lunedì 30 settembre 2019

...But I'm sure that wasn't all...

C'era una ragazza bellissima sul treno.
Era bellissima la sua espressione.
Era triste. Disarmante. La sua tristezza era disarmante.

L'ho fissata a lungo, guardando il suo viso riflesso sul finestrino della porta.
Gli angoli della bocca piegati in giù, le cuffie fisse alle orecchie.
L'aria di chi non ha un vero motivo per essere triste ma lo è e basta.
Ho guardato i suoi occhi, tristi anche quelli ma non da persona triste, ricoperti di quel velo trasparente di voglia di piangere mista alla forza per non farlo.

Aveva l'espressione, si. L'espressione.
Di chi in un altro momento sarebbe voluto essere ovunque meno che in quel posto ma che in quel momento era al posto giusto.
Di chi sta facendo un gran casino con la propria vita eppure non riesce a smettere, non riesce a rimettersi sulla propria strada. O non vuole.
Di chi sta perfettamente in equilibrio ma proprio per questo sente di star precipitando giù.
Di chi ha appena ricevuto un pugno nello stomaco, uno di quelli che ti dà una sensazione terribile di caldo e freddo, di brivido, proprio là, piantato in un posto dentro che non sai nemmeno tu.
Di chi si sta chiedendo da dove venga quella tristezza. Se da un posto sconosciuto, lontano, dall'altra parte del mondo o se invece è sempre stata là, proprio dietro l'angolo, proprio in quella strada che ogni mattina i suoi piedi percorrono a memoria.

Si guardava riflessa anche lei, con l'aria di chi sta dicendo nella propria mente "questa tristezza oggi addosso mi sta proprio bene".
Chissà se si era vestita così, stamattina. Se era uscita di casa con una giacca in mano e con quella piega malinconica sul volto. O se ieri sera ha aperto l'armadio e si è detta "uhm, si, domani metto il mio pantalone preferito ed anche un po' di tristezza addosso" ed ha poggiato il primo sulla sedia e la seconda accanto al cuscino, per non scordarsene al risveglio.
Si guardava riflessa anche lei, con l'aria di chi sta pensando "io da qui me ne voglio andare" ma con ficcata dentro la voglia di restare e la domanda "perché?".
Non si è concessa tregua per tutto il tragitto. Non ha dato tregua alla sua espressione tremendamente bella nemmeno quando incontrava occhi distratti.
Ed invece di fuggire gli sguardi dei passanti per non rischiare di essere derubata della propria magia -perché c'era del magico nella sua tristezza- li sfidava tutti, uno ad uno, tuffandosi nella loro distrazione, nella loro noncuranza.

Si tuffava dentro le loro vite per un tempo brevissimo lasciando che loro si tuffassero nella sua, giusto il tempo di rimanere quasi senza fiato e tornare su a riprenderlo.
Si tuffava dentro le loro vite tenendosi stretta la propria.

Quell'espressione bellissima l'avrei voluta avere su di me, nascosta tra i miei capelli lunghi e mossi, sulla mia pelle bianca, sui miei occhi accesi, tra le mie mani, le mie dita, le mie labbra.
Invece l'ho lasciata a lei. Nascosta tra i suoi capelli lunghi e mossi, sulla sua pelle bianca, sui suoi occhi accesi, tra le sue mani, le sue dita, le sue labbra.
Avremmo potuto scambiarcele per un attimo, ed invece.

Invece siamo scese dal treno, lei con la sua bellissima espressione ed io con la mia.

Una buona giornata, a chi non è come neve...

domenica 15 settembre 2019

Ma non sono com'ero

Nel 2011 stavo per compiere 18 anni. Ed ero a due passi dal blog, se volessimo misurare ciascun passo con un anno.
"18 anni" per tutti è stato sinonimo di diverse cose ben specifiche: diploma di maturità, patente, lavoro, diritto di voto, università. In una parola sola: adulto.
In realtà per me, tutto questo, è stato vero solo in piccolissima parte, dal momento che ho compiuto gli anni a Novembre ed alcune di queste cose ho dovuto rimandarle all'anno nuovo.

Nel 2011, però, stava succedendo già qualcosa dentro di me, ben più significativo di un numero sulla carta d'identità. E questo è paradossale.
Perché voltandomi indietro vedevo dei passi che avevo compiuto da poco che servivano a costruire qualcosa, mentre guardandomi in avanti mi vedevo distruggere, ribellandomi a qualcosa che avevo lasciato quasi scrivessero concretamente per me.

Non so ben spiegare quel momento preciso della mia vita. Sentivo che qualcosa stava cambiando e che stava crescendo in me quel desiderio di fare la cosa sbagliata solo perché mi andava di farla, per la prima volta nella mia vita.
Ho quindi ceduto, perché con il passare degli anni ho capito che sempre meno sono in grado di contenere i miei sfoghi, particolarmente quando questi riguardano la rabbia o il mio pungiglione velenoso.

Quindi ho fatto quello che desideravo fare e per un certo periodo non mi sono neanche sentita in colpa, perché da un lato pensavo che fosse una giusta strada: volevo stare bene ed in quel modo credevo di riuscirci; dall'altro pensavo che mi fosse anche dovuto, una specie di rivalsa sulle cose che avevo dovuto sopportate. Che avevo voluto sopportare.
Solo in un secondo momento sono arrivati i sensi di colpa. E la paura ed un po' la vergogna.
Perché all'improvviso le persone su cui avevo fatto affidamento erano diventate i miei peggiori nemici. Ed io mi ero sentita così sola, così piccola, così stupida, così sbagliata.
Cercavo in tutti i modi qualcosa che potesse farmi tornare indietro ma il passato non si cancella e non si può men che meno riscrivere. Sono allora tornata a fare la cosa giusta, consapevole però che dentro di me qualcosa si era rotto e che non si sarebbe mai più potuto aggiustare.
Dicono che le cose fatte devono essere guardate sempre all'indietro ed io, facendolo, adesso capisco che non si era rotto niente; avevo solo finalmente liberato quello che mi sarebbe servito per il passo successivo.

Il 2011 è stato l'anno in cui ho cominciato a perdere molte delle mie "amicizie". Quelle che mi sono resa conto sarebbero state solo un numero in più, qualcosa di non sincero.
In realtà ci sarebbe voluto ancora più o meno qualche anno per perderle per sempre, però quello è stato il primo momento in cui davvero ho deciso chi mi sarei portata ancora nella vita e chi avrei abbandonato per strada. Sono passati otto anni (davvero?!così tanti?!) e non mi sono pentita di aver piantato quei semini perché tanto tempo dopo ho raccolto dei frutti sani, belli e giusti.
Quando mi guardo indietro a quel momento non sento più rabbia, risentimento. Non penso a cose del tipo "se solo avessi....se solo non avessi", penso solo che certe cose devono accadere e che c'è sempre una ragione, anche se potremmo arrivarci anche dopo tanti anni, a volte.

Ogni tanto rifletto solo sul fatto che è proprio strano il modo in cui sono arrivata ad ora. Se per esempio non avessi avuto certe paure probabilmente non avrei tagliato i ponti con le persone di cui sopra e sicuramente la mia vita sarebbe migliorata sensibilmente (e non per la presenza di queste fantomatiche amiche, solo per l'abbattimento di quel limite che è la paura) però d'altro canto, come ho ribadito, sarei stata circondata da molti visi assolutamente non sinceri. E quindi penso sia stato un buon prezzo da pagare.

Per combattere quelle stesse paure alla fine c'è sempre tempo, no?



Una buona giornata, a chi non è come neve...

venerdì 16 agosto 2019

All the right moves

Stanotte guardavo la luna. Era altissima, piena ed emanava un bagliore sconvolgente.
La guardavo e mi sono resa conto che non stavo pensando a nulla. Me ne sono resa conto quando ho cominciato a pensare.
Il cielo era sgombro ad eccezione di qualche nuvola scura, che, nel momento in cui io stavo osservando, passava proprio lì davanti a lei. E mi ha sconvolto, per la seconda volta, quello che stavo vedendo. Come se stessi scoprendo solo in quel momento, nella mia vita, quanto sia bello l'universo.

All'opera d'arte che sapienti mani divine hanno plasmato per i nostri occhi. Con i nostri occhi.
Avrei voluto pensare ad altro. Avrei voluto avere altro a cui pensare. Avrei voluto avere delle domande da pormi, perché forse in quel modo avrei trovato le risposte. Avrei voluto avere paure da affrontare, perché forse in quel silenzio avrei trovato il coraggio per farlo. Avrei voluto riconoscere i miei errori, perché forse nel buio avrei trovato la voglia di rimediare.

Invece sono rimasta là, assolutamente immobile, a pensare a come sia perfetta la concezione del mondo per cui, davanti alla luna, possono passeggiare tranquillamente delle nuvole scure su un cielo fatto a strati in cui tutto sembra una cosa sola ed invece ogni cosa è semplicemente sola a sé stessa.
Sono rimasta là, ancora assolutamente immobile, a pensare che questo non può essere un caso. Che quello che ci succede non è un caso. Che ogni passo ci ha portati da qualche parte, ogni sbaglio ad una soluzione, ogni bivio ad una nuova scelta.
E per la terza volta sono rimasta sconvolta all'idea che nella non casualità delle cose che ci accadono continuano ad aggiungersi motivi su motivi che non riusciamo a comprendere se non dopo che tutto è già accaduto.
Che tu prendi -o decidi di non prendere (e però anche quella poi lo diventa)- una scelta ed arrivi dove sei, ti guardi indietro e capisci perché lo hai fatto ma poi continui ad andare fino ad arrivare ad un nuovo bivio e ti volti di nuovo indietro ma stavolta ti rendi conto che è cambiato il tuo futuro ma in qualche modo anche il tuo passato.
Ed è straordinario perché pensiamo sempre che quello che abbiamo fatto ormai non possa trasformarsi ma è un errore perché invece cambia anche quello.
O forse è cambiato solo il modo in cui tu guardi.
Il modo in cui tu ti guardi.

Sto andando avanti. Continuo ad andare avanti.
Sto andando. Continuo ad andare.
Sto. Continuo.

Una buona giornata, a chi non è come neve...

venerdì 12 luglio 2019

...For love, for hate, for gold and rust, for diamonds and dust...

Chi lo ha detto che una bolla di sapone è vuota?
Chi lo ha detto che una bolla di sapone è invisibile?
Chi lo ha detto che una bolla di sapone mostra tutto quello che si porta dentro?

Definire il mio umore altalenante in questi ultimi tempi è usare un eufemismo.
Sto bene ed allo stesso tempo vorrei tanto iniziare a correre fino a perdere il fiato, fino a che l'ultima riserva di energia non abbandona il mio corpo.
Eppure vorrei anche stare ferma al mio posto. Voglio essere esattamente dove sono.
Una settimana fa ero a lavoro, col mio pc acceso. Ho aperto e chiuso la stessa pagina internet per un paio di volte finché non ho lasciato che mi guidasse il mio istinto ed ho prenotato un pullman di andata ed un treno di ritorno verso casa.
Ho passato più tempo da sola sui mezzi che nella mia città ma l'abbraccio della mia famiglia e dei miei amici è valso tutte quelle ore.

Mi sento me stessa più che mai eppure a volte specchiandomi penso che non dovrei riconoscermi così facilmente.
Sono felice eppure dentro ogni tanto una scossa mi ricorda che la mia natura scalcia e freme nella sua inquietudine.
Pensavo che non mi sarei mai più sentita in questo modo ma se è per questo non pensavo neppure tante cose che ora invece sono inevitabili.
Pensavo di avere più paura, più bisogno, più coraggio, più tutto e più niente.
Vorrei nuotare, vorrei cantare a squarciagola, vorrei ballare sotto una tempesta ma mi accontenterei anche solo di stare con il naso appiccicato alla finestra per guardarla, quella tempesta.
Vorrei dormire tanto, tanto, tanto eppure ogni mattina non vedo l'ora di aprire gli occhi e la notte non vorrei mai che arrivasse il momento di chiuderli.

Chi lo ha detto che l'acqua è trasparente e puoi vederci tutto quello che c'è dentro?
Chi lo ha detto che devi annegarci per forza?

Vorrei che domani piovesse.

E non so nemmeno perché.

Una buona notte, a chi non è come neve...

giovedì 13 giugno 2019

Scritto d'inchiostro nero che

Non tutti i mali vengono per nuocere e questo significa che c'è un lato positivo nel fatto che ieri ed oggi sono stata poco bene, tanto da costringermi a rimanere a casa. Ed il suddetto lato positivo è che sono qui ad aggiornare dopo troppo tempo il mio blog.

Che cosa è successo in queste ultime settimane di così importante da tenermi lontana dallo schermo?
Beh, beh, beh.
In primo luogo, cosa non di poco conto, mi sono ufficiosamente trasferita a Roma. Ufficiosamente perché in realtà ormai stavo passando lo stesso più tempo qui che nella mia città adorata.
E che cosa può aver spinto verso questa scelta se non, ovviamente, il fatto che ho trovato lavoro?

Quando ho fatto il colloquio in questione in realtà non ci speravo molto. Mi ero presentata fiduciosa ma allo stesso tempo un po' bruciata dal fatto che ancora non avessi avuto risposte positive da altre aziende e quando sono stata richiamata credevo fosse per un no. 
Invece, ma ormai ho fatto spoiler, si è trattato di un si.
Ho iniziato super emozionata circa due settimane fa entrando in questo palazzo che dire enorme è dire poco, tanto che ancora ora faccio un po' di confusione con le varie uscite, ma tant'è, lo conoscete ormai il mio inefficiente senso dell'orientamento.
Di quello di cui mi occuperò non sapevo assolutamente nulla, neanche una minima base, ed ancora ora ho praticamente quasi tutto da imparare, ma la mia memoria per fortuna è un buon vantaggio e, soprattutto, le persone che mi stanno seguendo sono tutte super pazienti e disponibilissime.
Credevo di trovarmi in un ambiente formale, dove mi sarei sentita un po' un pesce fuor d'acqua ed invece, nonostante l'importanza del brand per cui lavoro, è un contesto abbastanza piacevole, dove l'unica cosa che vorrei fosse diversa, ma che inevitabilmente lo sarà presto per ovvi motivi, è il mio essere ancora inesperta.

La mia entrata in azienda è avvenuta in solitaria, nel senso che ho iniziato un mese dopo rispetto all'entrata formale di altri ragazzi che, come me, fanno parte di questo percorso di stage. Quindi per me è stato inizialmente un essere catapultata sia dentro una città comunque ancora tutta da scoprire in modo indipendente, sia dentro un lavoro molto diverso da quello che avrei immaginato per me (ma non per questo meno interessante o soddisfacente, a mio avviso), sia dentro un gruppo di amici già consolidato. Eppure piano, piano sto facendo passi in avanti.
Non volevo assolutamente arrendermi, anche se i primi giorni sono stati veramente duri. Però ho pensato che se avessi gettato la spugna in quel momento lo avrei fatto poi anche in altri casi e quindi mi sono sforzata di creare un precedente positivo. Che io con la paura ho questo rapporto di amore ed odio che prima o poi vorrò immortalare sulla mia pelle con un bell'inchiostro nero oppure colorato, chi lo sa.

Fortunatamente in tutto questo, ho sempre e comunque il mio grande supporto che è il mio Rrrromano, il quale cerca di non farmi mancare nulla e di rendermi le cose più semplici possibili (e molto spesso ci riesce pure, quindi che cosa dovrei volere di più?).
Allora spero che tra una settimana vi potrò aggiornare ancora dicendovi che sarò diventata ancora più brava, ancora più a mio agio ed ancora più entusiasta.
E mi auguro anche voi stiate procedendo con le vostre vite in modo superbo, nonostante questo caldo arrivato all'improvviso che scioglie anche l'anima.

Una buona giornata, a chi non è come neve...

domenica 19 maggio 2019

Italians Do It Better

Ieri ho capito di essere una brutta persona.
Si, lo so, mi conosco da 25 anni ormai ed il dubbio mi sarebbe dovuto venire un po' di tempo fa però ieri ho avuto la conferma di ciò che dico.
I più curiosi si staranno chiedendo che cosa avrò combinato.
Avrò forse rubato le caramelle ad un bambino?
Avrò abbandonato una vecchietta sul ciglio di una strada trafficata senza porgerle il mio aiuto ad attraversare?
Avrò mica soffocato una povera tartaruga con un cappio di plastica irrispettosamente abbandonato in mare?
No. Ho fatto di peggio.
Ho assistito agli Eurovision.
E li ho commentati.

Ora, probabilmente avrete sentito già almeno parlare di questo evento ma a scanso di equivoci una piccola spiegazione di ciò di cui sto per scrivere: molto semplicemente si tratta di un contest musicale a cui partecipano 26 paesi rappresentati da altrettanti artisti che hanno, dunque, l'arduo compito di tenere alta la propria bandiera. Tra i 26, ovviamente, non poteva mancare la nostra bella Italia per la quale di anno in anno, generalmente, gareggia il vincitore di Sanremo e che quindi, quest'anno, si è unita al coro di "volevi solo soldi, soldi", con tanto di clap-clap di contorno.
Personalmente non avevo mai seguito l'evento, tanto meno in diretta, ma quest'anno mi sono lasciata convincere da una vocina partita direttamente dalla mia anima e ho sintonizzato sullo spettacolo; spettacolo che mi ha effettivamente favorevolmente colpita. Tra i tanti aspetti positivi vi è stata, anzitutto, una cosa fondamentale per una persona impaziente come la sottoscritta: la rapidità. Alle 23 circa si erano esibiti tutti i cantanti, senza che di mezzo ci fossero scenette comiche demenziali come siamo abituati in programmi simili.
A parte questo, il contest musicale si contraddistingue per la diversità delle voci, degli stili, perfino delle scenografie perché ogni paese cura la propria. 
Un momento bellissimo in cui sventolano tutte insieme bandire dai colori diversi; in cui l'islandese intona la canzone macedone o il russo balla al ritmo spagnolo; in cui vengono lanciati messaggi profondissimi o semplicemente "nanana" che ricanticchieremo sbadatamente sotto la doccia.
Un arcobaleno in cui si riconosce l'umanità, non la razza, ed in cui tutti parlano solo una lingua composta da sette note musicali.
Tutti uguali, tutti fratelli.

Tutti uguali, tutti fratelli. Si. Finché non arriva il momento del tele-voto.

È stato in quel secondo là, in quell'istante preciso in cui i presentatori hanno cominciato a sciorinare i punteggi che ho capito di essere una brutta persona.
La classifica in pratica si forma attraverso due momenti principali. Nel primo i giudici di 41 paesi (tra cui anche quelli partecipanti che, quindi, si votano a vicenda) assegnano un voto da zero a 12 ai partecipanti.
Tutto molto bello, tutto emozionante...solo che il patriottismo che è in me ha preso il posto del buonsenso e degli arcobaleni ed ho quindi cominciato ad inveire pesantemente contro i paesi che non ci assegnavano il massimo.
Voglio dire, tutti conoscono la rivalità che separa gli Italiani dai Sammarinesi e proprio quest'anno che, incredibilmente, quest'ultimi ci hanno assegnato i 12 punti, i nostri vicini Albanesi e Romeni ci hanno bidonato. Ma con tutti i laureati che vi mandiamo, porca miseria, con tutti i vostri connazionali che ospitiamo qui da noi, ci tradite così?
Tra una riflessione ed una imprecazione, comunque, si arriva alla classifica parziale. Siamo quarti, Mahmood è tranquillo ed io invece inondo di messaggi il Rrrromano (che nel frattempo si è sintonizzato anche lui per disperazione) per esprimere il mio disappunto sui comportamenti dei vari giudici sparsi all around the world. 
Arriva lo step finale, in cui i punti già presi vengono sommati ad altri assegnati (secondo un criterio che non mi è dato sapere) in base al livello di successo ottenuto al tele-voto. 

Un vero e proprio momento tensivo in cui si parte dall'ultimo in classifica fino ai piani alti. Arriva il momento dell'Italia, dal quarto posto schizziamo incredibilmente al primo con uno stacco non indifferente dagli altri. Ci siamo, ci hanno votato, ci sto credendo, ci stiamo credendo, Mahmood inquadrato alla tv sembra non sentire la tensione mentre io se potessi urlerei le peggiori cose nel cuore della notte ma poi rischierei di vedere mio padre scendere incacchiato quindi mi trattengo. 
È il momento di capire se possiamo farcela, se rimaniamo saldi dove siamo e quindi...e quindi... E  quindi niente, ci superano i Paesi Bassi che, per farla breve, vincono con una canzone carina ma che a mio avviso non era ai livelli, se non altro per innovazione, a quella della nostra nazione. 
I miei sogni si infrangono, mi si affloscia la bandiera tricolore che stava volando con orgoglio nel mio cuore e la tv si spegne insieme ai nostri sogni di gloria. 

Che cosa è rimasto dopo questa vittoria il cui profumo è stato sotto i nostri nasi per un secondo e che poi si è allontanata lentamente come un miraggio?
Un buon secondo posto che, negli ultimi anni, è stato comunque il posizionamento migliore.
L'orgoglio di sapere che, dall'estero (perché dalla propria nazione non si poteva votare il proprio rappresentante, ergo per esempio gli Italiani dall'Italia non potevano votare Mahmood) abbiamo ricevuto comunque tantissimi voti.
L'emozione di scoprire, dai video dal pubblico trasmessi sui vari canali social, che durante la nostra esibizione tutti erano completamente coinvolti nonostante il cantautore abbia deciso di lasciare la canzone nella nostra lingua madre mentre in molti hanno scelto comunque l'Inglese.
La gloria di aver ottenuto, proprio grazie al vincitore di Sanremo così tanto bistrattato, per la prima volta nella storia degli Eurovision il premio come miglior composizione.

E però anche un po' di rancore per i paesi che non ci hanno dato i 12 punti. Ma tranquilli, niente di serio, nulla di personale. Siete solo depennati ufficialmente dalla lista delle mete turistiche per i prossimi mille anni :-P

Una buona serata, a chi non è come neve...

sabato 11 maggio 2019

Got something magic

Se c'è una cosa per cui io ed i miei amici siamo famosi è sicuramente la nostra incapacità di organizzare degli incontri tutti insieme.
Eppure, udite tutti, qualche settimana fa il miracolo è avvenuto!
Prima di andare avanti è bene che sappiate che io ed i miei amici siamo un miscuglio di esseri umani del tutto diversi l'uno dall'altro, legati solo dallo stesso senso dell'umorismo becero e dalla stessa capacità di ridere per cose che altri troverebbero disgustose.

Il gruppo di amici in questione è insolitamente (per la mia asocialità, intendo) numeroso ed è composto da me e Maurizio. Fine.
No, scherzo (eccolo, l'umorismo becero di cui sopra).
Ovviamente si, ci siamo io e Maurizio, il quale non ha bisogno di presentazioni ma solo di sassate perché ormai non scrive più.
Poi c'è mia sorella, la più piccola, che come nome in codice avrà il nick Boccolo (non è quella incinta, ndr)
Lei la dovreste già conoscere perché ho scritto spesso di lei, per esempio dentro un post per il suo compleanno. Comunque per rinfrescarvi la memoria lei è la mattacchiona del gruppo, quella che mangia H24 ed ha sempre fame, che scova foto di gente improbabile (tra poco capirete) e che impazzisce per i cani.
I componenti n° 4 e 5 sono una coppia di sposi ed in particolare lei, che chiameremo Stozza per motivi che non sto qui a spiegare, è nostra amica da anni ormai e lui, ovviamente, è entrato di conseguenza di diritto nel nostro team. Lui lo possiamo chiamare tranquillamente Mio.
Mio è molto paziente perché deve sopportare che io e Boccolo mandiamo sempre foto a caso di uomini e donne dall'aspetto un po' caratteristico additandoli come ex storici di Stozza. Non so per quale motivo quest'ultima è diventata il centro del nostro interesse però ormai è così e lo accetta di buon grado (non è che avrebbe altra scelta, dato che abbiamo tantissime foto imbarazzanti che la ritraggono).
E poi c'è una new entry inaspettata risalente ormai a tre mesi fa che riguarda il soprannominato Figghiolu.
Lui è letteralmente lo chef del gruppo, con grande gioia di tutti gli altri componenti, ed ha in comune con Boccolo la grandissima passione per i cani. Lui è un tipo da Labrador, mentre noi siamo più da Pastori Tedeschi, però ci amalgamiamo bene. Anche perché il suo Zeus è super addestrato, più di Stozza, mentre i nostri sono dei criminali che sradicano le piante di mamma e rubano scarpe. Ma chi siamo noi per giudicare?
Figghiolu, proprio grazie alla sua passione, è riuscito a coinvolgerci in momenti bellissimi (in realtà la sottoscritta è stata poco presente a causa degli spostamenti frequenti a Roma) coi cani perché grazie al suo cucciolone regala regolarmente sorrisi ai bambini autistici che, proprio grazie agli amici a quattro zampe, trovano un modo per vivere magari momenti tutti nuovi e solo positivi.

In realtà il gruppo conta anche un'altra persona e la relativa bimba, ossia la sorella gemella di Stozza,  Tina, anche lei ovviamente nostra amica da anni, però lei è come una figura mitologica perché perlopiù scompare per settimane intere e non si fa né sentire, né vedere. Le vogliamo bene lo stesso.

Comunque dicevo, dopo questa breve introduzione dal retrogusto dolce-amaro, che incredibilmente siamo riusciti a vederci in una settimana più di quanto non abbiamo fatto negli ultimi tre mesi. Ed abbiamo riso tantissimo, insieme.
Per esempio, abbiamo fatto una mega cena offerta (in tutti i sensi) dal generoso Figghiolu il quale, come tocco finale, ha anche preparato il cuore caldo, (uno dei dolci più buoni di sempre).
Abbiamo passato ore al bar con Zeus che cercava di rubare il cibo di Boccolo e quest'ultima gli ringhiava ovviamente contro perché il suo cibo non si tocca; fatto (non) lunghe passeggiate sul lungomare cercando di lanciare Stozza invece del gioco del cane da riporto; partecipato ad eventi con cani super educati ed i miei nipotini che, più che portarli al guinzaglio, si facevano portare a loro volta dagli stessi.

Insomma, le solite cose che si fanno con gli amici, no? Che poi, anche se non ci vediamo spesso, praticamente viviamo scrivendoci dalla mattina prestissimo fino a notte fonda...e, credetemi, vorrei tantissimo accompagnare questo post con degli screen delle nostre conversazioni ma non sono riuscita a trovare nessuna parte in cui non ci fossero dentro cose strane (es. parole in dialetto indecifrabile, parolacce, offese a Stozza, pettegolezzi, foto inquietanti, botta e risposta con audio lunghissimi).
E non so perché mi è venuto da fare questo post su di loro; forse perché raramente scrivo di cose del genere o forse perché sono molto felice di aver trovato questo gruppo di stramboidi che, però, si sta dimostrando prontissimo a sostenersi anche per piccole cose quotidiane.
O forse per ricordare che le cose belle succedono e non devono per forza essere eclatanti, basta una risata strappata grazie ad una chat strampalata.

E voi li avete amici del genere? E se si, in quale manicomio li avete pescati?

Una buona giornata, a chi non è come neve...