domenica 13 dicembre 2020

Di deserto sono esperto

Perché, nonostante tutto, non me la sento di dire che questo 2020 sia stato orribile.

Forse dovrei; in qualche modo dovrei sentirlo, ma non ci riesco.
Non lo è stato.

Ho passato tutte le festività lontana dalle mie sorelle, dai bambini. E probabilmente questo sarà il Natale più in solitaria di sempre.
Abbiamo tutti passato mesi e mesi chiusi dentro casa, senza poter uscire, incredibilmente, se non per fare la spesa.
Siamo condannati, e probabilmente lo saremo per qualche mese ancora, a girare con disinfettante, mascherina e guanti.
Ho stravolto la mia vita lavorativa e sentimentale nel giro di pochi mesi.

Eppure no, si chiude un anno strano, imprevedibile, solitario, rabbioso, estenuante, pericoloso.
Ma anche ricco di crescita personale, di nuove persone, amici, sorrisi.
Ho realizzato di essere cambiata tantissimo negli ultimi mesi.
Mi sento più confidente in delle cose per le quali, in realtà, sono già molto in ritardo.
Ma seguo i miei tempi e questo mi va bene.
Ho letto un sacco di libri stupendi, ne ho messi tanti altri in lista.
Ho speso i fine settimana a tifare Max Verstappen divertendomi una gara dietro l'altra.
Ho passato le notti estive sotto le stelle, a respirare profondamente la mia vita.
Ho riso tantissimo con una persona in particolare, che però...
Ho scritto una pagina dietro l'altra la mia esistenza dentro un'agendina.
Ho tenuto delle lezioni online parlando per ore a degli sconosciuti. Io che da bambina arrossivo anche ad un ciao.

Ed ora dovrei cominciare con i buoni propositi. Dovrei disegnare la mappa dei miei progetti, scalare ambizioni, spuntare "to do list".
La verità è che ho un solo, piccolo, grande obiettivo per il nuovo anno. Che potrebbe cambiare davvero tanto altro.
Vorrei finalmente cancellare dalla lista una piccola fobia che mi porto dietro ormai da anni.
Ho fatto finta di niente per tutto questo tempo perché potevo starne alla larga, ma ora...
Ora è arrivato il momento di diventare grande ancora un po'.

Solo questo chiedo per il 2021.
Solo questo mi chiedo per il nuovo anno.

Una buona serata, a chi non è come neve...

sabato 21 novembre 2020

With clouds between their knees

Scrivo sempre un sacco di roba introspettiva su di me, sulla mia esistenza.
Ma mi sto chiedendo.
Ma voi lo sapete che cosa faccio nella vita?
Che non è una domanda auto-celebrativa che vuole accendere una insegna su di me con la scritta in grande "su, dai, chiedetemi che lavoro faccio", quanto invece un quesito rivolto a me stessa: "ma davvero ho scritto così tante cose intime di me e non ho mai scritto della cosa che, da un anno a questa parte, sta occupando una quota rilevante del mio tempo?".

Pare di si, se la memoria non mi inganna non ho mai scritto un post sul mio lavoro.

Ebbene, dopo questa grande premessa vorrei esordire dicendovi "dai si, lo ammetto, sono un'astronauta/pilota di formula uno/piloto jet privati/sto su una nave da crociera e giro il mondo", ma mentirei. Non faccio niente di così figo.
Mi correggo.
Trovo il mio lavoro fighissimo ma dubito che gli altri possano pensare lo stesso.

Insomma, che cosa faccio?
Aspirante commercialista.
Aspirante revisore legale.

A 15 anni scrivevo sul mio diario che avrei voluto fare esattamente questo (la commercialista, ché il revisore legale non sapevo nemmeno cosa fosse ovviamente). A 24, fresca di laurea magistrale, mi ero detta "io questo lavoro non lo farò mai, ce ne sono troppi, e quelli già esperti ti sfruttano e ti mettono solo a fare fotocopie". A 26, appena entrata in studio, mi sono detta "ma perché non ci ho provato prima?".

Ci vuole fortuna, davvero.
In tutto, ma soprattutto nel lavoro.
Ci vuole qualcuno che ti appoggi, che abbia interesse ad insegnarti, che ti veda come una risorsa e non come un peso che assorbe solo uno stipendio.
Ci vuole fortuna ed io, onestamente, ne ho avuta tanta.
Una persona esattamente come quella che ho appena descritto.
E di più.
Ambiziosa.
Che quest'anno ha deciso di crescere e che, insieme ad un altre persone come lui, ha fondato una società di consulenza a 360°.
Che ha deciso di puntare anche su di me; di insegnarmi il più possibile, di rendermi, di giorno in giorno, più autonoma, più competente, seguendo quella intelligentissima linea del "più cresci tu, più possiamo crescere insieme".

Mi sto impegnando tantissimo, soprattutto in questo ultimissimo periodo.
Qualche volta abbiamo fatto tardi la sera in ufficio e questo è stato il principale motivo per cui ho allentato di nuovo la presa qui sul blog. E per questo poi, oggi, ho deciso di scrivere esattamente questo post.
Per dirvi che ci sono, meno del solito, ma ci sono; commento di meno ma vi leggo sempre. Mi aggiorno sulle vostre vite come posso, anche se faccio cenno alla mia, qui, con meno frequenza.

Investo le mie energie su una cosa importante, che spero possa rendermi ancora più soddisfatta di quanto io non sia già ora, ma non mi scordo che questo è sempre il mio porto sicuro. La mia copertina di Linus, il mio Bobby virtuale.

E comunque, solo per dirvi che, oltre ad imparare roba fiscale, contabile, finanziaria, nelle ultime settimane sto ricoprendo il ruolo di insegnante.
Ma questa è proprio un'altra storia...☺
Non c'è nulla da fare, le mie sono sempre tutte altre storie.

Un buon we, a chi non è come neve...

domenica 8 novembre 2020

Come onde di notte sulla spiaggia

Novembre è sempre il mese più bello per me che sono una fan.
Qualche giorno fa ho visto un documentario bellissimo, sulla vita del mio amore platonico.
Ferro.
Non sarà una recensione, l'ho già detto in un altro contesto, non ne ho mai fatte, non credo di voler iniziare ora, nonostante vi inviti a guardarlo a prescindere dal fatto che vi piaccia o meno lui come artista.
Merita.
Uno di quei messaggi da lanciare ai futuri adulti di domani.

L'ho visto due volte. La prima, subito e da sola, perché non volevo aspettare, la seconda ieri, con le mie sorelle (tutte collegate a distanza nello stesso momento perché, di nuovo, ci ritroviamo in lock-down). Mi ha fatto contenta che abbiano voluto guardarlo con me, per me, nonostante non lo seguano assiduamente come la sottoscritta, e mi ha fatto ancora più piacere il loro apprezzamento incondizionato. La percezione di aver ricevuto quello che il protagonista voleva comunicare come persona e non come star.

Ne è nata una discussione bella tra di noi, intima seppur dai toni leggeri.
Quante maschere abbiamo?
Quante ne portiamo ogni giorno con chiunque, anche con le persone che più amiamo al mondo?
Non intendo quelle maschere di ipocrisia, quelle che ci fanno apparire persone migliori di quanto non siamo davvero.
Intendo quelle che ci disegniamo sul viso sempre in modo diverso, un po' a nostro gusto, un po' secondo le pretese degli altri.
Quelle che non vogliono attirare le attenzioni ma, piuttosto, nasconderci.

Quante ferite intime abbiamo tutti?
Quanti cerchi non chiusi sotterrati nel profondo di chi ci sembra così sicuro di sé?
Quante questioni irrisolte incatenate alla gola di chi, in superficie, ci appare pienamente al comando della propria esistenza?
Quante schegge, quante incrinature, nell'anima silenziosa di chi, all'esterno, sembra sempre così rumoroso, sempre con la risposta pronta?
Quanti silenzi malcelati, quante cose non dette? 
Quanti soldatini addestrati per anni a modulare il tono dei sentimenti, a centellinare gocce salate, a tener il conto di segreti inconfessabili dentro registri invisibili da bruciare prima che l'inchiostro abbia avuto il tempo di asciugarsi?

E se qualcuno, oggi, avesse la possibilità di leggervi tutti? Di aprire il vostro diario più intimo, magari quello che non avete ancora avuto il coraggio nemmeno di scrivere, che persona ne verrebbe fuori? 
Davvero, chi sareste?
La stessa persona che ogni giorno varca la porta di casa e si dà in pasto al mondo?
Sareste felici quanto apparite, completi quanto sperate, risolti quanto richiesto?
Più cupi, più profondi, più introspettivi, meno silenziosi, meno timorosi?
E se poi foste voi stessi a rileggere quello stesso diario, con che occhi vi guardereste dentro?

Felice ma incompleta.
Soddisfatta ma da risolvere.
In cammino ma non ancora prossima alla meta.
Leggera ma in conflitto.
In conflitto ma felice.

Una buona traversata, a chi non è come neve...

venerdì 30 ottobre 2020

Sta a vedere che sappiamo già com'è

Dov'è andato a finire Ottobre?
Dov'è andato a finire il 2020?
Dov'è andato il mio tempo?
So come l'ho investito ma non mi rendo conto di come sia stato possibile lasciarlo passare così, come un soffio.
La mia agendina mi ha chiesto un resoconto mensile; fino ad ora, oggi escluso, il 98% delle mie giornate è stato percepito dalla sottoscritta come "ottimo", il restante come "ok".
Non male, per una che ha la tendenza ad auto-sabotarsi di continuo.
Ho imparato l'antica arte del "ridere di ogni problema, mentre chi odia trema".
Nella fattispecie comunque non mi pare di aver dato motivo ad alcuno di odiarmi.  Resta il ridere.

La mia mente è stata quasi sempre occupata in qualcosa di utile, motivo per il quale anche le giornate no, alla fine, sono andate come dovevano: verso l'ok.
Ho trovato anche il tempo per cenare con i miei amici, prima che ovviamente tornasse di moda chiudere i locali prima del calar del sole.
Sono sempre state serate divertenti, molto terra, terra come mi piace definire il mio gruppo di amici (io apri-fila, si intende). Serate che spesso migliorano anche l'autostima, quando ti viene voglia di indossare qualcosa di più carino del solito. Per te, non per gli altri sguardi: lo specchio è più lusinghiero di uno sconosciuto.
È che le nostre uscite alla fine girano tutte intorno ad un elemento fondamentale.
La nostra generazione si incontra per bere, noi per mangiare.
Si esce per provare il locale con il panino più zozzo; per la pizza più buona; per l'antipasto più abbondante.
Un sacco di tempo per verificare che i capelli siano a posto per ritrovarsi, dopo dieci minuti, intorno ad un tavolo impregnati del profumo di patatine fritte.
Ma a noi piace così.

In realtà avrei tante cose da raccontare, un fiume in piena. Ma alla fine non ho detto niente.
Aspetto.
Levigo.
Sotterro.
Colleziono.
Ci sono.

Giusto per dire che ci sono.

Una buona serata, a chi non è come neve...

sabato 10 ottobre 2020

Tutti dentro (e tutti fuori)

Il cuore è sopravvalutato, diciamocelo.
È lo stomaco, la pancia.
Non ci avevo fatto caso.

Lo sanno tutti che non si può vivere per sempre con le mani impiastricciate di zucchero filato. Lo sapevo anche io e così mi sono preparata a tempo debito al momento in cui avrei dovuto ripulirle; a quando non avrei avuto più voglia di dolce sulla lingua. Ho fatto quello che ultimamente sembra riuscirmi meglio. 
Ho caricato due libri di aspettative. Scelti casualmente ma non a caso (c'è gran differenza). Una promessa ciascuno, sempre la stessa: "al momento giusto".
Arrivato il primo.
Non sarà una recensione, la mia (per quella vi rimando ad una blogger esperta ben più brava di me, qui).
Storia di un corpo. Un diario raccontato solo attraverso il proprio corpo.
Niente di più, niente di meno.

Sono molto fisica nelle emozioni che provo, ma stoicamente non le esterno mai. Un uragano dentro una bottiglietta di plastica.
Ecco, proprio così.
La bottiglietta di plastica fa la sua figura. Con un uragano dentro, poi.


**/**/2020 19.46
La rabbia.

Ieri prima di addormentarmi ho sentito dentro la rabbia montarmi su per lo stomaco, l'ho sentita accendersi proprio come una striscia di lava che mi è risalita fino a formare una pozzanghera incandescente sul cuore.
Il battito è più accelerato, una scossa elettrica che manda impulsi impazziti su e giù. Non riesco a star quasi ferma, sollevo il busto e stendo le gambe. Dura un attimo, a volte anche due, finché non decido cosa fare.
È in questi momenti che il mio istinto acceca la mente; niente più raziocinio, solo "vado o resto?". Generalmente decido di andare.
Oggi sono rimasta.
Ho resistito.
Nel momento esatto in cui mi si palesa la scelta che voglio prendere, il respiro rallenta, il cuore lo accompagna.
Sciolto dentro la mia lava.

04/10/2020 22.09
La tristezza.

O la malinconia, o la nostalgia, o la paura. Fa quasi lo stesso.
Un filo sottilissimo attorno all'intestino, che più mi muovo, più lui stringe.
A volte arriva in gola, un fiocco attorno ad un pacco regalo che alla fine è vuoto.
Una sensazione che mi mette a disagio, forse la peggiore, quella che mi fa sentire meno me stessa.
Il cuore è lento ma mi sembra di sentirlo rimbombare come un eco fortissimo in un incavo vuoto. Poggio l'orecchio sul materasso e sento la sua vibrazione uscire e poi rientrare dentro violentemente, rimettendosi al suo posto. Questo mi calma. Mi ascolto da fuori, eppure sono dentro di me.
Se ne va come se non fosse mai stata là, chiunque lei sia. Non mi lascia niente. Per questo ogni volta che torna è come se fosse la prima.

**/10/2020 03.46
L'eccitazione.

Ancora lo stomaco. 
Ma dolcissimo, stavolta.
Quasi un bagno caldo che mi contrae piacevolmente il ventre. Il cuore sta al proprio posto, si accende alla fine.
Il resto è mio.

Passa tutto per lo stomaco: il primo segue soltanto il secondo. Il cuore è sopravvalutato, ce lo siamo detti finalmente.
È lo stomaco, la pancia.
Ora ci ho fatto caso.

Buon fine settimana, a chi non è come neve...

venerdì 25 settembre 2020

Bolle di sapone intorno al mondo

Seduta sul letto.

C'è un'impronta sullo specchio.
È la mia impronta.
È il mio specchio.

Essere felici per un motivo in particolare è bellissimo.
Essere contenti senza una ragione specifica è sublime.
La felicità è la torta al cioccolato che ti esplode in bocca. Quella che si impossessa del palato, della lingua, delle guance. Una bufera. 
La mia contentezza è più uno zucchero filato. Ti si adagia piano sulla lingua, si scioglie appena entra in contatto con le papille gustative ma fa in tempo a farle impazzire. Una brezza. 
Questa settimana mi è scivolata tra le dita esattamente come farebbe l'acqua se provassi a trattenerla tra le mani. Veloce, trasparente, inconsistente, eppure concreta contro la mia pelle.
Ho avuto tanto da fare, tanto da recuperare e tanto da programmare. Ho sentito sonno, ho profuso energia ed ho ricevuto una bella notizia. Un nuovo progetto di cui vi parlerò a tempo debito. 
Non ho avuto quasi tempo per pensare, il che è qualcosa di inusuale per me, mentale come sono.
Ma ho avuto tempo per godermi il temporale.
Il cielo ha brontolato un po', da lontano, sotto i primi, veri fulmini della stagione ed io ho sorriso per tutto il tempo, seppur sarei dovuta uscire di casa da lì a qualche minuto.
Mi è venuta in mente una canzone che stavo già canticchiando distrattamente e l'ho cercata per ascoltarla. La conoscevo già bene eppure arrivata ad un certo punto, come una illuminazione, ho pensato "questa frase la voglio mia". 

Tanti modi per fare proprio qualcosa. 
Un amore, uno stile di vita, un lavoro, una canzone. 
Io la frase l'ho fatta mia nel modo più semplice che conosco. Mi sono alzata dal letto esattamente come farebbe una bambina che ha appena scoperto il gioco dell'anno e ho preso l'evidenziatore giallo posato nel cassetto. 
In fretta, come se quelle potessero scapparmi, ho scritto una parola dietro l'altra sul mio specchio, in alto, quasi al centro. 
Ma l'evidenziatore su quella superficie non resta. 
Ed invece si. 
Ma l'evidenziatore su quella superficie non si vede.  
Si, si vede. 

Io la vedo. 
Inebetita, io la guardo. 
Come una bambina che è appena riuscita a rubare tutte le caramelle da un cassetto segreto. 
Me la immagino proprio così la mia faccia. 
Inebetita. 
Non c'è bisogno di immaginarla. Sono davanti ad uno specchio. 
Confermo. Inebetita. 

Ho le mani ancora appiccicose di zucchero filato. 
Le guardo e le riguardo, come una bambina che sa di doverle lavare ma rimanda comunque ancora un po'. 
Sono rimasta seduta, con il mio evidenziatore giallo. 
Ho il corpo di una donna ormai, le gambe lunghe, i fianchi disegnati, i capelli sempre liberi sul lato sinistro, più giù del seno. 
E le mani ancora appiccicose di zucchero filato.
Come le bambine. Quelle contente.

È la mia impronta. 
È il mio specchio. 

Una buona giornata, a chi non è come neve... 

mercoledì 9 settembre 2020

Let it take you over

Bisogna un po' dirsele le cose, ammetterle.
Questa estate è stata pessima, per la sottoscritta, sotto alcuni punti di vista.
Ho fatto parecchia fatica per cercare di tenere l'umore sempre alto ma la verità è che, alla fine, ho dovuto arrendermi.
In realtà forse ho sbagliato semplicemente la gestione del prima.
In realtà forse non è stato sano quello che ho fatto nei mesi precedenti.
Mi sono sforzata, perché son fatta così, di guardare semplicemente avanti. Ed era giusto che fosse così.
Ma non mi sono mai concessa nemmeno un attimo per prendere consapevolezza che certi magoni dentro lo stomaco ancora non si erano sciolti.
Ho semplicemente avanzato prendendo l'abitudine di far finta di niente. Ed ho quindi collezionato.

Collezionato nodi in gola con tanto di cappio, lacrime congelate, sensi di colpa pre-confezionati, rimorsi e rimpianti appiccicosi come le gomme da masticare sulle suole delle scarpe.
Collezionato per un tempo esageratamente lungo finché non è arrivato il caldo -ma la temperatura era solo circostanziale- a prendermi a schiaffi ed a portare alla luce quello che già sapevo.
Tutto d'un colpo nelle prime settimane di Agosto ho cominciato a sollevare quella patina che mi ha ricoperto come la polvere un vecchio libro abbandonato e senza nemmeno bisogno di scavare ho trovato tutto là, in superficie ad aspettarmi.
Non è stato difficile come pensavo. Non è stato semplice come immaginavo.
Ho lasciato semplicemente andare e, una volta toccato il punto più basso -o così mi è sembrato-, ho deciso di risalire. 
A piccoli passi, senza forzare nulla.

Tornare a lavoro ha aiutato tantissimo.
Riavere la mia routine, anche a discapito del sonno, mi ha restituito le energie che avevo disseminato qui e là come le briciole di pollicino.
Anche tornare a studiare su un manuale enorme (che probabilmente terminerò più a rilento di quanto avessi preventivato) mi ha riaccesa: ho preso nota del fatto che, per farmi stare meglio, mi basta tenere attiva la mente, anche solo sforzando la memoria.

Ho quindi ricominciato ad essere più leggera.
Leggera davvero, in un modo un po' diverso da come mi sentivo nei post precedenti dove tutto a tratti andava bene ma non riuscivo comunque a mantenermi costante, nonostante i vari sforzi.
Avevo dei pensieri quasi ossessivi (il ché è forse un termine pesante da leggere, ma è solo perché, in effetti, io sono così: leggermente ossessiva nelle cose; se però suona meglio possiamo dire "ridondanti").
Avevo dei pensieri ridondanti (si, dai, va meglio con questo termine), che mi sabotavano. Erano legati a delle aspettative che non dipendevano da me e dato che, spesso, le aspettative nascono per essere disattese, cadevo proprio là dove non potevo avere il pieno controllo delle cose. Sempre nello stesso punto, tra l'altro.
Poi, come sempre mi accade, un giorno ho ricevuto uno schiaffo che non mi aspettavo; mi son lagnata un po' e da quel momento in poi mi sono detta molto onestamente che dovevo smetterla.
Ed ho smesso.

Anche i buoni libri sono stati una meravigliosa via di fuga.
Mai come in quest'ultimo periodo mi sento grata di aver ricevuto questo piccolo, immenso, dono: riuscire ad apprezzare quelle innumerevoli lettere una dietro l'altra, su un foglio bianco, a comporre vere e proprie opere d'arte o anche semplici racconti da un pomeriggio e via.
Se mi dessero un euro per ogni volta in cui sorrido felice di aver trovato un nuovo, bel libro da leggere sarei ricca. 
E pur senza darmelo, mi sento ricca lo stesso per lo stesso motivo.
E per le risate dei bambini.
E per la pioggia al mattino presto mentre ancora sono sotto le coperte.
E per il sorriso strappatomi d'improvviso dai miei amici.
E per i cornetti caldi lasciati da papà a colazione.
E per le cose che mi insegna ogni giorno a lavoro il mio dominus.
E per le mie sorelle.
E per i post che mi vengono in mente prima di addormentarmi.
E per il buongiorno degli sconosciuti incrociati per strada.
E per tutti i "e per" che potrei continuare a scrivere all'infinito.

"...Con la serenità per accettare le cose che non riesco a cambiare
e il coraggio per cambiare quelle che posso,
 in precario ma sufficiente equilibrio
lascio che sia, il mestiere della vita."

Una buona giornata, a chi non è come neve...