martedì 11 agosto 2026

Mare quando mi incendio

Bisogna essere delle formichine della felicità.
Raggranellare qualsiasi briciolina, una ad una, e farne scorta finché non ce ne sarà abbastanza.
Salvo rendersi conto che abbastanza non sarà mai.

L'estate si sta trascinando stanca un giorno dietro l'altro, portandosi appresso un caldo crescente e, soprattutto, un livello di umidità insopportabile.
Peró, appunto, siamo formichine e di granelli di felicità siamo circondati.

Il concerto di Tiziano, che è stato l'evento più atteso dalla sottoscritta dal suo annuncio. Biglietti comprati quando mi scoppiava il cuore dal dolore e della tristezza e poi, invece, il grande giorno è arrivato ed il cuore mi scoppiava finalmente per i motivi proprio opposti.
Le gite fuori porta con la mia famiglia numerosa e rumorosa: panini mangiati scomposti ad un tavolino improvvisato, foto sempre mosse, partenze programmate all'una di notte per la mattina dopo.
La sottilissima linea bianca che separa, sulla mia pelle, l'estate dall'inverno. Anche quando questa separazione ha più l'aspetto di una bruciatura.
Il cinema fuori programma e le mani profumate di burro fuso.
I capelli ed i vestitini attaccati alla pelle dopo una corsa con Niní sotto un acquazzone inatteso, piegate in due dal ridere.
Stonare tutte e tre a squarciagola in macchina la nostra playlist preferita. Ballarla a casa a piedi scalzi con le luci soffuse.
Entrare in camera da letto quando l'aria condizionata è accesa da un po' ed addosso ho ancora il sapore del mare.

Smetterla di pensare a tutto quel che non sei.
Ringraziare per ciò che sai non diventerai mai.
Sorridersi per la persona che, anche a fatica, hai scelto di essere.

Buona estate, a chi non è come neve...

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Io credo soltanto nella parola. La parola ferisce, la parola convince, la parola placa. Questo, per me, è il senso dello scrivere.