma infondo siamo già su una corrente fortissima che ci trascina. E te ne rendi conto solo quando sbatti contro uno scoglio e non hai il tempo neanche di avvedertene che hai percorso già metà strada ed allora non puoi che farti coraggio, prendere i tuoi remi e prendere il controllo.

Poi fa tu se vuoi tornare indietro, allo start vecchio, o se arrivi al traguardo e comprendi che è ora di una nuova corsa.

Il risultato alla fine è uno solo: la felicità.

Anch'io finito il mio cammino, mi accascio e vado verso il mio destino. Che è quello di chi inizia e già finisce, sboccia e dopo un attimo appassisce, di chi vive soltanto un paio d'ore, sperando in un applauso e dopo muore.


Un buon ferragosto, a chi non è come neve...

mercoledì 30 luglio 2014

Don't get too close, it's dark inside.

In quinto superiore io e la mia scuola andammo a visitare l'Università dove adesso studio.
Ero, allora, ancora fidanzata da diversi anni, tanto di anelli all'anulare sinistro, e stavo davanti la biblioteca.
Uno dei miei compagni di classe, che si era trasferito nella mia scuola per ultimo, mi prese a braccetto e mi disse un po' ridendo, un po' sul serio 'Ti posso prendere a braccetto, o andranno a dire in giro o scandalizziamo tutti, per questo?'. Io risi e dissi 'Quanto sei scemo!', seppur consapevole che avesse assolutamente ragione.
Continuò 'A me non frega nulla di andare in giro a sparlare di questa o quello. Io mi faccio i fatti miei perché non ho motivo di parlare di cose che magari non sono neanche vere. Io giudico solo dopo aver parlato con la persona interessata e per quello che mi dice e per come si comporta con me, non per quello che sento dagli altri. Non so perché gli altri non facciano lo stesso'.

Con il ragazzo in questione non ho mai avuto un rapporto strettissimo, non è uno di quelli a cui racconto le mie giornate, le mie cose. Non ho il suo numero in rubrica e lo vedo praticamente poche volte all'anno, seppur abitiamo e studiamo nelle stesse città. Anzi, mi sa che un paio di volte, in classe, abbiamo anche litigato di gusto.
Eppure ogni volta che parlo, penso, ricordo di lui, non posso che accostargli parole gentili e positive.

Avrete certamente presente che, in tutte le classi, si formano i gruppetti di amici. Ovviamente noi non facemmo eccezione.
Tutti cari, baci ed abbracci a destra e manca, se non fosse per il fatto che io la bocca non la chiudo mai.
Così, ad oggi, son quasi certa che almeno una decina di loro (ho fatto accurati conti, da brava ragioniera) pensino che io sia una stronza (penso che questa sia la prima parola volgare che scrivo in un post, passatemela su), egoista e volta spalle.
La verità è che, tra tutti, io sono sempre stata l'unica a dire sempre quello che pensavo, anche a costo di litigare con ognuno di loro, mentre gli altri si nascondevano per contentino.

Ho visto ragazzi che passavano il pomeriggio a fare i cretini insieme a me, voltarsi di spalle pur di non salutarmi di punto in bianco (ed allora fu davvero l'unica volta che non ho fatto/detto nulla per scatenare la loro reazione ^.^); ho visto ragazze con cui mi sentivo dalla mattina alla sera, con cui mi confidavo ed a cui ho sempre fatto questo o quel piacere, difendere a spada tratta le stesse persone che insultavano giorni prima.
E poi ho visto tutti i tipi in questione, appena citati, ridersela allegramente tutti insieme.

Da allora sono cambiata...mi sento sempre sola, sbagliata. Non all'altezza...

No, dai seriamente, sto scherzando.
Da allora ho capito semplicemente che tipo di gente mi circondava. E la mia autostima è cresciuta a dismisura, non perché io sia chissà chi, ma perché in questo contesto è davvero facile risultare migliore.
La cosa pazzesca non è stata la situazione in sé, piuttosto scoprire che oltre quelle dieci persone ce n'era una undicesima, insospettabile.

Ora, io sono una persona buonissima; sincera e senza peli sulla lingua, ma tanto buona. Non avete idea, ad esempio, di quante volte mettevo in stand-by gli studi per i miei esami per aiutare gli altri senza mai dire di no. Mai.
Però certe cose non le reggo, ed allora devo diventare vendicativa e cattiva, altrimenti i concetti non rimangono impressi alla gente che sbaglia e si rischierebbe di rifare sempre gli stessi errori.
Quindi sarò presto costretta a dire all'undicesima persona della lista che, quando avrà finito di spassarsela con gente di cui parlava male e che gentilmente la ricambiava, lasciando indietro le uniche due persone che le hanno sempre coperto le spalle, può, trotterellando, tornare da loro.

Sono sicurissima che, finita l'enfasi dell'estate e ripreso il solito tram-tram, saranno tutti più che pronti a sostenerla. E sono ancora più convinta che alla fine si scanneranno tutti felici e contenti come al Colosseo nel film del Gladiatore, tanto per citare film a caso.

Ho scritto questo post senza nessun doppio fine, senza rabbia repressa perché ciò che dovevo dire è stato già detto personalmente, ma solo per ricordarmi quando leggerò tra tanti anni (blogger permettendo) quanto ero apatica già a 20 anni ^.^

Di contro, il ragazzo che mi ha preso sottobraccio davanti la biblioteca ad inizio post sarà assolutamente uno dei primi che inviterò alla mia laurea, seppur ancora lontana.
A tutti gli altri invierò dei confetti, così, giusto perché non si dica che non ho buon cuore.

Una felice serata, a chi non è come neve...

venerdì 25 luglio 2014

Alla paura del debutto, al tremore dell'esordio

Un mare bellissimo, visto per l'ultima volta in tenuta estiva da quel punto che è sempre lo stesso, ma che cambia continuamente.
Una distesa di un azzurro spettacolare, interrotto prepotentemente da un blu più scuro che si lasciava ammorbidire, alla fine, dal bianco della schiuma infranta sulla spiaggia diversa dalla mia; più scomoda ma di impatto visivo.
L'apertura ufficiale della mia estate.

Porto via la mia valigia (ed immagino l'autista maledirmi per aver lasciato lo sportello aperto, ma avevo fretta ed a settembre se ne sarà scordato), incrocio le gambe seduta sulla panchina della piazza del mio paese e bevo il mio buon frappè al cioccolato con mia sorella che ride e mi dice 'E sei tornata!' prendendomi in giro.
Casa mi aspetta ma ci arrivo un paio di ore dopo; prima commissioni varie sotto un sole caldo, caldissimo.

Sfioro la possibilità di vedere la mia dolce amica Ale, ma rimane, appunto, un'opportunità remota, perché dovete sapere che ho 20 anni (me li porto bene, eh?) ma i miei nipotini hanno una vita sociale più attiva della mia. Ed infatti presto mi ritrovo con loro al campetto da tennis, mentre le loro racchette vanno a destra ed a manca e rincorrono palline gialle, lanciando, di tanto in tanto, un'occhiata a noi sedute sulle panchine.
Rivedo anche la piccolina, sempre più sveglia. Ride tanto e si lascia mettere al centro dell'attenzione. La tengo in braccio un bel po', mentre lei gira la testolina a più non posso perché il mondo è troppo interessante per perdersi anche un solo momento.

Ed ha ragione.

Ho passato giorni bellissimi. Ho imparato ad amare quelle cuffiette divise per due ed una lunghissima playlist da cui posso scegliere io il più delle volte ciò che andrà in riproduzione.
Ho scoperto che sono un asso nei giochi tipo ''Forza 4'', ma in realtà non è una sorpresa, mi sembrava anche scontato.
Ci hanno fatto compagnia parecchie gocce di pioggia che, in cambio del balcone allagato per metà, ci hanno restituito un'aria fresca fantastica, da lenzuolo su al naso. Tuttavia mi hanno tolto la possibilità di sfoggiare le mie innate doti culinarie per mancanza di ingredienti e quindi il dolce in questione è stato rimandato.
Sono riuscita, però, a far uscire il mio lato da Ercole nascosto, quando il Romano ha osato sfidarmi in una lotta 1 vs 1. Lui, ovviamente, mi derideva 'Ma stai mettendo davvero forza?Ma davvero?', salvo poi doversi (anche se non lo ammetterà e farà finta di avermi lasciato vincere perché i cavalieri fanno così) ricredere quando l'ho brutalmente messo KO.

Perché io sono il re, comando io, è tutto mio!

E poi si, disfo la valigia ed apro il mio cassetto, tiro fuori l'agendina nuova che sorprendentemente ha già diverse pagine zeppe di parole.
Amo l'inchiostro nero, mi sa di eleganza, di prepotenza sopra il foglio dal colore completamente opposto, ma alla fine decido per un multicolor tutt'altro che disordinato e casuale.
Vengono giù fiumi e fiumi di parole, mi interrompe solo l'ora di cena, ma sono soddisfatta anche perché era da tanto che non scrivevo così.

C'è una grande differenza tra un blog ed un diario. 
I miei diari sono, in fondo, simili tra di loro. Alcune pagine sono molto schematiche, sintetiche, ordinate, come un quaderno di scuola. Altre sono più confuse, nel loro eterno ordine, arricchite di asterischi e note.
Invece il blog, almeno ai miei occhi, poi chissà, mi rendo conto si sia un po' trasformato. Inizialmente forse un po' banalotto, descrittivo, è via, via diventato sempre più mio fino a raggiungere quel periodo (importantissimo della mia vita) verso Novembre-Dicembre in cui, a mio gusto, ho scritto nel modo che più mi piace, col dire e non dire, senza magari essere capita fino in fondo da chi ha avuto la pazienza di leggermi perché quello che mi accadeva era troppo personale ma doveva essere liberato o mi avrebbe soffocata. 
Ed ora invece sono qui, a raccontare cose che magari non interessano chissà quanto così come vengono, senza sicuramente lasciare quella meraviglia che invece io ritrovo in altri blog che seguo (e che riempiono i miei occhi e la mia mente), ma che mi fanno stare bene. Bene come si dovrebbe stare un po' tutti.

Allora ho due pareti bianche da riempire in modo differente, quasi come se dovessi tenere separate due parti di me che in fondo si amano e si rincorrono, ritrovandosi sempre.

E mi ricordano una strana coppia, una così, presa a caso.

Una buona giornata, a chi non è come neve...

sabato 12 luglio 2014

Ridere costa la metà

Io sono leggermente il contrario di quello che sono. La pigrizia fatta a persona, ma poi quando sono a letto e sto per chiudere gli occhi appesantiti dal sonno, la mia mente si attiva e cominciano a fluire pensieri, piani, esami, organizzazioni, programmi, che mi tengono sveglia per ore.

Non avete idea di quante volte, nella notte, ho stilato post interi da pubblicare che poi si son dissolti la mattina seguente, appena aperti gli occhi impastrocchiati ancora dalla stanchezza.
E lo so che adesso vi starete contorcendo dalla sofferenza, al pensiero di tutti i capolavori miei che vi siete persi! (Leggetelo con ironia, ovviamente).

Comunque adesso non disperatevi, sono tornata allegra e contenta, dopo un periodo di fuoco (e per il caldo e per il ritmo serratissimo degli studi) che sta per finire: ancora poco e la mia estate avrà inizio!
Oddio, è un po' pretenzioso parlare di Estate; mi conosco, so che non passerà troppo tempo prima che la mia smania di puntualità mi riporti sui libri per la sessione pre-lezioni. Ma sono piccoli sacrifici che bisogna fare e soprattutto che giovano a me, quindi poche lamentele e tanto entusiasmo.

Sono tornata ieri sera dopo una settimana all'Università: un viaggio parecchio estenuante, che non ricordavo così pesante perché ero felicemente abituata all'autostrada e avevo dimenticato i paesini con le mille fermate.
L'ultima ora l'ho passata praticamente cercando di cambiare compulsivamente la posizione in cui ero seduta, per quanto possibile, e sbuffando perché ero irrequieta. Infatti mi sa che il tipo seduto accanto se la rideva sotto i baffi allegramente.

Però. dopo tre ore e mezzo a parlare al telefono con un romano antipatico (uno a caso, eh, che ha pure perso l'ennesima scommessa con me, specifichiamo), a lamentarmi con le mie sorelle su WA, ad organizzare una pizza che non avverrà mai con le mie amiche, a programmare mentalmente l'ultimo esame del periodo ed a guardare, cuffie alle orecchie, il lento ma bellissimo panorama, sono arrivata a casa.

Ritrovo diverse cose assolutamente di mio gradimento:
-la torta completamente al cioccolato, appositamente preparata da mia sorella minore, sotto mia richiesta;
-un vestitino, gentilissimo e dolcissimo regalo di mia sorella maggiore, che però oggi mi sa andrò a cambiare perché non penso mia stia benissimo;
-un paio di pantaloncini, inaspettato regalo della mia mamma che ha anche scelto un colore molto bello;
-l'abbraccio di papà che mi ha circondata per un bel po', con la scusa di prendere in giro l'altra mia sorella, ma secondo me, sotto, sotto...è perché sono la preferita (come se fosse davvero un caso che tra tutte IO porto il suo stesso nome) ;-)

Mi sento felice, appagata, tranquilla, serena, sicura.
In gara.

...e se non andrà bene non sarà la fine...

Da un lato sembra la mia routine non sia mai mutata, dall'altra sembra abbia fatto mille cose da raccontare. 
Tipo il pigiama-party coi miei nipotini (i due maschietti), e mia sorella minore. Che in quattro abbiamo diviso tre materassi rigorosamente sistemati alla meno peggio sul pavimento della camera. Da zie responsabili verso mezzanotte eravamo sotto a mangiare popcorn e (loro) a bere Coca-Cola inviando foto alla mamma dei piccoli che ci intimava di mandarli immediatamente a letto.
Loro tre vanno a dormire ed io rimango in salone per qualche ora, al telefono con l'antipatico di cui sopra (ma io lo sopporto, perché l'amore è pur sempre amore). Verso le 2 salgo e la scena che ritrovo merita una foto (che purtroppo non posso caricare, ma credetemi, quella si che era uno spettacolo):
mia sorella stile salma occupa un intero materasso (telefono ed occhiali brutalmente abbandonati al suo fianco);
Pastrocchio occupa il secondo materasso e si è impossessato del mio amato cuscino;
Scarabocchio è quello che mi fa più ridere. Lui è sul terzo (ed ahimè ultimo) letto, lo occupa nella parte inferiore in senso orizzontale. Provo a spostarlo per metterlo leggermente più comodo, ma ho paura di svegliarlo.
Data la situazione critica, decido di infilarmi nello spazietto vicino Pastrocchio, e comincio a ridere quando riesco abilmente a sostituire il cuscino sul quale dorme con quello effettivamente suo, svegliando mia sorella che comincia a ridere a sua volta.
Tardo un pochino a prendere sonno perché continuiamo a farci scappare le risate, e quando ci riesco vengo svegliata da Scarabocchio che piagnucola, forse per un brutto sogno. Lo abbraccio e gli dico di accucciarsi vicino a me, ma lui si addormenta quasi subito vicino al fratellino.

Ci svegliamo sul tardi, lasciando da sfondo un campo di battaglia immortalato dall'altra mia ridente sorella e raccontiamo tutto alla mamma dei piccoli. Potrebbe decidere di non lasciarceli più, mi sa.
Loro ci tornerebbero però ;-)

Sperando vi abbia fatto almeno un pochino sorridere, chiudo il post letteralmente in bellezza, allegando la foto dell'obiettivo del momento: far restare Gocciolo (ed i chicchi di riso con cui si impastrocchia il nasino >.<).
Vi farò sapere se il clemente di mio padre ce lo lascerà tenere o riterrà che un altro cucciolo è davvero troppo.















Una buona giornata, a chi non è come neve...

sabato 28 giugno 2014

She's a monster. Beautiful monster.

In fila attendo il mio turno, arriva poco dopo, mi siedo, scende la sbarra di sicurezza e si parte.
Urla, nocche delle dita bianche contro l'acciaio nell'intento di tenersi più ancorata possibile all'unico appoggio che ho.
Solo un problema: ho sbagliato giostra.

Per anni fan accanita delle montagne russe (metaforiche, che materialmente..sono la paura fatta a persona), le guidavo io e non sentivo mai l'esigenza di scendere, anzi. Chiedevo giri su giri.
Ma stavolta mi hanno fregata: mi ci hanno spinta senza che io chiedessi alcun biglietto e mi sono ritrovata su un sali-scendi che non avevo programmato ed arrivato nel momento sbagliato.

Però ormai ci sei su, pur urlando di voler scendere chi ti può ascoltare?Tanto vale mantenere sangue freddo e mente lucida. In fondo non è poi un dramma: un percorso pieno di cadute nel vuoto dopo scalate infinitamente alte, ma duraturo poco più di dieci minuti.
Infatti prima che il tuo cuore balzi via dal petto, sei già a terra con la testa tutta men che salda al resto del corpo, con la bocca impastata da urla e vento e gli occhi spalancati ma con la vista imperfetta.

Rimani un po' così, e pensi che infondo ti aspettavi di peggio. A ben pensare, da lassù hai avuto modo di guardare il mondo da una prospettiva diversa, sicuramente più ampia. Hai potuto scrutare meglio il panorama a te famigliare, lanciando il tuo sguardo sulle cose che ben conosci ma che spesso, pur conoscendo il loro valore, hai finito per valorizzare poco rispetto a quanto credevi.
Ci rifletti e ci spendi un bel po' di pensieri.
Poi, ancora intontita, ti lasci fulminare da un lampo e ti volti spiazzata: per tutto il tempo hai trascinato qualcun altro nel tuo folle giro.
Ti rendi conto che, anche se lui era seduto al posto dietro al tuo, le urla erano uguali, il percorso pazzo identico, la sua paura aveva la stessa forma della tua. Era solo un'angolazione obbligatoriamente diversa ma non per questo più comoda.
E tu, anche se dopo, te ne sei accorta ed ora lo guardi e lui guarda te.

Ha la stessa, identica espressione che gli viene quando inizi e finisci una discussione da sola; quella silenziosa che implicitamente ti dice 'ma perché?si può sapere che combini?'.
Ed allora, di fronte a tutto ciò, non puoi che fare una cosa: scoppiare a ridere. Perché sei un disastro; perché non è da tutti afferrare quasi istintivamente la mano di qualcun altro senza che lui capisca ancora bene ciò che sta per succedere e rendersene conto solo dopo che entrambi siete stati shakerati; perché, credetemi, la sua espressione incredula e perplessa non avrà mai prezzo.
Così ti aspetti un meritato 'va a quel paese', invece ancora una volta sorride semplicemente e ti chiede 'lo vuoi lo zucchero filato?', ti prende per mano e ti porta via.

Ti impastrocchi un po' le mani, sei un po' stanca, gli occhi bramano sonno e la coscienza brama studio, ma rimetti in ordine ogni cosa e ti dici pronta a ricominciare i tuoi compiti. Si riparte, è tutto ok di nuovo.

''Si, ma la prossima volta la giostra facciamo che la scelgo io''.

Una buona giornata, a chi non è come neve...

P.s. oggi è il mio 111° post, assolutamente il mio numero perfetto, ed anche se avrei voluto fare qualcosa di diverso, poco male, recupererò in altri modi, ma non potevo non sottolinearlo e chi mi conosce..lo sa.

domenica 22 giugno 2014

Sui treni che vedi passare

Sono tornata a casa da poco meno di una settimana, preceduta da un clima caldissimo interrotto a tratti da serate di pioggia incessante ed aria fresca, quasi settembrina.

Il mare l'ho visto solo da lontano; non lo amo, ma rimpiango di non essermi ancora immersa nell'acqua gelata e persa nel suo colore limpidissimo.
Da un po' di tempo sento che il mio elemento è l'acqua. Non lo avrei mai detto.

I miei ritmi sono pressanti, li percepisco più intensi della sessione della scorsa estate: forse più esami, forse meno tempo, forse impegni più diversificati. Eppure non è che stia facendo chissà cosa. Le mie amiche non le vedo praticamente da mesi, eccetto una mattina insieme ad una di loro dopo praticamente quasi un anno che non ci uscivo; i corsi sono finiti..però sembra che i miei pomeriggi siano troppo corti per permettermi di studiare per bene.
Come se non bastasse, mi infastidisce vedere come la fortuna aiuti le persone egoiste, che pensano solo a loro stesse, e noi altre osserviamo loro venire premiate e noi sempre al secondo posto.
Nonostante tutto troviamo ancora un motivo per sorridere. ''Ragazze, ho trovato la canzone per noi!'' e mando loro il testo. Rido per la mia amica/collega che mi cita D'Alessio (che non si può sentire, ma nel contesto ci sta proprio bene la sua parafrasi). Se non altro siamo positive e divertenti.

E poi c'è la settimana precedente, in cui non sono mai stata sola, se non per quell'ora e mezza di esame sostenuto ed in cui ho avuto modo di notare come certe cose si siano fortemente radicate qui, nella mia mente e nel mio cuore.

Mi rendo conto di come e quanto certe scelte siano totalmente diverse da quelle che la me di prima avrebbe compiuto; di come certi aspetti, certi angoli si siano smussati ed altri ancora accentuati.
Quasi per magia, quasi senza rendermene conto. Così.
E mi piace. Avverto la leggerezza dei momenti insieme, anche quando la pressione di altri contesti mi grava sulle spalle, sullo stomaco e sulla mente.
E' come se riuscisse, tanto per continuare il paragone con l'acqua, appunto, a farmi respirare anche in apnea. Come se tra la pesantissima massa d'acqua quelle bolle d'aria riempissero sufficientemente i miei polmoni.

Non ci sono abituata, lo ammetto.
Per mio volere, il mio mondo è sempre stato una continua lotta. I contrasti la facevano da padroni. Così se era tutto bianco io dovevo buttarci il nero, perché la monotonia del monocolore mi uccideva e quasi mi scompensava.

Adesso non ho più bisogno di dipingere di nessun colore nulla, è tutto perfetto e lo vedo andare meglio giorno per giorno, senza esasperare nuvole di cotone o montagne di zucchero. Quello no, non sarà mai da me, lo so.

Mi andava di scrivere, pur non avendo nulla di particolarmente importante da dire. Solo che va incredibilmente tutto bene. E che navigo tra i libri insieme alle mie colleghe/amiche con cui scambio faccine disperate e lacrimanti, ma con cui infondo rido tanto.
Per ritornare a quanto poco su, chiederei alle fortunelle egoiste quando fa bene il loro sorriso falso, quando tra di loro competono per i voti e vanno avanti a 'complimenti, sei stata bravissima', mentre dentro, il loro mostriciattolo ha gli occhi iniettati di rabbia perché alla gara di turno non è andata come speravano.
Me ne compiaccio, anche se mi sento colpevole di cattiveria. Però cosa posso farci io, se gli occhi non mentono?
Giuro, son già tornata più buona: bastano quattro righe per rimettermi in pace col mondo. E poi i suoi occhi verdi.

''Noi abbiam capito tutto, è un po' come nel calcio''
E' la dura legge del gol, gli altri segneranno però
che spettacolo quando giochiamo noi,
non molliamo mai.
Loro stanno chiusi ma
cosa importa chi vincerà?
Perché in fondo lo squadrone siamo noi.
Lo squadrone siamo noi.

Una buona partita, a chi non è come neve...

martedì 3 giugno 2014

Che le tue paure siano cure

Ho un lato positivo. O meglio, non credo lo sia, ma io mi amo.

Avete presente quando si riceve una notizia non piacevole?Quelle precedute da 'non ti spaventare ma..', 'sei seduta?'. Ecco, io un paio di volte le ho sentite, e constatando che il mio cuore non impazziva, che non avevo bisogno di spaventarmi o di sedermi, mi sono chiesta ripetutamente se fossi insensibile.
Come se avessi bisogno di qualcosa di più forte a risvegliarmi.

Così, ieri sera alle 21.30, mentre due delle mie sorelle avevano già gli occhi arrossati e mamma non era troppo reattiva, per me andava tutto bene.
Inizialmente decidiamo di non andare all'ospedale, ma nell'arco di 10 minuti la situazione si fa leggermente più instabile e velocizzo la partenza preparando la macchina fuori dal garage.

Mi accorgo solo chiuso lo sportello che le chiavi sono in casa, quindi rientro ma a metà corridoio sento le mie sorelle urlare e piangere e mamma chiamare il nome di mio padre.
In un attimo penso al peggio e sento il cuore esplodere. Ho un minimo di lucidità, esco di casa intimando a mia sorella minore di smetterla di urlare e di chiamare uno dei miei cognati mentre io sento già l'operatore del 118 all'altro capo del mio cellulare.

Non so neanche io cosa gli riesco a farfugliare, senza fiato, ma lui capisce ed io mentalmente lo ringrazio. Mi da del lei, poi capisce e passa al tu; mi chiede i dati di mio padre, se e di quali patologie soffre. Mi chiede l'indirizzo di casa, io sto per rispondere stupidamente 'in provincia di', mi schiaffeggio mentalmente e gli dico precisamente dove sto.
Lui mi tranquillizza con il tipico accento dalla 'r' marcata, mi da delle direttive ed infine, chiedendomi il numero di telefono, mi dice di aspettare in strada l'ambulanza.

Rientro in casa, non so se papà ha ripreso conoscenza, sento solo che mia sorella piangendo mi dice che lo portiamo all'ospedale ed io le dico che arrivano loro. Afferro le chiavi della macchina: casa mia è un pochino fuori mano, seppur non lontana dall'ospedale, e non da neanche direttamente in strada.
Successivamente mi compiacerò di aver completato le manovre per uscire dal garage senza andarmene sui muretti o sulle altre macchine li di fianco.

Mi fermo in strada, arriva prima mio cognato che il 118, non so che succede a casa ma mi richiama l'operatore. Mi dice di controllare la glicemia se possibile e di stare tranquilla, che sarà solo un malore.
Arriva anche l'altro mio cognato con mio cugino, quest'ultimo si ferma con me e si fa quasi mettere sotto dall'ambulanza che gira sbandando leggermente.

La seguiamo, stavolta il volante non è in mano mia. Ne approfitto per chiamare Lui. Ecco, solo li scoppio a piangere per la prima volta. E' dolcissimo, mi dice anche che partirebbe pur arrivando il giorno dopo, così, solo per starmi vicino.
Ne sorrido e mi rincuora.

Entro in casa e la situazione è sotto controllo.
Respiro profondo, rimango da sola con mia sorella minore, il fidanzato e mio cugino. Tutti gli altri raggiungono l'ospedale con papà.
Chiamo le altre mie due sorelle e spiego loro tutto quanto.

Lo spavento è passato, e noi siamo una famiglia allegra: non potete immaginare quanto successo dietro le quinte, in tutto questo trambusto. Se ve lo raccontassi morireste dal ridere.

Ancora meglio, poco dopo sentiamo direttamente papà. Lo dimettono da li a poche ore.

Va tutto bene, mangia qualcosa, non ricorda nulla, glielo raccontiamo ridendo. Gli dico anche che mi deve la vita, prendendo in giro le altre due mie sorelle e mamma che son state tutto il tempo comprensibilmente immobilizzate del panico.

Si fa tardi, andiamo a dormire.
Qui mi frego.

Arriva la paura del 'e se..', ma è una cosa talmente insensata che la ricaccio via immediatamente. Poi mi si gela il sangue, perché arriva quella del 'e quando...'

Mi manca di nuovo il respiro, mi sento stupida e quasi di cristallo.
Mi da fastidio anche l'idea di vedere nero su bianco i pensieri che mi sono passati in mente veloci, perché non sopporterei una cosa del genere.

Posso essere pronta a chiamare l'ambulanza immediatamente; posso essere in grado di guidare lucidamente nonostante tutto.
Posso imparare qualcosa dalla sensazione che quella paura mi ha lasciato, qualcosa di costruttivo come sempre, che stavolta fa a pugni con la sensazione opposta: quella che mi dice che al 'e quando...' non sarò davvero mai pronta.

E mi sento di nuovo stupida. Ed ho di nuovo paura. Solo per un po'.

Una buona notte, a chi non è come neve...


Di notte, quando il cielo brilla
ma non c'è luce, né una stella
ricorderò la paura che..
 che bagnava i miei occhi..
Tiziano Ferro.