Ho 25 anni e qualche giorno fa ho preso per la prima volta il treno da sola.
Lo so, sono vecchia ormai, avrei dovuto farlo prima però a mia discolpa posso dire che essendo le linee ferroviarie della mia città semi-abbandonate non ne avevo mai avuto la necessità/il modo. Anche perché fino ad ora i viaggi verso Roma erano sempre stati organizzati in due.
Ma comunque, non ci distraiamo.
Il viaggio è iniziato ancora prima di iniziare.
Innanzitutto non so perché tra le mie sorelle e le mie amiche aleggiava il intrenodasola?!.
Ed in particolare le mie amiche si sono premurate di consigliarmi capi d'abbigliamento che dessero poco nell'occhio, come se di solito andassi in giro vestita in modo vistoso :)
In secondo luogo dovevo decidere se passare quelle sei ore e mezzo in un vagone semi-pieno, vuoto o semi-vuoto.
Ovviamente non volevo essere isolata da tutti, che non si sa mai quanta fiducia si possa dare all'umanità, ma non volevo neanche avere tutti attorno a me così ho cercato la via di mezzo.
Peccato che poi, il giorno della partenza, ho verificato che nonostante il vagone fosse semi-vuoto tre persone avevano deciso di circondare proprio la sottoscritta.
Sono così partite le scommesse su chi sarebbero stati i compagni di viaggio.
Arrivata in stazione (40 minuti di macchina dopo con papà perché come vi ho detto i treni della mia città sono un miraggio e quindi bisogna andare altrove; tra l'altro siamo arrivati praticamente per un pelo all'orario giusto) ho atteso il treno constatando che il solito maniaco che gira tra i binari con le mani sempre là dove potete immaginare non c'era ed ho sperato che fosse di buon auspicio.
Ma d'altronde se sono sopravvissuta cinque anni tornando dall'università da sola percorrendo una stradina isolata e senza luce...
Arrivato il treno e salutato papà, mi accomodo al mio posto; situazione vagone:
posti subito vicini a me vuoti; i posti sulla fila destra occupati da una coppia di coniugi piuttosto adulti e di fronte a loro un ragazzo probabilmente poco più grande di me. Penso di essere stata fortunata fino ad ora ma dopo un po' arriva il primo compagno di viaggio.
Un ragazzo ben vestito (per i gusti di mia sorella, a me non piace quello stile) che sta viaggiando per lavoro e che ha un accento terribile.
Fa amicizia con i coniugi accanto parlando delle solite cose: degli immigrati che ci rubano il lavoro, dei politici che sono tutti schiavi del potere e discorsi affini.
Siamo in viaggio da poco ma ho già capito tutto di tutti:
-la signora della coppia mi fa antipatia, è una di quelle che sparla un sacco di tutti;
-suo marito non pervenuto, infatti dormirà per tutto il tempo lanciando qualche frase di circostanza ogni tanto;
-il ragazzo di fronte a loro è un medico della mia Provincia, entrato da poco nel mondo del lavoro. Mi sembra un bravo ragazzo, non partecipa ai cori razzisti e si limita a sorridere ed a rispondere lo stretto necessario;
-il ragazzo accanto a me mi sa proprio di Calabrese tipico, comunque scende prima di tutti noi e non ci siamo scambiati neanche una parola.
Ed ecco che arriva la seconda coppia. Inizialmente penso che siano anche loro marito e moglie, poi ascolto un po' e capisco che sono madre e figlio. Sono molto grandi di età entrambi, lui ha un paio di occhiali spessi e già a pelle mi fa tanta tenerezza. Avrò modo di scoprire che non è del tutto auto-sufficiente e dipende molto dalla madre ma parla un italiano perfetto.
È molto garbato, comincia chiedendomi dove vado e da dove vengo, scusandosi se è troppo indiscreto.
Chiacchiera molto e mi si riempie il cuore perché noto che è felicissimo di avere qualcuno con cui farlo. Racconta di conoscere tante città di Italia perché ha molti famigliari ed amici qui e là ed in particolare che ama Napoli. Mi sembra una persona molto buona, molto simpatica e si accende quando mi racconta di quanto ami cantare, di quanto i suoi amici siano felici della sua compagnia e della sua passione per il calcio.
Ed in tutte queste parentesi con tanto dispiacere noto che la signora che mi sembra antipatica conferma la mia impressione facendo delle battutine tra i denti che dimostrano una insensibilità già disegnata sul suo volto.
Invece io non ci trovo niente di criticabile in quello che il signore (che si chiama A) sta dicendo o facendo.
Parlando di musica mi chiede cortesemente se posso fargli sentire una canzone molto vecchia ed io la metto su YT; ne ascolta i primi secondi e fa per ridarmi il telefono ma io gli dico gentilmente che può sentirla tutta e lui ne è molto felice. A me che è costato?Niente. E lui quanto è stato contento? Tanto.
La mia gentilezza probabilmente è apprezzata perché finisce per darmi la mano e presentarsi ufficialmente dicendomi anche che ho un bel nome. Ne ho la conferma definitiva quando mi chiede il mio cognome perché in estate vorrebbe venire nella mia città e gli farebbe piacere incontrarmi di nuovo.
Ora dovete sapere che io generalmente sono molto restia a condividere le mie informazioni personali: pensate che non lascio la mia email a nessuno, figuratevi il mio nome e cognome. Eppure A mi sembra così genuino che gli concedo questa (per me preziosissima) informazione ed anzi, gli do' anche un importante indizio che sarà inequivocabilmente fondamentale per trovare la mia famiglia di origine.
La signora acida fa una battuta anche su questo ed allora io con nonchalance semplicemente le rispondo che può venire anche lei a trovarmi, che tanto siamo vicine e che ci ritroviamo tutti lì.
Non so se non se lo aspettava o se nella mia voce c'era un tono antipatico che non volevo mai lei incassa e non sa cosa dire, si rivolge ad A e cambia discorso salutandolo calorosamente.
In realtà devo dire che non è stata indisponente per tutto il tempo e che anche lei è stata alla conversazione ma non mi ha fatto comunque simpatia.
Alle 17.30 passate siamo a Termini, ci salutiamo e A, così come la madre che è stata altrettanto di compagnia per tutto il viaggio, mi dice che sono stata molto gentile e simpatica rinnovandomi la sua voglia di venire a trovarmi l'anno prossimo.
Scendo dal treno con la mia piccola valigia che fa tutto tranne che seguire la direzione che le sto dando, tra la folla ho già perso A e la madre ma dall'altra parte, dietro un muro di gente, vedo invece un viso famigliare; quello che mi porta a Roma ormai a cadenza regolare e che ogni volta la rende un pochino di più casa mia.
Una buona giornata, a chi non è come neve...